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DOMANDE
E RISPOSTE A CURA DEL MINISTERO DELLA SANITA'
per saperne
di più
Che cos'è un organismo?
Un'entità biologica capace di riprodursi o di trasferire materiale
genetico.
Cos'è un organismo geneticamente modificato
(OGM)?
E' un organismo il cui materiale genetico è stato modificato,
in modo diverso da quanto si verifica in natura, mediante incrocio o con
la ricombinazione genetica naturale.
Cosa significa "emissione deliberata"?
Qualsiasi introduzione intenzionale nell'ambiente di un OGM o di una
combinazione di OGM, senza aver usato barriere fisiche o barriere chimiche
e/o barriere biologiche al fine di limitare il contatto degli stessi con
la popolazione e con l'ambiente.
Cosa si intende per valutazione del rischio ambientale?
La valutazione del rischio, diretto o indiretto, immediato o protratto,
per la salute umana e per l'ambiente, connesso con l'emissione deliberata
o l'immissione sul mercato di OGM o prodotti contenenti OGM.
Cos'è un microorganismo?
Ogni entità microbiologica, cellulare e non cellulare, capace
di replicarsi o di trasferire materiale genetico, compresi virus, viroidi,
cellule animali e vegetali in coltura.
Cos'è un microorganismo geneticamente
modificato (MOGM)?
Un microorganismo il cui materiale genetico è stato modificato
in un modo non naturale mediante moltiplicazione o ricombinazione naturale.
Cosa si intende per impiego confinato?
Ogni attività nella quale i microorganismi sono modificati geneticamente
o nella quale tali MOGM sono messi in coltura, conservati, trasportati,
distrutti, smaltiti o altrimenti utilizzati, e per la quale vengono usate
misure specifiche di contenimento al fine di limitare il contatto degli
stessi con la popolazione e con l'ambiente.
Che cos'è l'ingegneria genetica?
E' l'insieme delle tecniche che consentono di modificare le caratteristiche
genetiche degli organismi.
Che cosa sono le biotecnologie?
Sono tecnologie che consistono nell'uso di organismi viventi allo scopo
di produrre quantità commerciali di prodotti utili, oppure di migliorare
alcune caratteristiche di piante ed animali.
Cos'è la bioetica?
E' una disciplina sviluppata per studiare i problemi morali, giuridici
e sociali relativi allo sviluppo delle "scienze della vita".
Quali sono i principali farmaci di origine biotecnologica
oggi disponibili?
Insulina umana (diabete); Ormone della crescita (deficienza della crescita);
Interferon-alfa-2a (cancro, infezioni virali); Interferon-alfa-2b (cancro);
OKT3anti CD3 (rigetto dei trapianti); IPA (malattie cardiovascolari); Eritropoietyna
(anemia); Interferon-alfa-n3 (verruche); G-CSF (chemioterapia tumorale);
GM-CSF (trapianto midollo); Interleuchina (cancro); Fattore VIII (emofilia);
Vaccino epatite B (epatite B); Vaccino influenzale (influenza); Vaccino
pertosse (pertosse); Fattore IX (antivirale); Pulmozina (fibrosi cistica);
Cedrasi (malattia di Gaucher)
Perché ingegneria genetica e biotecnologie
possono essere utili in agricoltura?
Perché possono consentire di ottenere organismi geneticamente
modificati piu' adatti per le esigenze dell'agricoltura e della zootecnia
moderna.
Che cos'è la biodiversità?
E' l'insieme di tutte le possibili combinazioni di geni che si trovano
nelle specie animali e vegetali. Essa rappresenta un indispensabile "serbatoio
genetico" che consente il mantenimento della vita sulla terra.
La biodiversità può essere influenzata negativamente
dall'impiego di prodotti derivanti da procedimenti biotecnologici?
Si, se le biotecnologie vengono utilizzate al di fuori di qualsiasi
forma di controllo. In Italia l'Autorità competente per le biotecnologie
è il Ministero della sanità che valuta le domande di autorizzazione
alla sperimentazione o all'immissione in commercio di prodotti contenenti
o derivanti da OGM attaverso la Commissione Interministeriale per le biotecnologie
(C.I.B.) che comprende esperti oltreché del Ministero della sanità
e dei suoi organi tecnici (Istituto superiore di sanità e Istituto
superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) anche dei Ministeri
dell'ambiente,
delle politiche agricole, dell'industria, commercio e artigianato, del
lavoro e previdenza sociale, dell'università e della ricerca scientifica
e dell'interno. La C.I.B. opera anche in stretto contatto con l'Unione
Europea (U.E.) attraverso i Comitati dell'alimentazione umana, dell'alimentazione
veterinaria, dei pesticidi e delle piante (quest'ultimo istituito in seno
alla Direzione Generale XXIV dell'U.E., responsabile per la protezione
dei consumatori).,
Le colture transgeniche sono diffuse nel mondo?
Si, e sono anche in rapida crescita. Nel 1996 gli ettari coltivati
con colture geneticamente modificate ammontavano, nel mondo, a meno di
3 milioni; nel 1998 hanno raggiunto i 28 milioni e si prevede che nel 2000
superino i 60 milioni.
Quali sono i prodotti transgenici piu' coltivati?
Piante transgeniche di colza, tabacco, soia, riso, cotone, patata,
mais, zucca, pomodoro, sono autorizzate in Canada, USA, Giappone. La Cina
coltiva da circa dieci anni pomodoro, tabacco, riso, angurie. Anche i Paesi
africani e la bulgaria hanno avviato colture transgeniche. La pianta transgenica
piu' coltivata è la soia, con 15 milioni di ettari, sefuono il mais
(8 milioni di ettari), cotone e colza (2 milioni di ettari) e colture orticole
(0,5 milioni di ettari). In Italia, al momento, nessuna coltura transgenica
è autorizzata per la coltivazione, se non a titolo sperimentale.
Per ottenere l'autorizzazione alla libera coltivazione è necessario
che la pianta sia iscritta al registro delle varietà vegetali e
ciò può avvenire solo dopo specifica autorizzazione rilasciata
dal Ministero delle politiche agricole.
Le colture transgeniche resistenti ad insetti
nocivi possono nuocere anche a quelli utili?
