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Ocm tabacco / Compromesso Ue

Il Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Unione europea corregge la riforma Fischler, il settore non viene smantellato

 E' scongiurato, almeno in parte, il rischio di perdere il lavoro per circa 130 mila addetti alla produzione e lavorazione del tabacco in Italia (soprattutto in Umbria e Campania). Il Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Unione europea, infatti, al termine di 18 ore ininterrotte di durissimi negoziati, ha raggiunto un accordo per riformare dal 2006 i settori del tabacco, dell'olio d'oliva, del cotone e del luppolo. La decisione è stata presa con il solo voto contrario della Spagna. 'Con l'accordo sulla riforma del tabacco abbiamo salvato 135.000 posti di lavoro".  ha commentato il ministro per le Politiche agricole Giovanni Alemanno. L'accordo è giudicato bene anche dalla Cgil. Carla Cantone, segretaria confederale, lo ritiene "il frutto positivo della lotta unitaria e di massa dei lavoratori". Commenti positivi anche dal presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, e dalla presidenza della Commissione europea. Meno ottimisti i sindacati di categoria umbri, che si riservano di dare un giudizio più articolato sulla base del testo approvato in sede Ue.

Ricapitoliamo quanto è accaduto. Tutto è iniziato a settembre dello scorso anno, quando la Commissione europea presentò una proposta di riforma dell’Organizzazione comune di mercato nel settore del tabacco (la cosiddetta riforma OCM tabacco, promossa dal commissario europeo all’agricoltura Franz Fischler) il cui obiettivo finale era quello di smantellare le coltivazioni di tabacco per combattere il tabagismo. La riforma prevedeva la totale separazione (“disaccoppiamento” il termine tecnico) tra l’erogazione dei fondi strutturali dell’Unione europea e il tipo di produzione a cui sono destinati. In pratica gli aiuti provenienti dal fondo Feoga Garanzia (circa 1 miliardo di euro all’anno versati al nostro paese, di cui 330 milioni destinati alla coltivazione del tabacco) avrebbero continuato a essere versati, ma slegati dalla produzione, giudicata “non etica”, del tabacco: sarebbero stati versati in un fondo di riconversione che, come ha sostenuto Alemanno, “non potrà mai garantire lo stesso impatto occupazionale”.

Da qui l'allarme dei sindacati e dei lavoratori. L’accordo raggiunto questa notte è un compromesso che tiene conto delle esigenze occupazionali. L'accordo prevede per il 2005 il mantenimento dello status quo; per il periodo 2006-2010 il disaccoppiamento parziale 40%-60% legato alla tipologia di tabacco prodotto (gli aiuti Ue saranno quindi legati  fino al 60% alla produzione e al lavoro); dal 2010 il 50% dei fondi destinati alla dismissione e il restante 50% alla riconversione. In sintesi la riforma viene diluita nel tempo.

Per Carla Cantone il risultato del negoziato sul tabacco 'è il frutto positivo della lotta unitaria e di massa dei lavoratori". Vince, a parere della dirigente sindacale, anche "il metodo concertativo praticato nella filiera, con la relativa opzione di sostenere un aiuto comunitario rapportato alla produzione insieme alla scelta di ancorarsi ad un modello produttivo socialmente coeso e sostenuto dalla Regione dell’Umbria e da quella della Campania'. 'Tutto ciò ha pesato sul negoziato condotto tra i Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea e il Commissario Fischler'. La segretaria confederale della Cgil si dice inoltre consapevole del fatto che l’intesa di Bruxelles 'va perfezionata con un’attenta gestione dell’emanando regolamento con un piano di settore ad hoc sul quale va aperto un tavolo negoziale rapido ed efficace in quanto -è il suo monito- i pericoli per l’occupazione permangono'. Infine sottolinea con soddisfazione il fatto che una proposta della Commissione Europea sia stata radicalmente cambiata negli obiettivi oltre che nelle misure: 'ciò -afferma- rappresenta una novità negoziale positiva nello scenario europeo nella direzione che le organizzazioni sindacali italiane avevano formalmente auspicato.

"Avremmo preferito che la percentuale fosse piu' alta - ha detto il segretario generale della Uila-Uil, Stefano Mantegazza - ma con l' impegno di tutti gli attori della filiera e delle istituzioni riusciremo a salvare tutti i 135.000 posti di lavoro''.

I sindacati di categoria umbri giudicano invece 'non positivo' l'accordo. "Le organizzazioni sindacali di categoria, Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil, riunitesi con le RSU - si legge in un comunicato unitario -, dopo aver valutato l’impalcatura dell’accordo sulla base delle notizie arrivate nella notte da Lussemburgo, esprimono un giudizio non positivo. Ribadiscono che se il governo avesse attivato prima l’intenso lavoro diplomatico degli ultimi giorni, i risultati sarebbero stati sicuramente migliori. Ritengono inoltre che le quote del 40-60% mettono a rischio il mantenimento della produzione e della prima lavorazione in Italia. Per questi motivi le organizzazioni sindacali hanno chiesto un incontro con l’assessore Liviantoni che si è svolto questa mattina. In questo incontro l’assessore si è impegnato ad attivare un tavolo regionale dell’intera filiera per monitorare la situazione delle imprese del tabacco e i risvolti che la riforma avrà nel sistema umbro alfine di adeguare le politiche regionali ai nuovi scenari derivanti dalle scelte UE. Liviantoni si è impegnato a convocare la prima riunione entro il 15 maggio. Le Organizzazioni sindacali di categoria chiedono che si applichi quanto sottoscritto a novembre presso il ministero dell’agricoltura. L’accordo, che recepiva il documento del tavolo umbro della filiera, prevedeva che la parte di disaccopiamento affidata alla gestione dello stato membro fosse condizionata all’occupazione. Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil esamineranno attentamente il testo che arriverà da Bruxelles e hanno già programmato, a partire dalla prossima settimana, assemblee nei posti di lavoro per illustrare quanto è stato deciso a Lussemburgo, per definire una proposta sindacale e per gestire i forzati cambiamenti che seguiranno'. 

 (22 aprile 2004)

 

 

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