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Se una mucca mangiasse carne,
gli acidi urici, andrebbero direttamente al cervello facendola impazzire.
(Rudolf Steiner 1923) |
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Convegno nazionale
Flai Cgil
MUCCA PAZZA: qualità e
controlli per garantire i consumatori, sviluppare e tutelare il lavoro”
Modena, 5 marzo 2001
Relazione di Giancarlo Battistelli Segretario
nazionale della Flai Cgil
Apriamo questo nostro convegno nazionale ringraziando tutti i
partecipanti che hanno risposto al nostro invito.
Quando, qualche settimana fa abbiamo cominciato ad organizzare questo
convegno, abbiamo iniziato a nutrire una speranza, quella di arrivare a
questo appuntamento con una soluzione acquisita per i lavoratori, grandi
dimenticati in tutta la fase di costruzione del decreto n° 8 l’ultimo
sulla BSE, come se nel settore il lavoro fosse svolto solo da proprietari.
Fortunatamente ad un certo punto, ma dobbiamo forse dire grazie alla
tenacia e all’insistenza soprattutto nostra, della FLAI CGIL, che da qualche
mese abbiamo richiamato più volte questa esigenza e svolgendo iniziative
su questo tema, con incontri specifici e proponendo documenti di valutazione
sul settore, fino alla maturazione di una proposta unitaria di FAT FLAI
UILA sottoposta al Governo che chiedeva un intervento anche verso i lavoratori
dipendenti.
Finalmente, possiamo dire giovedì scorso, presso la Presidenza
del Consiglio, si è tenuta la prima riunione fra le categorie dell'agroindustria
Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil e un concerto di Ministri (Lavoro, Agricoltura,
Industria) coordinato dal Ministro delle Politiche Comunitarie On. Gianni
Mattioli.
Nell'incontro abbiamo finalmente acquisito la disponibilità
del Governo ad affrontare e risolvere i problemi occupazionali e salariali
dei lavoratori dipendenti coinvolti nella crisi "mucca pazza". Questa disponibilità
si concretizzerà oggi, lunedì 5 marzo, quando il Governo
incontrerà di nuovo - presso il Ministero delle Politiche Agricole
- le organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil, per sciogliere i
problemi tecnici legati alla scelta dello strumento legislativo adeguato
per introdurre i benefici previsti per i lavoratori.
Mentre resta da attivare, secondo noi, il confronto con il Ministero
della Sanità in ordine al problema della sicurezza dei lavoratori
addetti al settore in particolare nella macellazione.
L’orientamento che abbiamo espresso, per un primo intervento di emergenza
da inserire nel decreto in discussione si articolava in due punti, un primo
punto da inserire, rappresentato dal vincolo di rispetto dei contratti
collettivi di lavoro in vigore nei rispettivi settori, un secondo punto
legato a questa prima fase di emergenza garantendo a tutti i lavoratori
della filiera, dai mangimifici fino al lavoro sulla distribuzione dei prodotti,
un intervento di Cassa integrazione guadagni straordinaria per un periodo
di 12 mesi prorogabile.
Tale provvedimento deve valere anche per lavoratori a tempo determinato
e soci lavoratori dipendenti delle cooperative, occupati nella filiera.
Abbiamo richiamato, allo scopo, il decreto già fatto un anno
fa sulla crisi derivata dalla influenza aviare.
Ricordando però, che non basta il decreto e che nel settore
aviare stanno ancora aspettano.
È un primo risultato che valutiamo positivamente auspicandoci
che non intervengano impedimenti in fase realizzativa.
Stavamo ormai rassegnandoci visto il punto a cui eravamo arrivati,
la quasi approvazione definitiva del decreto in essere e soprattutto una
certa indifferenza generalizzata verso i lavoratori della filiera, anche
da parte di soggetti e associazioni interne al settore stesso.
La sensazione che abbiamo avuto, e vogliamo dirla, è che si
aveva, si ha, paura che aprire questa discussione sui lavoratori, vada
a mettere in discussione l’impalcatura costruita sulle disposizioni e le
modifiche contrattuali introdotte anche con la 602.
Ma signori, non si può negare l’evidenza, in parte si è
già messa in discussione da sola, un settore in cui il mercato del
lavoro è destrutturato non da certo garanzie di professionalità
e sicurezza, e al primo colpo di vento come oggi, lascia tutti in difficoltà.
Noi riteniamo di non essere animati da uno spirito di restaurazione
che prescinda da tutto, anzi noi della Flai e della CGIL abbiamo affermato
in questi anni una azione coerentemente riformista, da tempi non sospetti.
Siamo consapevoli delle difficoltà e delle esigenze, ma è
senza prospettiva per il settore, e quel che è peggio, per il nostro
Paese, ritenere di scaricare le contraddizioni del sistema sui lavoratori,
sempre meno dipendenti, ma senza garanzie sociali, anche, sempre più
soli e disoccupati.
Sembra quindi avviata a positiva soluzione la prima fase del confronto
con il Governo.
Confronto che, come richiesto nella riunione di giovedì scorso,
si articolerà, successivamente, sulla valutazione degli interventi
necessari per la riorganizzazione dell'intera filiera in vista anche dell'approvazione
delle deleghe relative alla Legge di Orientamento Agricola.
Non sono sufficienti, infatti, secondo noi. La Flai CGIL, ne il Decreto
n.8 del 14 febbraio, ne qualche sporadico provvedimento a favore del biologico,
ne l'iniziativa pubblicitaria sulla salubrità delle razze nazionali
per garantire ai cittadini e, in particolare, a lavoratori e pensionati,
di poter mangiare carne sicura a prezzi accettabili: prezzi che devono
essere certamente inferiori rispetto alle 50-70.000 al chilo della carne
biologica o comunque garantita.
E inoltre se si pensa ad un settore veramente sicuro, risanato, credibile,
dalle fondamenta fino al tetto, e non come qualche volta è
già avvenuto, si ritocca solo la facciata e si vende fumo, magari
biologico.
Riconvertire la filiera della carne bovina e, più in generale,
l’intera zootecnia europea e nazionale, richiede capacità di programmazione,
risorse, strumenti organizzativi adeguati.
Ma questo obiettivo deve essere fin da oggi dichiarato ed impostato,
in Europa come a livello nazionale, in tutti i suoi aspetti anche se ci
troviamo alla fine della legislatura.
Impostare questo obiettivo, a partire dalla legge di Orientamento,
è un atto dovuto verso i cittadini che non sono preda di paure irrazionali
ma pretendono chiarezza e trasparenza seppure nella gradualità.
Una gradualità tecnicamente necessaria rispetto alla quale non
può essere privilegiata l'assenza di programmazione e il tradizionale
intervento assistenziale.
Dobbiamo convincerci che il rimedio parziale, un intervento solo di
tamponamento, può essere un cattivo investimento sul futuro, quasi
peggiore del male, se il risultato che ne esce è una filiera uguale
a quella di prima della esplosione della crisi BSE.
Perché la crisi BSE, è, non solo nel nostro Paese, anche
il frutto di quel comparto, di quelle contraddizioni.
Anche gli ammortizzatori sociali per i lavoratori e la sicurezza sul
lavoro, che sono un atto dovuto, vanno letti in questa ottica, si pone
con drammaticità, come la FLAI aveva già sottolineato al
Presidente del Consiglio e al Governo, anche per il lavoro dipendente,
l'esigenza di superare l'ottica degli interventi assistenziali di emergenza,
per ridare al settore una competitività fondata sulla qualità,
sulla sicurezza alimentare, sulla trasparenza e sulla tracciabilità
e per evitare conseguenze catastrofiche sul piano sociale, economico e
dell'occupazione.
Le somme stanziate dai decreti e dalle disposizioni sanitarie che il
Governo ha emanato, mentre costituiscono un impegno ingente e non del tutto
lineare per l'emergenza, a partire dal prezzo di indennizzo stabilito per
il rinnovo del bestiame e gli abbattimenti,rimangono non finalizzate in
mancanza di una esplicita decisione di procedere verso politiche strutturali
di ben più ampia consistenza.
Inoltre i costi aggiuntivi, debbono essere ancora quantificati in termini
di minori introiti fiscali e contributivi.
Politiche che devono riorganizzare il settore e il suo mercato del
lavoro talmente destrutturato da costituire esso stesso un impedimento
alla sicurezza alimentare.
Queste politiche richiedono una concertazione vera che coinvolga i
lavoratori così come tutti gli operatori della filiera, partendo
dai mangimifici fino alla tavola, a questo proposito, abbiamo già
consegnato al Governo il 30 gennaio u.s. un nostro documento contenente
alcune proposte per la ristrutturazione della filiera e la formazione e
qualificazione dei lavoratori addetti.
Documento sul quale riteniamo necessario un approfondimento e una discussione,
vorremmo che questa opportunità che ci siamo conquistata nei confronti
del Governo non venga resa inutile.
Questo convegno è una prima occasione per noi e per coloro i
quali hanno inteso aderire all’iniziativa per confrontare le idee su come
costruire un processo di riorganizzazione su tutta la filiera.
Con questo incontro e con il risultato raggiunto, si chiude la prima
fase, quella della definizione sull’emergenza, mentre, ora anche a fronte
della disponibilità dichiarate del Governo di aprire un tavolo di
verifica sul settore, ci proietta in una seconda fase, quella degli interventi
strutturali.
Tale esigenza non siamo solo noi ad evidenziarla, anche le stesse organizzazioni
dei produttori agricoli, in alcuni studi da loro elaborati, hanno evidenziato
con forza questa necessità.
Noi riteniamo che il settore ha diversi punti di debolezza strutturale,
se lo confrontiamo con il resto dell’Europa.
la ristrutturazione in questi anni è stata iniziata come nel
resto degli altri paesi Europei, ma poi il processo da noi si è
arrestato con un equilibrio ancora non sufficiente e non allineato a ciò
che è poi avvenuto negli altri Paesi.
Si è prodotta così una nuova situazione che vede convivere
insieme momenti produttivi di eccellenza ed efficienza qualitativa e quantitativa
e momenti di profonda arretratezza per tipo di organizzazione che per dimensioni
delle aziende.
La ricerca del prezzo più basso, che non va dimenticato ha anche
consentito nell’alimentazione un consumo di massa della carne, ha
avuto però un effetto sul mercato finale non tutto positivo.
Soprattutto in quei casi dove per stare dentro certi prezzi si è
abbassato il livello di garanzia e sicurezza o dei lavoratori o degli animali
allevati, e mi sembra del tutto superfluo il bisogno di fare degli esempi.
IL peso del settore nel nostro paese, alcuni numeri per definirlo.
L’Italia, in Europa è il terzo produttore di carne bovina
dopo la Francia e la Germania. Se visualizziamo le cifre di riferimento
troviamo che la zootecnia ricopre un ruolo nazionale non marginale restando
un settore chiave per l’agricoltura italiana.
Su 65.000 miliardi di produzione lorda vendibile dell’agricoltura,
la zootecnia ne rappresenta il 38% con 25.000 miliardi, di cui 10.000 miliardi
per la zootecnia da latte, 5.800 miliardi di bovini, 4.000 miliardi di
suini, 3.500 miliardi di avicoli, altre produzioni zootecniche forniscono
2.000 miliardi.
Il consumo di carne bovina nel nostro paese ha ormai raggiunto la sua
maturità attestandosi ad un volume pro capite di 24 kg, 29% dei
consumi totali di carne, sempre più in linea con gli standard Europei.
Il valore generale del consumo di carne fa registrare ormai un indice
in leggera diminuzione, se guardiamo infatti i consumi negli ultimi 30
anni troviamo che dagli anni settanta dove il consumo si attestava intorno
ai 54 kg, siamo passati agli 81 kg della fine degli anni 80, si è
poi raggiunto il punto più alto di consumo con 83 kg nel 1998, ma
per poi riscendere agli 82 kg del 2000, oggi la tendenza è in calo.
La struttura dei mangimifici in questi anni si è fortemente
concentrata, 8 aziende realizzano il 45% della produzione, un solo operatore
controlla il 19% del mercato.
Ne è derivata una notevole forza contrattuale che si riflette
sul resto della filiera.
La situazione negli allevamenti si presenta molto più diversificata,
dove numerosi allevamenti di piccole dimensioni coesistono con poche grandi
strutture a carattere industriale
Ci sono 105.000 allevamenti per 7 milioni e 184 mila capi allevati,
solo il 13% degli allevamenti ha oltre 100 capi allevati, mentre le prime
500 aziende coprono il 30% del fatturato del comparto che è di 6.708
miliardi questi dati sono riferiti al 1999.
C’è una linea di tendenza comunque negli ultimi anni che si
sta affermando e che va nella direzione di una crescita delle dimensioni
medie delle aziende e un calo rispettivo nel numero degli allevamenti.
La fase della macellazione evidenzia le carenze strutturali più
marcate perché oltre agli aspetti competitivi produttivi si aggiungono
anche gli aspetti della sicurezza alimentare una situazione che si discosta
molto dagli standard fissati per il comparto a livello Europeo, sia qualitativi
che igienici.
Nel settore sono stati macellati nel 1999 4 milioni e 496 mila capi
per 1 milione e 165 mila tonnellate prodotte, questa produzione è
stata realizzata con 2.700 impianti di macellazione attivi.
La macellazione si concentra per l’80% sul vitello e vitellone, le
tre aziende più grandi fatturano da sole il 12% del settore, ci
sono occupati oltre 10.200 addetti.
La maggior parte degli impianti di macellazione bovina di dimensioni
superiori ai 6.000 capi per anno si trova in Emilia, Veneto e Lombardia.
Il 73% dei capi è macellato in sole 4 Regioni:
Lombardia (19%), Veneto (23%), Emilia-Romagna (18%) e Piemonte (13%).
Solo 10 macelli hanno dimensioni industriali europee e assorbono da soli
il 22% delle macellazioni.
La struttura della macellazione presenta un forte livello di arretratezza
dovuto alla eccessiva polverizzazione degli operatori e la dimensione della
capacita produttiva aziendale, caratterizzata da aziende che operano solo
in ambito locale.
Solo il 15% degli impianti nazionali ha una capacità di tipo
industriale, è a norma CEE, sono adeguati alla normativa igienico
sanitaria dell’Unione Europea ed hanno una capacità produttiva illimitata,
operano sul contesto internazionale.
Mentre il restante 85% degli impianti, operano in deroga permanente
riguardo alla normativa igienico sanitaria, hanno una capacità operativa
limitata, operano solo nel contesto nazionale o territoriale.
La razionalizzazione che è in atto nel comparto della macellazione
è in atto e si caratterizza con una crescita degli impianti industriali
a dimensione maggiore.
Negli impianti più moderni, ed è ciò che occorre,
il livello della automazione è elevato, il disosso e il sezionamento
sono le fasi più automatizzate, hanno strutture interne di controllo
come laboratori, e questo garantisce standard igienico sanitari più
elevati.
Inoltre anche sulla tracciabilità del prodotto questi macelli
più moderni danno più garanzia avendo introdotto sistemi
di codici a barre per riconoscere gli animali.
Negli altri paesi europei il processo di concentrazione e di ristrutturazione
è andato più avanti, ci sono un numero molto più basso
di strutture di macellazione, mentre il bollo CEE lo troviamo nella
totalità dei macelli in Olanda, Irlanda, Germania, Danimarca, mentre
in Francia c’è nell’80% delle strutture.
Per capacità di macellazione capi-anno l’Olanda è il
primo paese mentre solo tre imprese italiane sono a quel livello.
A questo quadro già esistente e non esaltante, si va ad aggiungere
l’attuale problema sulla BSE, che amplifica i problemi aggravando ancora
di più la situazione della filiera.
Per questo siamo convinti della necessita di un intervento complessivo
di tipo strutturale, favorito ed orientato anche da strumenti legislativi.
In questo quadro ribadiamo che gli interventi di sostegno economico
e finanziario, che saranno predisposti, devono essere finalizzati a reali
politiche di innovazione, razionalizzazione e sviluppo per le quali è
necessaria una programmazione pluriennale e il reperimento di ingenti risorse.
Le risposte complessive dovranno essere coerenti con i problemi legati
alla sicurezza alimentare che inducono la necessita di maggiori investimenti
sia nel rispetto delle norme igienico sanitarie nella produzione che al
rispetto dei lavoratori soprattutto quelli della macellazione oggi soggetti
anche al rischio del contatto con le parti degli animali destinate alla
distruzione, per i quali vanno definite con urgenza nuove pratiche operative
e protezioni da utilizzare.
La competitività subirà una accelerazione in relazione
allargamento dei mercati verso i paesi PECO, si avranno ancora tensioni
sui prezzi soprattutto nel nostro paese dove il consumo nazionale fa già
ricorso alle importazioni per il 50% del fabbisogno nazionale.
Inoltre i consumi sono previsti in calo per i prossimi anni, ai quali
vanno aggiunte le esigenze dei consumatori, sicuramente oggi più
sensibili ai problemi della qualità e della sicurezza.
La riorganizzazione è quindi una necessità anche sotto
il profilo produttivo per realizzare un grado di competitività maggiore,
in sicurezza ed a costi accettabili dal mercato.
Nel documento da noi elaborato già in precedenza abbiamo evidenziato
una serie di punti e proposte che possono tramutarsi in altrettanti obiettivi
da raggiungere per risanare tutta la filiera e che vogliamo qui riproporre.
- Occorre procedere ad una mappatura completa dei mangimifici, ed ad
una valutazione sulla congruità delle linee di produzione in rapporto
alla salute alimentare, al monitoraggio del commercio di farine e mangimi
in entrata ed in uscita dal Paese.
- Occorre valutare i tempi e gli investimenti necessari per escludere
definitivamente le farine animali dall'alimentazione di ogni specie.
- Occorre recepire nell'ordinamento sanzioni adeguate per chiunque
introduca nella catena alimentare sostanze nocive alla salute umana compresi
ormoni e antibiotici.
- Occorre favorire ed incentivare, anche utilizzando le significative
risorse europee per lo sviluppo rurale, modalità di allevamento
funzionali alla qualità.
- Vanno promossi marchi di qualità del bestiame per favorire
la tracciabilità sull'intera filiera per una maggiore remunerazione
degli allevamenti.
- Vanno definite le modalità per il progressivo rinnovamento
del parco bestiame nazionale e per il recupero delle razze nazionali.
- Sono da incentivare le riorganizzazioni produttive che anticipano
il sistema della tracciabilità, elemento di garanzia sulla salubrità,
igienicità e tipicità dei prodotti.
- Va favorita la concentrazione e l'aumento della dimensione aziendale
per i macelli, riequilibrando la loro dislocazione per aree di produzione
e per circoscrizione geografica, in coerenza con chi ha gia effettuato
interventi in questi anni con investimenti sulle nuove tecnologie.
- Vanno recuperati i processi di destrutturazione del settore avvenuti
attraverso l'esternalizzazione e la pratica degli appalti illeciti, processi
che hanno prodotto anche meccanismi di concorrenza sleale fra le imprese
e una disarticolazione del sistema di tutele e di diritti ( contrattuali
e di legge) dei lavoratori occupati.
- Va escluso da ogni provvidenza pubblica chi non abbia rispettato
le leggi e i contratti e ha alimentando la non trasparenza delle retribuzioni,
con un forte aumento del lavoro pagato in nero con quote, in alcuni casi,
fino al 50% della retribuzione.
- La sicurezza alimentare e il rispetto delle regole contrattuali devono
costituire capisaldi irrinunciabili di una politica strutturale del settore
che miri alla qualità, alla trasparenza, alla reale tutela del consumatore.
- Va favorita, anche nel segmento della filiera a valle delle attività
di allevamento, una più equilibrata catena del valore che oggi penalizza
i produttori ed il prodotto a favore della Grande Distribuzione Organizzata
che considera la carne come "prodotto civetta".
- Ciò si può realizzare puntando su nuovi prodotti con
più alto valore aggiunto (dai macelli esce oggi il 75% di carne
con osso, sviluppando i porzionati, i preparati e i servizi) vanno
quindi promossi e sostenuti anche al fine di una maggiore leggibilità
dei prezzi al consumo in particolare per tutelare le fasce di consumatori
caratterizzate da redditi medio - bassi.
- Vanno migliorati i monitoraggi ed i controlli, sia istituendo l’Agenzia
Italiana per la Sicurezza Alimentare che coordini le politiche di prevenzione,
qualità e sicurezza degli alimenti, sia attraverso un potenziamento
ed un maggior coordinamento delle competenze tra Ministeri ed autorità
locali in modo da stroncare importazioni clandestine, frodi alimentari
e commerci illeciti.
- Vanno previsti per tutti i lavoratori interventi mirati a garantire
la sicurezza personale nei luoghi di lavoro, nei mangimifici, nei macelli,
come negli allevamenti.
- Vanno previsti finanziamenti per costruire progetti di ricerca sugli
eventuali nuovi rischi per la salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
- Occorre prevedere un programma straordinario di formazione professionale
per sostenere le modalità di allevamento adeguate a garantire la
salubrità della carne e un trattamento corretto del bestiame.
La formazione è inoltre necessaria per elevare gli standard
qualitativi e quelli sulla sicurezza alimentare anche attraverso l’anagrafe
bovina, della certificazione e della tracciabilità, assieme alle
innovazioni impiantistiche ed organizzative per consentire di adeguare
le competenze professionali sulle nuove pratiche operative.
- Va chiarito definitivamente il possibile uso delle carcasse degli
animali abbattuti e dei rifiuti di macellazione prevedendo i controlli
e i potenziamenti necessari per il loro smaltimento.
Questi sono alcuni obiettivi necessari per tentare di affrontare organicamente
la crisi in atto.
Del resto molte sono le contraddizioni che si sono aperte dentro questa
crisi, fino ad oggi, molto tempo è stato utilizzato, prima per negare
poi per individuare soluzioni parziali poi ancora per individuare alternative
produttive magari provenienti da prodotti derivanti da ogm.
Siamo arrivati al punto paradossale ( ma mica poi tanto ) che oggi
la carne è la cosa almeno sicuramente più controllata di
tutto il resto dei prodotti alimentari.
Ciò è un bene, in quanto l’evidenza del problema c’è,
ci sono mucche malate, è un bene che vengano intercettate dal sistema
di controllo e quindi tolte dalla catena alimentare, dobbiamo convincerci
che ciò è positivo, testimonia che il sistema di controllo
funziona.
Ora occorre risanare tutta la filiera estirpando completamente la BSE.
Non servono atteggiamenti irrazionali od emotivi occorre intervenire
con razionalità ed onestà, riorganizzando anche un forte
e credibile sistema di controllo autonomo che deve restare il perno
centrale di tutto il sistema.
Solo così i consumatori potranno riacquistare la fiducia in
questo caso sul prodotto carne bovina.
Possiamo capire il dramma di molti allevatori che vedono a rischio
tutto il proprio allevamento nel momento in cui è stato trovato
un animale malato.
Ma basta pensare un solo momento cosa può avvenire con la tracciabilità
degli animali chi comprerà mai più un animale che proviene
da quell’allevamento? I consumatori è vero che molte volte sono
distratti ma certamente non su tutto e non si può scommettere sulla
loro memoria.
Per raggiungere l’obiettivo di un risanamento e rilancio, occorre però
mettere mano alla ristrutturazione della filiera, ciò avrà
un costo, ne siamo consapevoli, anche sociale ed occupazionale, anche di
questo siamo consapevoli.
Siamo altresì consapevoli però che se la ristrutturazione
verrà affrontata con strumenti economici e anche sociali i prezzi
che saranno pagati potranno essere in futuro riassorbiti da una ripresa
del comparto stesso.
Alternative non ne vediamo se non un lento declino anche in questa
filiera.
La graduale nostra fuoriuscita dal mercato sarà rimpiazzata
dai paesi emergenti, mentre le altre aziende Europee che precedentemente
si sono ristrutturate, saranno in grado di difendere comunque il loro spazio
di mercato, è una scena gia vista nel nostro paese in questi anni
con oggetto altri settori industriali.
Noi vorremmo che al declino non ci arrendiamo e rispondiamo con proposte
di rilancio.
Noi siamo qui disponibili, la CGIL è disponibile, lo abbiamo
detto e lo confermiamo.
Ora aspettiamo anche una conferma da parte degli altri.
Queste posizioni della FLAI sono condivise dall'intera CGIL, e questo
potrà emergere anche dal Convegno nazionale sulla sicurezza alimentare
organizzato dalla CGIL e dalla FLAI per il 15 marzo prossimo a Roma.
Modena 5 Marzo 01
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Consiglio dei
Ministri n. 50 del 7 febbraio 2001 Provvedimenti Emergenza BSE
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto-legge con il quale viene
istituito un fondo per l’emergenza BSE dotato di 300 miliardi per interventi
diretti a fronteggiare l’emergenza che continua a coinvolgere l’intero
settore della zootecnia, interessato da una forte caduta della domanda.
