IV CONGRESSO FLAI EMILIA ROMAGNA
DOCUMENTO POLITICO
Il IV congresso della FLAI-CGIL Emilia Romagna assume la
relazione e le conclusioni unitamente agli interventi che si sono
succeduti.
Il congresso esprime
profonda preoccupazione per l’attuale situazione internazionale e per
l’attuale processo di globalizzazione che sta producendo gravi
squilibri sociali ed economici per le popolazioni del mondo: i ricchi
diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri.
In questa situazione
il terrorismo continuerà a trovare proseliti.
Il debito estero
verso i paesi più poveri impedisce loro ogni possibilità di sviluppo;
per questo chiediamo la sua riconversione affinché diventi un’importante
risorsa per il superamento di problemi strutturali che minano lo
sviluppo.
E’ in atto la
liberazione planetaria della circolazione delle merci, dei servizi e dei
capitali finanziari, con la privatizzazione di funzioni essenziali,
tradizionalmente pubbliche, mentre ciò non avviene sul terreno dei
diritti e delle disuguaglianze sociali.
In questo contesto la
FLAI chiede l’introduzione della Tobin-Tax.
A ciò si aggiunge il
dramma della distruzione di interi paesi causata dall’assenza di cibo,
di acqua e dei “farmaci essenziali” per i brevetti detenuti dalle
multinazionali.
E’ in particolare la
popolazione dell’Afghanistan, con le migliaia di profughi, a subire le
conseguenze di una situazione di profonda instabilità e di violenza
diffusa.
Sosteniamo l’appello
dell’Alto Commissariato dell’ONU perché cessino i bombardamenti e
perché si avviino gli interventi umanitari: il soccorso alle
popolazioni civili costituisce infatti oggi la prima emergenza della
quale la comunità mondiale deve assumersi la piena responsabilità.
Per queste ragioni
consideriamo incomprensibile un diretto coinvolgimento del nostro Paese
nelle azioni di guerra, con la prospettiva di rinunciare a un nostro
autonomo ruolo di mediazione e dialogo con il mondo arabo, aumentare il
rischio terrorismo sul territorio nazionale, oltre che aprire forti
rischi di conflitto etico e religioso con gli stranieri presenti nel
nostro Paese.
Bisogna assolutamente
impedire l’allargamento della guerra che non ha nulla a che
vedere con la lotta al terrorismo o con l’obiettivo di colpire la rete
ed i santuari finanziari di Al Quaeda. L’allargamento del conflitto
infatti avrebbe unicamente lo scopo di rafforzare e rilanciare, per via
militare, un ordine mondiale ed una globalizzazione dettati dagli Stati
Uniti e dal grande capitale finanziario, già in crisi prima dell’11
settembre, sulla base del principio che “la mano invisibile del
mercato non funzionerà mai senza il pugno invisibile delle forze
militari americane” (Thomas Friedman, consigliere di Medleine
Albright).
In questi giorni il
rischio dell’estensione del conflitto ad altre regioni si fa sempre più
concreto e si manifesta in forme sempre meno controllabili (vedi minacce
USA alla Somalia o all’Iraq e gli scontri tra le due potenze nucleari
India e Pakistan), con un ruolo del nostro paese, ma anche della stessa
Europa, subalterno ed inefficace.
L’aggravarsi della
situazione in Medio Oriente richiede inoltre di affrontare con
decisione e forza la gravissima crisi in corso nei territori palestinesi
sottoposti quotidianamente agli atti terroristici ed alle risposte di
guerra israeliane con case civili abbattute ed un intero popolo
segregato.
Non è più rinviabile
una presa di posizione delle istituzioni internazionali, a cominciare
dall’Unione Europea, tesa a dare una soluzione conclusiva di pace e
sviluppo per la regione: riapertura del negoziato e costituzione,
accanto a quello israeliano, di uno stato palestinese con piena autorità
sul proprio territorio. A tal fine è necessaria la realizzazione di un
stato di tregua che, nelle attuali condizioni richiede una iniziativa di
interposizione e la presenza degli osservatori internazionali, a
garanzia delle condizioni di sicurezza.
