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DICHIARAZIONE STAMPA Parma 14 Gennaio 2004. 

Antonio Mattioli Segretario Generale Flai Cgil Parma       (Vicenda Parmalat)

 

In questi giorni, dove ogni intervento delle organizzazioni sindacali e delle R.S.U. è finalizzato a garantire la continuità produttiva dell’intera filiera, si stanno intensificando le tensioni prodotte dal crac Parmalat.

Siamo riusciti a costruire una coesione sociale sui siti produttivi nel nostro paese ed anche a livello internazionale; sono note le tensioni in Sud Africa (1800 occupati) ed in America centrale e del Sud (17000 occupati).

E’ ormai evidente che solo la garanzia del mantenimento del sistema produttivo, il consolidamento del core-business  e l’occupazione conseguente, rappresentano l’unica risorsa dalla quale ripartire per dare una risposta in positivo all’intera filiera (dagli allevatori alla distribuzione), comprese le aziende dell’indotto e dei servizi.

Le decisioni assunte dalle istituzioni locali e Regionali, non ultima la posizione dell’Emilia Romagna, confortano e sostengono attivamente la possibilità di uscire in positivo con la conferma del sistema produttivo dalla vicenda del crac Parmalat.

Da tempo abbiamo sottolineato il rischio che questa vicenda possa produrre un effetto domino sul sistema industriale e produttivo nazionale e locale fortemente esposto finanziariamente e ribadito la necessità di partire dal lavoro, dalla qualità del prodotto, dall’innovazione e ricerca, per rilanciare l’economia a tutti i livelli.

Oltre alle necessarie e dovute regole da introdurre nel nostro paese ed a livello locale per rendere trasparente e credibile il rapporto tra finanza, produzione ed investimenti per tutelare tutti gli attori coinvolti, compresi i risparmiatori, è ineludibile un ruolo diverso delle rappresentanze sociali.

Il sistema Parma, sede dell’Authority, è sostenibile se si opera sul consolidamento e sui valori che lo hanno reso importante nel mondo; non serve fare dichiarazioni sull’estraneità nei confronti della vicenda Parmalat.

I primi ad essere estranei sono i dipendenti e le organizzazioni sindacali che hanno creato le condizioni per potere sostenere la continuità del sistema produttivo di questo Gruppo.

Dal credito (che in questi giorni produce ulteriori tensioni finanziarie), alle imprese, alle istituzioni, alle forze sociali devono partire segnali per un’inversione di rotta che riconduca al centro i valori del lavoro e della qualità per fare davvero sistema.

Dal valore aggiunto delle produzioni e dall’autofinanziamento dei siti produttivi siamo partiti per sostenere il mantenimento di Parmalat; queste sono le ragioni con le quali ci presenteremo nel confronto sul piano industriale e su queste ragioni sosterremo i livelli occupazionali.

Noi proseguiremo su questa strada ed a nulla servono le lotte di potere locale o nazionale o la ricerca dello scoop a tutti i costi (come la dichiarazione che Tonna nel suo remoto passato è stato delegato sindacale della CGIL che, oltre a non essere vera, consegna scarsa credibilità a chi lo ha dichiarato) o chiudersi a riccio localmente per evitare il confronto, perché non sono utili al rilancio economico – produttivo di Parma e del paese.

In questi giorni proseguiremo gli incontri di monitoraggio, Mercoledì 21 Gennaio viene riconvocato il tavolo istituzionale a Collecchio, nelle prossime settimane verranno effettuati gli incontri con le organizzazioni sindacali europee ed internazionali, inizierà il confronto con Bondi per il piano industriale, saranno vigilate le situazioni di crisi dell’indotto e delle aziende collegate a Parmalat; questo è il lavoro che stiamo facendo e che faremo ed abbiamo bisogno, per rispondere al sistema, che questi siano percorsi comuni, coesi e finalizzati al rilancio di Parmalat e del sistema produttivo con i ruoli che, per competenza, spettano ad ogni rappresentanza, istituzionale, politica e sociale.

Parma 14 Gennaio 2004. 

