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FLAI Emilia Romagna CGIL Emilia Romagna
QUALI RISPOSTE
ALLA CRISI DEL SETTORE AVICOLO
Dichiarazione di
Danilo BARBI
Segretario Generale CGIL Emilia Romagna
e
Giordano GIOVANNINI
Segr. Gen.le FLAI Emilia Romagna
Abbiamo letto la
risoluzione bipartisan presentata da consiglieri della
Regione Emilia Romagna, che sarà discussa nel prossimo Consiglio, in
merito alla grave situazione del comparto avicolo. Valutiamo
positivamente l’attenzione che le istituzioni hanno posto su un problema
che rischia di pregiudicare produzioni e lavoro di una intera filiera
che in Emilia Romagna conta quasi 20.000 occupati.
Ma non condividiamo le proposte avanzate in quella
risoluzione.
Troppo spesso nella
gestione delle situazioni di crisi, le misure emergenziali hanno
privilegiato i “danni “ delle imprese dimenticando “distrattamente” i
danni subiti dai lavoratori, soprattutto i più precari, ed è per questo
che siamo contrari a interventi quali sospensione/eliminazione degli
oneri fiscali nonché forme di fiscalizzazione generalizzate degli oneri
sociali; così come siamo contrari alla richiesta generica di uno
stanziamento di 60 milioni di € per i “danni fino ad ora subiti” ed alla
istituzione di appositi “capitoli di bilancio per anticipare eventuali
indennizzi che lo stato vorrà riconoscere” alle imprese.
Le risorse vanno viceversa finalizzate alla liquidità
delle imprese ed al dilazionamento delle esposizioni finanziarie per far
fronte ai pagamenti (compreso gli stipendi) e soprattutto vanno
finalizzate agli investimenti.
Questa situazione, che
oggi si presenta sotto le vesti dell’emergenza “influenza aviare”,
evidenzia una crisi più strutturale del settore avicolo che deve
preoccupare fortemente per le ricadute sul piano occupazionale: basti
pensare che dal 2003 ad oggi le giornate di lavoro per ogni lavoratore
sono passate dalle 230 alle 151 all’anno e nel 2005, per la prima volta,
ci saranno imprese e migliaia di lavoratori che scenderanno sotto tale
limite con pesantissime ripercussione sul piano della stabilità
occupazionale e delle integrazioni e prestazioni previdenziali e di
reddito.
Da anni poi i
maggiori gruppi industriali stanno perseguendo riorganizzazioni
provocando tagli ed esuberi, processi di terziarizzazione e
delocalizzazione di attività produttive vedi:
-
Chiusura
stabilimento AIA Reggio Emilia licenziando oltre 350 lavoratori.
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Chiusura
stabilimento Centrale Avicola di Forlì.
-
Destrutturazione del
ciclo produttivo con delocalizzazione del disosso in AMADORI.
-
Terziarizzazione
della logistica Gruppo ARENA.
-
Chiusura degli
stabilimenti di Ferrara e intenzione di chiusura di Faenza della POLLO
del CAMPO, dove erano occupati circa 80 dipendenti.
In un comparto in
cui l’occupazione è per l’80% avventizia (a giornate) cioè priva di
ammortizzatori sociali, sono pertanto necessari interventi e risorse
improntati alla salvaguardia dell’occupazione e della professionalità
utili a gestire contemporaneamente emergenza e strutturalità della crisi
dell’intero comparto. Proponiamo a questo fine, anche di fronte
all’emergenza “aviaria”, di estendere l’uso dei Contratti di solidarietà
ed il possibile ricorso alla Cassa integrazione in modo selettivo e
negoziato; ciò al fine di trattenere e salvaguardare le
professionalità indispensabili per il rilancio e l’innovazione del
settore. Va inoltre ripristinata l’integrazione al reddito della DS
agricola, tagliata dalla finanziaria 2005 (comma 147), e lo strumento
delle calamità naturali (decreto 102/2004) per garantire il mantenimento
delle giornate e la conseguente prestazione di integrazione al reddito.
Si dimostra infine più che mai l’urgenza di definire un piano nazionale
di settore per non restare eternamente in balia delle tante emergenze
che purtroppo si presentano.
Bologna, 27 ottobre ’05
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