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FLAI Nazionale
COMUNICATO STAMPA
FLAI CGIL: “L’ITALIA DELL’INDUSTRIA
ALIMENTARE SI E’ FERMATA AL 100%”
Barilla: 1.600 a zero. Lucchetti e
cancelli sono rimasti chiusi, anche Paolo Barilla non è riuscito ad
entrare nello stabilimento. Picchetti sotto le sedi di Confindustria.
Chiriaco: “Ha vinto l’unità sindacale tra Cgil, Cisl e Uil”.
L’adesione allo sciopero di 8 ore indetto
dalla Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil per la giornata di venerdì 22
luglio è stata pressoché totale nelle grandi e nelle piccole aziende di
tutta Italia. La protesta dei lavoratori per il rinnovo del II Biennio
del CCNL si è snodata dalle regioni del nord e del centro come Piemonte,
Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio fino a quelle del sud come
Campania, Puglia e Sicilia. In Emilia-Romagna il 100% dei lavoratori
degli stabilimenti della Parmalat, della Barilla e della Nestlè di Parma
hanno incrociato le braccia; la stessa adesione si è registrata a
Bologna per quanto riguarda i dipendenti della Manifattura Tabacchi. In
Piemonte, tra i tanti, la produzione si è fermata presso gli
stabilimenti della Pai, della Saclà e della Campari, dove hanno aderito
allo sciopero anche i lavoratori interinali. Gli stabilimenti della
Citterio e della Galbani di Milano sono rimasti chiusi, come quelli
della Heineiken a Venezia, quelli della Pepsi-Cola a Treviso, quelli
della Zuegg e dei Tortellini Rana a Verona. Nel sud, invece, non hanno
aperto gli stabilimenti della Latte Sole in Sicilia, della Ferrarelle e
della Nestlè in Campania.
In tutta Italia, davanti agli stabilimenti
delle più importanti aziende del settore, sono stati organizzati
partecipatissimi presidi dei lavoratori. Una delegazione della Flai-Cgil
di Napoli e Salerno ha manifestato nella mattinata davanti alla sede
regionale della Confindustria mentre fino alle ore 15 un picchetto di
lavoratori stazionerà davanti a quella del Piemonte. Nel Veneto anche i
rappresentanti delle aziende del settore saccarifero hanno manifestato
insieme ai lavoratori. Allo zuccherificio Coprobi di Bologna i
lavoratori sono in assemblea permanente.
La protesta è stata organizzata dopo
l’indecente proposta di aumentare i salari dei lavoratori dipendenti
dell’industria alimentare di soli 63 euro. Proposta che ha indignato i
lavoratori e le organizzazioni sindacali che avevano proposto un aumento
di 106 euro.
“La ferma e compatta adesione allo
sciopero è la giusta risposta dei lavoratori alle provocazioni della
Federalimentare e di Confindustria”, ha affermato il segretario generale
della Flai-Cgil Franco Chiriaco. “Ancora una volta i lavoratori hanno
dato prova della loro maturità, organizzando una protesta seria e con
forti motivazioni”, ha continuato Chiriaco, “perché la dignità di ogni
singolo lavoratore non può non passare attraverso il giusto
riconoscimento, anche economico, delle proprie prestazioni e della
propria professionalità. Tutto ciò dimostra come la conclusione positiva
dei negoziati contrattuali sia per i lavoratori assolutamente
prioritaria rispetto alla proposta di riforma del protocollo del luglio
1993, voluta dalla Confindustria e tesa ad impedire il rinnovo dei
contratti nazionali, a partire da quello degli alimentaristi e dei
metalmeccanici”.
Il segnale che i lavoratori hanno mandato
alle aziende alimentari e a Confindustria è forte e chiaro: non si
possono calpestare la dignità e i diritti di chi lavora ogni giorno in
un settore leader dell’economia italiana. La protesta non si ferma qui:
il blocco della flessibilità, degli straordinari e della mobilità è
infatti confermato fino a quando non verrà ritirata la proposta di
Federalimentare e Confindustria e non ne sarà presentata un’altra che
permetta il recupero del potere di acquisto dei salari dei lavoratori.
Ufficio
Stampa Flai-Cgil
23-7-2005
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