                                                                                      Antonio Mattioli

                                                                          Segretario Generale Flai Cgil parma

 

 COMUNICATO STAMPA Giordano Giovannini

 Segr.Gen. FLAI Emilia Romagna

( Parmalat – Cirio)

11 gennaio 2004


La FLAI-CGIL dell’Emilia Romagna chiede una svolta sulle vicende CIRIO e PARMALAT;
due aziende alimentari internazionali con forte presenza in regione: 800 e 1300 addetti rispettivamente; un indotto di altrettanti lavoratori e di migliaia di produttori agricoli;
un intero sistema a rischio.

Manca una politica industriale da parte del Governo e manca una classe imprenditoriale capace di competere operando sui fattori produttivi; questo è anche il risultato del “Patto di Parma” di Confindustria.

La FLAI dell’Emilia Romagna si augura che dal prossimo Consiglio Regionale del 14 gennaio sulla PARMALAT vengano non attestati di solidarietà ma proposte per azioni concrete come è stato con il “tavolo istituzionale” messo in piedi a Collecchio.


Cirio e Parmalat, due vicende che hanno investito due grandi gruppi agroalimentari e che possono mettere a serio rischio uno dei settori industriali che producono attivo nella bilancia commerciale e che ancora consente di parlare di sistema Italia in termini industriali.
Ciarrapico (acque minerali), Cragnotti (pelati, succhi ed ananas), Tanzi (azienda alimentare - latte, yogurt, succhi, conserve, ecc.), esempi di “grandi imprenditori” che giocavano con la finanza ed hanno messo a rischio un patrimonio industriale del paese e di interi territori.

Fortunatamente la produzione fatta di impianti efficienti, di lavoratori e tecnici con capacità, competenze, responsabilità (ed etica) in grado di realizzare prodotti e marchi conosciuti in tutto il mondo hanno saputo imporsi e “sopravvivere” oltre la mala finanza, castelli societari, paradisi fiscali. In queste settimane per la PARMALAT e quest’estate per la CIRIO, sindacato, lavoratori, fornitori e le istituzioni, hanno garantito la continuità produttiva pur in una situazione drammatica, mentre la Confindustria, in un rigoroso silenzio, si preoccupava unicamente di ricondurli a singoli casi, “mele marce”: ma Tanzi non faceva parte dei vertici di Confindustria?.

Da questi fatti bisogna trarre un insegnamento e smetterla col rimpallo delle responsabilità e la pratica del regolamento dei conti personali o tra istituzioni: penosa l’immagine fornita in questi giorni da Tremonti, Pera, Fazio. Il sindacato ed i lavoratori dell’agroindustria non accetteranno di diventare vittima di uno scontro di potere che nulla ha a che fare con gli interessi dei risparmiatori, dei produttori, dei dipendenti, dei consumatori, del paese. Il problema vero è che manca una politica industriale da parte del Governo e manca una classe imprenditoriale capace di competere operando sui fattori produttivi, sull’innovazione di prodotto, sulla valorizzazione delle risorse umane.

In questi giorni la coesione sociale, l’alleanza dei produttori, ha posto riparo all’emergenza garantendo la continuità produttiva, ma ora è il momento di pensare al piano industriale per la PARMALAT ed al sistema produttivo italiano (e regionale vista la presenza di Cirio e Parmalat in Emilia Romagna) valorizzando ed investendo sul lavoro, sulla qualità del prodotto, sull’integrazione di filiera agroalimentare.

Per PARMALAT, 20 stabilimenti e 4000 dipendenti in Italia; 126 siti produttivi e 36800 occupati nel mondo; un’ampia gamma di prodotti alimentai; 7,8 miliardi di € di fatturato significano non solo prestigio dell’Italia ma una impresa con la capacità di fare innovazione e di giocare una forza di penetrazione in un mercato sempre più globalizzato. Il sindacato non accetterà un ridimensionamento sia in Italia che nel mondo e avanza proposte precise per un “piano industriale” che mantenga integra la filiera e scommetta su un positivo rapporto con il territorio si chiami esso Canada, Nicaragua (dove i piccoli allevatori sono al disastro da mesi di mancato pagamento della materia prima), Brasile (17 mila dipendenti, 9 stabilimenti, decine di migliaia di piccoli produttori agricoli, un mercato di 140 milioni di potenziali consumatori) o Parma, distretto di eccellenza dell’agroalimentare italiano e sede della neonata Authority Alimentare.

