FLAI-CGIL NAZIONALE
Comunicato Stampa
TRA PROCESSI E
PIANO INDUSTRIALE, QUALE FUTURO PER
PARMALAT?
Dichiarazione alla stampa del Segretario generale della Flai-Cgil
Franco Chiriaco
“Il processo per Parmalat che comincia
oggi sancisce di fatto la fine di una storia lunga cinque anni che ha
portato il gruppo alimentare dal crack fino al suo definitivo
consolidamento economico, finanziario e produttivo.
Che il pezzo industriale di Parmalat fosse
sano e redditizio lo dicevamo già all’indomani del crack, ma i dati più
che lusinghieri relativi all’esercizio per l’anno 2007 ci fanno dire che
il gruppo è ormai pronto al grande salto di qualità.
Parmalat non solo è sopravvissuta al
crollo ma ha consolidato il suo trend positivo e ha fatto segnare una
crescita di fatturato pari al 9% su scala mondiale e pari al 13% su
scala nazionale.
Oltre ai guadagni relativi alle vendite e
al buon andamento del titolo azionario Parmalat ha fatto segnare
importanti entrate anche attraverso il meccanismo delle risarcitorie,
che si attestano intorno al milione di euro.
A fronte di questa situazione
economico-finanziaria di tutto rispetto è, pertanto, giunta l’ora di
discutere di futuro, anche attraverso il rinnovo dell’accordo di gruppo
e l’approvazione di un piano industriale di medio termine per il biennio
2008-2009.
La Flai-Cgil ritiene utile che tutte le
risorse consolidate da Parmalat non siano ridistribuite tra gli
azionisti, come qualcuno vorrebbe, ma che siano piuttosto reinvestite
per consolidare ulteriormente la posizione strategica del gruppo.
Se, infatti, l’80% del core business di
Parmalat deriva dalle cosiddette commodities (mercato del latte) occorre
investire ulteriormente sui prodotti ad alto valore aggiunto come il
latte funzionale, gli yogurt e i succhi di frutta e dare vita ad
un’operazione di ricerca e innovazione sulla linea salutistica e
nutrizionale dei prodotti.
Si potrebbe, quindi, pensare di rafforzare
il ramo lattiero-caseario oppure lavorare per acquisizioni strategiche
in settori merceologici affini per la costituzione di un polo
agro-alimentare sul quale Parmalat potrebbe giocare il ruolo di
capo-fila.
A tal fine si rende, però, necessaria una
diversa organizzazione dei 16 siti produttivi attraverso la
specializzazione delle produzioni e la valorizzazione dei lavoratori.
Si sa che la tentazione rende l’uomo ladro
e dobbiamo, pertanto, resistere e vigilare affinché per il futuro di
Parmalat non prevalgano interessi che poco hanno a che fare con lo
sviluppo industriale e con la valorizzazione del capitale umano
impiegato nel gruppo. I lavoratori, infatti, hanno già pagato un prezzo
troppo alto e oggi vogliono sentire parlare solo di consolidamento, di
sviluppo e di lavoro”.
Roma,
14 Marzo 2008
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