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La liquidazione di Cirio
finanziaria |
Una realtà produttiva da salvare
di Stefano Iucci
Che c'entra Cirio Del Monte con Cirio
Finanziaria? Che c'entra un gruppo industriale solido con una scatola
finanziaria piena di debiti? All'indomani dell'assemblea degli azionisti
che, il 3 luglio, ha sancito la liquidazione di Cirio Finanziaria, i
sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil chiedono la convocazione
immediata di un tavolo di crisi che, innanzitutto, separi i destini dei
due soggetti. «La Cirio Del Monte deve essere posta in amministrazione
straordinaria con il ricorso alla legge Prodi spiega Enzo Lacorte, della
segreteria nazionale della Flai Cgil . Bisogna salvaguardare il progetto
industriale e l'integrità del gruppo Cirio Del Monte con il
coinvolgimento di tutti i soggetti produttivi del sistema Cirio e delle
Regioni interessate, cioè Emilia Romagna e Campania». Se così non fosse
la vicenda Cirio sarebbe l'ennesimo, brutto, capitolo di una storia
altrettanto brutta: quella del progressivo declino industriale italiano,
accompagnato dalle scelte politiche sbagliate del governo in carica.
Insomma, per il sindacato occorre fare di tutto salvare un gruppo
storico dell'agroindustria italiana: proprio con il marchio Cirio, nel
1856, sono state prodotte le prime conserve italiane; ma ci sono anche
le polpe De Rica, i succhi di frutta Mangiaebevi, le ananas in scatola
Del Monte. La Cirio Del Monte produce 300.000 tonnellate di pomodoro
fresco, settemila tonnellate di conserve e novemila tonnellate di legumi
freschi. Detiene il 20 per cento del mercato italiano del pomodoro e il
25 per cento di quello delle conserve di frutta. Ha circa 6.000 addetti
(tra stabili e stagionali) impiegati negli impianti di San Polo di
Podenzano (Pc), San Felice sul Panaro (Mo) e Caivano (Na). A Caserta,
infine, opera un avanzatissimo centro di ricerca sulle conserve
vegetali. «Poteva essere una grande multinazionale italiana nel settore,
con un pacchetto di prodotti e brevetti di grande interesse commenta il
sindacalista , ma questo progetto rischia di essere compromesso da
un'alchimia finanziaria». L'alchimia, per usare un eufemismo, è quella
di Sergio Cragnotti che, come è noto, ha trasferito i debiti di Cirio
Finanziaria sulle aziende controllate e, tra queste, sulla Cirio Del
Monte che prima di questa operazione, e fino al 2002, produceva utili.
Anche grazie al sacrificio dei lavoratori. Sindacato e management
avevano, nel 2000, sottoscritto un importante piano di ristrutturazione
e rilancio, con grande spazio ai prodotti biologici, per esempio nel
progetto Serramarina di Matera. Ma la vicenda Cirio incrocia un altro
evento fondamentale per il destino dell'industria italiana: la
privatizzazione della Sme, di cui Cirio faceva parte. «Lo "spezzatino"
del grande gruppo pubblico osserva ancora il sindacalista lo paghiamo
ancora oggi con la debolezza degli assetti industriali del settore. Così
come scontiamo una fase nefasta dell'economia italiana che ha visto i
finanzieri sostituire gli industriali e gli interessi di borsa prevalere
sulla creazione di valore industriale. Una fase che purtroppo continua.
Quando Tremonti dice: Difenderemo in ogni modo i "bondisti", i
risparmiatori, non fa che ripetere lo stesso schema. Al governo non
interessa la dimensione produttiva, ma solo quella finanziaria». Per i
sindacati, invece, proprio la dimensione produttiva è essenziale per
essere competitivi sul mercato e per questo uno «spezzatino» di Cirio
Del Monte (cui pure le banche potrebbero puntare) va evitato a ogni
costo.
tratto da Rassegna sindacale (1 agosto
2003)
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