Il decreto appresta le risorse necessarie per i seguenti interventi:
a) dare attuazione al Regolamento comunitario che prevede un regime
di acquisto e successivi abbattimento e distruzione dei capi bovini di
età superiore ai 30 mesi;
b) assicurare l’agibilità degli allevamenti compromessi dalla
prolungata permanenza dei capi in stalla e garantirne idonee condizioni
igienico-sanitarie accettabili; viene previsto in proposito un intervento
pari a lire 450.000 per capo di età inferiore a 30 mesi;
c) favorire il riavviamento delle aziende zootecniche colpite da BSE
prevedendo una indennità pari a lire un milione per ogni capo riacquistato;
d) finanziare la distruzione di materiali specifici tra cui la colonna
vertebrale;
e) prevedere un concorso pari a lire 240.000 nelle spese determinate
dalla perdita di capi per cause accidentali.
Sono disposte per il settore zootecnico ulteriori agevolazioni quali
la sospensione dei termini tributari e previdenziali, nonché l’attivazione
di contributi in conto interessi su mutui contratti per consolidare esposizioni
debitorie per migliorare la qualità degli allevamenti rispetto al
benessere animale e alle certificazioni delle produzioni nonchè
le condizioni igienico-sanitarie e produttive degli stabilimenti di macellazione
in possesso della certificazione CEE, con particolare riguardo al rinnovo
degli impianti tecnologici, compresi quelli di smaltimento dei residui
delle lavorazioni. A tale scopo è stato autorizzato un limite di
impegno per 20 miliardi di lire.
I contributi disposti non sono concessi qualora il beneficiario sia
incorso in violazioni di norme relative all’alimentazione, alla identificazione
e al trattamento terapeutico dei capi bovini.
Particolare rilievo riveste la decisione di procedere alla distruzione
completa, mediante incenerimento, di tutte le farine animali, incluse quelle
a basso rischio, al fine di eliminare completamente la possibilità
di un loro utilizzo per l’alimentazione zootecnica.
Il Governo ha anche deliberato un inasprimento delle sanzioni sino
a giungere, nei casi nei quali si determinino pericoli per la salute, alla
definitiva chiusura dell’azienda. Il ricavato delle sanzioni amministrative
sarà destinato alla linea vacca-vitello, all’allevamento biologico
ed alle razze tipiche.
E’ prevista, infine, l’istituzione di un Consorzio obbligatorio
per la raccolta e lo smaltimento dei residui da lavorazione degli esercizi
commerciali al dettaglio operanti nel settore della vendita delle carni.
DECRETO-LEGGE
14 febbraio 2001, n. 8. - Ulteriori interventi urgenti per
fronteggiare l'emergenza derivante
dall'encefalopatia spongiforme bovina.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione [1];
Vista la decisione 2000/418/CE della Commissione, del 29 giugno 2000;
Vista la decisione 2000/766/CE del Consiglio del 4 dicembre 2000;
Visto il regolamento (CE) n. 2777/2000 della Commissione, del 18 dicembre
2000;
Vista la decisione 2001/2/CE della Commissione del 27 dicembre 2000;
Visto il decreto-legge 11 gennaio 2001, n. l;
Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di adottare misure
per fronteggiare l'emergenza determinata dal fenomeno dell'encefalopatia
spongiforme
bovina;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione
del 7 febbraio 2001;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, del Ministro
delle politiche agricole e forestali e del Ministro della sanità,
di concerto
con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica,
con il Ministro dell'ambiente, con il Ministro per le politiche comunitarie
e con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale;
E M A N A
il seguente decreto-legge:
Articolo 1
Fondo per l'emergenza BSE
1. Al fine di assicurare la realizzazione di interventi urgenti diretti
a fronteggiare l'emergenza nel settore zootecnico, è istituito un
Fondo,
denominato: "Fondo per l'emergenza BSE", con dotazione pari a lire
300 miliardi per l'anno 2001, da iscrivere in apposita unità previsionale
di base
dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e
della programmazione economica.
2. Le disponibilità del Fondo sono destinate al finanziamento
di:
a) interventi a carico dello Stato, anche riferiti al peso delle carcasse,
per la macellazione, il trasporto e lo smaltimento di bovini di età
superiore a trenta mesi, abbattuti ai sensi del regolamento (CE) n.
2777/2000 della Commissione del 18 dicembre 2000;
b) interventi per assicurare, in conformità all'articolo 87,
comma 2, lettera b), del Trattato istitutivo dell'Unione europea, l'agibilità
degli
impianti di allevamento compromessa dell'imprevista permanenza dei
capi in azienda e per evitare l'interruzione dell'attività agricola
ed i
conseguenti danni economici sociali, nonché per garantire il
benessere degli animali. A tale fine viene erogato, a titolo di compensazione,
un
indennizzo di L. 450.000 per capo di età non superiore a trenta
mesi, da corrispondere previa attestazione dell'avvenuta macellazione del
bovino
detenuto in azienda per almeno cinque mesi;
c) indennità per il riavviamento di aziende zootecniche nelle
quali si sia verificato l'abbattimento di capi bovini a seguito della rilevazione
positiva di presenza di encefalopatia spongiforme bovina nell'azienda
medesima. L'indennità è fissata in lire un milione per ogni
bovino riacquistato,
sino al massimo di 500 milioni per ogni azienda;
d) contributi per la distruzione di materiali specifici a rischio, inclusa
la colonna vertebrale di bovini con età superiore a 12 mesi;
e) un indennizzo, pari a L. 240000 a capo, corrisposto per bovini morti
in azienda da avviare agli impianti di pretrattamento e successiva
distruzione, a copertura dei costi di raccolta e trasporto.
3. In sede di prima applicazione, il Fondo è, in via provvisoria,
e con riferimento alle lettere di cui al comma 2, così ripartito:
lire 50 miliardi;
lire 51 miliardi;
lire 1 miliardo;
lire 48 miliardi;
lire 5 miliardi.
Con successive determinazioni, adottate dal commissario straordinario
del Governo per il coordinamento dell'emergenza conseguente alla encefalopatia
spongiforme bovina, d'intesa con i Ministri del tesoro, del bilancio
e della programmazione economica, delle politiche agricole e forestali
e della
sanità, sentita la conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni le province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede
alle
ulteriori ripartizioni, sulla base delle effettive esigenze, tra i
vari interventi di cui al presente articolo.
4. L'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, di seguito denominata:
"Agenzia", è incaricata della erogazione dei finanziamenti, secondo
le modalità
stabilite dal presente articolo, sia in sede di prima applicazione,
sia successivamente, in conformità alle determinazioni adottate
dal commissario
straordinario del Governo.
A tal fine, il Fondo di cui al comma 1 è versato, nel rispetto
delle norme sulla tesoreria unica, al bilancio dell'Agenzia stessa ed erogato
secondo
le norme stabilite dal proprio regolamento di amministrazione e contabilità.
5. L'Agenzia provvede alla rendicontazione delle spese secondo le indicazioni
fornite dal Ministero del bilancio e della programmazione economica, di
concerto con il Ministero della sanità e con il Ministero delle
politiche agricole e forestali.
6. L'Agenzia può avvalersi del Corpo forestale dello stato e
del reparto speciale dell'Arma dei carabinieri per la tutela delle norme
comunitarie e
agro-alimentari, nonché della Guardia di finanza, per l'effettuazione
dei controlli sulle operazioni previste dal comma 2.
7. L'Agenzia presenta ogni trenta giorni al commissario straordinario
del Governo, al Ministro delle politiche agricole e forestali, al Ministro
della
sanità ed al Ministro dell'ambiente una relazione sullo
stato di attuazione degli interventi previsti dal presente decreto.
8. L'Agenzia provvede all'incenerimento o al coincenerimento delle proteine
animali trasformate destinate all'ammasso pubblico di cui all'articolo
2
del decreto legge 11 gennaio 2001, n. 1 [2], predisponendo a tale scopo
uno specifico programma operativo.
Articolo 2
Agevolazioni
1. Il Ministro delle finanze, avvalendosi dei poteri di cui all'articolo
9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, in materia di statuto dei
diritti del contribuente, dispone a favore degli allevatori dei bovini,
delle aziende di macellazione e degli esercenti di attività di commercio
all'ingrosso e al dettaglio di carni, colpiti dagli eventi verificatisi
a seguito dell'emergenza causata dall'encefalopatia spongiforme bovina
(BSE)
la sospensione o il differimento dei termini relativi agli adempimenti
ed ai versamenti tributari. Non si fa luogo al rimborso di quanto già
versato.
2. Nei confronti dei soggetti di cui al comma 1, sono sospesi per sei
mesi, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
i
pagamenti di ogni contributo o premio di previdenza ed assistenza sociale,
ivi compresa la quota a carico dei dipendenti. Il versamento delle somme
dovute e non corrisposte per effetto della predetta sospensione avviene
senza aggravio di sanzioni, interessi o altri oneri.
3. Sulla base degli elementi rilevati dalla dichiarazione modello unico
2001, sono adeguati gli studi di settore applicabili, a partire dal periodo
d'imposta in corso al 31 dicembre 2000, nei confronti dei contribuenti
interessati dagli eventi verificatisi a seguite, dell'emergenza encefalopatia
spongiforme bovina (BSE). Resta fermo quanto previsto dall'articolo
10, comma 8, della legge 8 maggio 1998, n. 146 [3].
4. Considerata la situazione di emergenza della filiera zootecnica,
con particolare riferimento agli allevamenti bovini, agli stabilimenti
di
macellazione, all'industria di trasformazione di carne bovina e agli
esercizi di vendita al dettaglio in via esclusiva o prevalente di carne
bovina o
di prodotti a base di carne bovina, è autorizzato un limite
di impegno pari a lire 20 miliardi per l'anno 2001, da destinare a contributi
in conto
interesse su mutui di durata non superiore a 10 anni, contratti da
parte delle predette imprese, con onere effettivo a carico del mutuante
pari
all'1,5 per cento. Una quota del cinquanta per cento del predetto limite
di impegno è riservata a mutui contratti per l'adeguamento degli
allevamenti
bovini in conformità alla disciplina comunitaria in materia
di benessere animale, rintracciabilità e qualità, nonché
per il miglioramento
igienico-sanitario e produttivo degli stabilimenti di macellazione
in possesso di bollo CE, di cui all'articolo 13 dei decreto legislativo
18 aprile
1994
n. 286, con particolare riferimento al finanziamento di impianti
tecnologici, ed in particolare di smaltimento, da installare o in corso
di
installazione all'interno degli stabilimenti medesimi.
La residua quota del cinquanta per cento è destinata a mutui
contratti per il consolidamento di esposizioni debitorie in corso alla
data di entrata in
vigore del presente decreto.
5. Le modalità, i criteri ed i parametri da utilizzare per la
ripartizione e l'erogazione dei benefici di cui al comma 4 sono stabiliti
con circolare
del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con
il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, da adottare
entro
venti giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreta.
Per quanto riguarda la quota destinata al miglioramento tecnologico e qualitativo,
sono considerati comunque criteri selettivi l'incidenza sul fatturato
dei costi fissi e degli ammortamenti ed oneri finanziari, il numero dei
dipendenti, nonché il numero dei capi macellati o allevati nell'anno
2000.
Articolo 3
Modificazioni della legge 15 febbraio 1963, n. 281
1. L'articolo 22 della legge 15 febbraio 1963, n. 281, è sostituito
dal seguente:
"Art. 22. - 1. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque vende,
pone in vendita o mette altrimenti in commercio o prepara per conto terzi
o,
comunque, per la distribuzione per il consumo, prodotti disciplinati
dalla presente legge non rispondenti alle prescrizioni stabilite, o risultanti
all'analisi non conformi alle dichiarazioni, indicazioni e denominazioni,
è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da L. 3.000.000
a L.
30.000.000.
2. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque vende, pone in vendita,
mette altrimenti in commercio o prepara per conto terzi o, comunque, per
la
distribuzione per il consumo, sostanze vietate è punito con
la sanzione amministrativa pecuniaria da L. 30.000.000 a 120.000.000.
3. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque vende, pone in vendita
o mette altrimenti in commercio o prepara per conto terzi o, comunque,
per la
distribuzione per il consumo, prodotti contenenti sostanze di
cui è vietato l'impiego o con dichiarazioni, indicazioni e denominazioni
tali da trarre
in inganno l'acquirente sulla composizione, specie e natura della
merce è punito con la sanzione pecuniaria da L. 50.000.000 a 150.000.000.
4. La sanzione di cui al comma 3, si applica altresì l'allevatore
che non osservi la disposizione di cui all'articolo 17, comma 2.".
2. L'articolo 23 della legge 15 febbraio 1963, n. 281, è sostituito
dal seguente:
"Art. 23. - 1. In caso di violazione delle disposizioni previste dalla
presente legge, l'autorità competente può ordinare la sospensione
dell'attività
per un periodo non superiore a tre mesi.
2. In caso di reiterazione della violazione, l'autorità competente
dispone la sospensione dell'attività per un periodo da tre mesi
ad un anno.
3. Se il fatto è di particolare gravità e da esso è
derivato pericolo per la salute, l'autorità competente dispone la
chiusura definitiva dello
stabilimento o dell'esercizio. Il titolare dello stabilimento o dell'esercizio
non può ottenere una nuova autorizzazione allo svolgimento della
stessa
attività o di attività analoga per la durata di
cinque anni.
4. Si applica in ogni caso la disposizione di cui all'articolo 7 del
decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507.".
3. I contributi e le agevolazioni di cui al presente decreto non sono
concessi o, se concessi, sono revocati ai soggetti beneficiari nei confronti
dei
quali venga accertata violazione delle disposizioni in materia
di identificazione, alimentazione e trattamento terapeutico di capi bovini.
4. I maggiori proventi delle sanzioni pecuniarie irrogate in seguito
alla violazione di obblighi e prescrizioni previsti dal presente decreto,
versati
all'entrata del bilancio dello Stato sono riassegnati alla competente
unita previsionale di base dello stato di previsione del Ministero del
tesoro,
del bilancio e della programmazione economica per essere destinati
all'Agenzia per le finalità di cui all'articolo 21, comma 1, del
decreto del
Ministro delle politiche agricole e forestali 16 marzo 2000, n. 122,
e all'articolo 28, primo comma lettere b) e c), del decreto del Ministro
delle
politiche agricole e forestali in data 22 gennaio 2001, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 23 dei 29 gennaio 2001.
5. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
è autorizzato a provvedere alle conseguenti variazioni di bilancio.
Articolo 4
Istituzione di un Consorzio obbligatorio
1. E' istituito il Consorzio obbligatorio nazionale per la raccolta
e lo smaltimento dei residui da lavorazione degli esercizi commerciali
al
dettaglio operanti nel settore della vendita di carni.
2. Al Consorzio partecipano i soggetti produttori di residui e le imprese
di raccolta e smaltimento dei medesimi, anche in forma associata. In ogni
caso la maggioranza del Consorzio deve essere detenuta dai produttori
di residui, anche in forma associata.
3. Con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare entro il
30 giugno, 2001, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta
del
Ministro dell'ambiente e del Ministro della sanità, di concerto
con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato e con
il Ministro
delle politiche agricole e forestali, sentita la Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento
e di
Bolzano, si provvede a disciplinare le modalità di istituzione,
di finanziamento, di funzionamento e di articolazione del Consorzio di
cui al presente
articolo, sulla base dei principi di cui all'articolo 11 del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95.
Articolo 5
Copertura finanziaria
1. Alla dotazione del Fondo di cui all'articolo 1, comma 1, determinato
in lire 300 miliardi per l'anno 2001, si provvede mediante utilizzo, per
pari
importo, dell'autorizzazione di spesa recata per l'anno 2000 dall'articolo
3, comma 1, della legge 23 dicembre 1999, n. 499, come integrata
dall'articolo 52, comma 10, della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Detto
importo viene versato all'entrata del bilancio statale per essere riassegnato
all'apposita unità previsionale dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
2. All'onere derivante dall'attuazione dell'articolo 2, comma 4, si
provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto,
ai fini
del bilancio triennale, 2001-2003, nell'ambito dell'unità previsionale
di base di conto capitale "Fondo speciale" dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica
per l'anno 2001, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo
al
Ministero dei lavori pubblici.
3. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica,
è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni
di
bilancio.
Articolo 6
Entrata in vigore
1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello
della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana
e sarà
presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.
E' fatto
obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 14 febbraio
2001
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La Flai Cgil chiede
incontro urgente ad Amato: nel Decreto mucca pazza “dimenticati” i lavoratori.
Con una lettera al Presidente del Consiglio -
e ai Ministri Letta, Mattioli, Pecoraro Scanio e Salvi – il Segretario
generale della Federazione dei lavoratori dell’agroindustria della Cgil,
Franco Chiriaco, chiede un incontro urgente per affrontare i problemi dei
lavoratori addetti alla filiera delle carni bovine, dall’allevamento alla
commercializzazione.
Il Decreto legge: “Ulteriori interventi urgenti
per contenere gli effetti negativi dell’epidemia Bse”, varato dal Consiglio
dei Ministri, non prende in alcun modo in considerazione
- afferma Chiriaco - gli effetti della crisi Bse sul lavoro dipendente
– tipico e atipico – addetto al comparto. Mentre è prevedibile un’accelerazione
delle conseguenze negative sul lavoro e sull’occupazione appare problematica
–vista la destrutturazione del mercato del lavoro- l’adozione degli
ammortizzatori sociali pur necessari.
Inoltre, si dice nella lettera, manca qualsiasi
provvedimento per la sicurezza dei lavoratori addetti e le provvidenze
non sono esplicitamente legate al rispetto della Legge 626/94. La chiarezza
in materia di sicurezza sul lavoro appare tanto più necessaria di
fronte alla precarietà della prestazione lavorativa,alla pratica
degli appalti e ad una cultura della prevenzione da parte dei datori di
lavoro pressoché nulla. Si pensi che in aree di produzione eccellente
in Emilia Romagna, anche la semplice adozione della vaccinazione dei lavoratori
è adottata in meno della metà degli allevamenti.
Non vogliamo unirci al coro delle richieste indifferenziate
che producono – e hanno prodotto – interventi a pioggia che tutelano interessi
particolari e non sono finalizzate a rispettare il diritto alla sicurezza
alimentare per i cittadini e gli elementari diritti del lavoro dipendente.
Ci appelliamo, piuttosto, al criterio della concertazione, ribadito dal
Presidente Ciampi. A nostro parere – prosegue Chiriaco – e anche
secondo l’autorevole parere del Governo tedesco, rimandare l’adozione di
queste politiche significa scambiare gli interessi, pur in parte legittimi,
degli operatori, con i diritti ben più ampi, motivati e complessi
dei cittadini, dei consumatori e dei lavoratori dell’agro-industria.
Per questi motivi - afferma la Flai – chiediamo
l’apertura di un tavolo che affronti la necessità di una profonda
ristrutturazione della nostra zootecnia bovina orientandola alla competizione
sulla qualità, definisca le priorità, tuteli i diritti dei
lavoratori dipendenti, indichi gli obiettivi di interesse generale che
giustificano e finalizzano la destinazione di risorse ai lavoratori e alle
imprese.
Roma 13 Febbraio 2001
Castelvetro.
Crisi dovuta alla mucca pazza
La cassa integrazione
all'Inalca di Cremonini
CASTELVETRO 2 febbario. Cassa integrazione per 90 operai all'Inalca
di Cremonini, sulla vicenda intervengono duramente i sindacati dopo
l'incontro con la dirigenza. 'La notizia è ufficiale - affermano
i sindacati in una nota - per fronteggiare l'emergenza "mucca pazza"
il gruppo Cremonini ricorre alla cassa integrazione ordinaria. Questo
l'esito dell'incontro tra i sindacati alimentaristi Fat-Cisl, Flai-Cgil
e Uila-Uil che si è svolto ieri presso la sede dell'Unione
industriale di Modena'. 'Le organizzazioni sindacali hanno chiesto informazioni
aggiornate sull'andamento del settore e hanno poi concordato di procedere
all'apertura della Cig a zero ore per 90 operai su 120 del reparto"hamburger"
dello stabilimento Inalca di Castelvetro per un periodo non superiore
ai tre mesi'.
Documento della
Segreteria nazionale della Flai Cgil
consegnato al Governo il 30
gennaio 2001
La Segreteria nazionale della FLAI CGIL ritiene necessario che il Governo
decreti la crisi del settore zootecnico scegliendo con chiarezza
la programmazione di interventi di carattere strutturale orientati alla
qualità lungo tutta la filiera piuttosto che la via di interventi
a pioggia decisi sull’onda dell’emergenza in un’ottica puramente
assistenziale.
L’emergenza ‘mucca pazza’ è solo la punta di un iceberg che nasconde
una vicenda di deregolamentazione di fatto del settore sia dal lato della
sicurezza alimentare che da quello del commercio estero e del lavoro dipendente.
.
L’attuale situazione non può più essere fronteggiata con
strumenti ordinari.
Ogni giorno diventa sempre più chiaro - e anche alcune associazioni
dei produttori cominciano ad affermarlo - che dalla attuale situazione
si esce solo attraverso un processo di ristrutturazione dell’intero settore,
dagli allevamenti alla macellazione al consumo, in grado di garantire una
produzione, a costi competitivi, migliore e sicura, sostenuta da un efficiente
sistema di controllo orientato a garantire al consumatore finale la certezza
su ciò che acquista.
Per questo non basta affrontare l’emergenza, che pure va garantita subito
con un primo sostegno dei redditi dei produttori e di tutti i lavoratori
dipendenti impegnati nel settore, ma occorre definire strumenti di intervento
di tipo strutturale in grado di cambiare profondamente il sistema in atto.
Una parte importante del settore è l’industria della macellazione.
L’industria della macellazione bovina (4.2 milioni di capi abbattuti
in Italia), si presenta ancora particolarmente polverizzata, tecnicamente
e tecnologicamente arretrata rispetto ad altri paesi europei; con una capacità
di auto - approvvigionamento di poco superiore al 60% (50% se si considerano
gli animali importati alla nascita ed ingrassati in Italia) ed in forte
calo.
Nonostante una progressiva diminuzione degli impianti dal 1993 al 1999,
da 6000 a 2200 a cui si devono aggiungere 700 impianti per la macellazione
di altre specie animali, siamo ancora molto lontani dai livelli di concentrazione
e adeguamento degli impianti degli altri paesi europei. In Italia solo
il 15% dei macelli (330 ) è in possesso del bollo CEE mentre la
Francia ha il 77% del totale (270), la Spagna ha il 38.1% del totale (1455)
e Olanda, Germania, Danimarca ed Irlanda sono al 100%.
La maggior parte degli impianti di macellazione bovina di dimensioni
superiori ai 6000 capi per anno si trova in Emilia, Veneto e Lombardia.
Il 73% dei capi è macellato in sole 4 Regioni: Lombardia (19%),
Veneto (23%), Emilia-Romagna (18%) e Piemonte (13%). Solo 10 macelli si
pongono a livelli industriali assorbendo il 22% delle macellazioni; di
questa percentuale il 12% è riferito ai primi tre gruppi.
Le modifiche introdotte al DPR n.602/1970 (completa estensione
alla possibilità di esternalizzare le attività operative
dell’intero ciclo della macellazione ) non hanno prodotto un effetto positivo
sul processo di riorganizzazione nel comparto macellazione nazionale e
non hanno migliorato lo stato competitivo del comparto; in particolare
non hanno introdotto innovazioni positive sul piano della certezza della
tracciabilità e della sicurezza alimentare.
L’elevata polverizzazione di macelli ed allevamenti; il numero limitato
di impianti di macellazione a Bollo CEE con il conseguente minor grado
di competitività rispetto alla media delle strutture di
macellazione europee; la fragilità dimostrata dall’intera
filiera di fronte all’emergenza BSE, possono avere effetti sconvolgenti
nel settore.
L’intervento del Governo e delle Regioni a sostegno di tutta la filiera
è quindi obbligato pena la perdita di molte attività, il
blocco delle produzioni e un ulteriore aggravamento del nostro deficit
agro-alimentare. Ma ribadiamo che gli interventi di sostegno economico
e finanziario devono essere finalizzati a reali politiche di innovazione,
razionalizzazione e sviluppo per le quali è necessaria una programmazione
pluriennale e il reperimento di ingenti risorse .
A questo scopo proponiamo di :
-Procedere alla mappatura dei mangimifici; alla valutazione della congruità
delle linee di produzione in rapporto alla salute alimentare; al monitoraggio
del commercio di farine e mangimi in entrata ed in uscita dal Paese.
-Valutare i tempi e gli investimenti necessari per escludere definitivamente
le farine animali dall’alimentazione di ogni specie. -Recepire nell’ordinamento
sanzioni adeguate per chiunque introduca nella catena alimentare sostanze
nocive alla salute umana compresi ormoni e antibiotici.
-Favorire ed incentivare, anche utilizzando le significative risorse
europee per lo sviluppo rurale, modalità di allevamento funzionali
alla qualità.