Il caso ha voluto che mentre scoppiava la crisi Parmalat venisse dall’Europa un riconoscimento all’Emilia Romagna con la decisione di fare della città di Parma la sede dell’Authority.
Una istituzione che dovrà garantire regole e promuovere la sicurezza alimentare, che diffonderà ricerca ed innovazione, che avrà bisogno di professionalità e competenze, ma anche del mantenimento di un presidio industriale e di prodotti alimentari frutto di lavoro, ricerca, cultura, tradizione alimentare ed a garanzia della qualità e tipicità dei prodotti, della capacità di fare filiera e di integrare settore agricolo ed industria di trasformazione. Per questo siamo contrari ad una PARMALAT ridotta ad impresa a dimensione nazionale o addirittura regionale ed alla vendita a pezzi della CIRIO. Lavoro, conoscenza, progettualità, etica della responsabilità sono gli elementi ed i valori che vanno posti alla testa di tale istituzione e non la spregiudicatezza, la ricerca di facili “profitti”, di improbabili “miracoli” o l’arroganza del pensiero unico dell’impresa e del mercato.

Anche il Consiglio Regionale del 14 gennaio, più che attestati di solidarietà o strumentalizzazioni, dovrà dare un contributo alla soluzione di drammatiche vicende che segneranno uno spartiacque per l’apparato industriale e per il “sistema Italia”; ciò lo si farà se verranno proposte ed indicazioni rispetto al piano industriale che Bondi si appresta a scrivere per la PARMALAT”.


Giordano Giovannini
Segretario Generale FLAI – CGIL Emilia Romagna

Bologna 11 gennaio 2003
 


 

 

 PARMALAT: COMUNICATO STAMPA DI FRANCO CHIRIACO SEGRETARIO GENERALE DELLA FLAI CGIL.

9 gennaio 2004 

 

Se l’Italia piange sulla Parmalat l’Europa non ride. Il problema delle regole globali per il capitale finanziario e il suo intreccio con i soggetti industriali multinazionali esplode – con il crack Parmalat - come un bubbone che si colloca al centro dell’Europa  e rischia di minare il suo sistema produttivo.

         Attorno alle scorribande multinazionali della Parmalat emerge, infatti - dai paradisi fiscali europei come il Lussemburgo alle società di rating battenti bandiere nazionali europee fino a una parte cospicua del settore bancario – un’incapacità o non volontà della politica di controllare la correttezza e la trasparenza dei movimenti cioè le premesse stesse di un’equilibrata economia di mercato.

          Per quel che ci riguarda, come rappresentanti dei lavoratori loro malgrado coinvolti in Italia e in Europa nella vicenda Parmalat, oltre ad attivare con gli altri sindacati, italiani ed europei, ogni strumento per tutelare l’occupazione e lo sviluppo, non possiamo non sottolineare l’assenza di qualsiasi reazione da parte delle associazioni datoriali di categoria – Federalimentare e Confindustria in primis -  volta ad intervenire per salvaguardare un patrimonio produttivo – industriale ed agricolo – che rischia di rimanere sepolto sotto le macerie di questo terremoto.

           Fu a Parma – e proprio facendo riferimento alla sua maggiore realtà industriale – che il Presidente del Consiglio insieme a Confindustria lanciò il sogno delle “magnifiche sorti e progressive” di un’Italia affidata al lassez faire di Lorsignori senza regole e deprimenti lacci e laccioli. Fra questi ultimi primeggiava nella lista quel sistema di concertazione che, contrastato e criticato, aveva permesso al nostro paese di entrare nell’euro con dignità piena e speranza nel futuro.