Alcune varietà di piante transgeniche come, per esempio, il
mais, vengono modificate introducendo nelle loro cellule geni del Bacillus
Thuringensis in grado di produrre una tossina nociva per le larve della
piralide, un insetto che provoca la distruzione del 20% del raccolto. L'Istituto
di entomologia agraria dell'Università di Milano, su specifica richiesta
del Ministero della sanità, ha effettuato uno studio, sia in campo
che in laboratorio, per verificare eventuali effetti sugli insetti "non
bersagllio" presenti nelle coltivazioni di mais transgenico. La ricerca
condotta per tre anni in Veneto ed in Lombardia, con lo scopo di approndire
le conoscenze sull'impatto ambientale del mais transgenico rispetto a quello
tradizionale, ha fornito risultati rassicuranti dal momento che gli insetti
"non bersaglio" non sono risultati danneggiati dalle nuove colture analizzate.

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Pagina
a cura del Coordinamento Mobilitebio
per
saperne di più
Cosa sono gli organismi geneticamente modificati (OGM)?
Sono piante e animali ai quali è stato modificato il DNA. Il
DNA contiene i geni, che determinano le caratteristiche dell'essere vivente
(colore, forma, sesso...). Un esempio di OGM sono le fragole in cui è
stato immesso un gene di pesce artico per renderle resistenti al freddo
Quali sono i principali campi di applicazione e gli
OGM più diffusi?
Gli OGM trovano applicazione soprattutto in campo alimentare, agricolo,
zootecnico e medico. In Italia sono già in commercio notevoli quantità
di mais, soia, colza, radicchio e tabacco geneticamente modificati, provenienti
soprattutto dagli USA. I derivati della soia (olio, farina e lecitina)
sono presenti nel 60% dei prodotti confezionati dall'industria alimentare
(biscotti, merendine, cioccolato ecc.)
Quali sono i rischi per la salute umana?
Allergia e abbassamento delle difese immunitarie sono fenomeni già
accertati in numerosi casi. Ma, poiché molti geni introdotti negli
OGM a uso alimentare non sono mai stati consumati dagli animali o dall'uomo
(es. gene di scorpione nelle patate, batterio nel mais), non è prevedibile
la reazione dell'organismo che li consuma.
Quali sono i rischi per l'ambiente e per il nostro
futuro?
Poiché gli OGM sono organismi del tutto nuovi, inesistenti in
natura, la loro immissione nell'ambiente provoca reazioni impossibili da
prevedere. Le piante geneticamente modificate resistenti a insetti ed erbicidi,
ad esempio, rischiano di diffondersi incontrollatamente, sostituendosi
alla vegetazione naturale, con effetti su tutta la catena alimentare che
è invece il risultato di un lento processo avvenuto in milioni di
anni.
Gli OGM possono essere una soluzione per la fame nel
mondo?
No, soprattutto se si considera che a produrli sono quelle stesse multinazionali
che, con lo sfruttamento delle risorse naturali, della manodopera e del
lavoro minorile, schiacciano per il loro interesse economico le nazioni
più deboli, soprattutto del terzo mondo. La fame nel mondo nasce
dall'attuale impostazione economica e finanziaria. E' necessario quindi
affrontare il problema della distribuzione delle risorse e dei consumi:
il 20% della popolazione mondiale (gli abitanti dei "paesi ricchi") consuma
l'80% delle risorse disponibili.
Sono una reale alternativa all'uso di pesticidi e fertilizzanti
in agricoltura?
Difficile crederlo, visto che la buona parte degli OGM è progettata
per essere più resistente ai pesticidi e ai diserbanti, in modo
da indurre a utilizzarne maggiori quantità. Quanto agli OGM progettati
per crescere più in fretta (es. alberi da taglio), tanto maggiore
è la velocità di crescita, tanto più velocemente il
terreno si esaurisce, richiedendo a parità di tempo maggior quantità
di fertilizzante.
Possono gli xenotrapianti risolvere il problema della
carenza di organi?
Gli xenotrapianti sono trapianti sulla specie umana di organi di animali
"modificati" con inserimento di geni umani. Questa aberrante operazione
può diffondere in maniera incontrollata nell'uomo virus presenti
nell'animale, oltre che parte delle sue cellule: rischi enormi che vengono
taciuti dalle multinazionali farmaceutiche, che in questo settore hanno
investito ingenti capitali.
In definitiva, a chi conviene la produzione di OGM?
Alle multinazionali (Monsanto, Novartis, Dupont...), che producono
e vendono OGM anche per far aumentare il consumo di altri loro prodotti,
come fertilizzanti, pesticidi e integratori alimentari. Inoltre le sementi
OGM progettate per produrre piante sterili (come il Terminator della Monsanto)
costringono ogni anno i contadini a ricomprare i semi dalla multinazionale,
che ne controlla e impone il prezzo.
L'azione delle multinazionali è compatibile
con la democrazia dell'informazione e il diritto dei popoli?
E' risaputo che le multinazionali esercitano pressioni sugli scienziati,
sui mezzi di informazione e addirittura sui governi, perché i loro
prodotti con OGM vengano immessi sul mercato anche quando la loro dannosità
per la salute umana è praticamente accertata (come per l'ormone
della crescita bovina, rBGH, sviluppato da Monsanto per aumentare la produzione
di latte, che provoca tumori, cisti alla tiroide e alla prostata).
E' giusto manipolare e brevettare la materia vivente?
La manipolazione genetica di esseri viventi (piante e animali) è
eticamente inaccettabile oltre che rischiosa per le conseguenze che può
provocare. La manipolazione genetica è solo un aspetto di un più
generale tentativo delle multinazionali di brevettare ogni materiale vivente
(anche quelli già esistenti in natura) e impadronirsi della ricerca
medica e del mercato mondiale dell'alimentazione. Ciò è inaccettabile,
perché l'eredità biologica è patrimonio comune dell'umanità
e nessuno ha il diritto di appropriarsene in esclusiva. Inoltre, una volta
ammessa la sua legittimità, la porta è spalancata per brevettare
un intero essere umano al quale sia stato cambiato anche un solo gene.
Come possiamo difenderci?
