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Barilla, a rischio i 20 milioni per
Rubbiano
Cgil sul piede di guerra: “L’azienda vuole tagliare gli investimenti
dopo la bocciatura della riorganizzazione interna"
Venti di guerra sindacale in Barilla. Al centro della tensione la
questione dello stabilimento di Rubbiano dove l’azienda avrebbe
intenzione di sospendere un investimento da 20 milioni di euro per la
realizzazione di una nuova linea di produzione di fette biscottate,
visto che i lavoratori hanno respinto un’ipotesi di accordo sulla
riorganizzazione interna del sito produttivo nel comune di Solignano. La
denuncia della situazione venutasi a creare parte dalla Flai, il
sindacato degli alimentaristi della Cgil. “E’ sconcertante quanto sta
accadendo nello stabilimento Barilla di Rubbiano – dice Antonio Mattioli
segretario generale della Flai - Barilla ha operato, e sta operando in
particolare a Rubbiano da diverso tempo con una forte precarizzazione
dei rapporti di lavoro. Pretende la massima flessibilità al minor costo.
Nonostante questo è comunque iniziato un confronto in sede aziendale con
i sindacati per la riorganizzazione interna della fabbrica. Il confronto
che ha prodotto un’ipotesi di accordo su condizioni organizzative e di
orario”. Un’ipotesi che nei giorni scorsi è stata sottoposta a
referendum ed è stata bocciata dai dipendenti. Ed è proprio a questo
punto che dai vertici dell’azienda sono arrivati segnali negativi sul
futuro dell’investimento da realizzare a Rubbiano: “Barilla ha messo in
atto un atteggiamento ricattatorio sospendendo l’investimento,
dichiarando che lo farà dove “c’è più convenienza” – denuncia Mattioli -
Una situazione che sta generando un inevitabile tensione all’interno
della fabbrica”. Il sindacato, che a questo punto parla apertamente di
“atteggiamento ricattatorio e di prevaricazione”, descrive anche una
situazione generale del gruppo a dir poco difficile: “A quanto sta
accadendo va premesso – dice sempre Mattioli - che da tempo Barilla si
era impegnata ad un confronto a tutto campo sulla situazione di Parma ed
a ogni occasione si è ritirata dal confronto addebitando alla
“ridefinizione” delle strategie di gruppo l’indisponibilità a proseguire
il confronto. Barilla ha del resto scelto la strada dell’espansione con
acquisizioni attraverso processi di finanziarizzazione. Ha un debito
cresciuto in modo esponenziale, anche in rapporto al fatturato, e non
investe da tempo sull’innovazione di prodotto”.
Va premesso inoltre che il gruppo Barilla esce da un piano decennale di
ristrutturazione che ha visto la chiusura di 3 stabilimenti nella
provincia di Parma con una perdita occupazionale di circa 400 unità “e
da un accordo di gruppo che, se da una parte ha permesso di recuperare
situazioni “anomale”, come differenze salariali e regimi di orario,
presenti in diversi siti produttivi nel nostro paese e convenuto un
piano d’investimenti che rilanciasse la parte italiana del gruppo –
prosegue Mattioli - dall’altra ha peggiorato le condizioni dei nuovi
assunti di Parma per i quali l’azienda si era impegnata ad individuare
soluzioni locali”. Un piano investimenti collegato alla definizione
dell’organizzazione che deve essere concordata per ogni singolo sito
produttivo. Quello che stava avvenendo a Rubbiano appunto ma che
l’improvviso stop all’investimento pare aver fatto saltare.
“Pretendiamo che i lavoratori di Rubbiano siano messi nelle condizioni
di cercare soluzioni condivise – dice Mattioli - coinvolgeremo le
istituzioni locali, Comune di Solignano e Provincia di Parma, per
illustrare a loro la volontà di proseguire nella trattativa per
raggiungere la stabilità dell’impianto di Rubbiano. Pretendiamo, anche
perché esistono le risorse tecniche, umane, professionali, che
l’investimento venga fatto a Rubbiano anche perché era già previsto dal
2002. Sono anni che Parma sta pagando un prezzo troppo alto per “creare
le condizioni di sviluppo”.
Marco Ollari tratto
da Polis Quotidiano del 23/05/2004
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