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  Cirio-Del Monte / Verso la campagna 2003

Stagione salva, ma futuro incerto

di Grazia Mantella

Per quest’anno la campagna dovrebbe essere salva: la Cirio pare ce l’abbia fatta ad assicurarsi oltre due milioni di quintali di pomodori per la stagione 2003. Nonostante le difficoltà finanziarie del gruppo, che rischiano di mettere a repentaglio la stessa attività produttiva, la Cirio-Del Monte è riuscita a garantire ai produttori agricoli (ma la notizia non è ancora del tutto confermata) fidejiussioni bancarie per un’ammontare di 13 milioni e mezzo di euro, in cambio di una fornitura di pomodoro pari a circa la metà della quantità complessiva di prodotto utilizzata dagli stabilimenti della società. Questo consentirà agli impianti di proseguire l’attività di trasformazione. Ma i timori sul futuro dei siti produttivi del gruppo privatizzato nel ’93 non possono dirsi del tutto sopiti. In ballo, tra fissi e stagionali, considerando anche le aziende dell’indotto e i conservifici che lavorano per Cirio, ci sono circa 4 mila posti di lavoro. Quello appena trascorso è stata un periodo movimentato. Le otto ore di sciopero e la manifestazione a Roma di giovedì 13, il consiglio d’amministrazione Cirio nella stessa giornata, l’attesa per la scadenza del 15 febbraio, data entro la quale l’azienda avrebbe dovuto presentare le fidejiussioni (garantite, sembra, dalla Ras) per stipulare i contratti di conferimento con i produttori agricoli, come richiesto dalla normativa comunitaria. Se l’attività produttiva potrà dunque continuare, nonostante le difficoltà finanziarie del gruppo, che ha chiuso il 2002 con una perdita pari a 152,1 milioni di euro, la situazione è ancora critica. I sindacati hanno chiesto nei giorni scorsi un incontro alle Regioni Emilia-Romagna e Campania perché assumano un ruolo più incisivo nella vertenza rispetto ai mesi scorsi. Lo sciopero del 13 febbraio (la settimana prima c’era stato il presidio sotto la sede della Cirio Finanziaria) è riuscito bene, secondo le organizzazioni sindacali di categoria, che chiedono “un piano industriale di forte rilancio”. “È stata una bella giornata di lotta – commenta Enzo Lacorte, della segreteria nazionale Flai –. C’è stata una grande partecipazione da parte dei lavoratori”. Secondo le stime delle sigle di categoria, la protesta è riuscita all’80 per cento, vista la scarsa partecipazione dei lavoratori dello stabilimento di San Polo di Podenzano, nel Piacentino, compensata dall’adesione dei dipendenti di quello di San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, e dalla partecipazione massiccia degli addetti della Campania, su cui insistono lo stabilimento di Caivano, in provincia di Napoli, e, nel Casertano, il Centro ricerca e l’azienda agricola di cui dispone. “Su cinque realtà – rimarca Lacorte – in quattro abbiamo avuto il 100 per cento di adesioni”. La “tensione sui luoghi di lavoro va però tenuta ancora alta”, sostengono i sindacati di categoria, soprattutto laddove la partecipazione è stata tiepida. Il flop a San Polo può essere dovuto, secondo Lacorte, “a un misto di rassegnazione e tranquillità rispetto alla soluzione occupazionale”. Per gli addetti di quell’impresa è stata infatti prospettata un’offerta di gestione in affitto da parte di una cordata di imprese locali: Columbus, Mantua Surgelati e Steriltom. Queste si sono offerte di proseguire l’attività di conservazione, prendendo in affitto lo stabilimento e assicurando “garanzie occupazionali per gli operativi”, come riferisce Lacorte. “Che cosa intendano per operativi – prosegue scettico il segretario Flai – non mi è ancora chiaro, ma la soluzione o si trova per tutta la Cirio o non si trova per nessuno”. Proprio per ricercare una soluzione che salvaguardi l’integrità del gruppo, il ministero delle Attività produttive si è impegnato