FLAI-CGIL
Nazionale
COMUNICATO
STAMPA
STATO DI AGITAZIONE DEI LAVORATORI DELL’ORTO-FRUTTA CONTRO IL MANCATO
RINNOVO DEL SECONDO BIENNIO ECONOMICO
Le Segreterie nazionali di Fisacat-Cisl,
Flai-Cgil e Uiltucs-Uil hanno indetto lo stato di agitazione dei
lavoratori del settore ortofrutticolo delle aziende associate a
Fruitimprese con il blocco delle prestazioni straordinarie e di ogni
forma di flessibilità d’orario per protestare contro le posizioni
assunte dall’Organizzazione datoriale sul rinnovo del secondo biennio
economico del Contratto collettivo nazionale di lavoro.
A novembre le Organizzazioni sindacali
avevano, infatti, presentato a Fruitimprese e ad Aneioa una piattaforma
unitaria per il rinnovo del secondo biennio - che interessa circa
100.000 lavoratori - allegandovi la richiesta di incremento salariale
del 6,2% e di una percentuale legata alla produttività.
A tale richiesta la Fruitimprese ha
risposto con una proposta di aumento salariale pari al 4,8%, giudicata
dai sindacati non credibile e che, soprattutto, non tiene minimamente in
considerazione gli straordinari risultati economici ottenuti negli
ultimi quattro anni dal settore ortofrutticolo.
“Il settore ha dimostrato ancora una volta
di essere anticiclico e in grado di produrre i guadagni nonostante la
crisi economica globale” – ha dichiarato il Segretario nazionale della
Flai-Cgil Salvatore Lo Balbo – “ed è per questo che crediamo che sia
giunto il momento nel quale le imprese si adoperino per una reale
ridistribuzione del reddito nei confronti di quei lavoratori che hanno
contribuito fattivamente a fare grande questo settore, anche al fine di
recuperare il potere d’acquisto dei salari”.
“Lo stato di agitazione dei lavoratori” –
ha continuato Lo Balbo – “è solo la prima risposta diretta e concreta
del movimento sindacale nei confronti di chi ha deciso strumentalmente
di calpestare il diritto di centomila lavoratori ad avere un reddito
certo e valuteremo nelle prossime settimane la possibilità di promuovere
ulteriore forme di protesta qualora Fruitimpresa non dovesse formulare
una proposta di aumento salariale adeguata”.
Roma, 17 Giugno 2009
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