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Dichiarazione Stampa

22 Agosto 2006

 

Antonio Mattioli

Segretario Nazionale Flai Cgil

 

Parmalat

 “Una risorsa dell’agroalimentare italiano nel mondo.

In questo modo possiamo definire la Parmalat del 2006 che, dopo quasi tre anni dal crack e grazie ad una mole di lavoro impressionante da parte di tutti i soggetti coinvolti (sociali ed istituzionali) caratterizzato da percorsi e scelte condivise, rappresenta un’importante occasione di sviluppo e può essere soggetto catalizzatore della filiera agroalimentare italiana.

Non sono stati anni facili, ma la soluzione individuata ha permesso di rispondere alla continuità produttiva ed occupazionale (pur passando da una forte riorganizzazione che ha visto l’alienazione di diverse unità produttive in Italia e nel mondo mantenendo comunque l’occupazione grazie al protocollo del Novembre 2004), al mondo dei conferitori, che in questo modo potranno contare su un reddito sicuro, ai risparmiatori danneggiati dal crack che hanno visto il loro credito riconvertito in azioni della nuova Parmalat attraverso le quali potranno recuperare, anche se parzialmente, quanto perso con gli investimenti precedenti.

Insomma è stato fatto un buon lavoro che non può restare incompiuto.

 Sull’assetto industriale ci sono le premesse per individuare soluzioni positive per la Centrale di Taranto e per la cessione della Emmegi di Termini Imerese (le manifestazioni d’interesse ed i conseguenti piani industriali dovranno permettere la continuità produttiva di queste realtà e per i circa 120 dipendenti coinvolti), mentre per la realtà di Lodi (circa 80 dipendenti), che rientra a pieno titolo nella nuova Parmalat, è necessario definire un piano a medio termine che risolva in modo definitivo l’annosa “querelle” della situazione immobiliare e del polo caseario.

Sul futuro di Parmalat si affaccia la possibilità che Newlat e Carnini (circa 500 dipendenti), in uscita dalla procedura giudiziale e concorsuale, rientrino a tutti gli effetti nel perimetro della Parmalat, riproponendo in questo modo la necessità di individuare soluzioni che tengano conto delle delibere dell’Antitrust; in questo caso non sarà possibile, almeno per quanto ci riguarda, ragionare di cessione di marchi ma dovrà trovare piena applicazione quanto previsto dal protocollo del novembre del 2004 e pertanto, nel caso di cessione, dovranno essere attivate le procedure per manifestazioni d’interesse in grado di garantire continuità produttiva ed occupazionale.

Parmalat deve anche essere definitivamente svincolata da effetti di trascinamento della vecchia situazione finanziaria, permettendo in questo modo di liberare risorse esigibili per gli investimenti necessari a consolidare un grande gruppo italiano nel mondo; le istituzioni ai massimi livelli dovranno operare in tal senso per agevolare soluzioni in grado di garantire questo percorso.

Non abbiamo mai mollato e non molleremo la presa, coscienti del fatto che il futuro di questo gruppo dipende anche da noi e con la certezza che il lavoro ed i lavoratori, le organizzazioni sindacali e la qualità delle produzioni hanno giocato un ruolo determinante per l’uscita dal crack e continueranno a giocarlo per consolidare questa importante risorsa.”

 

 

 

                                  

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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