La Flai Cgil Emilia
Romagna proseguirà l’iniziativa avviata nelle scorse settimane a
sostegno degli asili di Jenin ed ai disabili di Gerusalemme.
Il congresso
riconferma una condanna ferma e risoluta degli atti terroristici.
Ritiene necessario che la CGIL ed il sindacato
internazionale sostenga con tutte le sue forze e con iniziative di
mobilitazione, il rilancio di un impegno nuovo e di un ruolo politico e
decisionale dell’ONU, quale unico soggetto regolatore dei conflitti
nelle diverse aree del Mondo.
In questo quadro e per rendere ancor
più impegnativo questo obiettivo, il Congresso
respinge la
guerra come strumento per la soluzione dei conflitti,
anche nel rispetto dell’art. 11 della nostra costituzione.
La Flai, con
l’obiettivo di operare per la diffusione di una cultura di solidarietà e
mondialità, conferma la necessità di un confronto dialettico con il
Movimenti no-global con l’intento di creare, anche sulla base della
piattaforma dei sindacati mondiali presentata a Seattle e delle proposte
di CGIL CISL UIL presentate a Genova, una rete di discussione pacifica
ed un movimento di lotta e culturale, unito contro il liberismo
selvaggio.
La Flai, alla luce
della legislazione e dei provvedimenti messi in atto dal Governo in
questi primi mesi (disegno di legge sull’immigrazione, privatizzazione
degli Enti, scudo fiscale, rogatorie, attacco alla magistratura, falso
in bilancio ed art. 5 sulla cooperazione, ecc…), respinge il disegno
liberista, sostenuto dai poteri economici e finanziari, e populista
che lo ispira in quanto, mette a rischio la democrazia del nostro paese.
L’obiettivo di
questo governo è chiaro: deregolamentare i rapporti di lavoro,
considerare la risorsa umana finalizzata al profitto dell’impresa,
delegittimare il ruolo delle organizzazioni sindacali, ripristinare il
comando nei luoghi di lavoro.
La modifica proposta
all’art. 18 dello statuto dei lavoratori e quindi il consegnare alle
aziende la libertà di licenziamento, assieme alle misure previste nella
delega sul mdl (Libro Bianco) rappresentano il più grave attacco ai
diritti individuali dei lavoratori, alla contrattazione collettiva ed al
Diritto del Lavoro.
La Flai Emilia
Romagna. Denuncia il carattere regressivo e xenofobo, se non fascista,
del disegno di Legge Bossi Fini sull’immigrazione che prevede il
vincolo tra lavoro e permanenza in Italia (ti uso e ti rimpatrio),
il restringimento delle possibilità di ricongiungimento familiare, la
soppressione dello sponsor; in poche parole una vita precaria, con meno
diritti e che vede l’immigrato non tanto come una persona ma carne da
lavoro (vedi in particolare l’utilizzo e le norme vigenti nel settore
pesca); è una nuova schiavitù.
Di particolare
gravità è il prevedere il carcere per i clandestini in quanto, con una
norma presumibilmente anticostituzionale e contro la carta dei diritti
europea, si stabilisce una pena senza che vi sia un crimine, ovvero si
stabilisce che la povertà e l’immigrazione sono crimini; noi siamo per
l’applicazione piena della legge Turco-Napolitano per la quale,
purtroppo, vigono solo interpretazioni restrittive.
Noi pensiamo che in
un mondo sempre più globale le persone non possono avere meno libertà di
movimento rispetto alle merci ed ai capitali.
Le reiterate
dichiarazioni razziste di esponenti del Governo, il Disegno di Legge
Bossi-Fini, la stessa situazione internazionale e la propaganda di
guerra stanno producendo un peggioramento del clima di convivenza,
soprattutto verso stranieri di fede islamica accentuando gli atti di
intolleranza.
Viceversa, il
protocollo sottoscritto tra le parti sociali, la Regione Emilia Romagna,
gli Enti Locali, deve rappresentare per noi l’occasione per assicurare
l’integrazione e condizioni di accesso al lavoro ed alla vita sociale
degli immigrati attraverso: il governo dei flussi, le politiche
abitative, l’integrazione sociale.
Il Congresso decide
che sempre più debbano essere coinvolti gli iscritti le iscritte
stranieri nelle RSU e negli organismi dirigenti di categoria,
provinciali e regionale.