           E ricordiamo la lungimiranza del Ministro delle attività produttive che, a crisi Parmalat esplosa, confermò la sua fiducia (soggettiva o a nome del popolo italiano?) nella famiglia Tanzi.

           L’agroindustria europea è uno dei settori più significativi per valore aggiunto e occupazione. In Italia esso si declina come traino e immagine del sistema paese e come una delle poche aree produttive in controtendenza rispetto al rischio-declino. E la Parmalat è presente in molte realtà territoriali con produzioni e occupazione che hanno un forte riferimento agricolo e nei servizi.

           E’ sul piano della morale d’impresa prima ancora che su quello produttivo che ci saremmo aspettati da Federalimentare e Confindustria una reazione di orgoglio di fronte a una vicenda che rischia di penalizzare tutto il made in Italy agroalimentare, una chiamata a stringere i ranghi per le forze sane della produzione e del lavoro, un fervore progettuale e propositivo degno delle circostanze. Abbiamo invece sentito un deprimente scaricabarile verso il sistema bancario e un chiamarsi fuori, quindi, di Confindustria. Un silenzio assordante di Federalimentare e delle organizzazioni agricole. Non è un bel vedere.

Roma 9 gennaio 2004


 

PARMALAT: NO ALLO SPEZZATINO.
FLAI NAZIONALE E FLAI DI ROMA E LAZIO CONTRO LE MANOVRE SULLA CENTRALE DEL LATTE DELLA CAPITALE.


Giancarlo Battistelli, il Segretario nazionale della Flai Cgil che segue la vertenza Parmalat, dopo un incontro con le Segreterie Flai di Roma e del Lazio ha rilasciato la seguente dichiarazione:


“E’ quanto meno sorprendente come sulla stampa di questi giorni accanto alle notizie via più sconcertanti del disastroso crack finanziario della Parmalat, compaiano puntualmente esplicite manifestazioni di interesse all’acquisto, o meglio ancora all’affitto, della Centrale del Latte di Roma.


La cosa preoccupante è che mentre chi manifesta tali intenzioni (una cordata di produttori di latte della zona di Fiumicino - Maccarese) trova risalto sulla stampa, visibilità in passaggi televisivi (anche in famosi talk-show serali), nessuna voce emerge a chiedersi per quale motivo tale scelta dovrebbe essere fatta.


La Flai Cgil e la Flai Cgil di Roma e Lazio reputano al momento prematura e del tutto immotivata l’ipotesi di vendita o affitto della Centrale del Latte di Roma.


La Centrale del latte, tra l’altro, riveste oggi un ruolo strategico all’interno del gruppo Parmalat e del mercato nazionale e, grazie anche a recenti accordi stipulati con le OOSS, si è arrivati al completamento di processi di innovazione tecnologica, ammodernamento degli impianti ed ottimizzazione dell’organizzazione del lavoro che hanno reso questo sito una vera punta avanzata del latte fresco in Italia.


Si tratta quindi di continuare l’opera di sviluppo produttivo di questa azienda e di conquista di nuovi mercati mediante prodotti di alta qualità e non di tornare ad una dimensione di mercato ridotta alla sola realtà locale.
La Flai Nazionale e la Flai di Roma e del Lazio si opporranno a scelte che mettano a repentaglio la stabilità occupazionale o la continuità delle produzioni o, peggio ancora, che finiscano per favorire tentativi di “nuova imprenditorialità a basso costo” con il rischio di disperdere il patrimonio industriale, produttivo e professionale che si è faticosamente e costruito in questi ultimi anni.


Infine, anche in questa occasione, il silenzio da parte delle associazioni datoriali, Unione Industriali di Roma o Federalimentare, è totale.”


Roma 9 gennaio 2004

 


 

DICHIARAZIONE STAMPA di Antonio Mattioli  Segr.Gen FLAI CGIL Parma

8 gennaio 2004 (Vicenda Parmalat)

 

Da settimane stiamo sostenendo che il sistema industriale ed il lavoro sono l’unica risorsa dalla quale ripartire per salvare la Parmalat.

La convinzione è suffragata dai dati oggettivi delle vendite, dai volumi prodotti e dalle quote di mercato.

