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Comunicato
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Si affaccia un “colosso”
italiano nelle filiera dell’ortofrutta ed in particolare nella
produzione e trasformazione del pomodoro.
L’operazione di C.I.O. e Consorzio
Casalasco, che attraverso la costituzione della Boschi Food Beverage
hanno acquisito da Parmalat la Boschi (due stabilimenti presenti nel
parmense a Felegara e Fontanellato che occupano circa 500 dipendenti tra
fissi e stagionali) ed i marchi Pomì, Pais e Pomito, sicuramente
rappresenta una risposta condivisa alla modifica strutturale del
comparto ortofrutticolo, soprattutto per la fase della trasformazione;
accorpamento e massa critica, integrità delle filiera, certificazione di
processo e rintracciabilità delle produzioni sono elementi determinanti
per consolidare e sviluppare il comparto anche in presenza della o.c.m.
ortofrutta.
Un’operazione fatta nel silenzio totale
che, anche se segna una soluzione positiva per il comparto, mette
comunque in discussione il perimetro industriale della nuova Parmalat,
disattendendo in questo modo tutte le procedure convenute con il
protocollo del novembre 2004.
Per riguarda la stessa Parmalat non si può
e non si deve prescindere dagli accordi convenuti in merito ai livelli
occupazionali; tali accordi sono parte integrante del piano industriale
e finanziario che ha permesso l’uscita dal crack, tutelando i
lavoratori ed il rapporto con i creditori ed evitando uno spezzatino
sull’altare della rendita finanziaria.
A questo punto, aldilà del beneplacito
del Governo e di tutte le associazioni agricole e dei produttori, è più
che mai necessario aprire un tavolo di verifica per valutare gli effetti
dell’operazione anche alla luce della composizione del distretto e del
rischio di cannibalizzazione nella produzione e trasformazione del
pomodoro.
In questo distretto, compreso tra le
province di Cremona, Piacenza e Parma, sono occupati, circa 8.000
lavoratori tra fissi e stagionali suddivisi in 15 aziende, vengono
trasformati dai 14 ai 16 milioni di quintali di pomodoro.
Alcune di queste realtà lavorano
marchio proprio come Mutti, Rodolfi, Boschi, ed altre sono copaker di
gruppi nazionali e multinazionali come Barilla (sughi), Parmalat
(succhi), Star (sughi), Nestlè (linea Buitoni), Conserve Italia; quali
effetti sul fronte dei volumi produttivi ed occupazionali si produrranno
a fronte della o.c.m. ortofrutta? Quali effetti si produrranno rispetto
alle tensioni finanziarie scaricate sui soci dei consorzi per la mancata
vendita del trasformato? Quali effetti si produrranno sul fronte
logistico dopo che da anni stiamo richiedendo di attivare una
piattaforma unica in grado di rispondere ai costi ed all’efficienza
organizzativa dell’intero distretto? Quali effetti si produrranno
rispetto all’incapacità dei soggetti del distretto di mettere in rete
punte avanzate del territorio come la Stazione Sperimentale delle
Conserve con le singole realtà sul piano della ricerca ed innovazione?
Come stanno insieme soggetti che anche sulla partita della o.c.m.
orotfrutta si sono trovati su fronti opposti come ad esempio nel caso
del disaccoppiamento? Sono domande che pretendono una risposta chiara ed
inequivocabile e sulle quali incalzeremo il nuovo soggetto industriale
(Boschi Food Beverage – C.I.O. – Consorzio Casalasco) che da solo
rappresenta il 35/40% dell’intero distretto.
Su questa vicenda non va sottaciuto il
fatto che la parte del lavoro dipendente è strategica ed ha dignità pari
alle motivazioni economiche, produttive e finanziarie che stanno alla
base di questa scelta; in questi giorni qualcuno lo ha dimenticato, ma è
dimostrato dai fatti, che l’unico modo per garantire stabilità e
sviluppo è quello di condividere scelte e strategie con il
coinvolgimento di tutti i soggetti interessati e sicuramente il lavoro
non è secondo a nessuno.
I
Segretari Nazionali Flai Cgil
Stefania Crogi – Antonio
Mattioli
Roma, 22 Maggio 2007
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