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Lettera aperta ai lavoratori di Conserve Italia di Caivano

 

 

Sto leggendo in queste ore dichiarazioni di grande soddisfazione per come si è conclusa la vertenza sulla cessione dello stabilimento ex Cirio da parte di Conserve Italia al Gruppo Franzese.

Volevo evitare commenti di ordine generale e poterne parlare direttamente con i lavoratori, visti gli impegni presi in occasione dell’avvio della vertenza, ma dopo queste sollecitazioni permettetemi alcune riflessioni a “voce alta”.

All’inizio della vertenza, come del resto nel corso dell’intero 2007, ci siamo posti un obiettivo alto ed importante: quello di impegnare Conserve Italia su un piano industriale che garantisse stabilità occupazionale, mantenimento dei siti produttivi, rilancio del prodotto e integrità della filiera.

Per raggiungere questo obiettivo Caivano, per ragioni storiche, produttive, professionali, etiche, territoriali, rappresentava un elemento determinante.

Eravamo soddisfatti, anche se preoccupati, per quanto condiviso nel marzo 2007 e confermato nell’ottobre 2007, così come era comprensibile l’esasperazione dei lavoratori nel momento in cui quanto convenuto veniva vanificato in pochi secondi per la decisione di Conserve Italia di disattendere tutti gli accordi e cedere il sito produttivo di Caivano.

Abbiamo, insieme, tradotto l’esasperazione in una serie di richieste, condivise anche dalla Regione Campania e dall’intero coordinamento sindacale del gruppo, tutte finalizzate a garantire continuità produttiva ed occupazionale, legalità e rilancio del marchio  nel meridione.

Ce l’abbiamo messa tutta, anche di più, ma l’obiettivo non è stato raggiunto e, nonostante il permanere della non condivisione dell’operazione, ci siamo trovati di fronte alla decisione di tutelare o meno i lavoratori dipendenti.

Abbiamo scelto la strada delle tutele garantite dal livello istituzionale più alto come il ministero; abbiamo fatto un accordo che possiamo considerare positivo se lo slegassimo dal contesto territoriale.

Ma il contesto territoriale c’è e per questo bisognerebbe almeno evitare di rilasciare dichiarazioni entusiaste, bisognerebbe fare i conti con la realtà e andare avanti.

Fare i conti significa dire ai lavoratori che sino “all’ultimo respiro” dovremo essere i garanti di diritti, tutele e legalità che nessuno si può permettere di mettere in discussione anche se si chiama Conserve Italia o Franzese; fare i conti significa che da subito bisogna incalzare Conserve Italia per il rinnovo di un integrativo di gruppo che deve ripartire dalla necessità di ripristinare un sistema di relazioni sindacali serie e rispettabili della dignità della rappresentanza e del ruolo del lavoro dipendente; fare i conti significa vigilare sul Gruppo Franzese per il rispetto degli accordi; fare i conti significa ripartire da questa vicenda per imporre all’intera Campania un impegno sulla qualificazione di una filiera agro-alimentare che, attraverso la qualità e la rintracciabilità dei prodotti, la certificazione etica e sociale, l’applicazione dei contratti, la legalità, gli investimenti, sia in grado di competere per uno sviluppo sostenibile, cacciando a calci nel c… chi sfrutta, chi specula sui marchi, chi non garantisce la salubrità dei prodotti.

Caivano ci consegna una lezione che non possiamo dimenticare; esaltare l’accordo che io stesso ho sottoscritto il 4 febbraio vuol dire dimenticarsi che bisogna fare i conti.

 

 

Antonio Mattioli,

Segretario Nazionale Flai-Cgil

  

 

Roma, 6 Febbraio 2008

 

 

     

 

 

 

 

 

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