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FLAI-CGIL NAZIONALE
Lettera aperta a Gatteo
Con amarezza ho preso atto della risoluzione
scaturita dal consiglio comunale di Gatteo in merito alla vicenda Arena,
soprattutto dopo il confronto a “viso aperto” che si è tenuto in occasione
dell’incontro dello scorso 5 Luglio con tutti i consiglieri.
E’
assolutamente vero che la soluzione di un problema come quello prodotto
dalla chiusura dell’Arena di Gatteo passa da un confronto in sede sindacale
che costringe l’Azienda a rispondere eticamente e socialmente ai lavoratori
ed alla cittadinanza, ma è anche vero che solo una coesione sociale senza
precedenti, che vada aldilà degli schieramenti, potrebbe rendere operativo
l’impegno al quale abbiamo costretto questo Gruppo.
Quando ho preso in mano questa vicenda, circa un anno fa, arrivando ultimo
rispetto all’impegno profuso dai miei compagni e colleghi per fare di tutto
per evitare la chiusura dello stabilimento, eravamo di fronte ad un’attività
che non c’era più, ad un gruppo che impunemente si allontanava dal
territorio senza “colpo ferire”, ad un’area dismessa ed inutilizzata che
restava di proprietà di Di Dario come voce attiva di bilancio senza costi
aggiuntivi, con circa 500 dipendenti in mezzo alla strada e con la copertura
di ammortizzatori sociali a tempo, al termine dei quali non vi era nessuna
tutela per le famiglie coinvolte.
Dopo un anno in cui nessuno ci ha regalato nulla, tanto meno l’Azienda,
siamo riusciti a portare la vertenza al livello più alto delle istituzioni
(in sede di Governo), costringendo l’Arena a costruire insieme un piano
industriale credibile, finanziariamente ed economicamente sostenibile, al
quale lei ha riposto chiedendo lo scambio sulla modifica di parte di
destinazione d’uso dell’area da industriale a commerciale (modificando nel
corso della trattativa la posizione iniziale), che noi abbiamo condizionato
con lo studio di logistica integrata e decontestualizzando l’investimento
(prima lo stabilimento e poi il resto), vincolandola ad un accordo blindato.
Era
necessario, a questo punto, che ci fosse un’apertura di credito condizionata
anche da parte del livello istituzionale locale per raggiungere un obiettivo
che un anno fa sembrava utopistico.
Se
è vero che nessuno si può permettere di ledere l’autonomia della politica è
anche vero che la politica ha la responsabilità di garantire la tutela del
territorio e non solo di una parte di esso.
Se
ne sono dette di tutti i colori: quello di Arena è un ricatto (quando
in realtà noi siamo riusciti a costringere Di Dario a ritornare sui suoi
passi), per la chiusura non ci sono problemi visto che l’economia locale
è in grado di assorbire la manodopera (quando in 400 lavoratori
rischiano di rimanere a spasso senza reddito), il sindacato è connivente
con l’Azienda (quando per poter costringere Arena a condividere un piano
industriale abbiamo mobilitato l’intero Gruppo, abbiamo attivato iniziative
di lotta, unico strumento a nostra disposizione, abbiamo coinvolto le
istituzioni a tutti i livelli), Arena è inaffidabile (è vero, lo
stiamo sostenendo da tempo, anche quando eravamo soli a contestare il
ridimensionamento del gruppo e Gatteo stava alla finestra a guardare la
riduzione graduale degli organici da 900 a 500 nel giro di pochi anni e si
accusava il sindacato di non essere lungimirante perché si metteva di
traverso e non “favoriva” le scelte competitive dell’azienda), bisogna
favorire gli imprenditori locali (quando in questi anni nessuno si è
reso disponibile a favorire una possibile riconversione ed anzi in alcuni
casi, nella provincia, si sono chiusi occhi ed orecchie di fronte a
“magnati” favorendo soluzioni industriali discutibili che hanno impoverito
il territorio, il reddito e le condizioni dei lavoratori).
Se ne sono dette, ma fatte poche!
Per
quanto mi riguarda abbiamo cercato di costruire una soluzione blindata che
garantisse il territorio, le istituzioni, i lavoratori ed obbligasse Arena
ad investire per rispondere socialmente ed eticamente a Gatteo, pensavamo di
esserci riusciti anche grazie al lavoro svolto dal Ministero delle Attività
produttive ed dal sindaco di Gatteo, che in modo critico ed autonomo, ma
costruttivo, ci hanno seguito in questo percorso, obbligando l’azienda ad
essere condizionata.
Questa mattina, dopo il consiglio comunale, cosa abbiamo in anno?
Un
progetto a metà, un terreno ed un fabbricato smobilizzati (un’area vuota),
un’azienda che non è più vincolata al territorio e che nel bilancio
continuerà a mettere nelle attività il valore del terreno, 400 lavoratori
che non potranno più avere quegli ammortizzatori necessari a garantire
reddito in attesa della riconversione (dalle mie parti si dice “con il culo
per terra” ), un territorio più povero.
Non
me ne frega niente dei dubbi di chi si chiede “ se l’azienda è inaffidabile
che certezze abbiamo”?
A
parte il fatto che in alcuni casi li considero strumentali visto che in
tutti questi anni nessuno, a parte noi, ha proferito verbo, in generale
l’Emilia Romagna, attraverso una coesione sociale straordinaria, ha
dimostrato nella sua storia che è in grado di risolvere i danni causati
dalla finanza creativa e dall’imprenditoria irresponsabile vedi i casi
Parmalat, Battistero, Boschi, per citarne alcuni.
A
Gatteo è mancata questa coesione sociale!
Noi
abbiamo una responsabilità; quella di prospettare un futuro a 400 famiglie!
Nell’incontro del prossimo 16 Luglio al Ministero delle Attività produttive,
al quale sarà presente anche il Ministero del Lavoro, proseguiremo,
confidando anche nella disponibilità del Sindaco, nella ricerca
dell’obiettivo occupazionale e di garanzia del reddito ed impediremo che
l’Azienda si sfili.
Dopo ieri sera sarà tutto stramaledettamente più complicato!
Una
cosa è certa: per quanto mi riguarda se qualcuno ha proposte alternative può
contribuire al confronto, in caso contrario è meglio che si stia zitti e si
eviti di ergersi a giudici con atteggiamenti populistici che nulla hanno a
che fare con il lavoro e con le garanzie occupazionali!
Antonio Mattioli
Segretario Nazionale Flai Cgil
Roma, 11 Luglio 2007
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