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IV Congresso FLAI Emilia Romagna

Documento su Organizzazione e Risorse

 

I temi della organizzazione e delle risorse sono strettamente legati alle scelte politiche della nostra categoria e più in generale della CGIL. E’ innegabile che molte buone intenzioni sono rimaste inapplicate, ed è per questo che è necessaria una valutazione autocritica per comprendere cosa può e deve essere migliorato, cosa deve cambiare.

 

La FLAI è esposta, forse più di altre strutture, ad una complessità organizzativa  derivante dal suo insediamento che richiede un supplemento di analisi ed uno sforzo di innovazione.

 

I nostri iscritti, divisi tra realtà industriale ed agricola, con connotazioni molto articolate, sia su base regionale che nazionale, sono la fonte del nostro finanziamento.

 

Sappiamo che le modalità di sottoscrizione della delega sono varie, permane per il settore agricolo un forte se non esclusivo rapporto nel proselitismo con l’erogazione di servizi al lavoratore, segnatamente la domanda di disoccupazione agricola.

E’ indubbio che la evoluzione, anche da noi auspicata, porterà in futuro ad una automaticità del tipo silenzio assenso nella somministrazione di servizi, diritti e prestazioni da parte degli enti nei confronti dei lavoratori. Prima che avvenga ciò la FLAI deve prepararsi per potere riconquistare il rapporto con i lavoratori attraverso un contatto diretto, con la delega sindacale e l’attività politico-contrattuale.

 

Questa esigenza particolarmente forte sul versante agricolo, ma presente anche in quello industriale, va coniugata con una capacità di rivitalizzare ed anche reinventare le nostre rappresentanze nei luoghi di lavoro, primo ed insostituibile punto di contatto tra sindacato e lavoratori.

 

Lo stato delle nostre rappresentanze nel settore agricolo, in particolare quello privato, è assolutamente insufficiente, migliaia di lavoratori non sono nei fatti rappresentati.

Occorre quindi riflettere sulle soluzioni contrattuali che si sono individuate, che appaiono per il settore agricolo privato delle forme quasi esclusivamente teoriche di rappresentanza, in quanto la realtà si incarica di smentirle.

 

Ma anche negli altri settori (industriale, artigiano, agricolo cooperativo, ecc.) sempre più evidente è la difficoltà di rappresentare la complessità e le svariate forme della precarietà, di cui è composto il mercato del lavoro.

 

La scelta di una rappresentanza esclusivamente fuori dai luoghi di lavoro, come avrebbe potuto essere NIDIL è insufficiente, a volte anche contraddittoria se si riduce tutto alla sola tutela individuale.

 

Occorre affrontare i problemi nel vivo dei processi di destrutturazione e discutendo le scelte aziendali, evitare di accettare le scomposizioni come fatto inevitabile, dotare i contratti nazionali di strumenti di contrattazione preventiva e ricomporre, là dove avvengono i processi, la rappresentanza dei soggetti, dei lavoratori diversamente inquadrati contrattualmente e giuridicamente (tavolo unico; rappresentanza unica; rappresentanza di sito).

 

In questi anni si è accentuato, per la categoria e per la CGIL, uno spostamento dell’asse organizzativo sul versante dei servizi, rendendoli a volte sostitutivi del rapporto tra categorie e lavoratori. Occorre riprecisare che l’azione preziosa dei servizi, per tutelare meglio i lavoratori, deve essere considerata integrativa all’azione sindacale ed in coerenza a ciò reindirizzare e rimodulare le risorse per le politiche di proselitismo e di iniziativa sindacale. Una diversa ipotesi, se accentuata nelle sue forme organizzative, porterebbe ad un forte distacco tra sindacato e lavoratori ed impedirebbe di trovare soluzioni organizzative e politiche per rappresentare i cambiamenti del lavoro; in definitiva cambierebbe la natura della CGIL.

 

La FLAI CGIL Emilia Romagna deve anche svolgere una riflessione che indirizzi a nuove e più coerenti scelte le politiche delle risorse.

