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Al centro i lavoratori e i loro problemi
di Lorenzo Rossi-Doria
Dal 13 al 15 febbraio si è tenuto a
Firenze il quarto congresso nazionale della Flai. Un lungo percorso,
gestito con tenacia dalla categoria dell’agroindustria e dal suo
segretario generale Franco Chiriaco, porta a questo appuntamento. Un
iter spesso difficile e pieno di ostacoli, che ha fatto arrivare la
Flai a ridiscutere il proprio ruolo all’interno del mondo del lavoro e
della Cgil stessa. Il congresso non rappresenta tuttavia un punto
d’arrivo, ma una tappa fondamentale di questo percorso di maturazione
e di ricerca di un’identità. Un’occasione, quella di Firenze, per
cominciare a raccogliere i frutti di un lungo lavoro, che ha in sé la
volontà di ridare ai lavoratori la dignità di uomini e donne capaci di
determinare il proprio destino e di lottare per ottenere i pieni
diritti che spettano loro.
Rassegna Chiriaco, come arriva
la Flai al suo quarto congresso?
Chiriaco La Flai sta da anni
lavorando a questo appuntamento, che non vuole essere né retorico, né
“di facciata”. Gli sforzi intellettuali e materiali che abbiamo messo
in campo non hanno come fine ultimo quello di mettere in scena un
bello spettacolo teatrale, ma di rimettere al centro del dibattito i
lavoratori e i loro problemi. È un’idea che ci portiamo dietro da
tempo, a partire dal congresso del 2002, passando per la nostra
Conferenza di programma, che si è svolta nel 2004 a Milano, fino ad
arrivare all’Assemblea dei delegati di Venezia dello scorso giugno.
Rassegna A Venezia hanno parlato
soltanto i lavoratori e qualcuno ha storto il naso...
Chiriaco Il sindacato rischia di
diventare un’organizzazione gestita dall’alto, dove solo chi è un
sindacalista può parlare ed entrare nel merito delle questioni. Ma non
c’è nessuno meglio dei lavoratori che possa dire cosa c’è che non va e
cosa bisogna fare per provare a cambiare il sistema-paese.
L’esperimento di Venezia è stato un unicum nel nostro sindacato e le
novità a volte possono incutere timore. Ma credo che dobbiamo
continuare a muoverci in questa direzione: anche al nostro prossimo
congresso, del resto, la partecipazione dei delegati sarà elevatissima
(intorno alle 600 unità), proprio perché riteniamo che senza il loro
necessario contributo non si vada da nessuna parte.
Rassegna Perché insistere così
tanto sulla rappresentanza diretta?
Chiriaco Il problema della
rappresentanza diretta è una questione centrale. I partiti politici
hanno abbandonato questa prospettiva da tempo, la politica italiana di
oggi è troppo spesso un gioco tra poteri forti e la ricerca del bene
comune è stata totalmente accantonata.
Rassegna La tua è una critica
diretta a chi ha governato negli ultimi cinque anni o è più a largo
raggio?
Chiriaco Berlusconi è
sicuramente l’esempio lampante di quando la politica è pensata per i
propri interessi contro tutte le regole di rappresentanza democratica
del paese, ma anche sul fronte progressista ho visto un’inversione di
tendenza in questa direzione. Il lavoro è stato storicamente un grande
cavallo di battaglia della sinistra, ma oggi non sembra andare più
tanto di moda.
Rassegna L’agroindustria
italiana è sempre di più nell’occhio del ciclone, tra scandali
finanziari, truffe e politiche imprenditoriali approssimative.
Chiriaco In questi anni le
aziende hanno fatto il bello e il cattivo tempo, anche perché
assistite e garantite dalla classe politica: l’agroindustria, in
particolare, è diventata una terra di conquista per molti.
Un’imprenditoria spregiudicata ha portato al collasso il secondo
sistema produttivo italiano. E se questo viene sommato alla mancanza
di una politica industriale e agricola strutturata, finalizzata al
rilancio del Mezzogiorno e alla valorizzazione di quelle aziende la
cui produzione è sana e competitiva, il quadro che ne viene fuori è
davvero deprimente.
Rassegna In agricoltura la
situazione è migliore?
Chiriaco Tutt’altro, forse è
anche peggiore. Nonostante l’Italia si attesti al settimo posto tra i
paesi più industrializzati, in alcune territori vediamo ancora
consuetudini e problematiche proprie delle realtà del Terzo mondo.
Penso a tutti i problemi che affliggono le nostre campagne, in
particolare quelle del Mezzogiorno. Contratti nazionali non
rispettati, caporalato, lavoro nero e sommerso, sfruttamento sotto
forma di schiavismo della manodopera italiana ed extracomunitaria,
illegalità dilagante: rispetto ai nostri partner europei, siamo
indietro anni luce su tutta la linea. È inammissibile che ci siano
ancora lavoratori che perdono la vita sul proprio posto di lavoro,
perché costretti a vivere e lavorare in condizioni di precarietà e
senz’alcuna tutela.
Rassegna Come invertire la
rotta?
Chiriaco Il nostro compito è
quello di far uscire allo scoperto queste problematiche, ma anche
quello di ridare fiducia ai lavoratori, che come cittadini non si
sentono più rappresentati da nessuno. In tutti i nostri congressi di
base, ai quali si è registrata una grande partecipazione, ho visto
persone ringraziare il nostro sindacato, la Cgil, perché unico alleato
di una grande battaglia: quella per il raggiungimento dei pieni
diritti di tutti, come uomini e come lavoratori. Il 2006 sarà un anno
politicamente importante. Tutte le forze politiche, e in particolare
quelle di sinistra, non potranno non considerare le sollecitazioni che
verranno dai lavoratori e anche dai congressi della Cgil. Se si vuole
vincere e poi anche governare bene, non si può escludere dalla
politica il mondo del lavoro e i problemi di chi ne fa parte. Il
rischio è di andare assai lontano dalle problematiche del paese reale.
(www.rassegna.it, Rassegna sindacale
n.4, febbraio 2006)
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