Ognuno di noi ha pieno diritto di pretendere chiarezza, dunque di sapere
se sta assumendo o venendo a contatto con OGM. Per questa ragione chiediamo
l'approvazione di leggi che impongano:
-la chiara etichettatura di cibi e farmaci, che consenta di sapere se
contengono OGM
-la moratoria sulla commercializzazione di OGM in Europa
-limiti legali alla brevettazione della materia vivente

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Manipolazioni
Genetiche in Agricoltura: Problemi Aperti e Possibili Vie d'Uscita
a cura di Alessandro Gimona
Approfondimenti
contenuti in questo dossier
Introduzione. Le tecnologie basate sulle
manipolazioni genetiche sono in forte ascesa. Queste rendono possibile
inserire nuovi geni, spesso provenienti da specie diverse, in molti organismi,
dotandoli così di varie caratteristiche desiderate. Benchè
tali tecnologie abbiano applicazioni in altri settori, e specialmente in
quello biomedico, tratteremo qui solo gli aspetti che riguardano le applicazioni
alle colture e di conseguenza ai cibi. Le obbiezioni che riguardano questo
settore non si applicano automaticamente ad altri.
In agricoltura, ove la ricerca di nuove varieta' e' costante, tecnologie
genetiche offrono la possibilita' di inserire velocemente alcuni geni,
senza passare per il processo di allevamento o crescita selettivi. Esse
hanno dunque suscitato enorme interesse commerciale, promettendo di abbassare
i costi di produzione, e, secondo le compagnie produttrici, di diminuire
la quantità di sostanze chimiche usate in agricoltura. In pochi
anni, circa trenta milioni di ettari sono stati messi a coltura (in gran
parte, ma non solo, negli Stati Uniti) con piante modificate.
Questo dossier ha lo scopo di fornire spunti di informazione critica
riguardo all'introduzione di colture transgeniche nell'ambiente ed anche
alla conseguente introduzione di cibi transgenci nei nostri piatti. Il
dossier contiene links che rimandano ad approfondimenti su temi che vengono
solo accennati nel testo principale. Questi consistono in saggi e articoli
liberamente disponibili in rete. Quando necessario sono stati tradotti,
grazie alla preziosa collaborazione di collaboratori (link.0).
Esso non ha la pretesa di essere esaustivo. La sua struttura, comunque,
consentirà una futura crescita con l'aggiunta di saggi rilevanti.
La prima parte si concentra maggiormente su ambiente e salute, mentre
la seconda accenna alle conseguenze sociali delle tecnologie transgeniche.
Nella parte finale si propone un metodo per contribuire alla soluzione
di questioni controverse che si rivela promettente ed ha gia' dato buoni
risultati in vari paesi. Questo metodo consiste nell' organizzazione di
"conferenze di consenso", cioe' incontri faccia a faccia tra esperti e
cittadini di provenienza svariata, con lo scopo di mettere a fuoco quali
siano le principali domande e problemi che la societa' civile ritiene debbano
essere affrontati.
Rischi e timori.
Le modificazioni genetiche
in agricoltura permettono di risparmiare tempo e denaro, e sono senza dubbio
una fonte di elevati profitti per il settore biotecnologico, ma non sono
prive di rischi e di conseguenze che vanno attentamente valutate e viste
nel contesto del modello di agricoltura in cui la tecnologia e' nata. I
potenziali rischi piu' diretti per ambiente e salute, derivano dal fatto
che la genetica molecolare e' una scienza relativamente nuova [link 1]
In cosa differisce l'ingegneria genetica dalle forme tradizionali di coltura
selettiva, ibridazione, incrocio fra specie non affini e trasferimento
orizzontale di geni [link 1 bis]
Ambiente. I possibili rischi ambientali
riguardano principalmente l'inquinamento genetico, la possibile comparsa
di organismi invasivi, il rischio di alterazione dei rapporti pianta-parassita
l'alterazione delle comunità del suolo e, non ultimo, il rischio
di una ulteriore semplificazione di agroecosistemi, con diminuzione della
biodiversità, a causa dell'uso massiccio di erbicidi. Secondo gli
ecologi non vi sono sufficienti conoscenze al momento per dire se questi
timori potranno tradursi in realtà. E' necessaria però un
attenta valutazione caso per caso
Alimenti. Le preoccupazioni sono incentrate
sulla possibilita' che i nuovi cibi causino allergie e/o intossicazioni
e che il loro consumo aumenti il numero di batteri patogeni resistenti
agli antibiotici. Secondo i critici i test non sono adeguati a stabilire
la sicurezza di questi cibi. In tema di alimenti il principio di equivalenza
sostanziale e' spesso usato dalla US FDA nel processo di autorizzazione
del commercio dei cibi transgenici. Questo usa un limitato numero di variabili
per paragonare i cibi transgenici a quelli 'tradizionali' e dichiara i
primi equivalenti ai secondi se soddisfano questi limitati criteri. Seri
dubbi sono stati espressi riguardo alla sua validita' [link 2 ] perche'
usa criteri discutibili. Quel che e' piu' significativo, inoltre, e' che
i dubbi non sono stati espressi solo da scienziati indipendenti, ma anche
da quelli della stessa FDA. Cio' e' stato reso pubblico dalla Alliance
for Biointegrity che e' venuta in possesso di memoriali interni che lo
provano in modo inequivocabile [link 3] E' possibile leggere gli originali
sul sito dell'associazione [http://www.bio-integrity.org]. Il fatto che
il dibattito interno all' FDA sia stato fermamente soppresso e sia venuto
a conoscenza del pubblico per vie traverse, non e' rassicurante. Nè
lo è il fatto che molti citino le autorizzazioni FDA come fonte
di garanzia della sicurezza dei cibi transgenici. Sono necessari quindi
molta piu' chiarezza e rigore in materia di tests, ed e' perfino discutibile
che esista, al momento, un metodo sicuro per prevedere quali sostanze siano
capaci di provocare allergie.
Biodiversita' e Protocollo di Cartagena.