Dopo il piano di riorganizzazione del 2000 Parmalat è presente in Italia con 20 stabilimenti e 4000 dipendenti; nel mondo i siti produttivi sono 126, distribuiti nei cinque continenti, ed occupano 36.800 dipendenti.

Dalle analisi dei siti produttivi è dimostrabile la capacità di autofinanziamento del sistema.

Tutto questo è dovuto ad un’elevata innovazione tecnologica, capacità professionale, qualità del prodotto, collegati ad una rete vendita efficiente e radicata nel territorio e nella grande distribuzione.

I dati dimostrano anche che il lavoro non è un costo ma una risorsa dalla quale attingere per un piano a medio termine che garantisca il futuro dell’ intero sistema produttivo.

Gli stabilimenti producono valore aggiunto, risorsa economica in un equilibrio consolidato con diritti e condizioni dei lavoratori.

Questi risultati rischiano di essere vanificati da operazioni delinquenziali operate dalla gestione finanziaria della “vecchia” Parmalat verso la quale, come organizzazioni sindacali e lavoratori, ci costituiremo parte civile.

Poco importa se il sottoscritto e l’intero sindacato di Parma contestarono nel 2001 e 2002 a Tonna e Parmalat l’emissione di bond a fronte di una liquidità importante che risultava dai bilanci, dubitando sulle scelte di Parmalat.

Allora fummo considerati una “voce fuori dal coro” - un “elemento di disturbo”, alla luce della credibilità assegnata alla gestione finanziaria dal credito nazionale ed internazionale e dall’immagine locale di Tanzi.

La vicenda Parmalat ci consegna due considerazioni:

-          il lavoro, l’alta qualità del prodotto, l’integrazione della filiera (dall’allevatore al consumatore), la capacità di costruire efficienza ed efficacia, rappresentano le risorse dalle quali ripartire per rilanciare il sistema produttivo italiano ed internazionale

-          il sistema finanziario nazionale ed internazionale, il capitalismo familiare, devono essere sottoposti a regole e controlli più severi e costanti; in tal senso deve essere modificata la legislazione, non depenalizzando il falso in bilancio come ha fatto il governo italiano. E’ chiaro che un sistema di connivenze consolidato ha permesso di assistere a casi come Cirio e Parmalat

L’avere scorporato il sistema produttivo dalla precedente gestione finanziaria, oltre ad essere stato il primo obiettivo, rappresenta un’opportunità da valorizzare perchè siamo di fronte ad un’azienda sana, un sistema industriale vivo e solido.

Si rende necessario garantirne la continuità, operando una coesione sociale che veda interessati i produttori, i dipendenti, gli operatori dei servizi, la distribuzione, le istituzioni, i risparmiatori, il credito per ottenere un progetto di sistema che garantisca non solo il mantenimento dell’industria italiana nel mondo, ma anche il risarcimento del danno provocato da Tanzi-Tonna e “compagnia”.

Gli incontri di monitoraggio quotidiani ed il lavoro del tavolo istituzionale permanente si pongono questo primo obiettivo.

A medio termine si rende necessario intervenire con un piano che preveda il mantenimento dell’integrità del sistema, coinvolgendo le realtà italiane ed internazionali evitando effetti “spezzatino” che vanificherebbero stabilità produttiva e occupazionale, generazione di risorse e solidità del sistema industriale.

Oggi, bandendo strumentalizzazioni ed appetiti, dobbiamo gestire il contingente; domani dobbiamo partire dalla lezione della Parmalat per rilanciare l’intero sistema produttivo.

In una realtà come quella di Parma, sede dell’Authority Alimentare, non possiamo pensare che siano altri a risolvere il problema.

Ora più che mai si rende necessario partire dal lavoro, dal prodotto, dalla qualità, dalla filiera, dal ruolo delle istituzioni e delle parti sociali per garantire uno sviluppo sostenibile del sistema Parma.

In questa vicenda dov’è Confindustria?