La Flai aderisce alla
“Giornata di civiltà per il diritto al futuro” indetta per il 19 gennaio
2002 promossa da intellettuali contro il “doppio standard nelle
garanzie giuridiche, la mercificazione di esseri umani, la totale
precarizzazione della vita dei cittadini stranieri”.
Questo governo vuole
operare ulteriori tagli al sistema previdenziale per fare cassa e
ridistribuire risorse alle imprese. Con gli ultimi provvedimenti di
taglio dei contributi a carico delle imprese per i nuovi assunti, si
mette poi in serio pericolo l’equilibrio dei conti del sistema pubblico
e pertanto, oltre la pensione futura dei giovani, la stessa pensione di
coloro che già sono usciti dal lavoro o che andranno in pensione.
Vogliono imporre un
sistema sociale ed economico che schiaccia la solidarietà,
l’equità e la dignità sulla base della scelta di competere sui costi. In
questo modello anche la competizione individuale diventa il propulsore
della società e poco importa se c’è chi resta indietro.
Non si era mai vista
un’epoca in cui i padri approvino leggi e misure che danneggiano i
figli.
La Flai Emilia
Romagna ritiene indispensabile riprendere una iniziativa politica e
contrattuale che dia piena legittimità alle aspettative di quella parte
di società, lavoratori dipendenti, “lavoratori atipici”, disoccupati,
studenti, pensionati che ha permesso a questo paese con il proprio
contributo di produrre un risanamento e di entrare in Europa.
Ora è venuto il
momento di realizzare quelle grandi riforme che rilancino e
confermino:
-
una sanità pubblica efficiente;
-
un equa redistribuzione della pressione
fiscale e della ricchezza;
-
un sistema di previdenza ed assistenza che
garantiscano solidarietà generazionale (conferma dell’impianto
dell’attuale riforma);
-
un nuovo ed adeguato sistema di
ammortizzatori sociali capace di dare risposte ai cambiamenti
intervenuti nel lavoro e di promuovere politiche attive e di
reinserimento al lavoro, di sostegno al reddito, ecc.;
-
la riforma della scuola pubblica, che
risponda ai bisogni di crescita culturale e formativi.
E’ necessario
respingere l’attacco ai 2 livelli contrattuali, ed alle regole
che tutelano il rapporto di lavoro.
Il contratto separato
per i lavoratori metalmeccanici rappresenta, un grave problema di
democrazia, ma anche una grave ferita al sistema contrattuale, perché
non garantisce la piena difesa del potere d’acquisto delle retribuzioni
in spregio alle regole contrattuali vigenti.
Altrettanto vale per
le decisioni unilaterali del Governo sul tasso di inflazione programmata
e sulla risorse messe a disposizione in Finanziaria per il rinnovo dei
contratti del pubblico impiego; tali decisioni rappresenta una vera e
propria provocazione e, di fatto, un attacco al sistema contrattuale.
Nel Libro Bianco
presentato dal ministro Maroni non si fa mistero, d’altro canto, della
volontà di mettere mano all’attuale sistema di regole contrattuali per
ridurre gli spazi della contrattazione collettiva e per cancellare
progressivamente il contratto nazionale di lavoro; sono posizioni in
piena sintonia con il Manifesto di Confindustria presentato a Parma nel
marzo 2001.
Il congresso della
Flai Emilia Romagna ritiene dunque che sia necessario assumere il tema
della difesa e del rafforzamento dei diritti e della contrattazione
collettiva quale obiettivo centrale della mobilitazione unitaria
generale in piedi in queste settimane e che deve crescere ed estendersi
fino allo sciopero generale.
Nell’anno 2002 dovrà
essere rinnovato l’accordo che regola l’attuale sistema contrattuale; la
Flai E.R., pur considerando le diverse analisi e valutazioni espresse
sul passato nel dibattito congressuale, considera obiettivo
irrinunciabile la difesa dei due livelli di contrattazione.
Bisogna inoltre operare per allargare l’area della contrattazione di
secondo livello aziendale e/o territoriale in modo da ricomprendere i
rapporti di lavoro precario, i “lavori atipici” ed i tempi determinati
fortemente penalizzati dalla legge frutto dell’accordo separato.