La regolamentazione internazionale di tali tecnologie al momento e' blanda,
in parte perche' molti governi sembrano piu' preoccupati della crescita
economica che le biotecnologie possono offrire, che della sicurezza di
ambiente e consumatori. Per quanto rigurda la tutela della biodiversita'
da eventuali rischi, l'introduzione del Protocollo di Cartagena rappresenta
un importante passo avanti, che riconosce la legittimita' del Principio
di Precauzione, ma lascia aperta la porta alla possibilita' che il WTO
sanzioni governi che vogliano imporre restrizioni sulle importazioni di
materiale transgenico Esso tuttavia riguarda solo l' importazione/esportazione
di un ristretto numero di organismi modificati destinati all'introduzione
nell'ambiente [link4]
Alcune voci indipendenti La British Medical
Association, ha formalmente invitato ad adottare il Principio di Precauzione,e
ad operare una separazione di filiera, fino a che i timori di potenziali
effetti nocivi non vengano fugati. [fonte:http://www.bma.org.uk/news/990517.html]
English Nature
(l'ente di protezione della
natura inglese, che rappresenta anche gli altri enti del Regno Unito su
queste questioni) ha chiesto il bando per almeno tre anni delle colture
resistenti agli erbicidi. Dr Brian Johnson, suo consulente scientifico
ha dichiarato nel gennaio del 1999: " Crediamo che l'uso comercilale di
GMHT (piante modificate resistenti agli erbicidi) che si basa sull'applicazione
di potenti erbicidi rendera' l'agricoltura ancora piu' intensiva, causando
ancora piu' danni alle specie selvatiche agricole. Il Regno Unito ha sottoscritto
impegni internazionali per il mantenimento delle specie selvatiche a livelli
sostenibili, dunque urge risolvere problemi legati all' agricoltura intensiva,
anziche' aggravare questi problemi con l'uso di colture GMHT."
La Union of Concerned Scientist, un associazione
basata negli Stati Uniti, formata da scienziati che lavorano, in prevalenza,
sia nella ricerca che in enti governativi, e' da anni molto critica sull'
uso che si intende fare delle tecnologie genetiche in agricoltura [http://www.ucsusa.org]
Dubbi e incertezze sollevati da alcuni scienziati e gruppi di pressione,
sono stati in parte riconosciuti anche da un recente rapporto della National
Academy of Sciences negli Stati Uniti nelle sue raccomandazioni http://www.nap.edu/html/gmpp/
che ha riconosciuto la necessita' di ulteriori ricerche per valutare impatti
in campo ambientale e alimentare, anche a lungo termine (link 4bis)
Di recente anche la FAO e' intervenuta nel dibattito su costi e benefici
delle biotecnologie in agricoltura, con una dichiarazone ufficiale che
evidenzia la presenza di possibili benefici, ma invita anche a valutare
attenatamente i rischi (link 5).
La pressione sul settore biotecnologico sta dunque crescendo, anche
grazie all' un' opinione pubblica e ad una parte del mondo scientifico.
(link 5.0)
Effetti nel Terzo Mondo. Le preoccupazioni fin qui esposte sono
solo da "ecologisti con la pancia piena", come ha sostenuto di recente
Norman Borlaug, uno dei padri della 'rivoluzione verde' in agricoltura?
Innanzitutto, come si e' visto i rischi e I timori esposti sopra sono stati
espressi anche da scienziati che lavorano in universita' enti governativi
e istituzioni internazionali. Cio' basterebbe a refutare l'accusa di 'ecologismo'.
Che dire poi della 'pancia piena?' Un argomento spesso portato a sostegno
delle modificazioni genetiche in agricoltura e' che queste sono indispensabili
a sfamare il mondo e specialmente il terzo mondo. Nel presente contesto,
questa e' un' esagerazione. L' attuale ricerca, improntata a fini commerciali
e piu' concentrata su prodotti che soddifano i mercati del primo mondo,
piuttosto che le esigenze dei paesi del terzo mondo. Anche in questo caso,
un esame dei documenti FAO puo' essere profiquo. Secondo gli esperti FAO
sulla sicurezza alimentare, e secondo il suo direttore generale, il mondo
produce gia' abbastanza cibo per sfamare i suoi abitanti. Questo non significa
che un aumento delle rese in terreni marginali non possa in alcuni casi
servire. Tuttavia, il recente rapporto FAO sulla sicurezza alimentare dice
chiaramente che le cause prime della fame, in molti paesi, sono socio-economiche.
Ecco l' introduzione del Direttore Generale della FAO al recente rapporto
sulla sicurezza alimentare [link5bis] Questo e l'intero documento possono
essere esaminati all' indirizzo http://www.fao.org/FOCUS/E/SOFI/for-e.htm
Tutto cio' ha grande rilevanza e spiega l'opposizione di alcuni settori
della societa' civile all' introduzione di queste tecnologie per ragioni
sociali. Poiche' le tecnologie proposte, in combinazione con i mecanismi
di brevetto delle sementi, possono avere serie conseguenze socio economiche
nei paesi in via di sviluppo, e' probabile che in molti casi esse contribuiscano
ad aggravare, anziche' a risolvere il problema della sicurezza alimentare
[link 6].. In generale, e' dunque molto improbabile che la promessa tecnologica
di sfamare il mondo, nell'attuale contesto, venga mantenuta.
L'introduzione di biotecnologie di proprieta' di grandi compagnie, avra'
come conseguenza l' accentramento della produzione nella mani di agricoltori
piu' ricchi e la dipendenza della sicurezza alimentare di molti paesi dalle
esporatzioni di pacchetti tecnologici semente-sostanza chimica. [link 7]
Grazie alla normativa internazionale sulla proprieta' intellettuale
(TRIPS), esiste la concreta possibilita' che un crescente numero di agricoltori
diventi dipendente dalla tecnologia offerta e posseduta in esclusiva da
poche compagnie. Industrie biotecnologiche possono anche appropriarsi di
varieta' tradizionali adattate ad un certo ambiente inserendovi qualche
nuovo gene e brevettandole come nuovi organismi. Anche ammettendo una qualche
limitata forma di brevettabilita',come nel caso della produzione di nuove
varieta' non transgeniche, appare ingiusto che le industrie si approprino
di un processo di miglioramento e adattamento che e' solo culminato con
l'aggiunta di qualche gene, ma che e' basato su processi di evoluzione
naturale e miglioramento pre-esistenti. La brevettabilita' in questi casi
appare molto discutibile. Piu' in generale meccansismi per compensare gli
agricoltori e i paesi che hanno sviluppto una certa varieta' debbono essere
messi a punto e il concetto di brevettabilita' ridiscusso, se si vuole
trovare un compromesso accettabile tra esigenze di recuperare investimenti,
e giustizia. Molte associazioni non governative chiedono il bando totale
della brevettabilita' di materia vivente, per lo meno per i paesi in via
di sviluppo visto il suo contrasto con la Convenzione sulla Biodiversita'.
