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BARILLA “INFLESSIBILE” SUL PIANO DI
DISMISSIONI: L’UNICA FLESSIBILITÀ È QUELLA DEI LAVORATORI.
CROGI - Flai Nazionale: SOLO L’UNITÀ
DEI LAVORATORI E LA COMPATTEZZA NEL CONTRASTARE IL DECLINO INDUSTRIALE
POSSONO RISOLVERE LA VERTENZA.
Dopo la riunione del Coordinamento
nazionale unitario Barilla - che nella mattina del 4 aprile si è riunito
a Roma per valutare i niet emersi negli approfondimenti intervenuti con
le OO.SS rispetto a qualsiasi variazione sostanziale del Piano
industriale presentato nell’ottobre scorso – si è svolto nel pomeriggio
l’incontro con la multinazionale di Parma al quale, insieme al
Coordinamento, hanno partecipato le Segreterie nazionali di Flai, Fai e
Uila. Tutte le chiusure previste dal Piano sono state riconfermate: da
Matera al bakery di Caserta; dal Centro ricerche al Mulino di Foggia.
Un’ecatombe industriale nel Mezzogiorno rispetto alla quale le
prospettive offerte da Barilla hanno il sapore dello zuccherino
sull’arsenico. Per Matera il piatto offerto dal “Mulino bianco” è
davvero indigeribile. L’ingrediente inaccettabile è costituito da un
mulino ed un pastificio locale – la Cerere – che attualmente è in cassa
integrazione e non appare certo in grado di dare alcuna garanzia in
termini di prospettive produttive e di occupazione. Secondo Barilla
circa il 50% dei suoi attuali dipendenti a Matera - il riferimento
sembra essere alle tre linee Barilla più piccole e obsolete - dovrebbero
passare ad una new Co. formata con gli impianti Cerere. Per il restante
50% la prospettiva sarebbe la mobilità e il pensionamento.
Contemporaneamente le tre linee più recenti e con maggiore capacità
produttiva, attualmente collocate a Matera, verrebbero trasferite : una
a Foggia. Le altre due a Caserta con la prospettiva di collocare nella
provincia campana un punto di eccellenza per la produzione della pasta
Voiello. Questi gli escamotage - palesemente fragili in termini di
politica industriale e fallimentari sul piano delle strategie
competitive necessarie per il gruppo e per il Mezzogiorno – avanzati
dall’azienda per riproporre sostanzialmente la stessa pietanza
presentata ad ottobre. Rimangono infatti quattro le attività che Barilla
intende chiudere nel Mezzogiorno mentre lo sbandierato “punto di
eccellenza” di Caserta appare più la risultante della chiusura di Matera
che una prospettiva di sviluppo competitivo, tecnologicamente e
logisticamente avanzato, in grado di produrre ricchezza e occupazione
qualificata ed aggiuntiva che le OO.SS. rivendicano su Caserta. Il saldo
sarebbe salato per i lavoratori e non solo per quelli del Sud. Nessun
investimento, infatti , è previsto per il cuore della produzione della
pasta Barilla collocato, come noto, in provincia di Parma a Pedrignano.
Qui la musica apparentemente cambia: l’azienda ammette la necessità di
innovazione ed investimenti ma il rifiuto a procedere non viene
attribuito alle strategie produttive e finanziarie del gruppo ma
accollato al costo del lavoro troppo alto e alla scarsa flessibilità
degli orari di lavoro. E, comunque, investimenti ed innovazione
produrrebbero, secondo l’azienda, invece che nuove prospettive di
mercato solo ulteriori esuberi. La valutazione - sostanzialmente
condivisa dal Coordinamento e dalle Segreterie nazionali – rispetto al
pasticciato tentativo di restyling del Piano industriale non può che
essere negativa. Sia per gli esiti previsti e prevedibili in termini di
occupazione, a Nord come a Sud, sia per le preoccupazioni ormai
ampiamente fondate sulla non volontà di Barilla a mettere in campo un
vero piano industriale di respiro che rilanci il gruppo in Italia e nel
mercato internazionale superando la palude delle ingegnerie finanziarie
che si sono dimostrate insidiose e improduttive. L’incontro di ieri,
quindi, si è concluso senza alcuno spiraglio di interlocuzione positiva
e – per quel che riguarda le OO.SS - con l’impegno a fianco del
Coordinamento per l’avvio di assemblee di informazione in tutti i siti
Barilla per rafforzare l’unità dei lavoratori intorno alla reiterata
rivendicazione di ritiro dell’attuale piano e di avvio di un confronto
vero e positivo sul futuro del gruppo. La Segreteria nazionale della
Flai Cgil, intanto, ha già deciso di convocare a Potenza, per il
prossimo 21 aprile, una manifestazione dei lavoratori della Barilla
insieme a tutte le realtà produttive alimentari della Basilicata
attualmente in sofferenza: dalla Parmalat di Atella alla Ferrarelle.
“Siamo consapevoli – ha detto Stefania Crogi della Segreteria nazionale
Flai – che il pericolo maggiore è costituito dal rischio che le crisi
industriali nel Sud scatenino una guerra fra poveri che aggiungerebbe
devastazione a devastazione. Solo l’unità dei lavoratori e la
compattezza nel contrastare il declino industriale possono invertire la
tendenza come dimostra la vicenda Parmalat.”
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