a organizzare a breve un incontro tra azienda e rappresentanze sindacali. A risolvere la situazione non basterà, ovviamente, il “prestito-ponte” da 20 milioni e mezzo di euro accordato da sette banche (tra cui la San Paolo di Torino, per 2,5 milioni, che solo qualche giorno fa si è decisa a dire il sì definitivo all’operazione). Sarà per lo più una boccata d’ossigeno dopo la crisi finanziaria esplosa nel novembre scorso, con il mancato pagamento del bond (prestito obbligazionario) da 150 milioni di euro, ma non sistemerà le cose. Un altro bond per un analogo ammontare, garantito da Cirio Finanziaria, scade alla fine di maggio. “Ma questa ce li ha i soldi per pagare?”, è la domanda un po’ retorica di Lacorte. La risposta, secondo il segretario, è che allo stato i soldi non ci sono. “Ancora non è stato definito il piano finanziario. Definita forse, per ora, è stata la guerra dei vertici sulla gestione dell’operazione, ma quale operazione si farà, ancora non è detto da nessuna parte”. Poco convinto (“parlando chiaramente da sindacalista e non da esperto finanziario”, come tiene a sottolineare), Lacorte si dichiara anche nei confronti della “ventilata proposta al mercato di trasformare i bond in azioni Cirio”. Perché, sempre a parere del segretario Flai, è difficile che i possessori di bond si decidano a convertire il loro credito in azioni che, in definitiva, li porterebbero, paradossalmente, a essere debitori di se stessi, visto che di bond in pagamento ce ne sono per altri cinque anni (gli ultimi due, 2007 e 2008, garantiti proprio dalla Cirio-Del Monte). “Se quest’anno la Cirio del Monte producesse utili, questi dovranno andare a concorrere al pagamento dei bond. Concorrere, appunto, perché in ogni caso anche qualcun altro i soldi li dovrà tirar fuori, a meno che una parte dei bond venga pagata e una parte venga invece convertita in azioni, trasformando i possessori di bond nei futuri azionisti della Cirio Finanziaria”. “Per realizzare un’ipotesi di questo tipo – è il ragionamento di Lacorte –, la Cirio deve mantenere dei soggetti produttivi di ricchezza”. Ma, secondo l’argomentazione dei sindacati, se questi soggetti (i siti produttivi) vengono dati in affitto, qualcun altro si prenderà il marchio e il mercato, producendo quindi valore per se stesso, non per il gruppo. “Quando arriverà la scadenza del bond garantito dalla Cirio-Del Monte, come sarà pagato se nel frattempo altri si sono presi il mercato e il relativo valore?”. L’ipotesi d’affitto, in definitiva, reca con sé quest’incognita sulla prospettiva: “Bisogna fare una scelta precisa – sottolinea Lacorte –, che salvi la realtà industriale e faccia rispondere alla holding delle difficoltà finanziarie”. La linea del sindacato, dunque, è quella di ricercare una soluzione industriale e anche imprenditoriale, che faccia perno sul management e sui produttori e sull’integrità di tutto il gruppo produttivo. Non è necessario che qualcuno rilevi gli stabilimenti: l’importante è che questi siano sottratti al condizionamento della Finanziaria. “È una questione di scelte – sostiene il segretario della Flai –. Finora il cda ha salvaguardato la società sportiva Lazio più che il gioiello produttivo”. Lo stesso consiglio d’amministrazione, nel quale siede ancora (nonostante tutto) Sergio Cragnotti, non più come presidente, ma pur sempre con un consistente pacchetto azionario. Anche se la campagna del pomodoro per il 2003 è salva, lo stato d’emergenza non è comunque ancora rientrato. “Bisogna evitare che alla scadenza del prossimo bond le banche rifacciano l’operazione di mettere le mani sugli incassi della Cirio-Del Monte – conclude Lacorte –. La via è stretta, ma è percorribile. Anche perché non si tratta di una crisi industriale, ma meramente finanziaria”.

(Rassegna sindacale, n.7, 25 febbraio 2003)

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