Terzo Mondo: possibili benefici? Ferma restando
la assoluta necessita' di valutare i rischi con attenzione, lo scenario
dei benefici sarebbe probabilmente diverso se la ricerca fosse orientata
a rispondere alle esigenze dei paesi in via di sviluppo e se tali paesi
potessero beneficiare liberamente dei suoi risultati. Questi obbiettivi
possono essere perseguiti in modo efficace solo dalla ricerca pubblica.
Questa e' ora quasi trascurabile se paragonata a quella privata. Per esempio
la quantita' di denaro investita in ricerca tecnologica "not for profit"
dalla Rockfeller Foundation attraverso istituti pubblici e' poco piu' di
un millesimo del budget di ricerca (1.3 miliardi di dollari) della Monsanto.
Idealmente, la messa a punto di piante modificate adatte a rispondere
alle esigenze degli agricoltori del terzo mondo, potrebbe portare benefici
se questa fosse esattamente mirata e se tale sviluppo coinvolgesse gli
agricoltori stessi. Come nel caso analogo dei farmaci, pero', lo sviluppo
di prodotti che allevierebbero problemi di sopravvivenza o sussistenza,
ma che portano profitti scarsi, puo' essere condotto molto meglio dalla
ricerca pubblica. Questo si applica anche a problemi ambientali. Per esempio
e' stato fatto notare da Pimentel (Cornell University) che se si riuscisse
ad allungare la vita delle piante di cereali da un anno a quattro-cinque
anni, cio' ridurrebbe l'erosione dei suoli e migliorerebbe la conservazione
di nutrienti e renderebbe l'agricoltura piu' sostenibile. Cio' tuttavia
ridurrebbe i margini di profitto dell'industria biotecnologica. Pertanto
e' importante non confondere generiche, e alquanto teoriche, affermazioni
che le biotecnologie possano essere di gran benficio all'umanita' con lo
specifico modello industriale che si va delineando, e che tende ad integrare
tutti i paesi nel sistema agro-alimentare globale, modello da cui che le
compagnie trarrebbero vantaggio, ma che ha conseguenze negative per la
sostenibilita' ambientale e sociale dell'agricoltura stessa. In conclusione,
coloro che parlano di ingegneria genetica per migliorare le condizioni
del terzo mondo, ne parlano in astratto come se la ricerca pubblica fosse
fiorente e non vi fossero possibili rischi, ma trascurando quello che sta
per avvenire in realta'in quei paesi.
Le principali ragioni per cui le colture transgeniche non sfameranno
il mondo sono state riassunte da Miguel Altieri (University of California)
[link8].
Possibili alternative. Un punto importante
e' che la tecnologia transgenica viene quasi sempre valutata nel contesto
del modello agro-chimico-industriale di agricoltura che vige in molto paesi.
Per esempio, rispetto ad un sistema che richiede uso intenso di pesticidi,
e' possibile che l'introduzione di piante resistenti ai loro parassiti
e/o ad erbicidi, produca riduzioni, almeno temporanee, dell'uso di queste
sostanze (i dati sono comunque controversi), anche se si puo prevedere,
in pochi anni, l'evoluzione di organismi resistenti che rendono le modificazioni
genetiche inutili. Sarebbe invece importante valutare anche le alternative,
e cioe' lo sviluppo di un modello di agricoltura sostenibile, che richiede
un riorientamento del sostegno pubblico e della ricerca. Il modello di
agricoltura industrializzata, infatti, non e' sostenibile dal punto di
vista ambientale e sociale. Il suo avvento si e' realizzato nel dopo guerra
anche grazie al contributo e alle pressioni dell'industria chimica che
si sta ora riconvertendo in industria biotecnologica. Negli Usa questo
modello ha prodotto un paesaggio agrario che somiglia molto ad una steppa
ed un notevole aumento delle dimensioni delle aziende. Anche in Europa
l'agricoltura del dopo guerra e' stata ed e' responsabile di notevole degrado
paesaggistico ed ambientale. Tuttavia, la Politica Agricola Comunitaria
ha agito in parte da scudo per i piccoli agricoltori, da un mercato sempre
piu' globale, che altrimenti tenderebbe alla loro marginalizzazione, come
sta accadendo in paesi in via di sviluppo. Una decisa riconversione Politica
Agricola Comunitaria potrebbe contribuire al miglioramento della situazione,
con abbandono del sostegno alla pura produzione, l'introduzione di sostegni
all'agricoltura biologica e schemi di gestione ambientale, che vedano gli
agricoltori come partners a gli aiutino a ritrasformare gli agro-ecosistemi
in sistemi sostenibili. Un impulso alla ricerca su metodi ecologici per
un agricoltura sostenibile e' un corollario essenziale.
Ruolo della Societa' Civile e dell'Informazione
A livello mondiale WTO, UE, e alcuni governi hanno messo in atto politiche
volte ad imporre un quadro di legislazione e regolamentazione molto favorevole
all'industria. In Europa e in Australia, cio' ha suscitato una notevole
opposizione da parte della societa' civile. L'opposizione si e' poi diffusa
anche negli Stati Uniti. Essenzialmente, potenziali rischi e conseguenze
sociali da una parte, e la mancanza di una seria disponibilita' al dibattito
dall'altra, hanno evidenziato la presenza di un deficit democratico nel
valutare l'accettabilita dei rischi e nel prendere decisioni su importanti
questioni strategiche. Questi fattori hanno determinato una flessione che
l' industria biotecnologica non puo' trascurare [link 9]. E' probabile
che la risposta sia un misto di operazioni di pubbliche relazioni, volte
a tranquillizzare, e di pressioni in sede politica per una normativa favorevole.
Queste possono essere contrastate se vi sara' un aperto confronto tra industria,
scienziati, governi e societa civile.
Tale confronto deve riguardare anche temi quali l'affidalità
della ricerca sui possibili effetti degli OGM e i possibili conflitti di
interesse tra gli obbiettivi degli scienziati GM e salute pubblica e ambiente
(link 9bis)
Accettabilita' del rischio. L' evidenza
scientifica , malgrado sia estremamente importante, e' solo una delle componenti
la valutazione dell' accettabilita' del rischio. Gli scienziati possono
comunicare fatti ed incertezza, ma non imporre valori etici. Questi debbono
venire dalla societa'. Cercare di risolvere il dibattito con la pura scienza
si ritorce contro i decisori perche' trascura il ruolo dei valori [link
10]. Si potra' dunque pervenire ad un consenso sociale riguardo alle tecnologie
genetiche, solo quando tutta la societa' si sentira' consultata debitamente.