Gli unici interventi ai quali abbiamo assistito sono finalizzati a vendere un’immagine di “verginità” che non solo non ci convince, ma rischia di vanificare la possibilità di trarre una lezione dalla vicenda Parmalat utile per tutti.

Assunzione di responsabilità vuol dire mettere le mani nel sistema ed operare per la trasparenza, l’efficacia e la sostenibilità e valorizzare la risorsa primaria; il lavoro in ogni sua fase.

Nelle prossime settimane sosterremo le nostre ragioni nel confronto con Bondi e la necessità di cambiare pagina nel confronto con Confindustria.

                                                                                                                              Antonio Mattioli

                                                                                                                  Seg. Generale Flai Cgil Parma  Parma, 8 Gennaio 2004


  

 

 

COMUNICATO STAMPA 7 Gennaio 2004

FLAI CGIL  FAI CISL  UILA UIL PARMA

Parmalat 

Nell’incontro odierno con i gestori della Parmalat sono stati confermati i programmi produttivi e l’erogazione delle retribuzioni della mensilità di Dicembre.

Dal monitoraggio risulta evidente la ripresa delle forniture delle materie prime; condizione necessaria per mantenere la continuità produttiva.

Si confermano, altresì, gli appuntamenti comunicati in precedenza e gli impegni per le prossime settimane. 

Flai Fai e Uila di Parma precisano che non esistono problemi per la stabilità produttiva, occupazionale (compresi i tempi determinati) e retributiva per quanto riguarda la Ditta Boschi (azienda collegata a Parmalat e presente con due stabilimenti in provincia di Parma).

La fermata delle produzioni era prevista dai calendari convenuti in precedenza e rientra nella normale gestione collegata alle lavorazioni proprie della Boschi (conserve vegetali e bevande). 

FLAI CGIL    FAI CISL    UILA UIL

A. Mattioli     G.Alviti     O.Colonna

 

Parma, 7 Gennaio 2004

 


 

COMUNICATO STAMPA FLAI FAI UILA PARMA

venerdì 2 gennaio 2004

(Parmalat)

 

In data odierna si è tenuto l’incontro di monitoraggio sull’andamento del sistema produttivo.

Nell’incontro, che rientra nel percorso condiviso con l’attuale Gruppo dirigente di Parmalat, sono stati confermati i programmi produttivi, il pagamento delle retribuzioni, e sono stati analizzati i dati delle vendite che confermano una crescita rispetto allo stesso periodo del 2002.

Questo monitoraggio proseguirà per tutte le prossime settimane sino al confronto generale sul piano a medio termine con il Commissario Straordinario Dott. Bondi.

Come organizzazioni sindacali confermiamo la validità del sistema produttivo e la volontà di aggregare sull’obiettivo del mantenimento del sistema industriale Parmalat tutti gli attori interessati: allevatori, produttori, trasportatori, fornitori, lavoratori, distribuzione.

Il valore aggiunto delle produzioni Parmalat rappresenta la risorsa dalla quale ripartire per rilanciare il gruppo a livello nazionale ed internazionale.

Nelle prossime settimane comunicheremo le date per gli incontri degli organismi sindacali europei e mondiali interessati alla Parmalat.

Ribadiamo, infine, la volontà di evitare, con tutti gli strumenti a nostra disposizione, che operazioni scellerate e senza scrupoli effettuate dalla “vecchia” gestione finanziaria si possano ripercuotere sui dipendenti.

FLAI CGIL     FAI CISL     UILA UIL    PARMA

 A. Mattioli        G.Alviti        O.Colonna

Parma, 2 Gennaio 2004


FAI –CISL          FLAI –CGIL           UILA -UIL 

COMUNICATO SINDACALE 29 dicembre 2003

Parmalat

 

Il coordinamento Nazionale delle R.S.U. del Gruppo Parmalat, riunito a Parma il 29 Dicembre 2003 unitamente alle Segreterie Territoriali interessate, ha esaminato le situazioni di tutte le aziende, comprese le partecipate e le controllate, alla luce della grave crisi finanziaria  che ha colpito il Gruppo.

