|
Home Fondi
ESEMPIO DI
RENDIMENTO FONDO COOPERLAVORO
Care/i compagne/i,
sono trascorsi oltre cinque anni da quando la Direzione
Nazionale istituì una forma di previdenza complementare per i
dipendenti della Confederazione, ivi compresi i distaccati a
norma della Legge 300, individuandone nel Fondo Pensione
Cooperlavoro il soggetto attuatore. I vari centri regolatori
si sono rapidamente conformati alla decisione e, ad oggi,
4.500 lavoratori del nostro sistema hanno aperto un proprio
conto pensionistico presso il Fondo. Nel Luglio 2000 la
Direzione incrementò significativamente le risorse messe a
disposizione aumentando al 2% il contributo a carico delle
strutture.
Siamo in condizione ora di valutare se le nostre decisioni
hanno prodotto risultati all’altezza delle attese, dal punto
di vista dei rendimenti ottenuti e delle prestazioni erogate
dal Fondo e della risposta che c’è stata in termini di
adesioni.
Senza alcuna enfasi ci pare di poter affermare che il Fondo in
questi primi quattro anni di attività, caratterizzati da una
forte turbolenza dei mercati finanziari, ha salvaguardato e
incrementato il valore reale del patrimonio affidatogli. La
performance del Fondo è descritta dall’evoluzione del
valore della Quota, che è passata da € 10,329 del novembre
2000 a € 12,300 al 31 dicembre 2004, con un incremento
complessivo reale del 19,08%, ben superiore al rendimento
legale del TFR che nel periodo è stato del 13,32% (al lordo
delle tasse).
Abbiamo
analizzato i risultati ottenuti nel quadriennio da un
dipendente (vero) della CGIL iscritto al Fondo fin dalla
partenza (primo versamento 30 novembre 2000) con una
retribuzione lorda annua 2004 di € 28.400.
|
Contributi versati a carico dell’ Iscritto
|
€ |
986,22 |
|
Contributi versati a carico dell’Azienda |
€ |
2.179,31 |
|
Contributi prelevati dal TFR maturando |
€ |
2.433,07 |
|
Totale contributi versati |
€ |
5.598,60 |
|
Valore della posizione presso il Fondo al 31 dicembre
2003 |
€ |
6.101,72 |
|
Valore aggiunto sul versato |
€ |
503,12 |
A fronte di un “sacrificio”
netto di retribuzione di circa € 700,00 (versamento € 986,22
- risparmio fiscale di circa € 290), l’iscritto ha attualmente
una posizione pensionistica di € 6.101,72
e rispetto al non iscritto ha
maturato
un vantaggio di quasi € 3.000 (contributi azienda +
rendimenti + risparmio fiscale) rispetto al suo impegno di
salario e di TFR. Il collega del lavoratore in questione, che
non si è mai iscritto, ha, nei fatti, rinunciato
volontariamente in questi tre anni a 6 milioni delle vecchie
lire.
Sulla scorta di questi numeri
vogliamo proporvi due brevi riflessioni.
La prima è banale. Ci pare che
la scelta fatta dalla Direzione abbia prodotto risultati
soddisfacenti e che le risorse destinate a previdenza
complementare dai lavoratori e dall’organizzazione siano state
gestite con prudente oculatezza. Anche dal punto di vista del
servizio il Fondo, pur contenendo al limite i costi, ha
espresso una buona efficacia
La seconda è meno banale. Il
radicale cambiamento dell’architettura del sistema
previdenziale avvenuto negli anni novanta ha conseguito il
risultato di rendere sostenibile nel tempo il ruolo prevalente
e universalistico della previdenza obbligatoria, ma ha
prodotto una abbassamento del grado di copertura della stessa,
abbassamento che è stata “compensato” con l’introduzione della
previdenza complementare. Quindi l’iscrizione al Fondo
Pensione è si volontaria, lasciata alla libera determinazione
del singolo lavoratore, ma è indispensabile per conseguire nel
periodo di quiescenza un reddito che permetta al lavoratore di
mantenere il tenore di vita del periodo lavorativo.
E’ compito del sindacato far
conoscere a tutti i lavoratori il nuovo sistema previdenziale,
oggi sottoposto ad attacchi controriformatori, e garantire che
tutti siano in grado di accedere al sistema della previdenza
complementare, così come previsto ormai in tutti i contratti
di lavoro. Non è sufficiente istituire un diritto, si deve
anche renderlo concretamente fruibile dialogando senza
reticenze con i lavoratori.
Da questo punto di vista le
iscrizioni dei lavoratori del sistema CGIL evidenziano gli
stessi limiti della generalità dei fondi negoziali. Gli
iscritti sono circa un terzo del totale, pochi giovani,
concentrati nel centro nord. Non appare l’immagine di
un’organizzazione centrata su un obiettivo che oggi è
strategico per tutto il movimento sindacale, al di là delle
opinioni passate di ciascuno di noi sulla riforma
previdenziale.
Iscriversi, fare iscrivere e
anche aiutare il Fondo a raggiungere tutti i lavoratori delle
cooperative: chiediamo a tutti questo impegno.
I buoni risultati ottenuti ci
danno un argomento in più per riaffermare la validità delle
intese contrattuali..
Fraterni saluti.
P.S.
Cooperlavoro è a disposizione per supportare tutte le
iniziative di informazione e/ odi promozione che si intendano
attivare.
|