Gli scienziati considerano, a ragione, la sperimentazione in campo il modo
migliore per consentire conclusioni sensate su alcuni fatti specifici.
Tuttavia, non e' affatto chiaro se la sperimentazione sia davvero in grado
di testare alcune ipotesi che riguardano interi ecosistemi e scale temporali
piuttosto lunghe. La sua accettabilita' poi, si basa su assunzioni di valori
e cioe' che i rischi posti dalla sperimentazione stessa siano molto bassi
e trascurabili se paragonati ai benefici che se ne potra' trarre. Non e'
detto pero' che queste assunzioni siano considerate valide a priori da
molti settori della societa' e che le modalita' di alcuni esperimenti garantiscano
effettivamente un basso rischio di inquinamento genetico. Un dibattito
aperto si impone.
Partecipazione ai processi decisionali.
Decisioni su questioni controverse, ove l'incertezza domini, dovrebbero
essere prese coinvolgendo la societa' civile nel processo decisionale,
con ampie consultazioni. Questo principio e' riconosciuto anche da Agenda
21 e si sta affermando in sede internazionale. L' UNEP, ad esempio, si
appresta ad implementare un programma di promozione dell' accesso all'
informazione e alla giustizia in materia ambientale, nonche' di partecipazione
pubblica ai processi di decisione. Campagne di 'informazione' che abbiano
lo scopo di persuadere i cittadini della correttezza di decisioni che,
nei fatti, siano gia state prese, vanno nella direzione opposta a questa
tendenza.
Conferenze del Consenso. Un' altrenativa
che si e' rivelata praticabile e' il confronto ponderato tra un gruppo
di cittadini ed un gruppo di esperti durante incontri di qualche giorno
organizzati allo scopo di arrivare a raccomandazioni che influenzino la
linea di condotta dei decisori. Questi incontri non hanno la forma di lezione
in cui il pubblico e' piu' o meno passivo ma di confronto aperto. Conferenze
del consenso sugli OGM sono state organizzate in diversi paesi e hanno
prodotto risultati e raccomandazioni pratiche. Per approfondire questo
argomento fai click qui [link11]
DOCUMENTO
DELLA SEGRETERIA FLAI-CGIL EMILIA ROMAGNA
SULLE BIOTECNOLOGIE
Per
saperne di più
Le modalità con le quali alcune multinazionali, supportate da
propri centri di ricerca o da istituzioni pubbliche compiacenti, hanno
introdotto le biotecnologie nel settore agro-alimentare impongono una seria
riflessione sui termini effettivi del dibattito in corso sugli organismi
geneticamente modificati.
E' in atto una strategia di innovazione tecnologica in campo agro-alimentare
che, al di là di ogni possibile controllo dei governi democraticamente
eletti, punta a colonizzare, con lo strumento delle biotecnologie, interi
comparti di produzione agricola dei paesi in via di sviluppo.
La diffusione di queste tecnologie, invece di favorire lo sviluppo di
questi paesi con il pieno utilizzo delle risorse locali, tramite la fornitura
di sementi OGM, ha creato o sta creando nuove dipendenze e gravi rischi
di impatti ambientali sulla "biodiversità" che è una delle
ricchezze fondamentali dei Paesi del Terzo e Quarto Mondo.
Le biotecnologie non servono a combattere la fame nel mondo, anzi rischiano
di mettere in ginocchio le produzioni e le colture tradizionali dei paesi
più poveri aumentando la sperequazione delle risorse che per l’80%
sono possedute dal 20% della popolazione.
Si profila la possibilità di una marcata supremazia di alcuni
grandi gruppi a scapito di un settore economico primario come l'agricoltura
e il sistema alimentare nel suo complesso, con il fine di produrre profitti
senza alcuna responsabilità in ordine agli impatti su sistemi ecologici,
economici, etico-morali, antropologici, sanitari, determinando inoltre
un salto di qualità in negativo per quanto attiene alla standardizzazione
ed omologazione dei processi produttivi, con ricadute deleterie sulla qualità
del lavoro.
L'introduzione delle biotecnologie in agricoltura, per le specifiche
caratteristiche del settore, avrà inoltre un effetto di pervasività
sull'intero assetto sociale, incidendo sulle caratteristiche strutturali
del modello di sviluppo nel suo complesso.
Crediamo che in un settore come quello delle biotecnologie la ricerca
debba procedere secondo il "principio di precauzione", poiché è
attualmente molto difficile, se non impossibile, prevedere le innumerevoli
variabili degli effetti delle modificazioni e delle ricadute sull'ambiente
e sulla salute umana, medio-lungo termine. I dati ad oggi disponibili sui
rischi sanitari per la specie umana evidenziano il pericolo dell'abbassamento
delle difese immunitarie, allergie e intossicazioni non previste, e questo
solo per il breve periodo.
E' per questo che abbiamo giudicato estremamente grave la posizione
assunta dalla Commissione Europea, di cui è Presidente Romano Prodi,
in merito alla moratoria sull’utilizzo degli OGM (organismi geneticamente
modificati) nel settore agroalimentare. Come d'altra parte riteniamo ormai
insostenibili il ritardo e l’improvvisazione con cui il Governo italiano
ha affrontato il tema della sicurezza alimentare e il silenzio del Presidente
del Consiglio su un settore così centrale per lo sviluppo economico
e sociale del Paese quale quello agroalimentare.
I vincoli della moratoria, basati proprio sul principio di precauzione,
e le regole che riguardano l'informazione ai consumatori e ai cittadini
non sono un elemento di freno alla ricerca, ma possono diventare uno stimolo
alla sua qualificazione.
Abbiamo appreso, a spese di tutti, che l'applicazione acritica delle
conoscenze derivanti dalle ricerche scientifiche, può produrre disastri
irreversibili. Non è quindi possibile prescindere dalla valutazione
del rapporto che esiste, anche in questo campo, tra la ricerca di base
e il suo trasferimento nei processi produttivi.
E' necessario invece che prima di utilizzare su scala di massa i risultati
delle ricerche scientifiche, si tenga conto del rapporto tra democrazia
e valutazione trasparente degli impatti sociali, economici e ambientali
derivanti dalla diffusione degli OGM in campo agroalimentare.
