|
FLAI- CGIL
NAZIONALE
COMUNICATO
STAMPA
All’Amadori di S. Vittore di Cesena,
stabilimento che occupa 2.000 dipendenti, il 30% dell’intero gruppo, la
situazione è insostenibile.
Da anni, isolati ed attaccati da tutte
le parti perchè i nostri interventi per qualcuno mettevano in cattiva
luce l’immagine aziendale e danneggiavano il marchio sul mercato, stiamo
denunciando il problema legato alla sicurezza sul lavoro.
Nell’isolamento totale abbiamo cercato
di determinare miglioramenti e di tutelare il lavoro dipendente;
un’iniziativa che rasenta la sterilità perché portata avanti solo da
noi, condizionata da anni di crisi del comparto avicolo, osteggiata
dall’impresa, inascoltata dalle istituzioni.
Dopo più di 200 casi di malore negli
ultimi 12 mesi, un morto sul lavoro, ci si accorge che esiste un
problema Amadori.
Oggi tutti tentano di correre ai ripari
e, come al solito in questo paese, lo si fa quando il problema è
diventato un’emergenza.
Abbiamo mobilitato l’intero gruppo per
sostenere le nostre ragioni e, se nel giro di poco tempo l’azienda non
si renderà a sedersi al tavolo per affrontare il problema alla radice
per l’intero gruppo, la mobilitazione assumerà toni e modalità ben più
evidenti.
Non abbiamo bisogno dello sciacallaggio
dell’ultimo secondo, portato avanti da chi fino a ieri non ha mosso un
dito per i lavoratori di Amadori, finalizzato a garantirsi un minimo di
visibilità giocato sulla pelle della gente ed attaccando per questo
motivo ed in modo strumentale le organizzazioni sindacali.
Abbiamo bisogno che ognuno, a tutti i
livelli, si assuma la responsabilità per evitare che questa emergenza si
trasformi in un disastro economico e sociale e per ridare dignità al
lavoro che non può continuare ad essere considerato un costo da
sacrificare sull’altare del mercato.
Un’azienda, che dal territorio ha avuto
tutti i benefici possibili (anche quelli economici), ha la
responsabilità sociale ed etica di collaborare per risolvere un problema
che sembra esser diventato un cancro; non può continuare a nascondersi
dietro assurdi silenzi o considerarsi vittima di un movimento
persecutorio.
Le relazioni di Ausl ed Arpa
rappresentano strumenti utili su cui lavorare, ma non abbiamo più tempo
da perdere e pertanto vanno assunte immediatamente le scelte necessarie
a garantire sicurezza per i lavoratori.
Nessuno si permetta di usare il ricatto
occupazionale per tacitare i lavoratori e sminuire in questo modo
l’entità del problema; in questo caso si aprirebbe un conflitto le cui
conseguenze sono imprevedibili.!
Antonio Mattioli
Segretario Nazionale
Roma,
17 Luglio 2008
|