-Promuovere marchi di qualità del bestiame favorendo la tracciabilità
sull’intera filiera e la maggiore remunerazione degli allevamenti.
-Definire le modalità per il progressivo rinnovamento del parco
bestiame nazionale e per il recupero delle razze nazionali.
-Incentivare le riorganizzazioni produttive che anticipano il sistema
della tracciabilità, elemento di garanzia sulla salubrità,
igenicità e tipicità dei prodotti.
Favorire la concentrazione e l’aumento della dimensione aziendale
per i macelli riequilibrando la loro dislocazione per aree di produzione
e per circoscrizione geografica.
-Recuperare i processi di destrutturazione del settore avvenuti in
questi anni attraverso l’esternalizzazione e la pratica degli appalti illeciti,
processi che hanno prodotto meccanismi di concorrenza sleale fra le imprese
e disarticolazione del sistema di tutele e di diritti ( contrattuali e
di legge) dei lavoratori occupati. La stessa gestione dell’emergenza occupazionale
dovuta a “mucca pazza”, con il probabile ricorso agli ammortizzatori sociali,
porrà il problema della mancanza di tutela per i soci-lavoratori.
-Escludere da ogni provvidenza pubblica chi non abbia rispettato le
leggi e i contratti provocando l’incremento della non trasparenza delle
retribuzioni, con un forte aumento del lavoro pagato in nero con quote,
in alcuni casi, del 50% della retribuzione. Sicurezza alimentare e rispetto
delle regole contrattuali costituiscono capisaldi irrinunciabili di una
politica strutturale del settore che miri alla qualità , alla trasparenza,
alla reale tutela del consumatore .
-Favorire, anche nel segmento della filiera a valle delle attività
di allevamento, una più equilibrata catena del valore che oggi penalizza
i produttori ed il prodotto a favore della GDO che considera la carne
come “prodotto civetta”. Nuovi prodotti e con più alto valore aggiunto
(dai macelli esce oggi il 75% di carne con osso, mentre si devono sviluppare
i porzionati, i preparati e i servizi) vanno quindi promossi e sostenuti
anche al fine di una maggiore leggibilità dei prezzi al consumo
in particolare per tutelare le fasce di consumatori caratterizzate da redditi
medio - bassi .
-Migliorare i monitoraggi ed i controlli, sia istituendo l’Agenzia
Italiana per la Sicurezza Alimentare che coordini le politiche di prevenzione,
qualità e sicurezza degli alimenti, sia attraverso un potenziamento
ed un maggior coordinamento delle competenze tra ministeri ed autorità
locali in modo da stroncare importazioni clandestine, frodi alimentari
e commerci illeciti.
-Prevedere per tutti i lavoratori interventi mirati a garantire la
sicurezza personale nei luoghi di lavoro, nei mangimifici, nei macelli
come negli allevamenti.
-Prevedere un programma straordinario di formazione professionale per
sostenere le modalità di allevamento adeguate a garantire la salubrità
della carne e un trattamento corretto del bestiame.
-Chiarire definitivamente il possibile uso delle carcasse degli animali
abbattuti e dei rifiuti di macellazione prevedendo i controlli e i potenziamenti
necessari.
La Segreteria nazionale FLAI CGIL ritiene che l’insorgere e la diffusione
della BSE non sia la causa ma la conseguenza di una forte crisi strutturale
del settore.
Riteniamo perciò che debba essere affrontato organicamente il
problema del rilancio dell’intera filiera, condizione essenziale per puntare
sulla qualità, tipicità e sicurezza alimentare.
La Segreteria della Flai ritiene inaccettabile l’impostazione delle
misure del Governo per la crisi Bse annunciate sulla stampa che rischiano
di scaricare sui consumatori – in particolare su quelli a reddito medio-basso
– i costi di una crisi gravissima per la salute alimentare.
E’ singolare che manifestazioni di piazza - ai limiti della sovversione
come quella di ieri o palesemente illegali come i blocchi alle frontiere,
finanziate per una quota significativa da imprenditori che hanno pagato
il viaggio a Roma ai loro dipendenti “convincendoli “ a travestirsi da
allevatori - inducano il Governo a premiare con altri 300miliardi a pioggia
(aggiuntivi rispetto ai rimborsi Ue per l’abbattimento dei capi sopra i
trenta mesi di età integrati al 100% dall’intervento nazionale e,
presumibilmente, agli interventi fiscali ventilati sulla tassazione dei
redditi di allevatori e macellai) interessi di parte piuttosto che gli
interessi generali del Paese.
I lavoratori dipendenti della filiera carne che rischiano la perdita
del loro posto di lavoro, che non hanno alcuna responsabilità nei
confronti dei consumatori e che, anzi, subiscono per primi i rischi connessi
alla lavorazione di materiale potenzialmente contaminante non possono
che rivendicare – nel pieno rispetto della legalità – gli interventi
di carattere strutturale illustrati in questo documento volti a tutelare
la sicurezza alimentare, a ristrutturare profondamente il settore, a difendere
l’occupazione e a mobilitare gli ammortizzatori sociali necessari evitando
i ritardi già verificatisi in occasione dell’epidemia di influenza
aviaria dello scorso anno.
La Segreteria Nazionale
FLAI CGIL
Giovedì 7 Dicembre 2000, 19:54
Mucca Pazza: Filiera Bovina Italiana Chiede Stato Di Crisi
(AGI) - Roma, 7 dic. - La filiera bovina italiana (Confagricoltura,
Coldiretti, Cia, Federagroalimentare, Anca-Lega Coop, Assocarni, Cim, Uniceb,
Unalcab, Unicab e Aia) chiede al presidente del Consiglio e ai ministri
per le Politiche agricole e della Sanita' di "dichiarare ufficialmente
lo stato di crisi del settore, a causa della gravissima situazione in cui
versa da quattro settimane a seguito della diffusione della psicosi della
mucca pazza originata da altri Stati membri della UE". (AGI)
Stanziati per quest'operazione 150 miliardiMucca
pazza, il materiale a rischio va tutto distrutto (Dl Cdm 9.1.2001)
Tutto il materiale a rischio per le encefalopatie spongiformi bovine sarà
obbligatoriamente distrutto mediante incenerimento o coincenerimento. Lo
prevede il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 9 gennaio.
I titolari degli impianti sono dunque obbligati ad accettare questo materiale
e le proteine animali salvo che siano esonerati dalle Regioni o dalle Province
autonome per riconosciuta inidoneità degli impianti. Il provvedimento
prevede anche che l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura riconosca
al soggetto che assicura la distruzione di quei prodotti il compenso di
726mila lire a tonnellata. L'investimento del Governo è pari a 150miliardi
di lire. (11 gennaio 2001)
Decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 9.1.2001
Il presidente della RepubblicaVISTI gli articoli 77 e 87 della Costituzione;VISTA
la decisione 2000/418/CE della Commissione, del 29 giugno 2000;VISTA la
decisione 2000/766/CE del Consiglio, del 4 dicembre 2000;RITENUTA la straordinaria
necessità ed urgenza di adottare misure per la distruzione del materiale
specifico a rischio per encefalopatie spongiformi bovine e delle proteine
animali trasformate e ottenute da materiale ad alto rischio, nonché
per l'ammasso pubblico temporaneo delle proteine animali trasformate e
ottenute da materiale a basso rischio;VISTA la deliberazione dei Consiglio
dei Ministri, adottata nella riunione del 9 gennaio 2001;SULLA PROPOSTA
del Presidente dei Consiglio dei Ministri, dei Ministro delle politiche
agricole e forestali e dei Ministro della sanità, di concerto con
il Ministro dei tesoro, dei bilancio e della programmazione economica,
con il Ministro dell'ambiente e con il Ministro per le politiche comunitarie;E
M A N Ail seguente decreto-legge:Articolo 1(Smaltimento del materiale specifico
a rischio e ad alto rischio)I. Il materiale specifico a rischio, così
come definito dal decreto del Ministro della sanità in data 29 settembre
2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 263 del 10 novembre 2000,
e successive modificazioni, nonché le proteine animali trasformate
ed ottenute da materiali ad alto rischio, ai sensi dell'articolo 3 del
decreto legislativo 14 dicembre 1992, n. 508, sono obbligatoriamente distrutti
mediante incenerimento o coincenerimento. I titolari degli impianti di
incenerimento sono obbligati ad accettare il predetto materiale e le predette
proteine animali salvo che, nell'ipotesi di materiale specifico a rischio
tal quale,. siano esonerati dalle regioni o province autonome competenti
per riconosciuta inidoneità degli impianti stessi.2. L'Agenzia per
le erogazioni in agricoltura, di seguito denominata Agenzia, riconosce
al soggetto che assicura la distruzione dei prodotti, di cui al comma 1,
una indennità di lire 726.000 per ogni tonnellata. Tale indennità
copre i costi relativi alla raccolta, al trasporto, al trattamento preliminare,
all'incenerimento o coincenerimento, effettuati da imprese riconosciute
o autorizzate, nonché ogni altra spesa connessa. L'indennità
è corrisposta solo per i prodotti trasformati, ottenuti da macellazioni
effettuate nel territorio dello Stato dalla data di entrata in vigore del
presente decreto e fino al 31 maggio 2.001.3. Il soggetto beneficiario
della indennità non può percepire alcun altro compenso per
lo svolgimento delle attività previste dal comma 2.Articolo 2(Ammasso
pubblico per le proteine animali a basso rischio)l. L'Agenzia provvede
all'ammasso pubblico delle proteine animali trasformate e ottenute da materiali
a basso rischio, così come definiti dall'articolo 5 del decreto
legislativo 14 dicembre 1992, n. 508, prodotte nel territorio dello Stato
dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 maggio
2001. Sono altresì ammesse all'ammasso pubblico, nel limite massimo
complessivo di 30.000 tonnellate, quelle prodotte nel territorio dello
Stato fino alla data di entrata in vigore del presente decreto.2. L'Agenzia
provvede all'ammasso dei prodotti, di cui al comma 1, utilizzando, nel
rispetto della disciplina sanitaria in materia, magazzini pubblici o privati
da reperire con procedure d'urgenza.3. L'Agenzia corrisponde ai depositari
dei magazzini di stoccaggio gli importi per le spese di magazzinaggio,
entrata e uscita del prodotto, così come stabiliti in attuazione
del regolamento (CEE) n. 1883/78 del Consiglio, del 2 agosto 1978, e successive
modificazioni, con riferimento all'ammasso pubblico del latte scremato
in polvere.4. L'Agenzia corrisponde ai soggetti interessati un prezzo di
lire 490.000 per ogni tonnellata di prodotto, di cui al comma 1, conferita
all'ammasso pubblico. Tale prezzo è maggiorato di lire 245.000 per
ogni tonnellata di prodotto conferito con tasso proteico, documentato da
apposito certificato rilasciato da laboratori pubblici, uguale o superiore
al 70%, e di ulteriori lire 165.000 per ogni tonnellata di prodotto conferito
con tasso proteico uguale o superiore all'85%. A copertura delle spese
di trasporto è inoltre corrisposto l'importo di lire 200 per ogni
tonnellata di prodotto, moltiplicato per i chilometri esistenti tra il
luogo di produzione e il magazzino di ammasso pubblico.5. 1 soggetti interessati,
di cui al comma 4, non possono percepire alcun altro compenso per la raccolta
dei relativi materiali.Articolo 3(Controlli)1 L'Agenzia può avvalersi
del Corpo forestale dello Stato e del reparto speciale dell'Arma dei carabinieri
per la tutela delle norme comunitarie e agroalimentari per l'effettuazione
dei controlli sulle operazioni di incenerimento, di cui all'articolo 1,
e sulle operazioni di stoccaggio, di cui all'articolo 2.Articolo 4(Poteri
di ordinanza)1 - Il Commissario straordinario del Governo per il coordinamento
dell'emergenza conseguente alla encefalopatia spongiforme bovina può
promuovere l'attivazione del potere di ordinanza, spettante ai competenti
organi dello Stato anche in deroga alle disposizioni vigenti, al fine di
fronteggiare situazioni di eccezionale emergenza.Articolo 5(Relazione periodica)l.
L'Agenzia presenta, ogni trenta giorni, al Commissario straordinario del
Governo di cui all'articolo 4 ed ai Ministri delle politiche agricole e
forestali, della sanità e dell'ambiente, una relazione sullo stato
di attuazione degli interventi previsti dal presente decreto.Articolo 6(Copertura
finanziaria)I. All'onere derivante dall'attuazione del presente decreto,
valutato in lire 150 miliardi per l'anno 2001, si provvede:a) quanto a
lire 50 miliardi, a carico delle disponibilità dell'U.P.B. 20.2.1.3
'Fondo per la Protezione Civile" cap. 9353 dello stato di previsione del
Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica per
l'anno 200 l;b) quanto a lire 50 miliardi, mediante l'adozione dei provvedimenti
di cui all'articolo 64, comma 1, della legge 21 novembre 2000, n. 342;
conseguentemente nel medesimo articolo 641, comma 1, ultimo periodo, le
parole: "150 miliardi" sono sostituite dalle seguenti: "200 miliardi";c)
quanto a lire 50 miliardi, mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa
recata dall'articolo 25 della legge 17 maggio 1999, n. 144.2. . I proventi
derivanti dall'eventuale vendita, da effettuare a seguito di specifica
autorizzazione dell'Unione Europea, delle proteine animali di cui all'articolo
2, comma 1, sono versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere
riassegnati, con decreti del Ministro del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica, nel limite degli importi utilizzati per la copertura
dell'onere di cui al comma 1, lettere a) e e), rispettivamente allo stato
di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica U.P.B. 20.2.1.3 ed allo stato di previsione del Ministero delle
politiche agricole e forestali, ai fini del reintegro della citata autorizzazione
di.spesa recata dalla legge 17 maggio 1999, n. 144.Articolo 7(Disposizioni
finali)I. Per gli interventi previsti dal presente decreto il Dipartimento
della protezione civile si avvale dell'Agenzia, che provvede agli interventi
medesimi.2. Fatto salvo quanto previsto dal presente decreto, rimangono
fermi i divieti di cui alla decisione 2000/766/CE del Consiglio, del 4
dicembre 2000.
L'ENCEFALOPATIA
SPONGIFORME DEI BOVINI
(BSE - Bovine Spongiform Encephalopathy)
L'encefalopatia spongiforme bovina (la c.d.
malattia della "mucca pazza") è una malattia degenerativa del cervello
che colpisce i bovini. Si tratta di una malattia nuova (il primo caso è
stato riscontrato nel 1986), appartenente ad una famiglia di malattie che
comprende la scrapie delle pecore e delle capre, l'encefalopatia trasmissibile
del visone e una malattia cronica dell'alce.
Secondo lo stadio attuale delle conoscenze
la malattia è causata da una particella proteica in grado di replicarsi
denominata "prione". Tale particella è particolarmente resistente
al calore ed ai comuni disinfettanti.
La distribuzione geografica della malattia
è descritta in altre pagine di questo sito, ma in sintesi si può
affermare che, allo stadio odierno, essa è presente nel Regno Unito
(la stragrande maggioranza dei casi), in Svizzera, Portogallo ed Irlanda.
In tutti gli altri Paesi i casi di BSE verificatisi sono da imputarsi all'importazione
avvenuta in passato di animali dal Regno Unito.
Sebbene l'origine e la trasmissione della malattia
non siano state ancora totalmente chiarite, pare che la fonte dell'epidemia
nel Regno Unito risieda nell'ingestione di farina di carne e di ossa contaminata,
utilizzata come ingrediente di alimenti concentrati. La trasmissione sarebbe
avvenuta tramite il riciclaggio di materia prima bovina ed ovina infetta,
dalla quale si sarebbe prodotto le farine di carne ed ossa utilizzate nell'alimentazione
dei bovini. Pare, inoltre, che un cambiamento nel metodo di fabbricazione
di tali farine nel Regno Unito, con abbassamento della temperatura durante
il processo industriale, abbia provocato la vasta epidemia di BSE in corso
in tale Paese.
Mentre a tutt'oggi nessun elemento consente
di affermare con certezza la possibile esistenza di una modalità
di trasmissione orizzontale, cioè da un animale all'altro, recentemente
(01.08.1996) le Autorità del Regno Unito hanno reso pubbliche i
risultati preliminari di uno studio iniziato nel 1989, secondo il quale
esisterebbe la possibilità di trasmissione verticale, da una vacca
al suo vitello, dell'infezione. Rimane ancora da chiarire l'effettiva importanza
di tale meccanismo di trasmissione nella diffusione della malattia.
Per poter emettere la diagnosi di BSE in un
bovino occorre sacrificare l'animale, esaminando poi il suo cervello allo
scopo di rinvenire le caratteristiche lesioni. Nessun altro metodo diagnostico
alternativo è, a tutt'oggi, disponibile.
Il 20 marzo 1996 le Autorità del Regno
Unito hanno rilasciato una dichiarazione secondo la quale, pur non avendo
alcuna prova certa in merito, non si poteva escludere un legame tra la
BSE e la malattia di Creutzfeld Jacob nell'uomo.
LA MALATTIA
DI CREUTZFELD JACOB
(CJD - Creutzfeld Jacob Disease)
La malattia di Creutzfeld Jacob è una
malattia neurologica incurabile e mortale che colpisce l'uomo. Appartiene
alla famiglia delle encefalopatie spongiformi umane, che comprende anche
il kuru (malattia che era presente in Nuova Guinea a causa dell'esistenza
di pratiche di cannibalismo). E' stata descritta la prima volta negli anni
venti ed è presente in tutto il mondo, con una incidenza di circa
un caso per milione di abitanti all'anno. Si presenta in due forme, la
CJD classica ed una nuova variante, individuata recentemente, nota come
V-CJD. La forma classica si manifesta quasi sempre nelle persone anziane
(età media 65 anni). Tra il marzo 1995 ed il gennaio 1996 nel Regno
Unito sono stati riscontrati 10 casi di una forma di malattia abbastanza
distinta dalla CJD classica, tanto da poter essere considerata una nuova
variante: la V-CJD. Tutti i pazienti erano giovani (dai 19 ai 41 anni,
con età media di 29 anni) ed il decorso della malattia era relativamente
lungo (13 mesi).
Dall'analisi dei dati concernenti i 10 pazienti
le Autorità del Regno Unito hanno concluso, il 20 marzo del 1996,
che, nonostante non vi fosse alcuna prova diretta dell'esistenza di un
legame, in base ai dati attuali, tra la BSE e la CJD, ciò non poteva
essere escluso a priori.
Da allora, un caso di V-CJD è stato
confermato in Francia e nel Regno Unito si sono riscontrati altri quattro
casi sospetti. Non sono stati individuati altri casi in nessun altro Paese.
La principale raccomandazione dell'Organizzazione
Mondiale della Sanità in merito alle misure atte ad evitare un eventuale
contagio all'uomo è stata quella di evitare che tessuti ed organi
che possano contenere l'agente infettante vengano immessi nella catena
alimentare umana.
A tale proposito occorre far presente che gli
studi sulla trasmissione della BSE ad altri animali hanno evidenziato la
natura infettante del cervello, del midollo spinale, della retina e di
una parte dell'intestino di animali malati. Il latte ed i prodotti del
latte derivati da animali infettati dalla BSE non hanno rilevato alcuna
capacità di trasmettere la malattia.
E' da ricordare, comunque, che la Comunità
Europea, dal 1988 ad oggi, ha emanato una serie di norme per tutelare la
salute umana ed animale dall'infezione, tra le quali:
la distruzione di tutti gli animali riscontrati
malati; il divieto di utilizzare proteine derivate da tessuti di ruminanti
nell'alimentazione dei ruminanti stessi; il blocco di tutte le esportazioni
di bovini, carne bovina e prodotti derivati dal Regno Unito agli altri
Stati; la distruzione nel Regno Unito, dove l'incidenza della malattia
è elevata, delle frattaglie (cervello, midollo spinale, timo tonsille,
milza, intestino) di tutti i bovini di più di sei mesi.
Fonte Istituto Zooprofilattico "G.Caporale"
|
La malattia di Creutzfeldt-Jakob
(testo scientifico) da:www.ti.ch/DOS/DSP/UffVC/Malattie/bse/p1-frame.htm
Nella tabella seguente sono riportati i principali
caratteri distintivi della malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD) e della
nuova variante nvCJD
|
| |
CJD sporadica (forma classica)
|
nvCJD (nuova variante)
|
| quadro clinico |
-età media 60-65 anni (da 45 a
75)
-sintomi prodromali in un terzo dei pazienti, con fatica, insonnia,
depressione, dimagramento, mal di testa, malessere generale
-decorso rapido, caratterizzato da demenza progressiva, mioclono e mutismo
acinenico, spesso accompagnati da atassia cerebellare, sintomi extrapiramidali
e piramidali, cecità corticale
-durata della malattia di alcuni mesi (letalità del 70% entro
6 mesi)
|
-età media circa 26 anni (adolescenti
fino a circa 40 anni)
-inizia generalmente con depressione, ansia, disestesie, dolori alle
gambe e alla faccia (spesso i pazienti consultano dapprima uno psichiatra)
-decorso relativamente lento, con atassia cerebellare dopo parecchie
settimane o mesi
demenza e ev. mutismo acinetico solo nella fase terminale
-durata media della malattia oltre un anno (da circa 6 mesi fino a circa
2 anni)
|
| quadro istologico |
-alterazioni di tipo spongioso
-perdita di neuroni
-astrocitosi reattiva |
-alterazioni di tipo spongioso
-perdita di neuroni
-astrocitosi reattiva
-presenza di caratteristiche placche amiloidi, formate da depositi di
PrP opalescenti al microscopio ottico, simili a quelle osservate nel kuru
|
DICHIARAZIONE DI GIORDANO GIOVANNINI
Segretario Regionale FLAI-CGIL Emilia Romagna
La vicenda “Mucca Pazza” impone scelte coraggiose ed innovative per
garantire i consumatori, le imprese ma anche i lavoratori del settore
“Lo stato di crisi degli allevamenti italiani, delle attività
di macellazione e di quelle di commercializzazione della carne bovina;
i provvedimenti emessi per lo smaltimento delle parti bovine ritenute nocive;
i test preventivati sui capi da macellare e la certificazione da introdurre”,
dichiara il Segretario regionale del sindacato Agroindustria CGIL Emilia
Romagna, “sono elementi che porteranno ad un mutamento dei fattori di competitività
ed a riorganizzazioni produttive e del lavoro che ridefiniranno anche il
rispettivo peso dei vari pezzi della filiera ed i suoi centri decisionali.
La tracciabilità, l’etichettatura, lo smaltimento e l’obbligo dei
test potranno aumentare notevolmente i costi nei vari settori della filiera;
l’intervento di Governo e Regioni a sostegno del comparto sono pertanto
necessari per evitare la perdita di molte attività, blocco delle
produzioni e di un ulteriore aggravamento del nostro deficit agro-alimentare
(circa 50%); interventi che devono essere finalizzati a reali politiche
di innovazione, razionalizzazione e sviluppo, non solo per gestire
l’emergenza”.
A questo proposito il Segretario regionale denuncia: ”il fatto che
la legge Finanziaria non preveda interventi strutturali a sostegno
del settore non è certo un buon auspicio e ciò può
essere un pericolo per la tenuta occupazionale e per lo sviluppo della
filiera, ma anche per le obbligate garanzie che si devono dare ai consumatori”.
Giovannini pone l’attenzione sull’elevata polverizzazione dei macelli,
degli allevamenti e sul numero limitato di impianti di macellazione a Bollo
CEE con un conseguente minor grado di competitività rispetto alla
media delle strutture di macellazione europee (2200 impianti di cui il
15% con Bollo CEE, cioè 330 macelli; la Francia ha il 77% sul tot.
di 270 e la Germania il 100% ), secondo il Segretario FLAI-CGIL:
“i dati dimostrano la fragilità della filiera che, di fronte
all’emergenza BSE, può avere effetti sconvolgenti nel settore”.
Nel merito il sindacato propone i seguenti temi: “incentivare ed
anticipare le riorganizzazioni produttive che introducono il sistema della
tracciabilità; in particolare per la nostra Regione si può
pensare di promuovere un ‘Marchio Etico e di Qualità’ dall’allevamento
alla tavola, che si fondi su prodotti, sistemi produttivi e del lavoro
certificati, controllati e basati sulla qualità sociale ed ambientale”;
mentre sulle organizzazioni produttive Giovannini propone: “oltre ad aumentare
la dimensione aziendale per reggere la concorrenza europea è necessario
recuperare situazioni di destrutturazione del settore, avvenuti in questi
anni attraverso processi di esternalizzazione ed appalti, che hanno prodotto
meccanismi di concorrenza sleale fra le imprese e disarticolazione del
sistema di tutele e di diritti ( contrattuali e di legge) dei lavoratori
occupati”
Giovannini interviene sulla distribuzione dei prodotti e sulla alimentazione
degli animali: “va ridefinita una più equilibrata catena del valore
che oggi penalizza i produttori ed il prodotto a favore della Grande Distribuzione
che considera la carne come prodotto civetta. In tale quadro, oltre
a bandire l’uso delle farine animali, va favorito il ritorno a sistemi
di alimentazione tradizionali e rispettosi del benessere dell’animale”.