A questo proposito il
IV Congresso Regionale FLAI ritiene necessario avviare una riflessione
che porti a decidere l’accorpamento dei diversi contratti nazionali,
utilizzando i criteri dei settori e della filiera (es. agricoltura,
artigianato, industria, cooperazione e servizi all’agricoltura, rispetto
agli attuali 23 CCNL presenti attualmente nella nostra categoria).
Per quanto riguarda
il Contratto Nazionale, occorre ridargli la funzione
redistributiva e di regolatore di diritti forti: ciò va fatto attraverso
richieste salariali che contengano esplicitamente la produttività di
settore e che quindi vadano oltre il solo potere d’acquisto, e
rinnovando e rafforzando tutele e diritti individuali e collettivi.
Il rinnovo in corso
del CCNL in agricoltura ci pone un serio problema di riflessione
sugli effetti del modello contrattuale in vigore; un modello che non ha
garantito un salario contrattuale omogeneo su tutto il territorio
nazionale e non ha consentito lo sviluppo della contrattazione
decentrata.
A livello nazionale,
in alcuni casi, i contratti provinciali hanno assunto la forma di
contratti di riallineamento (stabilendo anche trattamenti salariali
inferiori ai minimi nazionali) e si è prodotto un effetto sul ccnl di
non tutela del potere d’acquisto, aprendo una vera e propria questione
salariale in agricoltura con anche l’effetto di svalorizzare il lavoro
agricolo.
Anche in Emilia
Romagna, pur avendo rinnovato nei contratti provinciali il 2° biennio,
non si è però pienamente realizzato il secondo livello di contrattazione
(sia nel privato che, anche se in forma minore, nella cooperazione).
E’ pertanto
necessario, già a partire dal rinnovo in corso, invertire tale
situazione per garantire la piena applicazione dei due livelli
contrattuali anche in agricoltura e ciò è possibile se si supera
l’attuale modello.
Così come nel caso
dell’artigianato, dove quest’anno in Emilia Romagna i risultati
della contrattazione regionale porteranno importanti benefici economici
ai lavoratori del settore, si rende necessario esigere il secondo
livello di contrattazione.
Non è possibile, non
è pensabile che il secondo livello venga esercitato solo in 4/5 Regioni;
esiste, e bisogna dirlo, una volontà politica che trova sensibilità
anche all’interno del sindacato, che si somma ad oggettive difficoltà,
per destrutturate la contrattazione anche nell’artigianato.
Vogliamo considerare
l’Emilia Romagna come laboratorio di esperienza e proposta
contrattuale.
Dall’ analisi della precedente contrattazione articolata
ne esce un quadro che, se sul versante quantitativo (copertura e numero
di accordi aziendali e/o territoriali) siamo di fronte ad un buon
risultato, per quanto riguarda la qualità si rende necessaria una
autocritica ed anche correzioni.
Non pochi sono i
contratti dove i trattamenti economici, salario per obiettivi,
sono diversificati a seconda del tipo di rapporto di lavoro, ed anche
accordi dove il salario variabile è collegato a puri elementi di
redditività o a parametri che poco hanno di variabile se non la presenza
del lavoratore;
Sugli orari lo
scambio è stato prevalentemente sulla monetizzazione;
C’è un deficit di
regole e strumenti per intervenire sui processi di terziarizzazione
e sulle modifiche di cicli produttivi.
Dobbiamo partire da
queste brevi considerazioni per qualificare la prossima tornata
contrattuale con l’obiettivo di dare vita ad una “nuova stagione
della contrattazione articolata” e di ridare autorità
contrattuale alle RSU ed al sindacato nei luoghi di lavoro.
In Emilia Romagna la
presenza di Grandi Gruppi di rilevanza internazionale è
importante; noi siamo per confermare la contrattazione di Gruppo aprendo
però la possibilità di fasi contrattuali e gestionali a livello di sito
e/o divisione.
Nel sistema di
relazioni una priorità deve essere assunta: tentare di aprire ai CAE non
solo una mera applicazione della direttiva Europea, ma attivando
percorsi che tengano conto delle realtà omogenee che sono presenti a
livello europeo; insomma spostare il modello da consultivo a
contrattuale.
