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FLAI-CGIL
NAZIONALE
Comunicato stampa
BASTA CON LE IMPRESE CHE
RISOLVONO I PROBLEMI FINANZIARI CON I TAGLI OCCUPAZIONALI E LE CHIUSURE
DEI SITI
Dichiarazione alla stampa del Segretario nazionale Flai-Cgil Antonio
Mattioli
“In questo paese, in particolare nella
filiera agro-alimentare, invece di lavorare per consolidare produzioni
di qualità, investire per innovare prodotti e processi, valorizzare le
filiere, si continua a competere con logiche corporative, finalizzate a
posizioni di rendita economica, utilizzando il lavoratore ed il
consumatore come cassa di compensazione. E' esattamente quanto sta
accadendo nella filiera del latte e dei suoi derivati.
Dopo molteplici
tentativi non si è riusciti a mettere attorno ad un tavolo la parte
agricola, la trasformazione, la distribuzione per cercare posizioni
comuni in grado di sostenere competizione e sviluppo salvaguardando
qualità dei prodotti, lavoro ed un rapporto con il prezzo al consumo che
garantisca gli operatori del settore ed il consumatore.
Quando questo
scenario si presenta nella cooperazione, dove ogni soggetto della
filiera compete con l'altro senza esclusione di colpi, si producono
effetti dirompenti.
La crisi di
Granarolo è anche frutto di questo contesto aggravata dal fatto che sul
fronte finanziario non è tutto rose e fiori dopo l'operazione Yomo.
Per quanto ci
riguarda ci sono comunque le condizioni per ragionare di sviluppo, di
rilancio dei marchi e per questo motivo non possiamo accettare
supinamente le chiusure di Pettinicchio e di Merlo.
Non siamo
disponibili a perdere 350 posti di lavoro sull'altare di un piano che
semplicemente intende adeguare Granarolo al mercato.
La
mobilitazione, lo sciopero, hanno l'obiettivo di far recedere Granarolo
dalle decisioni assunte, coinvolgere l'intera filiera ed i livelli
istituzionali per garantire continuità produttiva ed occupazionale.
Siamo stanchi
di denunciare le inefficienze di questo paese, l'incapacità e la
mancanza di volontà dei soggetti della filiera di interagire per
favorire competizione e sviluppo; siamo stanchi di essere la banca delle
crisi perché di fronte ai problemi l'unica risposta che arriva dalle
imprese è taglio occupazionale, chiusura dei siti produttivi,
contrazione di salari e diritti.”
Roma, 29 Febbraio 2008
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