Per il Segretario del maggior Sindacato agroalimentare l’emergenza
BSE deve quindi essere l’occasione per “rilanciare una politica dell’intera
filiera recuperando i ritardi nell’innovazione ed anche un opportunità
per porre al centro il tema del lavoro e della sua valorizzazione come
condizione essenziale per puntare sulla qualità, la tipicità
e la sicurezza alimentare”.
Bologna 2 gennaio 01
Comunicato Flai-Cgil sulle farine
animali
La sicurezza alimentare umana è il punto cardine del formidabile
scontro attuale tra i fautori di un’indiscriminata produzione agroindustriale
e i sostenitori del principio di precauzione.
La situazione francese oggi, di fronte alla crescente preoccupazione
per la sindrome della “mucca pazza”, che si sta verificando in quel Paese
a proposito dell’uso di farine animali nell’allevamento d’animali da carne,
pone l’esigenza di aprire in merito, anche in Italia, una discussione supportata
da dati certi ed inequivocabili.
Evitare paure irrazionali, infatti, richiede grazie ad un’informazione
non casuale, né sporadica sullo stato delle cose, la conoscenza
della situazione concreta e la certezza del controllo esercitato dalle
autorità istituzionali a tutela della salute pubblica.
Si apprende con soddisfazione, da fonte imprenditoriale, che “in
genere” gli allevatori italiani non utilizzerebbero farine animali, né
estrogeni.
La dichiarazione, tuttavia, non è corretta da certezza, quindi,
non appare improbabile l’esistenza d’aziende nazionali che accederebbero
almeno all’uso delle farine animali.
Se a questo si aggiunge che non vi è certezza, quindi, non
appare improbabile l’esistenza di aziende nazionali che accederebbero almeno
all’uso delle farine animali.
Se a questo si aggiunge che non vi è certezza neanche sull’assenza
di fenomeni di “triangolazione” tra aziende produttrici di mangimi e aziende
fornitrici di materie prime d’importazione e/o di produzione nazionale,
si pone il problema della verifica del dato e, ove esistente, della valutazione
sull’eventuale portata nazionale del problema.
La FLAI-CGIL, in proposito, sollecita:
- il Governo italiano ad assumere immediatamente le necessarie misure
di intervento ed a verificare e rendere nota la situazione effettivamente
esistente in Italia, sulla quantità delle aziende che praticassero
tali usi, sul volume e sulle caratteristiche delle produzioni di queste
aziende, sulla provenienza, caratteristiche e quantitativi delle farine
usate;
- la Commissione Europea a rimuovere gli impedimenti politici e
burocratici all’entrata in funzione dell’Agenzia per la Sicurezza Alimentare,
privilegiando la difesa della salute dei cittadini
Roma 8 novembre 2000
|
FAI-CISL
FLAI-CGIL UILA-UIL
EMILIA ROMAGNA
Note sulla situazione macellazione in Emilia-Romagna,
anche alla luce della vicenda BSE
13 DICEMBRE 00
FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL dell’Emilia-Romagna, avanzano le seguenti
riflessioni come contributo per un necessario intervento di politiche riorganizzatrici
su tutta la filiera del settore zootecnico.
Lo stato di crisi degli allevamenti italiani, delle attività
di macellazione e di quelle di commercializzazione della carne bovina;
i provvedimenti emessi per lo smaltimento delle parti bovine ritenute nocive;
i test preventivati sui capi da macellare e la certificazione da introdurre;
sono elementi che porteranno ad un mutamento dei fattori di competitività
ed a riorganizzazioni produttive e del lavoro, che ridefiniranno anche
il rispettivo “peso” dei vari pezzi della filiera ed i suoi centri decisionali.
La tracciabilità, l’etichettatura, lo smaltimento e l’obbligo
dei test potranno aumentare notevolmente i costi nei vari settori della
filiera che, a fronte del permanere del ruolo predominante della grande
distribuzione, potrebbero causare effetti di compressione sui margini di
guadagno fino a mettere i soggetti più deboli del comparto fuori
mercato.
Il settore zootecnico ha una rilevanza strategica nell’agroalimentare
nazionale. Da dati in nostro possesso risulta che: la produzione lorda
vendibile (PLV) dell’agricoltura nazionale ammonta a 68.000 miliardi di
Lire di cui 15.500 di produzione di carni; il settore bovino rappresenta
il 40% (6.000 miliardi di Lire) del valore complessivo, rimanendo quindi
il principale comparto. La consistenza del settore, inoltre, registra:
circa 200.000 imprese, di cui 116.000 nella produzione del bovino da carne
ed 80.000 nella distribuzione (ingrosso, dettaglio e macellerie);
a queste vanno aggiunte 100.000 imprese nell’allevamento di vacche
da latte, che a fine carriera entrano nel circuito della macellazione.
L’Italia è il terzo produttore di carne bovina dopo la Francia e
la Germania, mentre si colloca al quinto posto, nell’UE, per il numero
di bovini allevati.
In Emilia Romagna è allevato l'11% dei capi complessivamente
allevati sul territorio nazionale. Metà del patrimonio bovino appartiene
ad allevamenti con oltre 100 capi. Il 44 % della produzione lorda vendibile
prodotta dall’agricoltura regionale proviene dal settore zootecnico , in
particolare da latte, carni suine ed avicole, contro il 23.8 % dalle
coltivazioni arboree, il 13.4 % patate e ortaggi e il 9.8 % da cereali.
Il PLV regionale è di 6.600 miliardi di Lire.
Le tendenze evolutive di questi ultimi anni fanno osservare, un po'
in tutti i comparti, una progressiva scomparsa delle imprese più
piccole e meno efficienti in particolare ubicate nelle aree montane e collinari
e in zone ove sono già presenti unità di grandi dimensioni;
e' un processo di eliminazione che investe soprattutto le imprese a gestione
familiare che non riescono a trovare una continuità interna per
proseguire l'attività. Contemporaneamente assistiamo a processi
di fusione e acquisizione con grossi gruppi agroalimentari, nazionali ed
esteri, che assorbono anche medio grandi strutture ad alta tecnologia
Nella sola macellazione bovina si contano circa 10.200 addetti
di cui il 21% è manodopera indiretta, cioè rapporti contrattuali
con imprese terze ( appalti e/o esternalizzazioni) che possono avere in
gestione la macellazione ed il disosso. Essendo dati del 1998 la percentuale
della manodopera indiretta è da considerarsi in difetto per l’aumento
dei processi di esternalizzazione che hanno coinvolto importanti industrie
di macellazione. L’industria delle carni muove, tuttavia, circa 110.000
allevamenti ed un’occupazione agricola di oltre 70.000 unità di
lavoro equivalenti a tempo pieno.
L’industria della macellazione bovina (4.2 milioni di capi abbattuti
in Italia), si presenta ancora particolarmente polverizzata, tecnicamente
e tecnologicamente arretrata rispetto ad altri Paesi europei; con una capacità
di autoapprvvigionamento di poco superiore al 60% (50% se si considerano
gli animali importati alla nascita ed ingrassati in Italia) ed in forte
calo.
Nonostante una progressiva diminuzione degli impianti dal 1993 al 1999,
da 6000 a 2200 a cui si devono aggiungere 700 impianti per la macellazione
di altre specie animali, non siamo ancora ai livelli degli altri Paesi
europei. In Italia solo il 15% degli impianti è in possesso del
bollo CEE, cioè 330 macelli, la Francia ha il 77% (270) del totale,
la Spagna ha il 38.1% (554) del totale, mentre l’Olanda, Germania, Danimarca
ed Irlanda sono al 100%. Da ricordare che il possesso del Bollo CEE concede
l’autorizzazione ad operare in ambito comunitario, in mancanza di tale
è possibile operare nel territorio nazionale.
Utilizzando come riferimento il rapporto dimensioni medie/capi annui
e il numero di autorizzazioni Cee, in Italia sarebbero sufficienti 244
macelli in base al modello francese e soltanto 40 in base la modello olandese.
Ovviamente si tratta solo di una simulazione, che tuttavia è indicativa
del processo cui assisteremo nei prossimi anni, ma che in alcuni casi è
già partito con le concentrazioni e le politiche di acquisizione
che hanno interessato le realtà di maggiori dimensioni, sia nel
settore bovino che in quello suino (es. Inalca/Guardamiglio e Unicarni/Macellatori
Villarotta). Degne di attenzione sono anche il crescente peso delle politiche
di alleanze e integrazioni/diversificazione, finalizzate ad allargare la
gamma dei prodotti della filiera, ad unire e condividere i segmenti
di mercato ricoperti, ed a strategie innovative nel campo della ricerca
& sviluppo, marketing, acquisti, logistica ec. (es. UNICARNI
il cui gruppo UNIBON si è dotato di una linea “Piatti pronti”
ed ha recentemente stretto un joint venture con SENFTER; Gruppo Cremonini
sul Catering, “Piatti Pronti” e Hamburger).
La maggior parte degli impianti di macellazione bovina di dimensioni
superiori ai 6000 capi per anno si trova in Emilia, Veneto e Lombardia.
Il 73% dei capi è macellato in sole 4 Regioni: Lombardia (19%),
Veneto (23%), Emilia-Romagna (18%) e Piemonte (13%). Solo 10 macelli si
pongono a livelli industriali assorbendo il 22% delle macellazioni, di
questa percentuale il 12% è riferito ai primi tre gruppi.
In Emilia-Romagna sono presenti circa 180 macelli di cui il 29%
a tipologia mista, per il 27% a prevalente macellazione bovina, per il
24% suina e per il 19% avicola.
L’elevata polverizzazione di macelli ed allevamenti; il numero limitato
di impianti di macellazione a Bollo CEE con il conseguente minor grado
di competitività rispetto alla media delle strutture di macellazione
europee; la fragilità dimostrata dall’intera filiera di fronte
all’emergenza BSE, possono avere effetti sconvolgenti nel settore.
L’intervento del Governo e delle Regioni a sostegno di tutta la filiera
sono quindi, secondo noi, necessari per evitare la perdita di molte attività,
blocco delle produzioni e di un ulteriore aggravamento del nostro deficit
agro-alimentare. Riteniamo tuttavia che gli interventi di sostegno economico
e finanziario debbano essere finalizzati a reali politiche di innovazione,
razionalizzazione e sviluppo, non solo per gestire l’emergenza.
A questo scopo proponiamo di :
1. incentivare ed anticipare le riorganizzazioni produttive che introducono
il sistema della tracciabilità, elemento di garanzia sulla salubrità,
igenicità e tipicità dei prodotti. Tracciabilità ed
etichettatura, monitoraggio degli alimenti sono infatti elementi dai quali
non si potrà prescindere per dare fiducia e sicurezza ai consumatori.
In particolare per la nostra Regione si può pensare di promuovere
un “Marchio Etico e di Qualità” dall’allevamento alla tavola, che
si fondi su prodotti, sistemi produttivi e del lavoro certificati, controllati
e basati sulla qualità sociale ed ambientale;
2. aumentare la dimensione aziendale e recuperare situazioni di destrutturazione
del settore, avvenuti in questi anni attraverso processi di esternalizzazione
ed appalti, che hanno prodotto meccanismi di concorrenza sleale fra le
imprese e disarticolazione del sistema di tutele e di diritti ( contrattuali
e di legge) dei lavoratori occupati (vedi posizione assunta delle segreterie
nazionali contro le deroghe introdotte sul DPR 602 anche per le attività
di macellazione). Infatti la gestione dell’emergenza occupazionale, dovuta
a “mucca pazza”, con il probabile ricorso agli ammortizzatori sociali,
porrà il problema della mancanza di tutela per i soci-lavoratori
ed il rischio del determinarsi di conflitti tra questi ed i dipendenti
dell’impresa appaltante;
3. ridefinire una più equilibrata catena del valore che oggi
penalizza i produttori ed il prodotto a favore della GDO che considera
la carne come “prodotto civetta”. Nuovi prodotti e con più alto
valore aggiunto (dai macelli esce oltre il 75% di carne con osso, mentre
si devono sviluppare i porzionati, preparati e i servizi) vanno quindi
promossi e sostenuti anche al fine di ottenerne un riconoscimento nei
prezzi al consumo;
4. favorire, anche attraverso un rinnovato ruolo delle Associazioni
degli allevatori e delle Associazioni di razza, le politiche per il rinnovo
ed il potenziamento del “parco” zootecnico, l’implementazione dell’anagrafe
bovina nella Regione Emilia-Romagna e sua istituzione in quelle Regioni
dove non è ancora attivata in quanto, oltre ad essere uno degli
strumenti per contrastare il morbo della BSE, potrà servire per
rafforzare le razze italiane e conseguentemente i prodotti nazionali e
locali. In tale quadro, oltre a bandire l’uso delle farine animali, va
favorito il ritorno a sistemi di alimentazione tradizionali e rispettosi
del benessere dell’animale;
5. migliorare i monitoraggi ed i controlli sia istituendo l’Agenzia
Italiana per la Sicurezza Alimentare che coordini le politiche di prevenzione,
qualità e sicurezza degli alimenti, sia attraverso un potenziamento
ed un maggior coordinamento delle competenze tra ministeri ed autorità
locali in modo da stroncare importazioni clandestine, frodi alimentari
e commerci illeciti.
L’emergenza BSE deve quindi essere l’occasione per rilanciare una politica
dell’intera filiera, recuperare i ritardi nell’innovazione ed anche un
opportunità per porre al centro il tema del lavoro e della sua valorizzazione
come condizione essenziale per puntare sulla qualità, la tipicità
e la sicurezza alimentare.
Bologna, 13 dicembre 2000
FAI-CISL FLAI-CGIL UILA-UIL
EMILIA-ROMAGNA
|
| Bruxelles, 13 novembre 2000
Byrne e Fischler propongono di introdurre il test anti-bse
a tutti i bovini di una certa età nell'unione Europea
I consumatori europei hanno reagito con preoccupazione davanti ai recenti
avvenimenti collegati al morbo della "mucca pazza" (bse) in Francia. Il
Commissario David Byrne, responsabile per la salute pubblica e la tutela
dei consumatori, e il Commissario Franz Fischler, responsabile per le politiche
agricole, la pesca e lo sviluppo rurale, insistono sulla necessità
di avere un massimo livello di trasparenza sull'estensione del morbo bse
nella popolazione bovina europea. La Commissione Europea ha intenzione
di suggerire agli Stati membri di introdurre un sistema di test generalizzati
a tutti i bovini che abbiano raggiunto una certa età. Questi test
si aggiungerebbero agli alti standard di protezione già esistenti
e darebbero una garanzia in più ai consumatori sulla sicurezza della
carne che consumano. Le opzioni per introdurre questi test saranno discusse
alla riunione del Comitato veterinario permanente che si riunirà
mercoledì 15 novembre 2000, e alla riunione dei Ministri dell'agricoltura
del 20 novembre 2000.
Commentando questa proposta, David Byrne ha detto: "Una delle più
importanti lezioni che ho tratto dal dossier bse è che in questa
materia i politici devono essere completamente trasparenti con il pubblico.
Non ci devono essere segreti, distorsioni, o false rassicurazioni. La nostra
azione deve essere guidata dai principi di transparenza, informazione e
dialogo aperto. Dobbiamo rendere pubblici i rischi e le misure di protezione
che abbiamo introdotto contro quei rischi. Sono convinto che la serie importante
di controlli che abbiamo introdotto a livello comunitario sia in grado
di ridurre il livello di rischio a livelli molto bassi. Il nuovo programma
di test aumenterà il livello di informazione e di trasparenza, e
renderà quindi il sistema di controllo ancora più efficiace."
Franz Fischler ha aggiunto: "Sono perfettamente cosciente dell'enorme
livello di preoccupazione espresso dal pubblico di fronte all'estensione
del morbo nella popolazione bovina europea. Ed è nostra responsabilità,
a livello nazionale come pure a livello europeo, di prendere questa preoccupazione
molto seriamente. Sono convinto che gli agricoltori sono d'accordo con
me quando dico che che assolutamente indispensabile restaurare la fiducia
del pubblico nei prodotti bovini."
Il sistema di controllo è strettamente collegato all'età
degli animali, visto che solamente animali al di sopra di una certa età
sviluppano sintomi clinici di bse a causa del lungo periodo di incubazione
del morbo. Attualmente, i test anti-bse possono essere eseguiti solo sul
cervello di animali morti (autopsia).
Il programma di test precedentemente adottato e che entrerà in
vigore in tutto il territorio dell'Unione Europea a partire dal 1 gennaio
2001 era stato pensato in funzione di essere applicato agli animali a rischio
(cioè a quelli che mostrano sintomi di natura neurologica) e prevedeva
circa 170.000 test. Alcuni Stati membri hanno già cominciato a applicare
questi test e questa è la ragione per la quale in Francia sono emersi
casi di bse che non erano stati precedentemente individuati.
Il Commissario Byrne ha già invitato gli Stati membri a introdurre
il programma di test prima della data prevista e di rafforzare tale programma
di controlli al massimo (vedi IP/00/1286 di venerdì 10 novembre
2000).
Misure di prevenzione attualmente in vigore
Negli ultimi sei anni, l'UE ha introdotto un'importante serie di leggi
in materia, che riduce notevolmente il livello di rischio di esposizione
da parte del pubblico a materiale animale infetto da bse. I più
importanti sono:
- Il divieto di somministrare ai ruminanti carni provenienti da mammiferi
e farine animali;
- Standard molto più elevati per il trattamento di residui animali;
- Il requisito di rimuovere e distruggere specifico materiale a rischio
(cioè midollo spinale, cervello);
- Misure di controllo attivo per individuare casi di bse, inclusa l'introduzione
di test a caso.
Queste misure di controllo in vigore costituiscono già un miglioramento
sostanziale rispetto alla situazione precedente e sono basate su pareri
scientifici aperti e trasparenti. Tuttavia, queste misure possono funzionare
solo se applicate rigorosamente. Gli Stati membri hanno la responsabilità
di controllare l'applicazione rigorosa queste misure.
I Commissari Byrne and Fischler considerano che un'applicazione rigorosa
e piena di queste misure in tutti gli Stati membri dovrebbero assicurare
l'alto livello di protezione della salute pubblica che i consumatori si
aspettano.
Situatione in Francia
La Francia ha visto un aumento dei casi di bse negli utlimi mesi, in
parte a causa dell'introduzione del programma di test. Anche se queste
cifre destano chiaramente preoccupazione, è necessario mettere le
cose nella giusta prospettiva. L'attuale maggiore incidenza di bse in Francia
è di circa 7 casi per milione di bovini al di sopra di due anni.
Questo livello va comparato con lo standard riconosciuto internazionalmente
di 100 casi per milione di animali per gli Stati membri che hanno un'alta
percentuale di animali infettati.
© Comunità europee, 1995-2000
|
| Bruxelles, 15 novembre 2000
Principale legislazione dell'UE sull'ESB
L'elenco è una rassegna della principale legislazione dell'Unione
europea (UE) sull'Encefalopatia spongiforme bovina (ESB), come pure dei
principali elementi delle decisioni. Una rassegna cronologica completa
di tutta la legislazione sull'ESB è disponibile all'indirizzo internet:
http://europa.eu.int/comm/food/fs/bse/index_en.html
Decisione 89/469 28 luglio 1989 (bestiame vivo Regno unito)
Il Regno unito non invia negli Stati membri bestiame vivo nato prima
del 18 luglio 1988 o nato da femmine sospette di essere affette da encefalopatia
spongiforme bovina o nelle quali sia stata confermata ufficialmente la
presenza del morbo.
Decisione 90/134 6 marzo 1990 (notifica di ESB)
Devono essere notificati tutti i focolai di encefalopatia spongiforme
bovina.
Decisione 90/200 9 aprile 1990 (prodotti Regno Unito)
Il Regno Unito non invia negli altri Stati membri cervella, midollo
spinale, timo, tonsille, milza, intestini provenienti da bovini di età
superiore ai sei mesi al momento della macellazione.
Decisione 94/381 27 giugno 1994 (divieto di mangimi)
Gli Stati membri vietano la somministrazione ai ruminanti di proteine
derivate da tessuti di mammiferi.
Decisione 94/382 27 giugno 1994 (Lavorazione di resti di ruminanti)
Approvazione di sistemi alternativi di trattamento termico di rifiuti
animali provenienti da ruminanti nell'intento di neutralizzare gli agenti
dell'encefalopatia spongiforme.
Decisione 96/239 27 marzo 1996 (embargo nei confronti del Regno Unito)
Il Regno Unito non può esportare dal proprio territorio verso
gli altri Stati membri o paesi terzi bovini e prodotti bovini
Decisione 96/449 18 luglio 1996 (lavorazione di rifiuti provenienti
da mammiferi)
Condizioni di lavorazione di rifiuti provenienti da mammiferi nell'intento
di neutralizzare gli agenti dell'encefalopatia spongiforme: 133° -
3 Bar - 20 minuti - ora sostituita dalla 1999/534 (introduce condizioni
di lavorazione per il sego).
Decisione 98/256 16 marzo 1998 (parziale abrogazione dell'embargo
nei confronti del Regno Unito - ECHS)
Prima modifica dell'embargo nei confronti del Regno Unito: Rafforzamento
di controlli e prime misure di abrogazione dell'embargo nell'ambito del
Programma per l'esportazione da allevamenti certificati (ECHS) d'Irlanda
del Nord
Decisione 98/272 23 aprile 1998 (sorveglianza epidemiologica di tutte
le EST)
Stabilisce le norme generali di sorveglianza di tutte le encefalopatie
spongiformi trasmissibili (EST). Modificata dalla 2000/374, che introduce
test raapidi (vedi sotto)
Decisione 98/653 18 novembre 1998 (embargo nei confronti del Portogallo)
Divieto di spedizione di bovini e prodotti bovini dal Portogallo
Decisione 98/692 25 novembre 1998 (parziale abrogazione dell'embargo
nei confronti del Regno Unito - DBES)
Seconda modifica dell'embargo contro il Regno Unito: Adozione dei principi
della seconda fase verso l'abrogazione del divieto nell'ambito del Programma
di esportazione in base alla data (DBES) applicabile nell'intero Regno
Unito.
Decisione 99/514 23 giugno 1999 (data di spedizione di carne e prodotti
a base di carne DBES)
Fissazione delle data alla quale può iniziare la spedizione
di carne di manzo e di prodotti a base di manzo provenienti dal Regno Unito:
1° agosto 1999
Decisione 2000/374 5 giugno 2000 (rafforzamento della sorveglianza
mediante test rapidi)
Rafforzamento della sorveglianza epidemiologica dell'ESB nel bestiame
mediante introduzione di un programma di monitoraggio a partire dal 1°
gennaio 2001, mediante test rapidi post mortem. Gli Stati membri svolgono
programmi annuali di monitoraggio su un campionario mirato di animali,
con particolare attenzione agli animali che muoiono nelle aziende agricole,
agli animali malati macellati d'urgenza e agli animali con sintomi di comportamento
o neurologici.
Decisione 2000/418 29 giugno 2000 (Materiali a rischio specifico
- MRS)
Gli Stati membri eliminano tessuti animali fra i più suscettibili
di presentare un rischio ESB (in sintesi: cranio, tonsille, midollo spinale
e ileo) dalla catena alimentare a jmale e umana a partire dal 1° ottobre.
Le importazioni di carne da paesi terzi sono soggette agli stessi requisiti
dal 1° aprile 2001, a meno che una valutazione scientifica non indichi
l'inutilità di tali misure.
Proposta 19 ottobre 2000 (scorte di cui sono scaduti i termini)
La bozza di regolamento propone di vietare il riciclaggio di scorte
di cui sono scaduti i termini e di materiale animale di scarto nei mangimi.
Il solo materiale animale consentito per la produzione di mangimi sarebbe
il materiale derivato da animali dichiarati idonei per il consumo umano
in seguito a ispezione veterinaria. (Stadio di proposta, adottata dalla
Commissione il 19 ottobre)
© Comunità europee, 1995-2000
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SANITÀ PUBBLICA E SANITÀ
ANIMALE
BSE: Situazione attuale e prospettive
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Contesto
Dall'inizio degli anni '90 la politica sanitaria dell'Unione nel settore
dei controlli veterinari è diventata sempre più vigile, a
seguito della comparsa nel Regno Unito dell'encefalopatia spongiforme dei
bovini (BSE), altrimenti detta "morbo della mucca pazza", i cui primi casi
si sono manifestati, sempre nel Regno Unito, nella seconda metà
degli anni '80.