Solo in questo quadro può essere definito lo sviluppo di una
società che valorizza anche il senso etico della ricerca scientifica,
controllata e sperimentata sulla base del “principio di precauzione”.
Non si può invece dare spazio a qualsiasi deregolamentazione in
un settore strategico per la vita delle popolazioni.
Il vero problema che abbiamo di fronte è l’alta qualità
e non la quantità dei prodotti agro-alimentari, e si tratta quindi
di impostare una politica della sicurezza e della rintracciabilità
degli alimenti, dei mangimi e dei loro ingredienti.
Ciò è tanto più vero in una regione come l'Emilia
Romagna, il cui mercato di riferimento è quello europeo, con standard
di consumo attinenti alla qualità piuttosto che alla quantità.
Non è un caso che i contrasti siano relativi al mercato europeo,
il più importante del mondo. In un processo di globalizzazione deregolamentato,
le società multinazionali proprietarie del 91% del mercato delle
sementi e dei mangimi (con un profitto di 60.000 miliardi annui) vogliono
entrare in Europa prescindendo da qualsiasi regola di controllo sulla sicurezza
alimentare.
Questo disegno deve essere contrastato rendendo l'azione dei governi
omogenea all’obiettivo dell’alta qualità già affermato dal
Libro Bianco sulla sicurezza alimentare illustrato dalla Commissione Europea
il 12 gennaio 2000, per pervenire ad un settore agroalimentare moderno,
tecnologicamente avanzato, nel quale sia centrale la qualità delle
produzioni, la difesa dell’ambiente, il ruolo degli agricoltori, delle
aziende alimentari e dei lavoratori.
La sicurezza alimentare deve essere la priorità assoluta: la
sicurezza riguarda, infatti, in primo luogo la salute dei consumatori,
ma può anche, per il nostro paese soprattutto, rappresentare
un importante elemento di convenienza economica.
Garantire effettivi standard di sicurezza significa sciogliere i troppi
interrogativi ancora senza risposta nel campo della sperimentazione biotecnologica,
soprattutto in quello della diffusione delle biotecnologie nella produzione
alimentare. A nostro parere non può che esserci una fermezza assoluta
nell'interdire la sperimentazione di colture transgeniche in pieno campo,
che permette la diffusione non controllata di ogm, tramite impollinazione
e rappresenta un ulteriore e difficilmente controllabile rischio di contaminazione
dei terreni.
Siamo invece convinti che vada rafforzato un modello di produzione basato
sui prodotti tipici italiani, che colleghi alla sicurezza, la qualità
e la specificità della produzione alimentare, qualità che
può essere perseguita solo in un rapporto stretto tra ambiente,
territorio e tradizione, intesa in termini di trasferimento di conoscenze,
competenze e procedure. A questo proposito è da condividere la posizione
espressa dal ministro delle Politiche agricole, che individua nella sicurezza,
nella qualità e nella specificità che caratterizzano le nostre
produzioni, anche un modo per rafforzare il 'made in Italy' e per renderlo
competitivo nel mercato agroalimentare globale: il problema della sicurezza
è dunque strettamente collegato anche ad un problema di convenienza.
Si pone un problema di certificazione dell'innovazione biotecnologica
e dei suoi effetti, che riguarda esclusivamente la ricerca e che non deve
implicare in alcun modo la diffusione delle biotecnologie nelle produzioni
alimentari, almeno fino a quando non saranno stati fatti tutti gli accertamenti
necessari a garantire la sicurezza alimentare. In ogni caso, una volta
fatta questa scelta di campo e avendo chiarito che questo è il problema
prioritario, esiste anche un problema di informazione: è indispensabile
e urgente risolvere in modo corretto il nodo rappresentato dall'etichettatura,
che deve essere chiara e completa, mentre attualmente sono omesse le informazioni
sui contenuti di OGM.
Da questo punto di vista bisogna dire che la direttiva europea approvata
dalla Comunità non offre ancora standard di chiarezza e di sicurezza
sufficienti e individua norme che danno adito a versioni molto blande e,
quindi, inadeguate: è, ad esempio, a dir poco singolare che nella
direttiva si preveda di attribuire una percentuale (una sorta di soglia)
alle produzioni realizzate attraverso le biotecnologie. I casi sono due:
se le biotecnologie fossero sicure, il problema di una soglia non avrebbe
alcun senso; ma poiché questa sicurezza non c'è, certamente
la "soglia" non può essere considerata una garanzia di sicurezza:
sotto questo aspetto la debolezza della direttiva europea è evidente
e lascia aperto il problema fondamentale dell'informazione ai consumatori,
che va affrontato scegliendo l'obbligo ad una etichettatura corretta e
completa.
In sintesi chiediamo che il Governo renda effettiva, anche rivedendo
le autorizzazioni già concesse, la moratoria della sperimentazione
in pieno campo e dell’immissione in commercio di sementi geneticamente
modificate e di animali transgenici.
Chiediamo inoltre al Governo e alle istituzioni competenti di promuovere,
relativamente al settore delle biotecnologie, indagini conoscitive sulla
qualità della formazione scolastica e accademica, sulla percezione
collettiva del rischio e sull’idoneità delle strutture preposte
al controllo delle nuove tecnologie.
Ci riconosciamo quindi nella piattaforma presentata dalle associazioni
non governative al convegno di Genova:
1) il pieno rispetto dei diritti fondamentali alla salute, all’ambiente
integro e all’informazione per il bene comune;
2) la piena applicazione del principio di precauzione con bando del
libero uso e rilascio nell’ambiente di OGM sino a quando siano state studiate
in modo approfondito le interazioni ecologiche e adeguate misure di salvaguardia;
3) una valutazione dell’impatto ambientale che contempli la valutazione
delle ricadute sull’agricoltura e sugli habitat naturali e seminaturali
dell’introduzione di organismi geneticamente modificati;
4) l’aumento degli stanziamenti pubblici nel settore della ricerca
pubblica di base e applicata per una scienza meno al servizio dei privati
e più rispondente all’interesse collettivo;
5) una chiara etichettatura dei prodotti e la costituzione di un Osservatorio
indipendente sulla commercializzazione dei prodotti;
6) le definizioni di norme di legge chiare, frutto di un dibattito
pubblico e di una procedura partecipativa che coinvolga anche le organizzazioni
non governative;
7) l’individuazione da parte dell’Unione Europea e dei singoli paesi
di misure concrete di sostegno economico e di promozione dell’agricoltura
biologica
e dei prodotti tipici, facenti parte della cultura materiale dei popoli;
8) il riconoscimento in ambito internazionale del divieto di qualsiasi
forma di brevetto delle forme di vita esistenti e di loro parti quali patrimonio
comune dell’umanità.