I processi di
terziarizzazione e riorganizzazione delle multinazionali ci
impongono una scelta decisa per un sistema di relazioni che preveda il
tavolo unico tra i diversi soggetti presenti nel ciclo produttivo,
rappresentanza unica e/o di sito, e comunque l’applicazione omogenea del
CCNL dell’industria alimentare ed il rispetto di quanto previsto
nell’art 4 del CCNL Industria e Cooperazione.
E’ semplice dire cosa
non bisogna fare:
-
diversificare i trattamenti economici e
normativi;
-
legare i salari a redditività, presenza,
infortuni;
-
scambiare i disagi con salario (orari e
sicurezza sul lavoro);
-
precarizzare i cicli;
-
aprire a nuove flessibilità;
e soprattutto NO a
qualsiasi pratica di doppi regimi.
Per dare una
svolta alla contrattazione, dobbiamo qualificare la nostra proposta
su alcuni capitoli importanti:
-
valorizzazione del lavoro affermando il
diritto alla formazione;
-
percorsi professionali che misurino la
capacità e le competenze acquisite (vedi esperienze locali della Barilla,
Parmalat) in modo condiviso, controllato e con una valutazione
congiunta;
-
consolidamento della manodopera precaria
tenendo conto delle stagionalità (conferma del diritto di precedenza);
-
controllo dell’intero processo (dalla
materia prima alla distribuzione) e della filiera intervenendo sui
sistemi di imprese a rete con sperimentazioni che consentano di
realizzare omogeneità contrattuali (territoriali; di filiera;
interaziendali; di consorzio; ecc.);
-
contrattazione delle modularità degli
orari di lavoro tentando di recuperare la media delle 39 ore settimanali
e collegando governo degli orari con l’analisi dei fabbisogni e la
contrattazione degli organici;
-
politiche di intervento a favore delle
donne sia sotto il profilo dei percorsi di carriera che delle garanzie
per una maggiore autonomia nella gestione dell’orario, anche attraverso
rimodulazione degli orari e l’utilizzo dei fondi regionali per gli
interventi a favore della legge 125/1991 (Azioni positive);
-
valorizzazione di processi di qualità
intervenendo sul processo e sul prodotto, acquisendo strumenti di
controllo sulla sicurezza alimentare e del lavoro ed abbinandoli anche
alla formazione ed al salario;
-
operare sulla quantità e qualità del
salario variabile spostando le quote dalla redditività a parametri di
processo e di prodotto esigibili, condivisi, verificati, prevedendo
forme di stabilizzazione e consolidamento per i risultati acquisiti.
Particolare impegno
dovrà essere dedicato ad affrontare quelle realtà “ibride”, assai
diffuse in certi comparti (avicolo; ortofrutta; conserve vegetali;
ecc.), dove ad un inquadramento agricolo da parte dell’INPS ha
corrisposto anche l’applicazione di norme e regole del mercato del
lavoro ed un assetto contrattuale (CCNL e 2° livetto di contrattazione)
agricolo, nonostante il processo produttivo sia palesemente industriale;
l’impegno deve pertanto essere quello di riportare tali situazioni,
nell’arco del quinquennio, all’interno degli assetti contrattuali
dell’industria.
La sfida che ha di
fronte l’Emilia Romagna è quella di competere sulla “via alta”
e ciò significa: tipicità e produzioni d’origine, significa biologico, e
quindi produzioni specializzate che hanno un mercato crescente e da
sviluppare, ma deve anche significare qualità nelle produzioni di massa
sia per sfuggire alla competizione sui costi con paesi emergenti sia per
garantire sicurezza ai consumatori.
In sintesi, la nostra
proposta è quella di produrre una innovazione di sistema in grado di
dare vita ad un vero e proprio “marchio dell’agro-alimentare Emiliano
–Romagnolo”.
La
rintraccialibità può quindi diventare la sfida per rimettere in moto
circuiti virtuosi in tutti i punti della filiera accrescendo
l’integrazione e la capacità di innovazione, è una opportunità per
reindirizzare lo sviluppo agroalimentare (intervenendo a livello di
sistema, sul territorio, sulle filiere) e per una valorizzazione del
LAVORO come asse strategico di una tele politica.