Le istituzioni comunitarie avevano preso diverse iniziative per evitare
la diffusione di questa malattia negli altri Stati membri (della quale,
alla fine del 1998, erano stati diagnosticati circa 175 000 casi dall'inizio
dell'epidemia). Tuttavia è solo dopo la scoperta di un possibile
legame tra la BSE e la sua variante umana, la malattia di Creutzfeldt-Jacob
(nvMCJ), di cui si cominciano a segnalare le prime vittime, che la Commissione
europea il 27 marzo 1996 vieta l'esportazione dal Regno Unito di bovini,
carni bovine e derivati.
La lotta contro la BSE e la MCJ suscita un'intensa attività da
parte delle istituzioni comunitarie. L'istituzione in seno al Parlamento
europeo, nel 1996, di una commissione temporanea di inchiesta, ha dato
il via ad una stretta e costruttiva cooperazione tra il Parlamento stesso
e la Commissione. La pubblica sanità, la sicurezza delle derrate
alimentari e la protezione dei consumatori sono ora al centro di un'importante
azione politica congiunta; è evidente però che per vincere
definitivamente la lotta contro la BSE tutti gli Stati dovranno assumersi
le proprie responsabilità, specie in materia di controlli.
Misure adottate dalla Commissione e rispetto della legislazione
In base alla relazione approvata dalla commissione temporanea d'inchiesta
sulla BSE del Parlamento europeo, il 14 maggio 1997 la Commissione ha adottato
un piano d'azione, illustrato nella prima relazione consolidata [COM(97)
509 def.], che mette in evidenza le misure di protezione prese per eradicare
la BSE, proteggere la salute pubblica e ristabilire la fiducia dei consumatori.
In essa la Commissione si impegna a presentare ogni sei mesi una relazione
sui progressi fatti nell'applicazione delle misure contro la BSE nei diversi
Stati membri.
Tra i provvedimenti legislativi adottati dalla Commissione nel quadro
del piano d'azione occorre citare la decisione 97/534/CE (misura d'applicazione
della direttiva 89/662/CEE) sul divieto di utilizzare materiale a rischio
per quanto riguarda la BSE (il cranio, compreso il cervello e gli occhi,
le tonsille e il midollo spinale di bovini e caprini; la milza di ovini
e caprini). La decisione proibisce altresì l'impiego della colonna
vertebrale per la produzione di carni recuperate meccanicamente e completa
l'elenco degli ingredienti di cui è vietato l'impiego negli alimenti
composti per animali (decisione 97/582/CE). È stata inoltre introdotta
un'etichettatura specifica degli alimenti per animali costituiti da proteine
derivate da tessuti di mammiferi (direttiva 97/47/CE).
Per meglio proteggere il consumatore migliorando l'informazione sull'origine
delle carni, il 21 aprile 1997 il Consiglio ha adottato il regolamento
(CE) n. 820/97, che consolida le disposizioni della direttiva 92/102/CEE
al fine di renderle più efficaci. Tale regolamento, che istituisce
un nuovo sistema di identificazione e di registrazione dei bovini, prevede
marchi auricolari per l'identificazione dei singoli animali, una base di
dati informatizzata centrale, un passaporto per ciascun bovino e registri
individuali tenuti presso ciascuna azienda. Per poter rintracciare gli
animali in maniera rapida ed efficace, le informazioni concernenti tutte
le aziende situate sul territorio dello Stato membro saranno registrate
nella base di dati informatizzata insieme all'identità dei bovini
e ai loro movimenti.
Per quanto riguarda l'etichettatura delle carni bovine e dei prodotti
derivati, il regolamento (CE) n. 820/97 stabilisce che ciascun operatore
od organizzazione del settore delle carni bovine debba presentare un disciplinare
indicante le informazioni che devono figurare sull'etichetta e le misure
da adottare per garantirne la veridicità. Tale disciplinare deve
assicurare la costituzione di un nesso tra l'identificazione della carcassa,
dei tagli di carne o dei prodotti a base di carne e l'identificazione dell'animale
da cui provengono.
Misure adottate nel Regno Unito fino alla revoca totale dell'embargo
il 1° agosto 1999
Il 27 marzo 1996 l'Unione europea decideva di vietare l'esportazione
di prodotti bovini dal Regno Unito. Il Consiglio europeo di Firenze, del
21 e 22 giugno 1996, prevedeva tuttavia la possibilità di mitigare
gradualmente il divieto, sulla base delle cinque condizioni seguenti:
ritiro di tutte le farine di carne e ossa dalle aziende agricole o dagli
stabilimenti che producono alimenti per il bestiame;
rafforzamento dei controlli nei macelli;
introduzione di un sistema di passaporti per i singoli bovini e di
un sistema informatico che consenta di identificare e rintracciare gli
animali;
eliminazione ed esclusione dalla catena alimentare umana ed animale
dei bovini di età superiore a 30 mesi;
applicazione di un piano di macellazione selettivo.
Il Regno Unito ha preso provvedimenti per soddisfare le condizioni
stabilite trasmettendo alla Commissione relazioni bimestrali d'informazione
sulle misure adottate e i risultati ottenuti. Da tali relazioni emerge
che fino al settembre 1998, considerando tutti i piani di eradicazione,
nel Regno Unito erano stati abbattuti e distrutti più di 4 milioni
di bovini.
La Commissione ha effettuato una serie di ispezioni nel Regno Unito
per verificare i progressi fatti nell'applicazione delle misure di eradicazione
e di controllo. Sono state svolte missioni periodiche per controllare il
rispetto della normativa comunitaria, soprattutto in materia di immagazzinamento
di farine di carne e ossa non ancora distrutte, e del divieto di esportazione
imposto dalla decisione 96/239/CE (in seguito abrogata con la decisione
98/256/CE). Sulla base delle ultime missioni nel Regno Unito [seconda relazione
semestrale sulla BSE, COM(98) 598 def.], gli ispettori hanno concluso che
la decisione 98/256/CE sembra essere stata correttamente recepita e hanno
formulato raccomandazioni su diversi aspetti, quali la possibilità
di rintracciare gli animali, la certificazione e il controllo del sego.
Già nel febbraio 1997, forte delle misure adottate e dei risultati
ottenuti, il Regno Unito aveva presentato una prima proposta volta a sopprimere
le restrizioni all'esportazione di bovini provenienti da mandrie certificate
indenni dalla BSE. Tale proposta è stata oggetto di numerose osservazioni
da parte del comitato scientifico veterinario, sulla scorta delle quali
il Regno Unito ha migliorato il proprio dispositivo e ha presentato una
nuova proposta nel luglio dello stesso anno.
Nell'estate 1997 l'UCLAF e l'UAV hanno confermato l'esistenza di frodi
su larga scala, il che ha indotto il Regno Unito a rafforzare i controlli
veterinari per impedire qualsiasi esportazione di carni bovine britanniche.
In seguito al complesso di provvedimenti adottati dal Regno Unito e
all'accordo di massima del comitato scientifico per le misure veterinarie
in relazione alla sanità pubblica (ex comitato scientifico veterinario,
CSV), previo esame del comitato veterinario permanente (CVP), il 16 marzo
1998 il Consiglio dei ministri dell'agricoltura ha dato il proprio accordo
alla revoca condizionata e limitata del divieto di esportazione dall'Irlanda
del Nord (Ulster) di carni bovine disossate provenienti da mandrie idonee,
ovvero indenni dalla BSE da almeno 8 anni.
Questa decisione è entrata in vigore il 1° giugno 1998,
cioè alla data fissata dalla Commissione sulla base di nuove ispezioni
che hanno confermato la conformità dei provvedimenti adottati dalle
autorità britanniche.
Il 1° agosto 1999 è stato parzialmente revocato il divieto
di esportazione dei bovini dal Regno Unito (la revoca riguarda soltanto
le carni disossate e i prodotti derivati, ottenuti da animali nati dopo
il 1° agosto 1996).
Gli Stati membri avevano accettato il principio di revoca dell'embargo
nel novembre 1998 (decisione 98/692/CE), sulla base di un programma per
l'esportazione su base cronologica (DBES) che rappresenta l'ultima tappa
del processo di eliminazione graduale e condizionata del divieto, definito
dal Consiglio europeo di Firenze.
Tale programma è stato elaborato a partire dalle raccomandazioni
degli organi comunitari competenti, segnatamente il comitato scientifico
direttivo, in modo da garantire l'innocuità dei prodotti esportati
verso gli altri Stati membri e i paesi terzi. Per tale motivo esso riguarda
soltanto le carni bovine fresche disossate e i prodotti derivati ottenuti
da animali nati dopo il 1° agosto 1996, data a partire dalla quale
vige ed è applicato nel Regno Unito il divieto relativo alle farine
di carni e d'ossa. Inoltre gli animali in questione debbono essere macellati
ad un'età compresa tra i 6 e i 30 mesi e devono essere nati da una
fattrice che è sopravvissuta per almeno 6 mesi al parto e che non
è mai stata colpita dall'BSE. Infine, la progenie di fattrici infette
deve essere abbattuta e le carcasse devono essere distrutte.
Questa decisione rappresenta la tappa finale del processo di eliminazione
graduale e condizionata del divieto definito dal Consiglio europeo di Firenze.
Rafforzamento dei meccanismi di controllo e di ispezione
Durante la crisi della BSE, la Commissione ha proceduto a una ristrutturazione
dei propri servizi responsabili della protezione della sanità pubblica
in campo alimentare, al fine di separare i servizi competenti per la realizzazione
dei controlli da quelli incaricati di migliorare la trasparenza e la diffusione
dell'informazione in merito ai controlli stessi.
La comunicazione COM(97) 183 def. della Commissione contiene proposte
intese a sviluppare e riorganizzare in ampia misura i servizi di controllo
e di ispezione alimentare, veterinaria e fitosanitaria a livello della
Comunità e degli Stati membri.
A livello comunitario, tale riorganizzazione riguarda soprattutto i
tempi delle procedure di ispezione e di invio della relazione da parte
della Commissione, nonché quelli di ricezione delle relazioni da
parte delle autorità nazionali competenti e di invio delle osservazioni
alla Commissione.
A livello degli Stati membri, la riorganizzazione (e cioè l'istituzione
di strutture amministrative adeguate negli Stati membri) si fonda su tre
principi:
controlli su tutte le catene di produzione alimentare, animale e vegetale;
valutazione dei rischi onde stabilire le priorità delle missioni;
maggior utilizzo delle tecniche di audit, onde sorvegliare l'azione
dell'autorità competente.
In materia di esecuzione dei controlli in loco, il 4 febbraio 1998
la Commissione ha adottato le decisioni 98/139/CE e 98/140/CE che fissano
alcune modalità relative ai controlli in loco nel settore veterinario
effettuati da esperti della Commissione negli Stati membri.
Le suddette decisioni sostituiscono la normativa comunitaria esistente
nel settore e rafforzano la trasparenza per quanto riguarda i risultati
delle ispezioni dell'UAV.
In applicazione dell'articolo 9, paragrafo 2 della direttiva 89/608/CEE
relativa alla mutua assistenza tra gli Stati membri in materia di legislazione
veterinaria , il 3 aprile 1998 i servizi della Commissione (DG XXIV) avevano
informato le autorità veterinarie di tutti gli Stati membri delle
gravi irregolarità emerse in occasione delle ispezioni dell'ufficio
alimentare e veterinario negli Stati membri. Tali irregolarità ostacolavano
la rintracciabilità delle carni. Venivano ignorati principi fondamentali
del commercio delle carni nella Comunità, facilitando in tal modo
le frodi negli scambi internazionali.
Si è chiesto ai servizi veterinari di dare la priorità
ai controlli ufficiali riguardanti l'identificazione delle carni fresche,
i documenti commerciali e la realizzazione di controlli interni da parte
delle imprese, come previsto dalla normativa comunitaria.
Tutela della salute pubblica
Dopo l'annuncio, il 20 marzo 1996, di un possibile legame tra la BSE
e la MCJ, il 10 aprile 1996 la Commissione aveva convocato una riunione
congiunta del comitato ad alto livello sulla salute, costituito da alti
funzionari dei ministeri della sanità e dai responsabili degli Stati
membri nel settore medico. Vi era rappresentato anche il servizio dell'Organizzazione
mondiale della sanità (OMS) incaricato della sorveglianza e del
controllo delle malattie emergenti e di altre malattie trasmissibili. Tale
riunione era intesa ad assicurare un coordinamento adeguato tra gli Stati
membri e a raggiungere un accordo sulla migliore strategia da adottare
nel settore della pubblica sanità.
A seguito di tale riunione, i servizi della Commissione hanno introdotto
un obbligo di notifica e di segnalazione tempestiva di tutti i casi di
MCJ registrati negli Stati membri. I dati relativi a tali casi vengono
raccolti in un documento di lavoro dei servizi della Commissione, che viene
redatto periodicamente sulla base di un questionario armonizzato indirizzato
a tutti gli Stati membri, in modo da poter esaminare e raffrontare l'evoluzione
delle situazioni. Tale documento offre inoltre un quadro generale delle
attività di sorveglianza, delle analisi di laboratorio e delle misure
di protezione prese a livello nazionale e comunitario.
Da allora vengono regolarmente elaborati in tale quadro e trasmessi
al Consiglio e al Parlamento europeo documenti di lavoro che presentano
la situazione epidemiologica attuale per tutte le forme di MCJ.
Oltre alle misure prese per seguire l'evoluzione della MCJ, la Commissione
ha lanciato un'importante iniziativa per lottare contro la comparsa o la
propagazione di un certo numero di malattie trasmissibili, in cui ha un
ruolo centrale la creazione di una rete comunitaria di sorveglianza epidemiologica
e di controllo delle malattie trasmissibili, prevista dalla decisione 2119/98/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio.
Un'altra misura essenziale in un settore connesso è stata presa
il 26 maggio 1997, quando la Commissione ha presentato una comunicazione
e una proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che
adotta un programma d'azione comunitario quinquennale (1999-2003) sulle
malattie rare nel contesto del quadro d'azione nel settore della sanità
pubblica (Gazzetta ufficiale C 203, 03.07.1997). Tale programma è
inteso, tra l'altro, a promuovere iniziative a favore dei gruppi di sostegno
ai pazienti e alle loro famiglie, direttamente o indirettamente colpiti
da malattie rare, ivi comprese la affezioni neurodegenerative.
Valutazione dei rischi di trasmissione tramite materiali derivati
Gli scienziati non hanno tardato a rendersi conto che determinati tessuti
si prestano più di altri a veicolare l'agente infettivo e a trasmettere
la BSE. Intervenendo a livello di questi tessuti, sembra che sia possibile
ridurre sensibilmente il rischio di trasmissione.
Nell'aprile 1996 un gruppo di esperti riuniti dall'OMS aveva raccomandato
che nessun prodotto o parte di qualsiasi animale che avesse presentato
sintomi di encefalopatia spongiforme trasmissibile (EST) fosse introdotto
nelle catene alimentari umana e animale e che nessun paese consentisse
che tessuti che potevano contenere l'agente della BSE entrassero nelle
suddette catene alimentari.
Il 21 ottobre 1996 il comitato scientifico veterinario dell'Unione europea
aveva espresso il parere che la presenza della scrapie non si potesse escludere
in nessuno Stato membro. Il rischio legato alla BSE era molto meno elevato
negli Stati membri diversi dal Regno Unito, ma era comunque reale. Il comitato
aveva inoltre raccomandato che i tessuti denominati "materiale specifico
a rischio" (MSR) fossero ritirati da tutte le catene alimentari (umana
o animale) dei paesi e delle regioni in cui era stato individuato un rischio
potenziale. Tali tessuti comprendevano essenzialmente cervello, midollo
spinale e occhi di bovini, ovini e caprini di età superiore ad un
anno nonché la milza di ovini e caprini.
Sulla base di tali raccomandazioni e pareri, la Commissione ha elaborato
una proposta di decisione volta a proibire l'impiego del MSR, adottata
il 30 luglio 1997 (decisione 97/534/CE). Tale decisione vieta, a decorrere
dal 1° gennaio 1998, qualsiasi impiego di MSR e contiene disposizioni
intese a proibire le importazioni di prodotti derivati da tali tessuti,
o che ne contengano, provenienti da paesi terzi. L'entrata in vigore della
decisione è stata rinviata al 1° gennaio 2000.
Alcuni Stati membri hanno del resto già adottato provvedimenti
di divieto volti a tutelare i consumatori: il Regno Unito nel 1989, la
Francia nel 1996, i Paesi Bassi nel 1997 e il Belgio nel 1998.
I paesi terzi, ad eccezione della Svizzera, si considerano indenni dalla
BSE e non accettano che la Comunità applichi una sia pur minima
restrizione alle loro esportazioni. Eppure, ad eccezione forse dell'Australia
e della Nuova Zelanda, tutti i paesi terzi in cui si allevano ovini sono
colpiti dalla scrapie.
Farine animali
Sin dalle prime manifestazioni della BSE gli scienziati britannici
hanno sospettato che il consumo di farine di carne e ossa da parte dei
bovini fosse responsabile dell'epizoozia. Per questo dal luglio 1988 nel
Regno Unito e dal giugno 1994 in tutta l'Unione europea è vietato
l'impiego di farine ottenute da mammiferi nell'alimentazione dei ruminanti.
L'UE ha inoltre introdotto norme di fabbricazione obbligatorie in tutti
gli Stati membri (decisione 96/449/CE) per migliorare la qualità
delle farine destinate all'alimentazione animale.
Nella prima relazione semestrale di verifica della BSE [COM(97) 509
def.] la Commissione ha proposto che il Centro comune di ricerca svolga
studi sulla omologazione dei test di individuazione delle farine di carne
e ossa negli alimenti.
Nell'ottobre 1998 il Regno Unito ha annunciato l'intenzione di procedere
nel primo trimestre del 1999 all'incenerimento di 255 000 tonnellate di
farina di carne e ossa [seconda relazione semestrale di verifica della
BSE, COM(98) 598 def.].
Sicurezza di altri prodotti derivati da ruminanti
Dalla sua istituzione nel settembre 1997, il comitato scientifico direttivo
(CSD) ha rivolto particolare attenzione alla sicurezza dei prodotti derivati
da ruminanti potenzialmente infetti dalla BSE (gli animali effettivamente
infetti o ad alto rischio vengono distrutti), quali la gelatina, le farine
di carne e ossa, il sego e i suoi derivati, il fosfato bicalcico, gli idrolizzati
proteici e i fertilizzanti organici. Per ciascuno di questi prodotti è
stato adottato un parere scientifico in cui vengono specificate le condizioni
necessarie affinché il prodotto in questione possa essere utilizzato
come alimento, prodotto farmaceutico o cosmetico, mangime o prodotto tecnico/industriale.
Tali condizioni riguardano l'origine geografica dei materiali (la situazione
del paese di origine in relazione alla BSE), il livello di infettività
eventuale dei tessuti utilizzati (ad esempio, sistema nervoso, cranio,
occhi, ossa, pelle, ecc.), i processi di produzione e la destinazione finale
del prodotto. Sempre al fine di garantire la massima sicurezza dei prodotti,
il CSD ha adottato nei mesi di luglio e settembre 1999 due pareri concernenti
la destinazione e il trattamento delle carcasse e del materiale sequestrato
nei macelli, nonché i rischi potenziali connessi con il riciclo
di suini, volatili e pesci per l'alimentazione animale.
La BSE negli ovini e nei piccoli ruminanti
Il CSD, nel suo parere del settembre 1998, ritiene possibile che la
BSE sia stata trasmessa a popolazioni di ovini e caprini dell'Unione in
seguito al consumo di farine di carne e ossa contaminate, confermando l'opportunità
di applicare anche ai piccoli ruminanti le misure di gestione del rischio
già previste per gli altri ruminanti (ad esempio, esclusione del
materiale specifico a rischio, sardigne che rispettano requisiti molto
precisi, ecc.). Nel maggio 1999 il CSD ha inoltre raccomandato una serie
di azioni di ricerca da intraprendere in linea prioritaria, nonché
l'attuazione di idonei sistemi di sorveglianza epidemiologica in tutti
gli Stati membri. Il CSD prevede infine di procedere a una valutazione
del rischio di presenza della BSE nei piccoli ruminanti nelle diverse regioni
geografiche dell'Unione.
Programmi di ricerca
Dal 1990 la ricerca sulla BSE è sostenuta finanziariamente dall'Unione
europea nel quadro di programmi di ricerca e sviluppo tecnologico, soprattutto
dopo l'annuncio, fatto dalle autorità britanniche il 20 marzo 1996,
della comparsa di una nuova variante della malattia di Creutzfeldt Jakob
(nvMCJ). La Commissione ha adottato un piano d'azione per ricerche sulle
encefalopatie spongiformi trasmissibili (EST), che tiene conto delle raccomandazioni
della relazione del gruppo Weissmann (costituito nell'aprile 1996) e del
Comitato scientifico pluridisciplinare, nonché delle ricerche in
corso a livello nazionale e comunitario. Tale piano d'azione comporta due
aspetti:
coordinamento delle attività degli Stati membri, per armonizzare
i metodi di raccolta dei dati e dei criteri diagnostici, il che è
indispensabile ai fini della comparabilità dei dati;
inviti a presentare proposte specifiche, per stimolare le ricerche
a livello comunitario.
A partire dal 1990 sono stati pubblicati diversi inviti a presentare
proposte per attività di ricerca nel settore delle EST. Questi inviti
rientrano nel quadro dei programmi comunitari di ricerca nei settori della
biomedicina e della sanità (BIOMED), della biotecnologia (BIOTECH),
nonché dell'agricoltura e della pesca (FAIR).
Le attività di ricerca concernono in particolare:
la valutazione dei rischi di EST;
la cura delle EST;
il coordinamento delle attività nazionali di ricerca degli Stati
membri.
Sempre dal 1990 e nell'ambito dei programmi BIOMED, BIOTECH e FAIR
la Commissione finanzia ricerche anche per quanto riguarda l'identificazione
dell'agente della BSE e delle nuove varianti di tale malattia nonché
la possibilità di prevenire e di curare la nuova variante della
malattia di Creutzfeldt-Jakob.
È stato avviato un coordinamento tra i programmi comunitari succitati
e i programmi nazionali di ricerca.
Di recente, nell'ambito generale dei lavori sulle malattie trasmissibili,
si è venuta a creare una stretta cooperazione con organismi internazionali
quali l'OMS e l'ufficio internazionale delle epizoozie (U.I.E.).
Strategia di prevenzione a livello legislativo
La Commissione si concentra attualmente su una strategia di prevenzione
delle EST e dell'BSE con la sua proposta di regolamento COM(98) 623 def.
(GU C 45 del 19.2.1999) destinata ad evitare il ripetersi di crisi come
quella della BSE.
Tale proposta è intesa segnatamente a definire una base giuridica
in materia di eradicazione di tutte le EST, nonché le condizioni
applicabili agli scambi per impedire la propagazione dell'BSE attraverso
i movimenti di bovini, ovini e caprini vivi.
© Comunità europee, 1995-2000 |
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Note sintetiche sulla macellazione
(a cura di FlaiCgil Emilia Romagna)
Le esigenze, da parte dei clienti, di salubrità ed igiene degli
alimenti e la “crisi della mucca pazza”, hanno profondamente cambiato,
e stanno cambiando, i rapporti fra clienti e fornitori. La distribuzione
moderna sta assumendo sempre più un ruolo strategico e predominante,
per il suo marchio, i suoi prodotti e le garanzie che riesce a dare ai
suoi clienti. Il “totale” controllo di qualità della carne, inteso
non solo nel gusto e nell’igiene dei prodotti, deve interessare tutto il
processo di filiera con precise informazioni su allevamento, razza, alimentazione
ed eventuali malattie. La grande distribuzione, con le sue richieste ed
esigenze, per garantire la genuinità e salubrità dei prodotti
che vende segmenta il mercato. La nuova sfida è il controllo totale
del processo, cioè la tracciabilità!
La tracciabilità dovrà diventare il punto di forza dell’industria
di macellazione e diventerà un’importante frontiera competitiva.
Attualmente la tracciabilità garantita dagli allevatori, nella fase
di allevamento, rischia di disperdersi all’entrata del macello. L’impossibilità
di dimostrare, in maniera sicura, l’origine degli animali, la loro razza,
il tipo di allevamento e tutto ciò che è richiesto dalle
normative comunitarie, dai consumatori e dai grandi distributori costituisce
elemento di esclusione dal mercato a vantaggio di chi è in grado
di dare tali dimostrazioni.
Distribuzione
Il distributore essendo il più “forte” detta le condizioni,
e se si considera che la carne viene considerato un prodotto civetta, quindi
non viene “valorizzata” economicamente, si ha un effetto di compressione
sui margini di guadagno dei macelli.
I circuiti distributivi vivono una profonda rivoluzione:
- Nascono e si incrementano nuove formule distributive (Super e Ipermercati),
si hanno fenomeni di concentrazione delle imprese e delle centrali di acquisto;
- Aumentano i processi di internazionalizzazione, tanto da far temere
che in pochi anni la maggior parte dei centri distributivi sarà
sotto il controllo di imprese estere (francesi e tedesche) con ulteriori
effetti sulle politiche di autoapprovvigionamento.