 

Gli accordi con le altre Confederazioni, le strumentazioni bilaterali ci hanno portato ad estendere forme di associazione contributiva che fanno leva su strumenti automatici di finanziamento al sindacato.

 

Si tratta di predisporre un progetto, da proporre agli altri sindacati, da praticare in ogni caso come FLAI che ci consenta di ridurre ed eliminare progressivamente le forme stabili di assistenza contrattuale, per rimettere in campo come esclusiva modalità il diretto finanziamento con delega.

 

Non stiamo sottovalutando il problema economico e nemmeno siamo motivati da logiche di egemonia, riteniamo al contrario che questo passo consentirebbe un avvicinamento di tutto il sindacato ai lavoratori e porterebbe tutti a fare significative riflessioni organizzative, sulla dislocazione e la qualità delle forze in campo, sulla redistribuzione delle risorse, sulle politiche formative per i quadri e sull’esigenza di mettere in campo, in modo continuo, le enormi risorse umane che i luoghi di lavoro possono dare.

 

Si tratta di attivare progetti per i delegati e per i lavoratori, affinché possano diventare, attraverso l’attività sindacale, dei punti di riferimento nelle aziende per i loro compagni di lavoro ed insostituibili attivisti per il sindacato.

 

Sui temi organizzativi e di politica delle risorse c’è bisogno di una precisazione della nostra linea che potrà essere svolta nella conferenza annuale dei delegati, oppure in una apposita conferenza d’organizzazione da tenersi entro quest’anno.

In breve si possono riassumere le seguenti priorità:

 

a)     Accentuare il ruolo di rappresentanza, politico e contrattuale della FLAI evitando che la marcata connotazione di assistenza e servizio che contraddistingue alcuni settori possa diventare prevalente e tratto distintivo della categoria.

 

b)    Ripensare alle forme della rappresentanza, nelle piccole aziende agricole e artigiane, con la individuazione di modelli che indirizzino in modo vincolante la bilateralità a quello scopo. 

 

c)     L’evoluzione precaria del lavoro deve diventare terreno di contrattazione e ricomposizione dei lavoratori nei luoghi di lavoro.Il lavoratore in appalto non ha problemi diversi del lavoratore dipendente e gli espedienti giuridici adottati dalle imprese non eliminano l’oggettività della condizione.

 

d)    Sperimentare, per poi affermare come modo normale di operare, modalità di proselitismo e ritesseramento slegate dal servizio che FLAI o società della CGIL erogano in occasione delle campagne di disoccupazione.

 

e)     Definire con precisione le risorse che possono essere considerate contributo contrattuale (esempio: in caso di rinnovo una tantum per non iscritti) per ridurre progressivamente ma in un tempo certo le altre forme.

 

f)      Promuovere una intensa campagna di formazione finalizzata alla costruzione di una rete di delegati-lavoratori che  accentui anche il carattere volontario dell’impegno sindacale.

 

g)     Avviare un percorso che permetta rapidamente di arrivare al rispetto pieno della norma antidiscriminatoria ad ogni livello dell’organizzazione garantendo la giusta rappresentanza che spetta alle donne in una categoria con alta presenza di manodopera femminile; ciò va perseguito anche attraverso la formazione, la contrattazione e l’attivazione di seminari appositi.

 

h)     Estendere i sistemi di comunicazione sviluppando il sito regionale della FLAI con tutte le implicazioni di estensione territoriale ed aziendale per farlo diventare la rete delle conoscenze, dell’informazione, del dibattito.

 

La FLAI CGIL Emilia Romagna sulla base di questo documento, aprirà una discussione ed un confronto con la CGIL regionale e con la FLAI nazionale per definire soluzioni condivise e per avviare percorsi concreti che ci consentano di assumere decisioni e di avviare esperienze che possano poi essere valutate.

 

Salsomaggiore Terme (PR)  8 – 9  Gennaio 2002

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