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Economia
tratto da Repubblica |
Alemanno: no allo
spezzatino, serve un progetto forte
Urso: la crisi è finanziaria,
non industriale
Il governo detta le
condizioni
"Cirio non passi agli stranieri"
I gruppi Divella e Conserve Italia pronti a scendere in
campo
di
WALTER GALBIATI
ROMA
- "La Cirio deve rimanere in mani italiane", purché non siano ovviamente
quelle di Cragnotti. Il ministro per le Politiche Agricole, Gianni
Alemanno (An), ha le idee chiare su quale debba essere il futuro del
gruppo agro-alimentare e non disdegna nemmeno la sponsorizzazione della
cordata formata da Conserve Italia-Divella.
La preoccupazione principale del ministro è di salvaguardare la
produzione industriale e, se possibile, l'unitarietà del gruppo. Gli fa
eco anche il vice ministro alle Attività produttive, Adolfo Urso, suo
compagno di partito, che chiama a raccolta la crema dell'industria
agroalimentare italiana. "La soluzione migliore è una cordata
industriale che rappresenti il meglio di quanto l'Italia esprime nel
settore, come potrebbero essere Divella e Conserve Italia". E lascia
aperta una porta anche all'intervento di imprenditori stranieri, ma "a
condizione che la guida resti italiana".
E la disponibilità di Conserve Italia non si è fatta attendere. Prendere
subito in affitto la gestione e successivamente rilevare interamente il
gruppo. Maurizio Gardini, presidente della cooperativa, tra i cui marchi
il più celebre è Valfrutta, è pronto a intervenire "per salvare la
campagna del pomodoro". Poi, al termine del periodo di amministrazione
straordinaria, che potrebbe durare dai 12 ai 15 mesi, si procederebbe
all'acquisto.
Gardini è aperto anche a collaborare con gli industriali Divella, che a
sua volta hanno risposto positivamente all'invito. "Siamo pronti a
raccogliere l'invito del ministro Alemanno e a fare la nostra parte per
salvare la Cirio. Se si tratta di intervenire su singoli rami d'azienda
possiamo farlo da soli, se si deve puntare a salvaguardare l'integrità
del gruppo allora, abbiamo bisogna di alleanze e Conserve Italia
andrebbe benissimo", hanno dichiarato gli imprenditori pugliesi.
Quando si parla di soldi da mettere sul piatto, però, Gardini non si
sbilancia. "Non si possono fare cifre in questa situazione", anche se
una cosa è certa: "L'azienda oggi ha perso smalto e più durerà questa
situazione più perderà smalto e quindi valore". Al di là dei buoni e
interessati propositi emersi ieri, non bisogna però dimenticare che
l'ultima parola spetta al ministro delle Attività produttive, Antonio
Marzano, che deve eleggere i tre commissari (un legale, un
commercialista e un manager) per l'amministrazione straordinaria. E
proprio Mario Valducci, il sottosegretario con delega all'industria, ha
richiamato in causa il piano Livolsi, che oltre al salvataggio delle
attività produttive, prevede una via di uscita anche per gli
obbligazionisti.
(3 agosto 2003)
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