Problematiche della filiera italiana
alcuni elementi che caratterizzano il nostro mercato:
- Nel 1996 l’avvento della “mucca pazza” a fortemente contratto i consumi
e i volumi prodotti;
- Considerando il biennio 97/98 confrontandolo con il 96 si è
avuto un incremento dei consumi (+6.2%) quindi una situazione di recupero;
- Sempre riferendosi al biennio 97/98 si nota però un calo dei
capi macellati (-5.8%);
- Contestualmente l’autoapproviggionamento nel 1996 era al 71.8% passa
nel 98 al 62%, quindi un drastico calo;
- Il disvanzo agro-alimentare nel 98 era di 15.580 miliardi, il comparto
bovino rappresenta una quota del 22%;
La parte alta della filiera non riesce a rispondere in modo adeguato
ed efficace alle sollecitazioni del mercato, inoltre si deve considerare
il caso “diossina” nelle carni belghe che ha ulteriormente appesantito
la situazione. Fattori “shock”, diossina e mucca pazza, che producono importanti
fenomeni su tutta la filiera, il mercato finale ed i consumatori richiedono
maggiori garanzie e certificazioni, ed inoltre hanno maggiori esigenze.
L’industria della macellazione
si presenta particolarmente polverizzata, tecnicamente e tecnologicamente
arretrata rispetto ad altri Paesi europei.Nonostante una progressiva diminuzione
degli impianti dal 1993 al 1999, da 6000 a 2200 a cui si devono aggiungere
700 impianti per la macellazione di altre specie animali, non siamo ancora
ai livelli degli altri Paesi europei. Occupati in questo settore sono 10.200
La maggior parte dei macelli di dimensioni superiori ai 6000 capi per anno
si trova in Emilia e nel Veneto, nel Piemonte è presente una forte
polverizzazione. Il 72% dei capi è macellato in sole 4 Regioni:
Lombardia (21.7%), Veneto (19.7%), Emilia-Romagna (18.1%) e Piemonte (12.5%).
Solo 10 macelli si pongono a livelli industriali assorbendo il 22% delle
macellazioni, di questa percentuale il 12% è riferito al gruppo
Cremonini. Esistono anche 440 macelli pubblici, fra i citati 2200, che
funzionavano a capacità ridotta ed in deroga alle normative igeniche
e sanitarie. Solo il 15% degli impianti è in possesso del bollo
CEE, cioè 330 macelli; un numero 16 volte superiore a quello olandese
e 7 volte a quello irlandese. La Francia con 270 macelli realizza una produzione
dell’ 80% superiore a quella italiana. Utilizzando come riferimento la
situazione degli altri paesi europei, per quanto riguarda il rapporto dimensioni
medie/capi annui e il numero di autorizzazioni Cee, sarebbero sufficienti
244 macelli in base al modello francese e soltanto 40 in base la modello
olandese. Ovviamente si tratta solo di una simulazione, che tuttavia è
significativa del processo che riaffermerà nei prossimi anni, ma
che in alcuni casi è già partito con le concentrazioni e
le politiche di acquisizione che hanno interessato le realtà di
maggiori dimensioni, appartenenti sia al settore bovino che a quello suino.
Macelli nazionali ad elevata polverizzazione
2200 imprese di macellazione bovina con 10.200 addetti di cui il 21%
è manodopera indiretta, cioè rapporti contrattuali con imprese
terze (esternalizzazioni) che possono avere in gestione la macellazione
ed il disosso.
Il 30% di queste strutture è esclusivamente dedicata alla macellazione
di bovini.
2900 strutture di macellazione di carni rosse, più di ¾
degli impianti totali sono impegnati nella macellazione di carni bovine.
Decremento degli impianti di macellazione bovina: nel 93 6000 impianti,
nel 96 3000 e nel 98 2200. Decremento prodotto dalla crescente concorrenza
e dai vincoli sanitari.
Le prime 10 imprese detengono il 22% del mercato, di queste le prime
tre macellano il 12%. Livello di concentrazione alto ma ancora distante
dai livelli europei.
Fra i 2200 impianti di macellazione 440 sono pubblici, in essi sono
presenti 2310 occupati (il 22.6% del totale) ed hanno una quota di mercato
pari al 18% (2° in graduatoria).
L’84% (1750) macelli è fuori normativa comunitaria (Bollo CEE),
la stragrande maggioranza macella meno di 1000 capi all’anno. In questo
84% sono occupati 5990 operai (58.7%) e producono il 60.2% della carne
che va sul mercato. Il 50% di questi impianti è collocato in Lombardia
ed in Piemonte.
Il 15% degli impianti ha il bollo CEE
L’1% degli impianti, in prevalenza pubblici, opera ancora in deroga
alle normative comunitarie.
Capi macellati distribuiti territorialmente
Il 72% dei capi viene macellato in 4 Regioni: Lombardia (21.7%),
Veneto (19.7%), Emilia-Romagna (18.1%) e Piemonte (12.5%). Veneto ed Emilia-Romagna
hanno impianti con dimensioni di macellazione superiori ai 6000 capi/anno;
Piemonte e Lombardia 1200 capi/anno. Nel resto dell’Italia sono presenti
impianti inferiori alla media nazionale.
Graduatorie nella macellazione
Italia è al terzo posto nella graduatoria, come peso, dei bovini
macellati con il 14.7%, in Europa.
Nel 1997 Italia ed Olanda hanno avuto un calo della produzione, mentre
Spagna ed Irlanda hanno ottenuto un incremento del 25% dal 94 al 97. Questi
sono gli effetti prodotti dalla PAC del 1992.
Differenze con gli altri Paesi europei
? Abbiamo il maggior numero di impianti di macellazione
? Il Bollo CEE è presente solo nel 15% degli impianti
? 6° posto come numero di capi macellati/macello
Il bollo CEE è presente in tutti gli impianti presenti in Olanda,
Irlanda, Germania, Danimarca, mentre in Francia nell’80% dei casi. Per
capacità di macellazione, capi/anno, l’Olanda è la prima,
solo tre imprese Italiane sono a quel livello.
Conclusione: sono dati che non producono solo una debolezza competitiva,
ma anche inefficienze con l’allevamento e con i consumatori per quanto
riguarda le sicurezze e le garanzie alimentari che si devono dare.
Smaltimento parti che non si possono più utilizzare
Midollo, cervello, intestino sono le parti del bovino che non si possono
più utilizzare, come conseguenza della “mucca pazza” e devono essere
distrutte da imprese specializzate. Ciò costituisce per le aziende
di macellazione un ulteriore costo che penalizza ulteriormente la loro
competitività.
Esternalizzazioni
La prima forma di esternalizzazione conosciuta è stato il decentramento
di fasi produttive, dovute inizialmente alle fluttazioni di mercato, parallelamente
si sono avuti decentramenti funzionali cioè forme di collaborazione
fra più imprese per la produzione di uno stesso prodotto con la
creazione di veri e propri distretti industriali.
Negli anni 80 e 90 assistiamo ad una molteplicità di soluzioni
organizzative come ad es: fusioni, acquisizioni, joint-venture ecc.
Questi sono gli anni della “globalizzazione economica”e della Moneta
unica, le imprese private sono spinte a riorganizzarsi continuamente ed
a ridefinire la propria collocazione strategica sul mercato, con una continua
ricerca delle proprie attività strategiche da mantenere o da ricercare
e quali da espellere.
Anni in cui vengono abbandonate le politiche keynesiane a favore di
politiche e misure economiche più restrittive sui bilanci pubblici,
vengono introdotte politiche strutturali di deregolamentazione strutturale
nel mercato del lavoro e le imprese avanzano esigenze, ed in parte ottengono,
di flessibilità (licenziamenti, assunzioni..) Queste pressioni per
una maggior flessibilità, inserite in questo contesto economico,
producono una ricaduta sul piano legislativo.
Le imprese nella loro ricerca di una nuova collocazione strategica
puntano l’attenzione sui seguenti punti, a volte adottandone uno solo o
più contemporaneamente:
1) riduzione dei costi
- sul lavoro con aumento dei ritmi ed anche con l’introduzioni di innovazioni
tecnologiche per razionalizzare la manodopera;
- ricercano modalità contrattuali più flessibili;
- prestano scarsa attenzione all’innovazione di prodotto e alla professionalità
della forza lavoro;
- le relazioni industriali sono poco partecipate e/o più conflittuali,
oppure paternalistiche;
-) innovazione ed investimento sulla qualità dei prodotti
- si presta attenzione alle risorse umane ed alla loro professionalità;
- si investe sulla ricerca e sulla innovazione del prodotto curandone
la qualità;
3) esternalizzazioni o terziarizzazioni
- per ridurre i costi;
- per scelta strategica;
- per acquisire competenze tecniche non presenti all’interno dell’azienda.
Esternalizzazioni
Con questo termine possiamo anche intendere, alla luce di quanto sta
accadendo oggi, non soltanto uno spostamento all’esterno ma anche
un mantenimento, una perdurante appartenenza.
E’ necessario fare alcune riflessioni sulla nozione di “azienda”. Se
consideriamo la giurisprudenza italiana e quella comunitaria tende ad una
costante evoluzione. Sulla scia di alcune pronunce comunitarie la nozione
impresa non è più caratterizzata dai beni, bensì dall’esistenza
di un’attività identificabile come identità economica a se
stante. Quindi uno degli strumenti per considerare un appalto lecito cioè
il non inserimento nei processi produttivi risulterebbe di difficile applicazione.
Cessioni di rami d’azienda, con l’affitto dei locali e degli impianti,
a società, consorzi e cooperative, controllate direttamente è
lo strumento che si sta utilizzando per mascherare degli appalti che possono
essere considerati illeciti.
Operazione di facciata per riacquisire, tramite un contratto commerciale
di fornitura, ciò che è uscito dalla titolarità dell’impresa.
Questa nuova forma di esternalizzazione e quelle più tradizionali
costituiscono un vero e proprio elemento che “droga” il mercato e la concorrenza
fra le imprese.
Il 21% degli addetti alla macellazione ha rapporti di lavoro indiretti,
prevalentemente sono soci-lavoratori di cooperative. Per effetto del DpR
602, con la deroga al rispetto dei minimi contrattuali e il pagamento dei
contributi previdenziali sul salario convenzionale, si stanno creando situazioni
difficilmente controllabili e, in molti casi, oltre alla legalità.
Sintesi economica
Tutta la filiera nel suo complesso ha prodotto in tutto il settore
delle carni bovine: 17.500 miliardi di consumi finali e 320.000 occupati.
L’agricoltura italiana nel 1998 ha prodotto 68.000 miliardi di cui 15.500
di produzione di carni. La carne bovina ha prodotto il 40% del valore complessivo
delle produzioni di carni, con 6000 miliardi, rimanendo ancora il principale
comparto.
La forza della filiera
Nel 1998 i consumi di carne bovina, domestici ed extra-domestici, hanno
raggiunto i 17.500 miliardi di lire. Dal punto di vista occupazionale:
- 200.000 imprese interessate, di cui 116.000 nella produzione del
bovino da carne ed 80.000 imprese occupate nella distribuzione (ingrosso
e dettaglio) e macellerie;
- da aggiungere altre 100.000 imprese occupate nell’allevamento di
vacche da latte, le quali a fine carriera entrano nel circuito della macellazione;
- 320.000 addetti nelle imprese che si occupano della produzione di
bovino da carne, occupati a tempo pieno 170.000 di cui 70.000 negli allevamenti,10.000
nelle industrie di macellazione e 90.000 nella distribuzione,ingrosso,
dettaglio e servizi.
Grado di attivazione
E’ il coefficiente che esprime la ricchezza nazionale prodotta come
conseguenza di un incremento unitario della produzione di un determinato
settore produttivo. Il settore delle carni bovine ha un importante livello
di Grado di Attivazione con una produzione lorda vendibile di 6.000 miliardi
di lire che ha attivato 15.000 miliardi di lire di prodotto interno lordo.
Si è determinato che 1.000 miliardi di lire di incremento della
produzione lorda vendibile possono generare un incremento di 31.000 unità
di lavoro e 2.500 miliardi di lire di prodotto interno lordo.
Ovviamente, importi di tali intensità, ma di segno opposto si
scaricano sul sistema economico in uguale misura.
Altri settori ad esempio hanno Gradi di Attivazione inferiori ( alimentari,
tessile e legno 25/30%, l’industria petrolifera 50%.
Quindi il settore delle carni è un comparto che in caso di crisi
o contrazione determina impatti economici molto rilevanti, ma anche settore
che se opportunamente sostenuto da idonee politiche di consolidamento e
rilancio, può fornire (specialmente in alcune aree del paese) un
contributo determinante allo sviluppo economico ed occupazionale.
Consumi di carni e prezzi
Nel 1998 il consumo totale di carni è stato di 82,6 kg/pro-capite,
40% di carni suine (fresche, lavorate e stagionate), 30% bovine (primo
in graduatoria se riferito alle carni fresche), 23,1% avicole e 8,2 % cunicole,
ovicaprine ed equine.
Per quanto riguarda i prezzi la carne suina mantiene i prezzi medi
più alti, anche grazie al ruolo dei prodotti valorizzati, la carne
bovina distanzia ulteriormente quella avicola.
I consumi di carne si sono stabilizzati, dopo anni di costante crescita,
quindi sviluppi di mercato avvengono solo sottraendo spazio ad altri prodotti.
Le carni avicole, in particolare, hanno avuto dal 1980 un incremento maggiore
del 30%, mentre quelle bovine sono diminuite del 10%.
I consumatori sono orientati verso una più attenta ricerca del
rapporto qualità/prezzo e alla ricerca di servizi (elaborazioni,
conservabilità porzionature e garanzie- informazioni e strumenti-).
Richieste che sono già state avanzate anche per altre carni, vedi
il sistema di certificazione e controllo nelle industrie salumiere, ora
in fase di sviluppo anche per il bovino.
Esigenze dei consumatori. Conseguenze:
- Ricerca di carni più magre e tenere, conseguenza produzione
di vitelloni più teneri;
- Valorizzazione di razze tipiche italiane per produzione carne di
qualità, esempio catene di distribuzione per la razza Chianina e
Romagnola;
- Tracciabilità del prodotto, come conseguenza dei noti avvenimenti
su mucca pazza e carne alla diossina;
Il consumo finale è il principale fattore che determina gli
stimoli sulla filiera
La fase distributiva (dettaglio ed ingrosso) nell’ultimo decennio ha
accresciuto il suo peso relativo a scapito dell’industria e dell’agricoltura,
settori, questi ultimi, che hanno un ruolo strategico e possono dare un
notevole valore aggiunto all’interno della filiera.
Panorama dei circuiti distributivi e dell’utilizzo della carne bovina
- La distribuzione moderna, Iper/Super, Discount, distribuisce il 35%
della carne bovina, sviluppo che ha ridotto i margini operativi delle industrie
e imprese agricole. Le imprese di dimensioni piccole e piccolissime hanno
notevoli difficoltà a soddisfare le esigenze e le richieste della
Distribuzione moderna per i rapporti di qualità/prezzo e per gli
standard di servizio richiesti. La Grande Distribuzione privilegia sempre
di più le grandi industrie ed i distributori moderni;
- Il dettaglio tradizionale detiene il 33% della distribuzione, in
questa percentuale vi è una rete di 40.000 macellerie. In questo
segmento prevale il rapporto di fiducia fra negoziante e consumatore;
- L’industria alimentare di trasformazione (tagli disossati, III e
IV lavorazioni, preparazione sughi, surgelati, carne in scatola, bresaole…)
utilizza il 18% della carne bovina;
- Il Catering ristorazione sociale e collettiva (mense, ospedali, scuole)
e la ristorazione commerciale (bar, ristoranti, alberghi, fast-food) utilizza
il 6% della carne.
Conclusione:
La distribuzione ed il consumo sono sempre di più interlocutori
privilegiati e punti di riferimento delle fasi a monte della filiera, specialmente
oggi con una politica comunitaria orientata ad un progressivo abbandono
dei meccanismi di intervento diretto sui prezzi e sul mercato.
Quindi particolari attenzioni per:
- Maggiori sforzi per la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti, capaci
di incorporare nuovi servizi;
- Maggiore attenzione al canale Catering, settore che presta attenzione
alle carni bovine e che da oltre un decennio, per l’evolversi dei consumi
extra-domestici, è in costante crescita con tassi significativi
di sviluppo, in controtendenza rispetto al mercato alimentare complessivo;
Costruzione percorsi di valorizzazione e tipicizzazione (come
negli altri comparti agro-alimentari) che possano coniugare qualità
e garanzia;
- Priorità di intervento alla costruzione di un sistema di garanzie
sulla qualità e salubrità delle carni per fornire al consumatore
italiano tutte le garanzie e le certezze sulla carne che mangia, partendo
da un efficiente e trasparente sistema di anagrafe dei capi allevati che
deve interessare, in tutte le fasi lavorative, industria di macellazione
e circuiti delle catene distributive.
Se così non fosse il settore vedrebbe aumentare ulteriormente
la sostituzione di quote di mercato con carne estera e, forse ancor peggio,
con alimenti succedanei alle carni.
Note a cura di FlaiCgil Emilia Romagna
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| LE DECISIONI DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI UE
IN SINTESI (20 NOVEMBRE 2000)
Nuove misure
estensione di test veloci e concordati di controllo dal 1° gennaio
2001 per tutti i bovini a rischio, di più di 30 mesi (carcasse,
animali abbattuti d’urgenza e animali che presentano segni clinici nelle
ispezioni ante mortem);
Alla luce di questa prima decisione e secondo modalità da precisare,
l’introduzione dei suddetti test rapidi, a partire dal 1° luglio 2001
per i bovini di più di 30 mesi che entrano nella catena alimentare,
L’esclusione dei prodotti di origine animale impropri per il consumo
umano (cadaveri e sequestri di macello) dall’alimentazione degli animali
da allevamento.
Le suddette proposte saranno presentate al prossimo Comitato veterinario
permanente ( il 21/22 novembre 2000) per decidere anche le modalità
di attuazione.
Il Consiglio ha sottolineato la necessità di reperire risorse
finanziarie al fine di assicurare il cofinanziamento a livello comunitario
dei programmi relativi ai test.
Il Consiglio ha inoltre preso atto dell'impegno da parte della Francia
- oltre alla distruzione degli MRS - a non esportare i prodotti che sono
vietati sul suo territorio, e cioè, bistecche con l'osso,
farine animali e grassi di ossa, fino ad una completa valutazione della
situazione a livello comunitario. In attesa di questa valutazione e qualora
si tratti di carcasse esportate non disossate e di bovini vivi, il
Consiglio conviene sul fatto che gli Stati membri di destinazione
possano applicare sul loro territorio le stesse misure di precauzione
(disossatura delle carcasse e ritiro degli MRS) applicate in Francia. In
tale contesto il Consiglio e la Commissione insistono sugli
Stati membri che hanno preso misure nazionali, affinchè tolgano
tali misure.
Il Consiglio ha inoltre predisposto i lavori relativi alle proposte
della Commissione volte alla creazione dell'Autorità alimentare
europea e relative all'impiego dei sotto prodotti animali nell'alimentazione
degli animali da stalla, ai fini di una decisione entro il più breve
termine.
Rafforzamento delle misure già adottate
Misure di vigilanza per la verifica, il controllo e l’eradicazione della
BSE,
Divieto delle farine di carne e di ossa di mammiferi per i ruminanti,
Trattamento degli scarti animali a 133 gradi, per 20 minuti, 3 bar al
fine di ridurne il grado di infettività,
Ritiro dei materiali a rischio specificati delle razze bovine, ovine
e caprine,
Attuazione di un programma di sorveglianza mediante test rapidi sulle
categorie di animali a rischio.
Il Consiglio ha ricordato che spetta agli Stati membri vigilare sulla
rigida applicazione delle suddette misure ed ha preso atto dell’intenzione
della Commissione di effettuare velocemente i controlli
necessari a tale scopo.
Impegni
Alla luce delle informazioni fornite dagli Stati membri e delle
ispezioni dell'Ufficio alimentare e veterinario, il Consiglio ha invitato
la Commissione a redigere un rapporto per la sua prossima sessione
circa l'applicazione delle norme comunitarie in materia di lotta
alla BSE, compreso il divieto delle farine nell'alimentazione dei
ruminanti, nonché a sottoporgli proposte complementari utili
al fine di garantire il rispetto e l'applicazione delle suddette
norme. Nell'ambito del suddetto rapporto, la Commissione esaminerà
gli aspetti sanitari di impiego o di non impiego delle farine animali
in tutta l'Unione europea, tanto per gli erbivori che per le altre specie.
Detto esame affronterà inoltre gli aspetti economici ed ambientali.
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Dipartimento alimenti nutrizione e sanità
pubblica veterinaria
Uffici III e VIII
Decreto: misure sanitarie di protezione contro le encefalopatie
spongiformi trasmissibili.
Il Ministro della sanità
Visto il Regio decreto 20 dicembre 1928, n. 3298;
Visto il decreto legislativo 14 dicembre 1992, n. 508 e successive modifiche;
Visto il decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28 e successive modifiche
;
Visto il decreto legislativo 18 aprile 1994, n. 286 e successive modifiche;
Visto il decreto legislativo 1° settembre 1998, n. 333;
Visto il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 80;
Visto l’articolo 115 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112
Visto il decreto interministeriale 26 marzo 1994 pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana del 3maggio 1994,n 101;
Visto il decreto legislativo 19 settembre 1994, n.626;
Vista la propria ordinanza 15 giugno 1998 pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana, Serie generale n. 171 del 24 luglio
1998 come modificata dall’ordinanza 16 marzo 2000, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana, Serie generale n. 70 del 24 marzo
2000;
Visto il decreto del Ministro della sanità 7 gennaio 2000 pubblicato
nel supplemento ordinario n.59 dell'11 marzo 2000 ;
Vista la decisione della Commissione europea 2000/418/CE;
Ritenuto necessario adottare un provvedimento che consenta una uniforme
applicazione della sopracitata decisione sull’intero territorio
nazionale ;
DECRETA
Articolo 1
(Definizioni e disposizioni generali)
1. Il presente decreto stabilisce le misure sanitarie che devono essere
applicate nei confronti del materiale specifico a rischio di cui al comma
2 lettera f), relativamente alla produzione e immissione sul mercato di
prodotti di origine animale provenienti da animali della specie bovina,
ovina e caprina o contenenti materiali provenienti da tali specie.
2. Ai fini del presente decreto valgono le seguenti definizioni:
a) encefalopatie spongiformi trasmissibili (TSE) : tutte le TSE ad eccezione
di quelle che si manifestano nell’uomo;
b) prodotti di origine animale: tutti i prodotti ottenuti da un animale
o contenenti tali prodotti;
c) materiali di base: le materie prime o altri prodotti di origine animale
dai quali, o mediante i quali, sono ottenuti i prodotti di cui al comma
3;
d) fertilizzanti: qualunque sostanza contenente prodotti di origine
animale da spandere sul terreno per favorire la crescita della vegetazione,
compresi i residui di digestione derivati dalla produzione di biogas o
di compost;
e) autorità competente: le regioni e le province autonome e le
autorità da esse incaricate per le attività di vigilanza,
di controllo ed esecutive; il Ministero della sanità per le attività
di coordinamento e verifica dell’uniformità applicativa delle misure
di cui al presente decreto;
f) materiale specifico a rischio:
1) i tessuti di cui all’allegato I°;
2) l’intero corpo degli animali morti o abbattuti della specie bovina
di età superiore a dodici mesi e delle specie ovina e caprina di
qualunque età;
3) qualsiasi prodotto derivato od ottenuto dal materiale di cui ai
numeri 1) e 2) fino a quando non sia stato distrutto;
g) discarica: come definita nella direttiva 1999/31/CE del Consiglio.
3. I cosmetici, i medicinali e i dispositivi medici , i prodotti
non destinati ad essere utilizzati in alimenti per il consumo umano o mangimi
o fertilizzanti, nonché i loro materiali di base o prodotti intermedi
restano disciplinati dalle norme specifiche; qualora queste ultime autorizzino
l’utilizzo del materiale specifico a rischio come definito al comma 2 lettera
f) per l’ottenimento dei citati prodotti, la raccolta e il trasporto del
materiale specifico a rischio devono essere preventivamente autorizzati
dall’Autorità sanitaria competente sullo stabilimento di rimozione
e raccolta di detto materiale specifico a rischio, previo parere favorevole
dell’Autorità sanitaria competente sullo stabilimento di produzione
dei richiamati prodotti. La richiesta di autorizzazione deve indicare il
quantitativo del materiale specifico a rischio da prelevare, i dati identificativi
e gli estremi delle autorizzazioni all’esercizio dell’attività relative
allo stabilimento presso il quale sarà utilizzato detto materiale.
