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Le nuove leggi sul mercato del lavoro

Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n.276. Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla  legge 14 febbraio 2003, n. 30. 

Schema di decreto legislativo da emanarsi ai sensi degli articoli da 1 a 7 della legge 23 febbraio 2003, n. 30, recante delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro (dal sito Min Welfare) 9 giugno 2003 617 kb

 

Consiglio dei ministri: Relazione di accompagnamento al decreto di attuazione  degli articoli 1-6 della Legge 14 febbraio 2003, n. 30 sul mercato del lavoro 6 giugno 2003 (dal sito Min Welfare) 6 giugno 2003 209 kb

 

La sintesi della legge delega 14 Febbraio 2003 N°30 (dal sito Min.Welfare)


LA legge delega 14 FEBBRAIO 2003 N°30(testo completo Min. Welfare)

 

Il libro bianco sul lavoro

 

Casadio: il maxi-decreto del governo manomette norme e tutele. 6 giugno 2003

Intervista a Giuseppe Casadio:
"Una legge alla quale hanno già detto di no più di 5 milioni di persone" 

L'analisi della legge delega (da Rassegna sindacale Online)

Commento al Libro Bianco del Governo di P.G. Alleva, A. Andreoni, V. Angiolini, G. Naccari

Un interessante commento alle deregolamentazioni del lavoro proposte dal libro bianco avv.Fezzi

La proposta di legge di iniziativa popolare della CGIL
5.122.905 milioni di firme raccolte

 

 

PROPOSTA DI LEGGE PER LA ESTENSIONE DEI DIRITTI NEL LAVORO

TITOLO I°   
 

La proposta si prefigge, innanzitutto, di determinare le condizioni affinché l’intero ordinamento lavoristico vigente estenda la propria efficacia anche alle situazioni in cui la prestazione di lavoro viene resa nelle modalità di autodeterminazione della prestazione stessa,  oggi caratteristica della collaborazione coordinata e continuativa.

Ciò si può realizzare riformulando l’art.2094 del codice civile, in senso ampliativo,  piuttosto che ridefinendo in sede legislativa uno specifico tipo contrattuale di  collaborazione coordinata, assistito   da un suo particolare  corredo di diritti e tutele.

Al fine di prevenire comportamenti strumentali od elusivi, nel comporre la norma si dovrà riformare la recente legge, da noi notoriamente osteggiata, che liberalizza il contratto a tempo determinato.

Allo stesso fine si introdurrà una norma che contrasti il ricorso improprio e strumentale alla forma contrattuale della “associazione in partecipazione”.
TITOLO  II°  

In secondo luogo la proposta si prefigge l’estensione delle tutele contro i licenziamenti ingiustificati. Il punto di partenza è, notoriamente, la massima determinazione della Cgil nel difendere l’integrità dell’art. 18 della Legge 300/70; la proposta, dunque, si rivolge all’area vasta dei rapporti di lavoro che non rientrano nell’ambito di applicazione del suddetto art. 18 (compresi i rapporti di lavoro di cui al titolo I° della presente proposta)

Inoltre va considerato che la proposta di cui qui si tratta, come ripetutamente annunciato dalla Cgil, sarà presentata contestualmente alla proposta di legge per la riforma e l’estensione degli ammortizzatori sociali; e dunque occorre valutare a pieno le sinergie che ne derivano, a partire dal fatto che anche le imprese estranee all’area di applicazione dell’art. 18 dovranno poter ricorrere, in caso di difficoltà economiche che causino sospensione o contrazione della attività produttiva, all’intero sistema degli ammortizzatori sociali così come da noi proposto. Vale a dire che anche l’impresa minore in situazione di crisi produttiva o di mercato potrà ricorrere, secondo le modalità definite nella specifica proposta di legge, agli istituti  in cui si articola il sistema degli ammortizzatori (contratti di solidarietà, cassa integrazione….) in funzione preventiva rispetto ai licenziamenti.

L’eventuale protrarsi della situazione di crisi produttiva o di mercato oltre la durata temporale dei suddetti ammortizzatori, costituirà, anche nelle imprese minori, giustificato motivo oggettivo per il ricorso ad eventuali licenziamenti.

Dunque in questa sede si tratta delle situazioni in cui il datore di lavoro adotti un provvedimento di licenziamento individuale per motivi che definiamo genericamente “di ordine disciplinare”

Così delimitato il campo della proposta, la stessa si riassume come segue:

Accertato nel processo che il licenziamento che origina la controversia non è motivato da giusta causa o giustificato motivo oggettivo, il giudice emette sentenza di “reintegra”, quale che sia il numero dei dipendenti dell’impresa.(con l’esclusione dei rapporti di lavoro domestici e dei rapporti di lavoratori che abbiano superato l’età del pensionamento di vecchiaia e abbiano maturato il massimo dell’anzianità di servizio pensionabile). 
A fronte di ciò il lavoratore  può optare per il risarcimento monetario, in alternativa alla reintegra; in tal caso le modalità e l’entità del risarcimento saranno, anche nelle imprese minori, le stesse oggi correnti, in analoga situazione, nelle imprese che rientrano nell’area di applicazione dell’art. 18 (15 mensilità).