Il confronto tra Fai
Flai Uila e Regione ha permesso di definire un testo di legge sulla
rintraccialibità che assume il lavoro e le organizzazioni sindacali come
attori nell’innovazione del sistema regionale.
La nostra parola
d’ordine è: competere sulla qualità si può se c’è qualità del lavoro
e qualità sociale; per questo abbiamo proposto un marchio sulla
qualità sociale e dei prodotti agroalimentari dell’Emilia Romagna ed
abbiamo sostenuto, anche come FLAI nazionale, la candidatura di Parma
quale sede dell’Agenzia europea per la sicurezza, in quanto in quel
distretto esistono risorse, conoscenze, competenze per potere sviluppare
politiche mirate alla qualità ed alla sicurezza alimentare.
Va perseguita una
valorizzazione del territorio attraverso politiche ambientali e di
sviluppo compatibile; questioni centrali in tale direzione sono:
-
politica agricola regionale (PSR);
-
programmazione negoziata;
-
le politiche attive del M.d.l.
(formazione, orientamento, stages).
Di fronte alle
riorganizzazioni ed alle ristrutturazioni che potranno
interessare imprese, gruppi o comparti nei prossimi anni, qualora
venissero affrontate con politiche di delocalizzazione selvaggia,
territoriale o regionale, tali scelte incontreranno la ferma e netta
opposizione della flai cgil.
In tal senso, a
partire dal saccarifero, proponiamo a Fai e Uila di iniziare un percorso
di confronto con la Regione, con le associazioni dei produttori e con il
Governo affinché si predispongano politiche di settore finalizzate a
mantenere un forte e qualificato presidio di stabilimenti produttivi
nella nostra Regione.
A tal fine il
Congresso esprime la necessità che si attivino modalità di coordinamento
e coinvolgimento dell’insieme delle R.S.U. del settore saccarifero per
condurre la vertenza; ribadisce inoltre la necessità di rafforzare il
funzionamento dell’Osservatorio quale strumento di supporto all’analisi
del comparto.
E’ chiaro che
l’impostazione ed i risultati della contrattazione saranno determinanti
sia per il rinnovo del CCNL, sia per la conferma della struttura
contrattuale.
Sui soggetti della
contrattazione e sulla democrazia sindacale va stabilito che non ci
può essere nessuna trattativa senza piattaforma, delegazione trattante e
senza approvazione delle piattaforme ed accordi con il referendum, così
come vanno costituite le rappresentanze unitarie in tutti quei settori e
realtà (ancora tante nella categoria) dove non ci sono, a partire
dall’agricoltura.
Questo è il vincolo
che poniamo all’interno ed all’esterno della nostra categoria, compresi
nei rapporti con Cisl e Uil.
Pertanto è necessario
che la Cgil si faccia promotrice di una grande iniziativa sindacale
sulla democrazia finalizzata ad ottenere una regolamentazione che sia
esigibile.
Il progetto politico
presente nel libro bianco può essere respinto se le piattaforme vengono
costruite con il massimo del coinvolgimento sia delle strutture che dei
lavoratori, se il parere espresso sarà vincolante sia per la piattaforma
che per il risultato finale, se si pratica in modo omogeneo su tutto il
territorio evitando in questo modo competitività negative, recuperando
discriminazioni salariali e normative tra le diverse tipologie di
rapporti di lavoro.
Anche per questa
ragione il Congresso della Flai Emilia Romagna pone come pregiudiziale e
come tema di coerenza a tutti i livelli il rifiuto della pratica dei
“doppi regimi”.
Sapremo determinare
se sapremo ascoltare, proporre, rispondere e se facciamo della coerenza
una questione di metodo.
La Flai Emilia
Romagna opererà nel futuro con lo spirito che ha caratterizzato il
dibattito congressuale, con un gruppo dirigente che terrà conto delle
sensibilità espresse nelle assemblee congressuali di base con gli
strumenti ed i percorsi di verifica (direttivo ed assemblea annuale)
che hanno accompagnato il lavoro della nostra categoria nel corso di
questi anni.
Salsomaggiore Terme
(PR) 8 – 9 Gennaio 2002.
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