4.I servizi veterinari delle A.S.L. sono autorizzati alla rimozione
del materiale specifico a rischio ai fini dell'invio all'Istituto Superiore
di Sanità e agli Istituti zooprofilattici sperimentali per fini
diagnostici, di ricerca e didattici.
5. Il Ministero della Sanità può autorizzare, su richiesta,
la rimozione e l'utilizzo del materiale specifico a rischio per fini diagnostici,
di ricerca e didattici di Istituti ufficialmente riconosciuti, diversi
da quelli di cui al comma 4.
Articolo 2
(Rimozione)
1. Il materiale specifico a rischio di cui all’articolo 1 comma 2 lettera
f) numero 1), di animali destinati al consumo umano, deve essere distrutto
previa rimozione al momento della macellazione; se l’asportazione
dell’ileo avviene nel locale di macellazione deve essere effettuata previa
doppia legatura dei punti di resezione.
2. Qualora si proceda all’asportazione delle porzioni muscolari della
testa le relative operazioni devono essere effettuate al macello in un
locale o in uno spazio apposito che garantisca idonee condizioni di separazione
rispetto alle altre operazioni di macellazione.
3. Il midollo spinale delle carcasse degli ovini e caprini può
essere asportato anche negli stabilimenti di sezionamento a condizione
che il servizio veterinario garantisca la sorveglianza durante dette operazioni
e che sia evitata qualsiasi contaminazione.
4. Le regioni e le province autonome, tenuto conto di particolari esigenze
di consumo, possono consentire, nel rispetto delle prescrizioni della presente
decreto e comunicando le specifiche misure adottate al Ministero della
sanità, l’invio delle teste, per i fini di cui al comma 2, ad impianti
di sezionamento appositamente individuati nell’ambito della medesima regione
o, previo accordo tra le regioni e le province autonome interessate, di
quelle contermini.
5. Tutte le operazioni di cui al presente articolo sono effettuate,
sotto la sorveglianza del veterinario ufficiale, da personale appositamente
addestrato messo a disposizione dal titolare dello stabilimento.
Articolo 3
(Animali morti o abbattuti)
1. Il materiale specifico a rischio di cui all’articolo 1 comma 2 lettera
f) numero 2 deve essere distrutto senza rimuovere o asportare parti o tessuti
ancorché diversi da quelli di cui all’allegato I°.
Articolo 4
(Stoccaggio temporaneo)
1. In attesa dell’invio del materiale specifico a rischio alla distruzione,
detto materiale può essere stoccato temporaneamente presso:
a) lo stabilimento nel quale è avvenuta la sua rimozione;
b) un impianto di pretrattamento approvato di cui all’articolo 7;
c) un deposito temporaneo autorizzato ai sensi del decreto interministeriale
26 marzo 1994;
d) uno stabilimento di cui all’articolo 6 comma 2.
2. In considerazione di particolari esigenze , anche geografiche, nella
raccolta e stoccaggio del materiale specifico a rischio, le regioni e le
province autonome possono autorizzare :
a) il deposito temporaneo di cui al comma 1 lettera c) anche all’interno
di uno stabilimento ad alto rischio riconosciuto ai sensi del decreto legislativo
14 dicembre 1992, n. 508;
b) uno o più contenitori dislocati sul territorio, a condizione
che la conservazione del materiale specifico a rischio avvenga mediante
l’impiego del freddo.
3. Nei casi di cui al comma 2 le regioni e le province autonome forniscono
al Ministero della sanità i dati identificativi e la localizzazione
del deposito e dei contenitori.
Articolo 5
(Prescrizioni generali)
1. Il materiale specifico a rischio di cui all'articolo1,comma2,
lettera f) deve essere:
a) colorato o marcato, subito dopo la rimozione, mediante un colorante
o marcatore che consenta l’individuazione di detto materiale anche dopo
l’eventuale trasformazione preliminare e fino alla sua distruzione; l’obbligo
di colorazione o marcatura non si applica nelle ipotesi di cui al
comma 2, lettera f) numero 2), dell’articolo 1 ai commi 4 e 5 del medesimo
articolo 1 nonché all’articolo 6 comma 3. Nel caso in cui non vi
sia la certezza del mantenimento della colorazione o della permanenza del
marcatore dopo la trasformazione preliminare, la colorazione o la
marcatura deve essere ripetuta sul prodotto ottenuto dalla citata trasformazione
preliminare;
b) raccolto e stoccato separatamente, oltre che da qualsiasi altro prodotto,
anche da altro materiale ad alto e basso rischio, in contenitori identificati
mediante una targhetta recante la dicitura "Materiale Specifico a rischio"
sui quali, trasversalmente ad uno dei lati lunghi, deve essere apposta
una striscia inamovibile di colore rosso, alta almeno 15 centimetri; qualora
il materiale specifico a rischio rimosso non sia asportato quotidianamente
dal luogo in cui è stato prodotto, deve essere immagazzinato in
un locale o contenitore per la conservazione mediante l’impiego del freddo,
identificati secondo le descritte modalità;
c) trasportato in contenitori o automezzi per il trasporto di materiale
ad alto rischio ai sensi del decreto interministeriale 26 marzo 1994, relativo
alla raccolta e trasporto di rifiuti di origine animale, ulteriormente
autorizzati e identificati mediante una targa da apporre sui due lati del
mezzo di trasporto recante la dicitura <<Materiale specifico a rischio>>
di dimensione non inferiore a cm 50 x 35; sul contenitore o sull’automezzo
deve inoltre essere apposta una striscia inamovibile di colore rosso alta
almeno 15 cm;
d) accompagnato, fino al luogo di destinazione, dal documento di trasporto
previsto dal decreto di cui alla lettera c), controfirmato dal veterinario
ufficiale.
2. Nel caso in cui la raccolta, lo stoccaggio o il trasporto del materiale
specifico a rischio non sia stato effettuato separatamente da qualsiasi
altro prodotto, o da altro materiale ad alto e basso rischio, tutto il
materiale o prodotto interessato è considerato materiale specifico
a rischio.
3. Gli impianti e i depositi che procedono allo stoccaggio del
materiale specifico a rischio, ad eccezione dei macelli e sezionamenti,
per poter effettuare tale attività devono essere in possesso di
una specifica autorizzazione rilasciata dall’Autorità sanitaria
locale, anche limitata ad una parte purché adeguatamente separata
dal resto della struttura.
4. Nelle strutture di rimozione, stoccaggio, trattamento e distruzione
del materiale specifico a rischio, comprese le discariche, é
obbligatoria la tenuta di uno specifico registro di carico e scarico, timbrato
e firmato dal servizio veterinario della Azienda sanitaria locale , sul
quale deve essere annotato, secondo le operazioni effettuate, il quantitativo
del materiale rimosso, movimentato, trattato e distrutto, unitamente ai
dati identificativi delle strutture di provenienza e , di destinazione;
nei macelli può essere utilizzato il registro di cui all’articolo
17 del Regio decreto 20 dicembre 1928, n. 3298, opportunamente integrato.
5. Entro sette giorni lavorativi successivi alla ricezione del materiale
specifico a rischio il destinatario di esso invia copia del documento di
trasporto di cui al comma 1 lettera d) allo stabilimento da cui proveniva
il materiale specifico a rischio, con la dichiarazione dell’avvenuta ricezione
da lui sottoscritta. Il veterinario ufficiale incaricato della vigilanza
sullo stabilimento di provenienza del materiale specifico a rischio verifica
il rispetto di tale procedura; in caso di mancato rispetto di detta procedura
il veterinario ufficiale informa tempestivamente l’Autorità competente
sullo stabilimento di ricezione del materiale specifico a rischio per le
necessarie verifiche e i conseguenti provvedimenti.
6. I titolari delle strutture di distruzione del materiale specifico
a rischio, compresi i titolari delle discariche, inviano semestralmente
alle regioni e province autonome un prospetto riepilogativo del materiale
specifico a rischio distrutto.
Articolo 6
(Distruzione)
1. Il materiale specifico a rischio di cui all'articolo1,comma2, lettera
f) deve essere distrutto:
a) senza trasformazione preliminare, mediante incenerimento;
b) previa trasformazione preliminare negli impianti di cui al comma
2 e all’articolo 7 e successivo incenerimento o co-incenerimento
del materiale ottenuto, a condizione che il colorante o il marcatore sia
individuabile anche dopo detta trasformazione preliminare.
2. In alternativa al comma 1, fermo restando l’obbligo della colorazione,
il materiale specifico a rischio può essere interrato in una
discarica autorizzata a condizione che sia stato sottoposto al trattamento
di cui all’allegato I° alla decisione della Consiglio 1999/534/CE del
19 luglio 1999, presso stabilimenti già riconosciuti ai sensi del
decreto legislativo 14 dicembre 1992,n.508 e che abbiano ottenuto dal Ministero
della Sanità, per il tramite delle Regioni e Province Autonome,
la riconversione dell’attività con le medesime modalità previste
per gli impianti di cui all’articolo 7 comma 1 lettera b) .
3. Ferme restando le disposizioni in materia di sorveglianza e protezione
contro le encefalopatie spongiformi trasmissibili di cui al decreto del
Ministro della sanità 7 gennaio 2000, nei casi di cui all’articolo
3 comma 3, lettere a), c) e d) del decreto legislativo 14 dicembre 1992,n.508
è consentito derogare alle modalità di distruzione delle
carcasse di animali morti o abbattuti applicando quanto in essi previsto.
4. Fermo restando il divieto dell’impiego del materiale specifico a
rischio, anche quale prodotto intermedio, in alimenti per il consumo umano,
mangimi e fertilizzanti, il ministero della sanità può individuare
sistemi di utilizzo di detto materiale, alternativi alla distruzione da
effettuare ai sensi dei commi 1, 2 e 3, fissando le relative prescrizioni.
Articolo 7
(Impianti di pretrattamento)
1. Gli impianti di pretrattamento, per poter ottenere il riconoscimento
del Ministero della sanità, devono:
a) se nuovi, avere i requisiti sanitari di cui all’allegato III°
del presente decreto;
b) se già riconosciuti ai sensi del decreto legislativo
14 dicembre 1992,n.508 quali stabilimenti ad alto rischio, ottenere la
riconversione dell’attività .
2. Per i fini di cui al comma 1 le domande devono essere inoltrate
al Ministero della sanità per il tramite dell'Assessorato regionale
alla sanità ai fini dell’acquisizione del parere dei servizi veterinari
regionali..
3. Agli impianti di cui al comma 1 è interdetta ogni altra attività
di trasformazione dei rifiuti di origine animale ad alto o basso rischio.
Articolo 8
(Divieti )
1. Fermi restando gli obblighi di rimozione e distruzione del materiale
specifico a rischio, è vietato:
a) utilizzare le ossa della testa e le colonne vertebrali di bovini,
ovini e caprini per la produzione di carni separate meccanicamente;
b) introdurre nel territorio nazionale, in provenienza da altri Stati
membri, il materiale specifico a rischio ancorché destinato all’incenerimento
o già sottoposto a trasformazione preliminare;
c) trasformare o trattare il materiale specifico a rischio negli impianti
riconosciuti ai sensi del decreto legislativo 14 dicembre 1992, n. 508,
fatte salve le ipotesi di riconversione di cui all’articolo 6 comma
2 ed all’art. 7 comma 1 lettera b).
2. Resta fermo il divieto di utilizzare tecniche di stordimento e macellazione
dei bovini, ovini e caprini diverse da quelle previste dal decreto legislativo
1° settembre 1998, n. 333.
Articolo 9
(Restrizioni all’importazione)
1. A decorrere dal 1° aprile 2001:
a) è vietato importare da Paesi terzi il materiale specifico
a rischio di cui all’allegato I°;
b) i prodotti di origine animale di cui allegato II°, importati
da Paesi terzi o parti di essi e contenenti materiale ottenuto da bovini,
ovini e caprini, devono essere accompagnati dal certificato sanitario ad
essi relativo, integrato dalla seguente dichiarazione, firmata dalla competente
Autorità del Paese di produzione:
<<Prodotto di origine animale che non contiene né è
derivato da materiale specifico rischio ai sensi dell’allegato I°,
numero 1, lettera a) della decisione 2000/418/CE della Commissione europea
del 29 giugno 2000, elaborato dopo il 31 marzo 2001 o carni separate meccanicamente
dalle ossa della testa e dalla colonna vertebrale di bovini, ovini o caprini,
prodotte dopo il 31 marzo 2001. La macellazione degli animali dopo il 31
marzo 2001 non ha comportato lo stordimento tramite iniezione di gas nella
cavità cranica o l’abbattimento istantaneo con lo stesso metodo,
né la lacerazione, previo stordimento dell’animale, del tessuto
nervoso centrale per mezzo di stilo inserito nella cavità cranica
>>.
2. Le restrizioni di cui al comma 1 non si applicano alle importazioni
da Paesi terzi o parti di essi che offrono, a giudizio della Commissione,
adeguate garanzie per ciò che riguarda i potenziali fattori di rischio;
il Dipartimento degli alimenti, della nutrizione e della sanità
pubblica veterinaria del Ministero della sanità adotta i provvedimenti
necessari a dare applicazione a quanto stabilito in proposito in sede comunitaria.
3. Per <<prodotti di origine animale>> di cui al comma1 lettera
b)si intendono quelli di cui all’allegato II°, con esclusione di altri
prodotti di origine animale derivati da, o contenenti, i citati prodotti
di origine animale.
Articolo 10
(Controlli)
1. Fermi restando la vigilanza e i controlli previsti dalla normativa
vigente, le regioni, le province autonome e le aziende sanitarie verificano
che i titolari degli stabilimenti di cui all'articolo 4, comma1, delle
discariche e delle strutture d'incenerimento e coincenerimento , adottino
le misure necessarie a evitare qualsiasi contaminazione con il materiale
specifico a rischio in ogni fase della lavorazione e che il materiale
specifico a rischio qualora utilizzato per l’ottenimento dei prodotti di
cui all’articolo 1 comma 3. Le verifiche devono inoltre riguardare l’osservanza
delle disposizioni di cui al decreto legislativo 19 settembre 1994, n.
626 e successive modifiche, nelle operazioni di rimozione e manipolazione
del materiale specifico a rischio, tenendo conto di quanto riportato nell’allegato
IV al presente decreto.
2. Il ministero della sanità e l’Istituto Superiore per la prevenzione
e la sicurezza del lavoro procedono a verifiche ispettive per accertare
la corretta e uniforme applicazione sul territorio nazionale delle misure
di cui alla presente decreto.
Articolo 11
(Sanzioni)
1. La violazione delle prescrizioni del presente decreto comporta la
sospensione del provvedimento che consente lo svolgimento dell’attività
per un periodo di:
a) minimo 7 giorni e massimo 15 giorni, per le violazioni di cui all’articolo
2, articolo 5 comma 1 lettere a), b) e d), e commi 5 e 6 del medesimo articolo
5;
b) minimo 30 giorni e massimo 90 giorni, per le violazioni di cui all’articolo
5 comma 1 lettera c) e commi 3 e 4 del medesimo articolo 5;
c) minimo 60 giorni e massimo 120 giorni, per le violazioni di cui
all’articolo 6 comma 1 lettera a);
d) minimo di 90 giorni e massimo di 180 giorni, per le violazioni
di cui all’articolo 8.
Articolo 12
(Abrogazioni)
1. Sono abrogati gli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8 comma 2 della
Ordinanza del Ministro della sanità 15 giugno 1998 modificata
dall'Ordinanza del 16 marzo 2000 citata in preambolo.
Il presente decreto, inviato alla Corte dei Conti per la registrazione,
entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica italiana.
Il Ministro
F.to Veronesi
29-settembre 2000
Allegato I°
(Materiale specifico a rischio)
1. E’ materiale specifico a rischio:
a) il cranio, inclusi il cervello e gli occhi, le tonsille , il midollo
spinale e l’ileo di bovini di età superiore a dodici mesi;
b) il cranio, inclusi il cervello e gli occhi, le tonsille , il midollo
spinale di ovini e caprini di età superiore a dodici mesi o ai quali
è spuntato un dente incisivo permanente e la milza di ovini e caprini
di tutte le età.
2. Oltre al materiale specifico a rischio cui al numero 1 sono materiale
specifico a rischio nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord
e Portogallo, ad eccezione della Regione autonoma delle Azzorre, i seguenti
tessuti:
a) l’intera testa, ad eccezione della lingua, incluso il cervello,
occhi, gangli trigeminali e tonsille; il timo; la milza; gli intestini
dal duodeno al retto e la colonna vertebrale di bovini di età superiore
a sei mesi;
b) la colonna vertebrale, inclusi i gangli spinali, di bovini
di età superiore a trenta mesi.
Allegato II°
(Restrizioni all’importazione)
1. Sono soggetti a restrizioni all’importazione ai sensi dell’articolo
9 comma 1 lettera b):
a) le carni fresche di cui al decreto legislativo 18 aprile 1994 n.
286 recante attuazione delle direttive 91/497/CEE e 91/498/CEE del Consiglio;
b) le carni macinate e preparazioni di carni di cui al decreto
del Presidente della Repubblica 3 agosto 1998 n. 309 recante attuazione
della direttiva 94/65/CE del Consiglio;
c) i prodotti a base di carne di cui al decreto legislativo 30 dicembre
1992 n. 537 recante attuazione della direttiva 92/5/CEE del Consiglio;
d) le proteine animali trasformate di cui al decreto legislativo 13
dicembre 1996 n. 674 recante attuazione della direttiva 92/118/CEE.
Allegato III°
(Impianti di pretrattamento)
Capitolo I
Requisiti per il riconoscimento degli stabilimenti di pretrattamento
di rifiuti di origine animale.
1. I locali e gli impianti devono essere conformi almeno ai seguenti
requisiti:
a) i locali dello stabilimento devono essere adeguatamente separati
dalla pubblica via e da altri locali; e' vietato l'accesso allo stabilimento
a persone non autorizzate od animali;
b) lo stabilimento deve comprendere una zona coperta per la ricezione
dei rifiuti di origine animale e deve essere costruita in modo da facilitare
la pulizia e la disinfezione. I pavimenti devono essere concepiti in modo
da facilitare l'evacuazione dei liquidi. Lo stabilimento deve comprendere
gabinetti, spogliatoi e lavabi per il personale;
c) lo stabilimento deve disporre, ove occorra, di una capacità
e di una produzione di acqua calda e di vapore sufficienti per la trasformazione
dei rifiuti di origine animale conformemente al capitolo II;
d) lo stabilimento deve, se del caso, essere munita di un impianto
di compressione dei rifiuti di origine animale e di dispositivi per il
trasporto dei rifiuti compressi nell'unita' di trasformazione.
2. Lo stabilimento di trasformazione deve essere munito di installazioni
appropriate per la pulizia e la disinfezione dei recipienti o contenitori
utilizzati per i rifiuti di origine animale e dei veicoli usati per il
trasporto.
3. Lo stabilimento di trasformazione deve disporre di dispositivi adeguati
che consentano di disinfettare immediatamente prima della loro uscita le
ruote dei veicoli.
4. Lo stabilimento di trasformazione deve essere dotato di un sistema
di eliminazione delle acque luride conforme ai requisiti di igiene.
Capitolo II
Norme di igiene relative alle operazioni negli stabilimenti di trasformazione
di rifiuti di origine animale
1. I rifiuti di origine animale devono essere trasformati al piu' presto
dopo il loro arrivo nello stabilimento ed essere adeguatamente stoccati
fino al momento della trasformazione.
2. I recipienti, i contenitori e i veicoli utilizzati per il trasporto
di rifiuti di origine animale devono essere puliti, lavati e disinfettati
dopo ogni utilizzazione.
3. Le acque luride devono essere trattate in modo che siano eliminati
gli organismi patogeni.
4. Devono essere prese sistematicamente misure preventive contro roditori,
uccelli, insetti o altri parassiti.
5. Il materiale specifico a rischio deve essere trasformato conformemente
ai sistemi descritti nei Capitoli da I a IV, VI e VII dell’Allegato al
D.M. 15 maggio 1993 relativo ai sistemi di trattamento alternativi o ad
altri sistemi di trattamento espressamente autorizzati dal Ministero della
Sanità. Il titolare dello stabilimento nella richiesta di autorizzazione
dell’impianto di pretrattamento deve specificare il tipo di trattamento
utilizzato.
6. Gli impianti e le attrezzature devono essere tenuti in buono stato
di manutenzione e di dispositivi di misurazione devono essere tarati ad
intervalli regolari.
ALLEGATO IV
Considerato che il decreto interministeriale 12 novembre 1999
classifica nel gruppo 3 (**) le TSE, devono essere messi in atto
tutti gli interventi di prevenzione-protezione , di tipo collettivo ed
individuale , che la tecnologia e le acquisizioni scientifiche in materia
consentono.
Ai fini della protezione dei lavoratori, le operazioni di rimozione
e manipolazione del materiale specifico a rischio, devono essere condotte
nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 19 settembre 1994
n. 626 e successive modifiche ed integrazioni, con particolare riguardo
a quanto previsto al Titolo VIII del suddetto decreto legislativo.
Al riguardo si segnala di prestare la dovuta attenzione, ad esempio,
alle operazioni connesse al sezionamento della carcassa ed alla successiva
estrazione del midollo spinale, alla separazione meccanica della porzione
del cranio stabilita ed all’asportazione dell’ileo utilizzando i seguenti
dispositivi di protezione individuale (DPI):
? Guanti – devono possedere la marcatura CE quali DPI di terza categoria
e l’ottemperanza ai requisiti della norma tecnica EN 374, rilevabile da
opportuna documentazione e certificazione rilasciata dal produttore e dall’organismo
notificato.
? Indumenti di protezione – devono essere classificabili quali DPI
e possedere la marcatura CE, il produttore deve essere in grado di documentare
che gli indumenti sono stati sottoposti a test che prevedono nella
metodologia di analisi l’impiego del batteriofago Phi X 174 (esempio delle
metodologie di analisi sono quelle inerenti gli ASTM F 1670-97, F 1671-97d,
F 1819-97).
? Dispositivi di protezione degli occhi e del viso – devono essere
del tipo a visore ed essere classificati quali DPI, possedere la marcatura
CE come dispositivi per “protezione da gocce e spruzzi liquidi” ,in ottemperanza
alla norma tecnica EN 166, rilevabile da opportuna documentazione e certificazione
rilasciata dal produttore e dall’organismo notificato.
? Dispositivi per la protezione delle vie respiratorie – devono essere
classificati quali DPI di terza categoria e nell’ambito del possesso dei
requisiti essenziali di sicurezza e salute, previsti dall’Allegato II del
D.Lgs. 475/92, devono assolvere con particolare riguardo ed inderogabilità
alla funzione di protezione ad agenti infettivi ed a tal proposito le aziende
produttrici devono presentare all’utente idonea documentazione specifica
al riguardo.
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Consiglio dei Ministri n.36 del 17 novembre
2000
La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica:
il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 9,55 a
Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio dei Ministri,
Giuliano Amato.
Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio
dei Ministri, Enrico Micheli.
Su proposta del Presidente del Consiglio, Amato, del Ministro della
Sanità, Veronesi, e del Ministro delle Politiche Agricole, Pecoraro
Scanio, il Consiglio ha approvato un decreto-legge che reca misure per
il potenziamento della sorveglianza epidemiologica della encefalopatia
spongiforme bovina. In particolare, viene intensificato il sistema dei
controlli al fine di individuare rapidamente l’eventuale presenza di agenti
patogeni negli animali, anche d’importazione, destinati alla macellazione
e prima di essere immessi nel circuito commerciale. Il decreto prevede
inoltre una più ampia dislocazione sul territorio ed una maggiore
efficienza operativa dell’Ispettorato centrale repressione frodi presso
il Ministero delle Politiche Agricole, allo scopo di meglio fronteggiare,
in sede di controllo, le esigenze di sicurezza alimentare e di tutela del
consumatore. Con provvedimento amministrativo si provvederà anche
al completamento della dotazione organica.
Nel quadro di tali interventi a garanzia dei consumatori, il Ministro
Veronesi adotterà tre ordinanze relative al:
- blocco dell’importazione dalla Francia di bovini vivi di età
superiore a 18 mesi;
- blocco dell’ importazione di carni non disossate dalla Francia;
- divieto di somministrare ai mammiferi erbivori qualunque tipo di
farine contenenti proteine animali e moratoria sulle farine animali in
tutti gli allevamenti.
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Legislazione italiana sulle carni
DM / 29.09.2000 - Misure sanitarie di protezione
contro le encefalopatie spongiformi trasmissibili
Pubblicato sulla G.U. n° 263 del 10 novembre 2000
DM / 30.08.2000 Sistema obbligatorio e facoltativo
di etichettatura della carne bovina
Proposta della Commissione U.E. sulla
rintracciabilità e sull'etichettatura delle carni bovine:
DM / 25.05.2000 - Modalità di applicazione
del Decreto 16 marzo 2000, recante disposizioni in materia di premi zootecnici.