Nelle imprese che occupano fino a 15 dipendenti si riconosce anche al datore di lavoro la possibilità, dopo che sia intervenuta la sentenza di reintegra, di optare formalmente per un risarcimento monetario “equivalente”.  In tal caso il Magistrato quantificherà il risarcimento secondo il criterio della attualizzazione del danno futuro reale, con la stessa tecnica usata nella liquidazione dei danni alla persona per infortunio o incidente, pagati dal  danneggiante al danneggiato. Nel determinare la misura del risarcimento si dovrà prevedere un tetto massimo per le imprese il cui fatturato si attesti al di sotto di un livello “congruo” ,da quantificare.

Alla determinazione del numero dei dipendenti dell’impresa ai fini della definizione dell’ambito di applicazione dell’art. 18 della legge 300/70 concorrono tutti i contratti di lavoro in essere, quale che sia la modalità della prestazione richiesta, compresi quindi i contratti di cui al titolo I° della presente proposta di legge. Allo stesso fine vanno altresì considerati i raggruppamenti di impresa.

TITOLO III° 

In terzo luogo la proposta si prefigge di rendere più tempestiva ed efficace la gestione delle controversie  di lavoro.

A tal fine si propone la istituzione di un procedimento speciale (analogo a quello previsto per le controversie inerenti l’applicazione  dell’art. 28 della legge 300) per tutte le controversie che abbiano per oggetto la salvaguardia del rapporto di lavoro o i trasferimenti.

Inoltre si propone di ricondurre il tentativo di conciliazione all’interno del processo, rendendolo così fortemente impegnativo per le parti, e di valorizzare l’istituto dell’arbitrato, sempre rigorosamente volontario e secondo leggi e contratti, rendendolo opzionabile dalle parti dopo l’avvio del processo.

Roma, febbraio 2003
 


Giuseppe Casadio


"Oggi il governo, per la prima volta nella storia del paese, è riuscito a far approvare una legge - la cosiddetta riforma del mercato del lavoro - sulla quale più di 5 milioni di persone hanno detto già di essere fortemente contrarie". Questo è il commento di Giuseppe Casadio, segretario confederale Cgil, all'approvazione definitiva al Senato del ddl 848.
"Una legge - continua il sindacalista - che contiene decine di deleghe in bianco al governo, il cui scopo è rendere il lavoratore sempre più solo e debole nel mercato del lavoro. Da oggi i lavoratori, grazie al governo, non sono nulla di più di merce: si possono vendere, scambiare, trattare come l'azienda meglio crede".
"Con l'approvazione del disegno di legge 848 - spiega Casadio - il governo colpisce infatti i più elementari diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, di oggi e di domani". 

La legge delega, infatti: 
· inserisce maggiori elementi di precarietà nei rapporti di lavoro: lavoro a chiamata, job sharing, staff leasing, lavoro occasionale. Una frammentazione delle tipologie al solo scopo di pagare meno i lavoratori, meno tutelati;
· fa tornare il caporalato con agenzie private, consulenti del lavoro, università, enti locali, enti bilaterali che potranno fare intermediazione di manodopera senza garanzie e senza qualità; 
· rende inoltre possibile ora trasferire rami d'azienda senza i vincoli cui fino a oggi le imprese dovevano sottostare: stiamo parlando di terziarizzazione selvaggia e di trasferimenti di lavoratori "scomodi" in rami che saranno ceduti;
· riduce inoltre le tutele per i lavoratori part-time, che conteranno meno degli altri per l'applicazione dei contratti e delle leggi nelle aziende; non sarà più richiesto il consenso del singolo per il lavoro supplementare;
· sferra un attacco ai diritti minimi anche contro i soci-lavoratori: per loro conterà sempre più il vincolo associativo e non il rapporto di lavoro; le retribuzioni non saranno più vincolate al contratto nazionale e i contenziosi non saranno più risolti dai giudici del lavoro; i diritti del socio lavoratore per le cooperative sociali non saranno più definiti a livello nazionale, ma territorialmente.

"Siamo insomma alla prese oggi con un vero e proprio 'azzeramento dei diritti' - ammonisce il segretario della Cgil - che colpisce la dignità di milioni di lavoratori italiani: quel che si annuncia è un nuovo scontro sociale, un nuovo 'articolo 18' la cui responsabilità cadrà tutta sul governo Berlusconi. Anche perché,come è ormai chiaro a tutti, questo attacco violentissimo contro i lavoratori punta a snaturare il ruolo stesso del sindacato, che il governo vuole solo come erogatore di servizi generali (troverà lavoro, qualificherà i rapporti di lavoro, offrirà formazione) e non più come soggetto di rappresentanza di interessi specifici a cui si possa aderire liberamente".
"Come Cgil - conclude Casadio - confermiamo la nostra massima contrarietà contro un'operazione di manomissione dei diritti dei lavoratori di oggi e di domani, contro una logica che riduce lo sviluppo e la competizione alla sola riduzione del costo del lavoro e delle tutele. Confermiamo la massima mobilitazione in vista dello sciopero del 21 febbraio e, rispettando l'impegno preso con milioni di cittadini, saremo in campo con le nostre proposte, a partire dalle leggi di iniziativa popolare in cui proponiamo l'estensione generalizzata degli ammortizzatori sociali per tutti i lavoratori, l'aumento dell'indennità di disoccupazione, maggiore formazione, nuove tutele per i lavoratori atipici e per i lavoratori di imprese sotto i 15 dipendenti".

 


 
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