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L’OCM zucchero? Va cambiata, ma SERVE più PRODUTTIVITÀ


 

L’ECONOMIA / BIETICOLTURA

«Quale che sia l’evoluzione dell’Ocm zucchero, il sistema bieticolo-saccarifero italiano deve operare un deciso recupero di competitività rispetto ai concorrenti europei». È l’opinione di Roberto Della Casa, dell’Università di Bologna, espressa durante uno dei convegni svoltosi a Sugar World, la convention dedicata alla filiera della barbabietola organizzata da Agricesena e svoltasi a Cesena nel dicembre scorso.

Da Cesena è venuto un messaggio chiaro: la nuova Ocm, così come è stata concepita a Bruxelles, non va bene e l’Italia non può accettarla, ma allo stesso tempo la filiera bieticola deve riorganizzarsi per aumentare la propria competitività. Su questo concetto hanno ruotato gli interventi di Paolo De Castro (Università di Bologna), Carlo Alberto Roncarati (presidente dell’Anb), Alessandro Mincone (presidente del Cnb), Mauro Tonello (presidente dell’Abi), Giovanni Tamburini (Assozucchero), Daniele Govi (Servizio produzioni vegetali, Regione Emilia-Romagna).

Sulla futura revisione del mercato bieticolo-saccarifero i giochi non sono ancora fatti e la Commissione europea appare più che mai aperta ad individuare tutte le opportunità per una soluzione il più possibile equa. Una soluzione che deve tener conto anche delle

100 mila tonnellate di zucchero che ogni anno l'Ue importa senza condizioni dai 49 Paesi più poveri del mondo in base all'accordo Eba (ossia “tutto tranne le armi”). Senza contare le importazioni di zucchero dai Paesi Acp (Africa, Caraibi e Pacifico).

Il messaggio viene da Sugar World, la rassegna cesenate dedicata al settore bieticolo-saccarifero. I giochi a Bruxelles non sono ancora fatti: l’impegno è ottenere una riforma dell’organizzazione

comune di mercato più equa per l’Italia.

 

LA SITUAZIONE NAZIONALE

E in questo contesto, qual è la situazione nel nostro Paese? In Italia la superficie investita a bietola è stata pari a 176 mila ettari nel 2004, in netto calo rispetto ai 278 mila ettari di soli sei anni prima. Considerato che il 45 per cento dello zucchero nazionale viene prodotto nei 9 stabilimenti emiliano-romagnoli, ci si rende conto dell’importanza strategica che questo settore ha nell’ambito del comparto agro-industriale regionale.

De Castro ha sottolineato che la bozza della nuova Ocm zucchero, così come formulata, non può fare altro che penalizzare la bieticoltura dei Paesi mediterranei. Per questo, nel tavolo delle trattative l’Italia deve cercare alleanze trasversali con quelle nazioni che, come la nostra, risultano penalizzate dalla riforma. Come hanno sottolineato i rappresentanti delle tre associazioni di categoria, il voler fissare il prezzo a 421 euro la tonnellata non può essere accettato perchè ci sono modeste compensazioni e aiuti disaccoppiati. Si potrebbe “assorbire” un calo del prezzo attorno al 5 per cento, ma solo se accompagnato da un aumento delle rese.

Quello della competitività è un discorso tornato più volte alla “due giorni” cesenate. Della Casa ha spiegato che negli ultimi dieci anni Paesi come Portogallo, Spagna e Grecia hanno incrementato

in maniera netta la produzione media di zucchero ad ettaro. L’Italia, con 6 tonnellate medie ad ettaro (ma in Emilia-Romagna nel 2004 sono state 8), resta in coda. Per fare un esempio, nel 1994 la Spagna produceva 6 tonnellate di saccarosio ad ettaro, mentre oggi ha superato le 9 tonnellate.

«Se è vero che, come è stato sostenuto dagli studi presentati, per incrementare la resa la bieticoltura necessita di acqua», ha affermato Daniele Govi durante un convegno dedicato al problema delle infrastrutture,«bisogna riconoscere lo sforzo fatto dalla Regione in tal senso. Nonostante le difficoltà nel reperire i finanziamenti, la Regione ha investito ingenti risorse per portare acqua nelle zone sprovviste.

Un esempio lampante è il Canale emiliano-romagnolo: ormai terminata l’asta principale sono in programma, o in esecuzione, alcuni progetti per la realizzazione delle opere secondarie di distribuzione e anche azioni per incentivare un più concreto impiego di una risorsa sempre più preziosa». «Ma se l’acqua può consentire alla coltura della bietola – ha proseguito Govi - di aumentare la redditività, non è certo una condizione sufficiente, in quanto servono. ad esempio, finanziamenti per la ricerca affinché tutta la filiera sia più competitiva.  Senza tralasciare una sempre maggior assistenza tecnica ai produttori».

Che l’acqua sia fondamentale per una buona riuscita della coltura è stato confermato anche da Beta, società di ricerca che ha elaborato i risultati di un anno di sperimentazioni effettuate in diverse regioni italiane. Si è citato che con l’irrigazione si possono raggiungere anche i 3.500 euro all’ettaro di produzione lorda vendibile. Ma l’acqua va utilizzata con criterio: irrigare male, con quantità sbagliate o nel momento meno opportuno, causa una diminuzione delle rese in zucchero.

 


Tratto da Agricoltura – gennaio 2005

  

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