DM / 16.03.2000 - Decreto del Ministro delle politiche
agricole e forestali recante modalità per la gestione nazionale
dei regimi di premio a favore dei detentori di bovini maschi e vacche nutrici,
nonché per la concessione del premio alla estensivizzazione, alla
macellazione e dei premi supplementari.
D Lvo 71 / 25.02.2000 - Attuazione della direttiva 97/76/CE
recante norme in materia di carni macinate, di preparazione di carni e
di taluni prodotti di origine animale
Circolare 24.02.2000 - Linee guida per l'applicazione
dei regolamenti comunitari sul miglioramento della produzione e commercializzazione
del miele.
Comun. - Sintesi del contenuto del provvedimento
per i diversi regimi di premi zootecnici fruibili dagli allevatori di animali
identificati ai sensi del Regolamento 820/97
DL 196 / 22.05.99 - Attuazione della direttiva 97/12/CE
che modifica e aggiorna la direttiva 64/432/CEE relativa ai problemi di
polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di animali delle
specie bovina e suina
Circ. 4/99 / 10.05.99 - D.L. n.11 del 31.1.1997 convertito
nella legge del 28.3.1997 n.81 - Misure straordinatie per la crisi del
settore lattiero caseario art.1, commi da 1 a 8.
DL 123 / 13.04.99 - Attuazione della direttiva 95/69/CE
Legge 213 / 8.07.97 - Classificazione delle carcasse bovine
in applicazione di regolamenti comunitari
Fonte ilsole24ore |
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CONFERENZA STAMPA FLAI CGIL E FEDERCONSUMATORI
EMILIA ROMAGNA SU MUCCA PAZZA
MARTEDI' 23 GENNAIO
Bologna, 23 gennaio 2001
SINTESI DELLA CONFERENZA STAMPA
MUCCA PAZZA: FACCIAMO APPELLO AL SENSO DI RESPONSABILITA’ DI TUTTI I SOGGETTI
COINVOLTI. PASSIAMO DALLA GESTIONE DELL’ EMERGENZA AL PROGETTO DI UNA
AGRICOLTURA COMPATIBILE E SOSTENIBILE AMBIENTALMENTE ED ETICAMENTE.
La BSE è la punta di un iceberg che rappresenta un sistema di sviluppo che è ormai alle corde. Nell’obbligato processo di
riorganizzazione di tutta la filiera i lavoratori/consumatori possono e devono esprimere il loro parere e le loro proposte
Stiamo assistendo ad un “impazzimento” collettivo che non fa che aumentare gli allarmismi e isterie collettive che in parte sono
giustificate da sottovalutazioni del passato sulla portata di questo morbo. Oggi non possiamo ignorare che è necessario una
profonda e drastica “rivoluzione” del settore che deve essere riorganizzato e deve fondarsi sulla certezza della salubrità delle
carni.
Le prese di posizione, a tratti isteriche, di molte categorie non consentiranno una profonda e seria riflessione sulla conversione
del settore. Notiamo che troppo frequentemente prevalgono corporativismi ed egoismi di categoria e di settore. Le richieste di
contributi, indennizzi e aiuti economici devono essere finalizzati ad una reale volontà di rimetterci tutti in discussione. Il
sindacato non intende per ora cadere in queste dispute, come lavoratori e consumatori crediamo di avere pieno titolo ad
intervenire su questo tema. Con pacatezza e senso di responsabilità chiederemo di essere ascoltati dalle Istituzioni locali e
nazionali, lo pretenderemo qualora le nostre richieste non vengano accolte.
Lo stato di crisi degli allevamenti italiani, delle attività di macellazione e di quelle di commercializzazione della carne bovina; i
provvedimenti emessi per lo smaltimento delle parti bovine ritenute nocive; i test preventivati sui capi da macellare e la
certificazione da introdurre; sono elementi che porteranno ad un mutamento dei fattori di competitività ed a riorganizzazioni
produttive e del lavoro, che ridefiniranno anche il rispettivo “peso” dei vari pezzi della filiera ed i suoi centri decisionali.
La tracciabilità, l’etichettatura, lo smaltimento e l’obbligo dei test potranno aumentare notevolmente i costi nei vari settori della
filiera che, a fronte del permanere del ruolo predominante della grande distribuzione, potrebbero causare effetti di
compressione sui margini di guadagno fino a mettere i soggetti più deboli del comparto fuori mercato.
L’elevata polverizzazione di macelli ed allevamenti; il numero limitato di impianti di macellazione a Bollo CEE con il
conseguente minor grado di competitività rispetto alla media delle strutture di macellazione europee; la fragilità dimostrata
dall’intera filiera di fronte all’emergenza BSE, possono avere effetti sconvolgenti nel settore.
L’intervento del Governo e delle Regioni a sostegno di tutta la filiera sono quindi, secondo noi, necessari per evitare la perdita
di molte attività, blocco delle produzioni e di un ulteriore aggravamento del nostro deficit agro-alimentare. Riteniamo tuttavia
che gli interventi di sostegno economico e finanziario debbano essere finalizzati a reali politiche di innovazione,
razionalizzazione e sviluppo, non solo per gestire l’emergenza.
L’emergenza BSE deve quindi essere l’occasione per rilanciare una politica dell’intera filiera, recuperare i ritardi
nell’innovazione ed anche un opportunità per porre al centro il tema del lavoro e della sua valorizzazione come condizione
essenziale per puntare sulla qualità, la tipicità e la sicurezza alimentare. A questo scopo proponiamo di :
1. incentivare ed anticipare le riorganizzazioni produttive che introducono il sistema della tracciabilità, elemento di garanzia sulla
salubrità, igenicità e tipicità dei prodotti. Tracciabilità ed etichettatura, monitoraggio degli alimenti sono infatti elementi dai quali
non si potrà prescindere per dare fiducia e sicurezza ai consumatori. In particolare per la nostra Regione si può pensare di
promuovere un “Marchio Etico e di Qualità” dall’allevamento alla tavola, che si fondi su prodotti, sistemi produttivi e del
lavoro certificati, controllati e basati sulla qualità sociale ed ambientale;
2. aumentare la dimensione aziendale e recuperare situazioni di destrutturazione del settore, avvenuti in questi anni attraverso
processi di esternalizzazione ed appalti, che hanno prodotto meccanismi di concorrenza sleale fra le imprese e disarticolazione
del sistema di tutele e di diritti ( contrattuali e di legge) dei lavoratori occupati (vedi posizione assunta delle segreterie nazionali
contro le deroghe introdotte sul DPR 602 anche per le attività di macellazione). Infatti la gestione dell’emergenza
occupazionale, dovuta a “mucca pazza”, con il probabile ricorso agli ammortizzatori sociali, porrà il problema della mancanza
di tutela per i soci-lavoratori ed il rischio del determinarsi di conflitti tra questi ed i dipendenti dell’impresa appaltante;
3. ridefinire una più equilibrata catena del valore che oggi penalizza i produttori ed il prodotto a favore della GDO che
considera la carne come “prodotto civetta”. Nuovi prodotti e con più alto valore aggiunto (dai macelli esce oltre il 75% di
carne con osso, mentre si devono sviluppare i porzionati, preparati e i servizi) vanno quindi promossi e sostenuti anche al fine
di ottenerne un riconoscimento nei prezzi al consumo;
4. favorire, anche attraverso un rinnovato ruolo delle Associazioni degli allevatori e delle Associazioni di razza, le politiche per
il rinnovo ed il potenziamento del “parco” zootecnico, l’implementazione dell’anagrafe bovina nella Regione Emilia-Romagna e
sua istituzione in quelle Regioni dove non è ancora attivata in quanto, oltre ad essere uno degli strumenti per contrastare il
morbo della BSE, potrà servire per rafforzare le razze italiane e conseguentemente i prodotti nazionali e locali. In tale quadro,
oltre a bandire l’uso delle farine animali, va favorito il ritorno a sistemi di alimentazione tradizionali e rispettosi del benessere
dell’animale;
5. migliorare i monitoraggi ed i controlli sia istituendo l’Agenzia Italiana per la Sicurezza Alimentare che coordini le politiche di
prevenzione, qualità e sicurezza degli alimenti, sia attraverso un potenziamento ed un maggior coordinamento delle competenze
tra ministeri ed autorità locali in modo da stroncare importazioni clandestine, frodi alimentari e commerci illeciti.
Bologna, martedì 23 gennaio 2001
CONFERENZA STAMPA
FLAI-CGIL e FEDERCONSUMATORI
Emilia Romagna
DATI DEL COMPARTO ZOOTECNICO REGIONALE A CONFRONTO CON QUELLI
NAZIONALI
Rilevanza strategica del settore zootecnico nell’agroalimentare nazionale
La produzione lorda vendibile (PLV) dell’agricoltura nazionale ammonta a 68.000 miliardi di Lire di cui 15.500 di produzione
di carni; il settore bovino rappresenta il 40% (6.000 miliardi di Lire) del valore complessivo, rimanendo quindi il principale
comparto. 200.000 imprese, di cui 116.000 nella produzione del bovino da carne ed 80.000 nella distribuzione (ingrosso,
dettaglio e macellerie); a queste vanno aggiunte 100.000 imprese nell’allevamento di vacche da latte, le quali a fine carriera
entrano anche loro nel circuito della macellazione.
L’Italia è il terzo produttore di carne bovina dopo la Francia e la Germania, mentre si colloca al quinto posto, nell’UE, per il
numero di bovini allevati.
Settore zootecnico in Emilia Romagna
La PLV regionale agricola è di 6.600 miliardi di Lire; il 44 % proviene dal settore zootecnico (dato nettamente superiore alla
media nazionale che si aggira attorno al 40%); in particolare, di questo 44%, il latte e i sui derivati detengono il 47% del PLV
zootecnico mentre, carni suine, avicole e bovine detengono percentuali che vanno dal 18 al 12%.
In Emilia Romagna è allevato l'11% dei capi complessivamente allevati sul territorio nazionale. Metà del patrimonio bovino
appartiene ad allevamenti con oltre 100 capi.
L’80% del patrimonio bovino è allevato nelle Province di Reggio E., Parma, Modena e Piacenza.
Gli allevamenti trainano lo sviluppo della cerealicoltura e dell’industria mangimistica, oltre che una vasta rete di imprese
industriali ed artigiane impegnate nella macellazione, nella trasformazione salumiera e lattiero casearia, fino alle imprese della
commercializzazione all’ingrosso ed al dettaglio.
Macellazione bovina in Italia
L’industria della macellazione bovina (4.2 milioni di capi abbattuti in Italia), si presenta ancora particolarmente polverizzata,
tecnicamente e tecnologicamente arretrata rispetto ad altri Paesi europei; con una capacità di auto-approvvigionamento di
poco superiore al 60% (50% se si considerano gli animali importati alla nascita ed ingrassati in Italia) ed in forte calo.
Nonostante una progressiva diminuzione degli impianti dal 1993 al 1999, da 6000 a 2200 a cui si devono aggiungere 700
impianti per la macellazione di altre specie animali, non siamo ancora ai livelli degli altri Paesi europei. In Italia solo il 15% degli
impianti è in possesso del bollo CEE, cioè 330 macelli, la Francia ha il 77% (270) del totale, la Spagna ha il 38.1% (554) del
totale, mentre l’Olanda, Germania, Danimarca ed Irlanda sono al 100%. Da ricordare che il possesso del Bollo CEE concede
l’autorizzazione ad operare in ambito comunitario, in mancanza di ciò è possibile operare solo nel territorio nazionale.
Utilizzando come riferimento il rapporto dimensioni medie/capi annui e il numero di autorizzazioni Cee, in Italia sarebbero
sufficienti 244 macelli in base al modello francese e soltanto 40 in base al modello olandese. Ovviamente si tratta solo di una
simulazione, che tuttavia è indicativa del processo cui assisteremo nei prossimi anni. La maggior parte degli impianti di
macellazione bovina di dimensioni superiori ai 6000 capi per anno si trova in Emilia, Veneto e Lombardia. Il 73% dei capi è
macellato in sole 4 Regioni: Lombardia (19%), Veneto (23%), Emilia-Romagna (18%) e Piemonte (13%). Solo 10 macelli si
pongono a livelli industriali assorbendo il 22% delle macellazioni, di questa percentuale il 12% è riferito ai primi tre gruppi
italiani.
Macellazione in Emilia-Romagna
Nella nostra Regione stiamo assistendo al consolidamento di veri e propri poli industriali, nella trasformazione lattiero casearia
e nella trasformazione delle carni. In questo ambito operano circa 1.000 imprese della produzione e lavorazione di carne e
derivati con oltre 15.000 addetti. Fra queste imprese sono presenti circa 180 macelli di cui il 29% a tipologia mista, per il
27% a prevalente macellazione bovina, per il 24% suina e per il 19% avicola.
Occupazione
Nella sola macellazione bovina, in Italia, si contano circa 10.200 addetti di cui il 21% è manodopera indiretta, cioè rapporti
contrattuali con imprese terze ( appalti e/o esternalizzazioni) che possono avere in gestione la macellazione ed il disosso.
Essendo dati del 1998 la percentuale della manodopera indiretta è da considerarsi in difetto per l’aumento dei processi di
esternalizzazione che hanno coinvolto importanti industrie di macellazione. L’industria delle carni muove, tuttavia, circa
110.000 allevamenti ed un’occupazione agricola di oltre 70.000 unità di lavoro equivalenti a tempo pieno.
Nel territorio regionale sono presenti imprese, che operano nella filiera, di notevole rilevanza:
nei mangimifici, PROGEO e RAGGIO di SOLE che occupano rispettivamente 350 e 250 dip.ti.;
nella macellazione, INALCA ed UNICARNI rispettivamente con 600 e 200 occupati;
nel lattiero caseario operano oltre 900 imprese con circa 7.500 addetti (qui vi si trovano aziende leader come PARMALAT,
GRANAROLO, GRANTERRE ed anche un distretto come quello della produzione del Parmigiano Reggiano con oltre 500
caseifici sociali).
Come evidenziato in precedenza operano circa 1.000 imprese della produzione e lavorazione di carne e derivati con oltre
15.000 addetti; Il tessuto delle quasi 2.000 imprese dell’industria delle carni, del latte e dei suoi derivati si contraddistinguono
per una diffusa polverizzazione, tanto che solo 150 di esse superava nel 1996 i 20 addetti.
AGENZIE STAMPA SU CONFERENZA FLAI CGIL E FEDERCONSUMATORI SU MUCCA
PAZZA
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MUCCA PAZZA: FLAI-CGIL LANCIA ALLARME OCCUPAZIONE INDUSTRIA
(ANSA) - BOLOGNA, 23 GEN - L' emergenza mucca pazza, che
negli ultimi giorni ha in media ridotto al 60% l' attivita'
delle industrie di lavorazione della carne, mette a rischio
anche i posti di lavoro degli addetti del comparto.
I primi a fare le spese della contrazione produttiva - ha
detto in una conferenza stampa a Bologna il segretario regionale
della Flai-Cgil Giordano Giovannini - sono stati i ''soci
lavoratori'' delle molte cooperative impiegate in Emilia e in
Lombardia dai grandi gruppi che appaltano all' esterno la
macellazione. ''Sappiamo che Inalca (gruppo Cremonini) e
Unicarni (gruppo Unibon) - ha spiegato - hanno gia' allontanato
queste cooperative'', costituite da gruppi di lavoratori (spesso
immigrati) 'tuttofare' che pero', figurando come soci, non
costano all' azienda che li ingaggia quanto i dipendenti.
Ma anche per questi ultimi sono in atto misure 'soft', come
l' utilizzo di permessi residui e ferie, comprese quelle del
2001, misure che ''non fanno presagire nulla di buono''.
Infatti, dato che nel medio periodo e' impensabile un ritorno ai
livello produttivi ante-emergenza, c'e' preoccupazione per
possibili tagli nei macelli (che in Emilia contano circa 2.500
dipendenti) con ricorso a mobilita' e cassa integrazione. ''Il
commissario anti-Bse Alborghetti ha incontrato tutti meno che il
sindacato'', ha detto Giovannini, annunciando la richiesta di un
incontro nazionale da parte della Flai.
''Mentre ogni categoria va a caccia di sussidi, in alcuni
casi anche con comportamenti irresponsabili - ha affermato
ancora - con il sindacato non e' stato aperto alcun tavolo. Non
vorremmo doverci rivolgere soltanto al ministro Salvi''. Secondo
la Flai emiliana, oltre a una riorganizzazione produttiva che
garantisca la qualita' (introducendo anche un 'marchio etico'
con tracciabilita' della carne), occorre ''superare la
frantumazione aziendale e recuperare situazioni di
destrutturazione del settore''.
Tra l' altro, ''la gestione dell' emergenza occupazione
dovuta a 'mucca pazza' porra' il problema della mancanza di
tutela per i soci lavoratori e il rischio di conflitti tra
questi e i dipendenti dell' impresa appaltante''. (ANSA).
GAG
23-GEN-01 13:45 NNNN
MUCCA PAZZA: FLAI-CGIL LANCIA ALLARME OCCUPAZIONE INDUSTRIA (2)
(ANSA) - BOLOGNA, 23 GEN - Alla conferenza stampa ha
partecipato anche la presidente della Federconsumatori
regionale, Paola Savigni. ''L' emergenza mucca pazza - ha detto
associandosi al sindacato nella richiesta di riconversione del
comparto - deve essere utilizzata per modificare profondamente
il settore, ripulendolo dalle presenze e dalle operazioni
speculative, incentivando e sostenendo economicamente le
iniziative della sua qualificazione e di tutte le misure che
servono a dare sicurezza al consumatore e a tutelare la
salute''. In questi giorni la Federconsumatori sta ricevendo
molte telefonate e lettere di cittadini, molti dei quali
preoccupati per l' assenza di certificazione delle carni servite
nelle mense scolastiche.
In Emilia-Romagna il 44% della plv agricola (6.600 miliardi)
proviene dal comparto zootecnico e la regione conta l'11% dei
capi allevati sul territorio nazionale. L'80% del patrimonio
bovino e' concentrato nell' area da Modena a Piacenza. Nella
trasformazione di latte e carne operano un migliaio di imprese
con oltre 15.000 addetti. I macelli sono 180. Diverse le aziende
importanti delle filiera: tra i mangimifici, Progeo e Raggio di
Sole (rispettivamente, 350 e 250 dipendenti); nel lattiero
caseario aziende leader come Parmalat e Granarolo. Le imprese di
lavorazione della carne sono circa 1.000, con oltre 15.000
addetti. (ANSA).
GAG
23-GEN-01 14:31 NNNN
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DIR0074 4 REG 0 R02 / BOL
(ER) MUCCA PAZZA. CGIL-FEDERCONSUMATORI: EMERGENZA LAVORO=
15.000 GLI ADDETTI IN REGIONE- NEL REGGIANO CHIUDE UN MACELLO
-------------------------------------------------------------
(DIRE)- BOLOGNA- L'EMERGENZA MUCCA PAZZA RIGUARDA ADESSO ANCHE I
POSTI DI LAVORO. E' GIORDANO GIOVANNINI, SEGRETARIO REGIONALE
FLAI-CGIL, A LANCIARE L'ALLARME: "IL RISCHIO DI UN'EMERGENZA
LAVORO E' REALE, CI SARANNO TAGLI STRUTTURALI A PARTIRE DAI
MACELLI. FINORA PER SCONGIURARE IL PROBLEMA SI E' FATTO RICORSO
A STRUMENTI EXTRA, COME L'USO DI FERIE E PERMESSI INDIVIDUALI;
SI E' INOLTRE PROVVEDUTO AD ALLONTANARE I LAVORATORI DELLE
COOPERATIVE IN APPALTO CHE LAVORAVANO PRESSO I MACELLI".
DEI RISCHI OCCUPAZIONALI DOVUTI AL BANDO DELLE CARNI BOVINE
GIOVANNINI NE HA PARLATO OGGI ASSIEME ALLA LEADER DI REGIONALE
DI FEDERCONSUMATORI PAOLA SAVIGNI. "ABBIAMO CONVOCATO QUESTO
INCONTRO INSIEME- SPIEGA GIOVANNINI- PERCHE' RITENIAMO CHE IN
QUESTA PARTITA CONSUMATORI E ALLEVATORI DEBBANO RIMANERE UNITI,
PERCHE' UN'ALTA GARANZIA DEL PRODOTTO SI OTTIENE SOLO CON
UN'ALTA GARANZIA DEL LAVORO". AVETE DATI PRECISI SULLE PERSONE
CHE RISCHIANO IL POSTO DI LAVORO? SAPPIAMO AD ESEMPIO- DICE
GIOVANNINI- CHE C'E' IL MACELLO VILLAROTTA DI REGGIO EMILIA STA
PENSANDO DI CHIUDERE I BATTENTI E LI' CI SONO TRENTA LAVORATORI.
IN REALTA' PERO' QUELLO ERA UN MACELLO CHE GIA' ERA IN
DIFFICOLTA' E L'EMERGENZA MUCCA PAZZA GLI HA SOLO DATO IL COLPO
DI GRAZIA. PER ORA- PROSEGUE IL SINDACALISTA- NON SIAMO A
CONOSCENZA DI NESSUNA PROCEDURA DI MOBILITA' MA SIAMO CONVINTI
CHE LE MISURE TAMPONE COME L'UTILIZZO DELLE FERIE ANTICIPATE FRA
UN PO' NON BASTERANNO PIU'".
(ORO/ SEGUE)
14:52 23-01-01
DIR0075 4 REG 0 R02 / BOL
(segue 0074)
(ER) MUCCA PAZZA. CGIL-FEDERCONSUMATORI: EMERGENZA LAVORO (2)=
(DIRE)- BOLOGNA- NEL SETTORE DELLA MACELLAZIONE IN
EMILIA-ROMAGNA CI SONO CIRCA 1.000 IMPRESE CHE IMPIEGANO CIRCA
15 MILA ADDETTI; IN QUESTO SETTORE CI SONO DUE GRANDI AZIENDE,
'INALCA' E 'UNICARNI' (NELLE QUALI OPERANO RISPETTIVAMENTE 600 E
200 DIPENDENTI) CHE SONO PURTROPPO LE PIU' INTERESSATE A
PROCESSI DI APPALTO ESTERNO DEL LAVORO. LA FILIERA COMPRENDE
ANCHE I MANGIMIFICI 'LA PROGEO' E 'LA RAGGIO DI SOLE' CHE
OCCUPANO RISPETTIVAMENTE 350 E 250 DIPENDENTI E IL SETTORE
LATTIERO CAESEARIO CON OLTRE 900 IMPRESE E CIRCA 7.500
DIPENDENTI".
IN EMILIA ROMAGNA INOLTRE IL 44% DI TUTTA LA PRODUZIONE LORDA
VENDIBILE PROVIENE DAL SETTORE ZOOTECNICO. IN REGIONE VIENE
ALLEVATO CIRCA L'11% DEI CAPI COMPLESSIVAMENTE ALLEVATI NEL
TERRITORIO NAZIONALE E SI MACELLANO 4 MILIONI E 200 MILA BOVINI
ALL'ANNO. TRA LE PROPOSTE DI FLAI-CGIL C'E' QUELLO DI PROMUOVERE
UN "MARCHIO ETICO E DI QUALITA'" CHE SI FONDI SU SISTEMI
PRODUTTIVI E DEL LAVORO CERTIFICATI. ANCHE PAOLA SAVIGNI DI
FEDERCONSUMATORI SOTTOLINEA L'ESIGENZA DI "UN'ALLEANZA TRA
LAVORATORI E CONSUMATORI: "STIAMO RICEVENDO TELEFONATE E MOLTE
LETTERE DI GENITORI CHE SI DICONO PREOCCUPATI PER QUELLO CHE
MANGIANO I LORO FIGLI A SCUOLA".
(ORO/ DIRE)
14:52 23-01-01 |
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Convegno Nazionale
MUCCA PAZZA
"Qualità e Controlli per
Garantire i Consumatori,
Sviluppare e Tutelare il Lavoro"
LE PROPOSTE DELLA FLAI CGIL
Lunedì 5 Marzo 2001
CENTRO CONGRESSI RAFFAELLO
Strada per Cognento, 5 - MODENA -
Ore 14.30
Introduzione: Giordano GIOVANNINI
Segretario Generale FLAI-CGIL Emilia Romagna
Interventi: Giuseppe AMBROSIO
Direttore politiche agricole agroindustriali del Ministero
Elena MONTECCHI
Sottosegretario Presidenza del Consiglio
Silvestro MONDINI
Università Ancona e Membro Comitato Scientifico U.E.
per la salute animale
Conclusioni: Franco CHIRIACO
Segretario Generale FLAI-CGIL Nazionale
Segreteria Organizzativa del Convegno: FLAI-CGIL E/R Tel. 051/294797-e-mail:
er_flai@er.cgil.it
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