Bologna, 14 settembre 2000
|
I link
su O.G.M. e Biotecnologie
|
|
www.rfb.it
dove si trovano leggi in materia e anche la proposta per far
deliberare al proprio comune di diventare antitransgenico
www.greenpeace.it
con una serie di documenti
www.tebio.org
è il sito al quale far pervenire le adesioni e dove si trova
il documento che fa da base ideale per tutte le associazioni che combattono
contro il transgenico
www.amab.it
è il sito dell’Associazione Mediterranea per l’agricoltura biologica
che è partner del WWF per questa materia.
www.biodiv.org
per la Convenzione Sulla biodiversità
www.unep.org
Sito delle convenzioni internazionali sull’ambiente
www.panda.org e www.wwf.it
Siti del WWF Internazionale e del WWF Italia
http://www.antivivisezione.it/index.html
E' il sito del Comitato Scientifico Antivivisezionista manipolazioni genetiche.
Panna
Pesticide Action Network North America
Genetics
Action
L'elenco più completo di organizzazioni nel mondo contro gli
OGM
|
OCSE (Org. Sviluppo
e Cooperazione Economica)
Il sito fornisce informazioni sulle regolamentazioni in campo biotecnologico
negli Stati membri dell'OCSE
Biosafety Information
Network & Advisory Services
Il sito fornisce informazioni ricavate attraverso una rete informatica
di punti di contatto designati dalle Autorità nazionali
Biotechnology
Information Center (BIC)
Il sito fornisce informazioni derivanti dalla National Agricultural
Library del Dipartimento dell'Agricoltura degli USA.
Information Systems
for Biotechnology (ISB)
Il sito fornisce informazioni riguardanti le ricerche biotecnologiche
in campo agricolo e ambientale, lo sviluppo di prodotti, le normative e
la biosicurezza.
Istituto superiore di sanità
Il sito fornisce, tra l'altro, informazioni su attività e ricerche
connesse con le biotecnologie.
Canadian
Food Inspection Agency
Il sito fornisce informazioni sulla normativa ed i sistemi adottati
in Canada per la salvaguardia della salute dei cittadini e la protezione
dell'ambiente naturale.
Int. Center for Genetic
Engineering and Biotech.
Il sito fornisce informazione sulle ricerche nei campi delle biotecnologie
e dell'ingegneria genetica
Joint Research Centre (Europea
Commission) - Ispra
Il sito fornisce informazioni sulle notifiche di piante transgeniche
nell'Unione Europea.
Euregenethy
Il sito fornisce informazioni sugli aspetti regolatori e di sicurezza
nel campo della terapia genica.
Commissione U.E.
D.G.XXIV (Politica Consumatori)
Il sito fornisce informazioni sui pareri emessi da diversi comitati
scientifici a tutela della salute dei consumatori
Ministero dell'università
e della ric. scientifica
Il sito fornisce informazioni sulle attività del Ministero in
diversi campi, tra i quali quelli connessi con le biotecnologie
Ministero delle
politiche agricole
Il sito fornisce informazioni sulle attività del ministero delle
politiche agricole.
Nature
Biotechnology
Il sito fornisce informazioni su analisi e rapporti sulle ricerche
svolte dalle aziende, utilizzando nuove tecnologie, in ambito farmaceutico,
chimico,agricolo, veterinario, ambientale, o per i prodotti naturali.
European Food Information
Council
Il sito fornisce informazioni sui temi legati all'alimentazione, in
particolare su nutrizione, sicurezza e biotecnologie applicate agli alimenti.
Canadian Institute of Biotechnology
Il sito fornisce informazioni in materia di biotecnologie e di trasferimento
di nuove tecnologie avvalendosi di un network comprendente associazioni
professionali, industriali, università, centri di ricerca e gruppi
regionali.
Dept.
of the Env., Transp. and Regions - UK
Vengono riportate informazioni relative all'attività dell'"Advisory
Committee on Releases to the Environment"
Food and Drug Administration
- USA
Vengono riportate le attività della FDA in vari campi, tra i
qualli quello relativo alle biotecnologie.
AgBioForum Magazine
Il sito fornisce informazioni su articoli relativi a nuovi approcci
decisionali ritenuti socialmente ed economicamente validi in materia scientifica,
di politica pubblica e di strategie private riguardanti le biotecnologie
agro-alimentari
AgBios - Agriculture
& Biotechnology Strategies
Il sito fornisce informazioni su expertise scientifici e regolatori
nella valutazione del rischio ambientale, nella gestione integrata dei
pesticidi e nelle applicazioni biotecnologiche in campo agro-alimentare.
AgBiotechNet
Il sito fornisce informazioni per i ricercatori e per coloro che sono
coinvolti nelle gestione regolatoria in materia di biotecnologia e biosicurezza
AGCare
Il sito fornisce informazioni ai consumatori, agli agricoltori ed ai
ricercatori in merito all'impatto delle biotecnologie in campo agro-alimentare
in Canada.
Agri-Food
Risk Management & Communication
Il sito fornisce informazioni utili a coloro che sono coinvolti in
attività di analisi del rischio, nella attuazione di misure per
la gestione del rischio e nell'attuazione di misure per la corretta informazione
sul rischio.
Biosafety
Information Network and Advisory Service
Il sito fornisce informazioni sull'evoluzione delle attività
regolatorie in materia di biotecnologie; rappresenta un servizio fornito
dall'UNIDO (United Nations Industrial Development Organization).
Biosafety
information System
Il sito fornisce informazioni su vari aspetti della problematica relativa
alla biosicurezza in campo biotecnologico
Bio-Tec Infonet
Il sito fornisce informazioni sulle novità pubblicate in rapporti
tecnici, riviste, giornali e su Internet in materia di biotecnologie.
Comitato
nazionale per la biosicurezza e le biotec
Il sito fornisce informazioni sulle attività del Comitato e
del Gruppo di valutazione dei rischio biologici. |
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