Il Coordinamento sottolinea le grandi potenzialità dell’apparato produttivo del Gruppo, sia all’estero con 130 stabilimenti e 36.000 dipendenti, che in Italia con 20 stabilimenti e 4.000 dipendenti diretti (oltre alle decine di migliaia dell’indotto), dotato di marchi prestigiosi e di importanti capacità di innovazione di prodotto e di processo che hanno contribuito in modo determinante all’affermazione del “made in Italy” alimentare nel mondo.

Tutto ciò va preservato e rilanciato, anche in termini di investimenti innovativi, salvaguardandone la continuità produttiva e la presenza sul mercato, come premessa per superare la crisi finanziaria in atto e per costruire una soluzione imprenditoriale che abbia le capacità industriali e finanziarie all’altezza delle potenzialità del Gruppo.

Per questo il Coordinamento apprezza positivamente l’emanazione da parte del Governo,su sollecitazione di CGIL CISL e UIL, del decreto-legge per le grandi aziende in crisi, che ha consentito l’attivazione dell’Amministrazione Straordinaria per il Gruppo Parmalat con la necessaria urgenza, e sollecita al Governo stesso alll’adozione di ulteriori misure finalizzate al sostegno dei produttori e dei fornitori colpiti duramente dalla crisi in atto.

Il Coordinamento fa appello a tutti i lavoratori a rafforzare l’unità in tutti i siti produttivi, ad affrontare e risolvere con spirito partecipativo ogni eventuale difficoltà contingente ed a  difendere ad ogni livello l’immagine Parmalat che è innanzitutto costituita da tecnologia, sicurezza alimentare, qualità, professionalità e managerialità industriale.

Il Coordinamento, altresì esprime ferma condanna nei confronti di quei vertici aziendali che risultano essere all’origine del crac e ribadisce piena fiducia nella magistratura, alla quale chiede di fare completa chiarezza e di punire i responsabili, rispetto ai quali si approfondiranno le condizioni per una eventuale costituzione di parte civile.

Per una monitoraggio della situazione a livello internazionale si sollecita la convocazione del Comitato Aziendale Europeo e l’attivazione da parte delle istanze sindacali competenti di un confronto a livello mondiale.

Il Coordinamento, infine, ribadisce la richiesta gia avanzata all’Amministratore Straordinario dalle Segreterie Nazionali per un urgente incontro ed al Ministro per le Attività Produttive per l’istituzione di un apposito tavolo di crisi. 

Parma, 29 Dicembre 2003

 


Roma, 23 dicembre 2003

COMUNICATO STAMPA

PARMALAT


Le Segreterie nazionali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil a conclusione dell’incontro avuto oggi a Palazzo Chigi con il Governo sulla vicenda Parmalat apprezzano positivamente l’approvazione da parte del Governo di un Decreto Legge di riforma ed accelerazione delle procedure per l’applicazione della Legge Prodi Bis in quanto esso consente di poter affrontare con la necessaria urgenza la grave crisi della Parmalat.

La pubblicazione del Decreto, che avverrà domani 24 dicembre, consentirà al Ministero delle Attività Produttive di nominare immediatamente il Commissario Giudiziale e Straordinario la cui scelta le Organizzazioni Sindacali auspicano improntata a criteri di professionalità e continuità dell’amministrazione attualmente impegnata a garantire piena trasparenza gestionale.

Le Segreterie Nazionali sottolineano infine l’esigenza di individuare forme, strumenti e misure per garantire la disponibilità di risorse utili ad assicurare la continuità produttiva dell’intera filiera (produttori – fornitori – industria – distribuzione).


LE SEGRETERIE NAZIONALI

FAI CISL FLAI CGIL UILA UIL
(Cianfoni) (Battistelli) (Papiccio)

 


 

COMUNICATO STAMPA  Il Tavolo di Coordinamento   Sindacato–Istituzioni    Emilia Romagna 

Collecchio 24 dicembre 2003

 

“PARMALAT: un sistema produttivo che rappresenta il valore da cui ripartire”

 Il Tavolo di Coordinamento Sindacati – Istituzioni regionale, costituito nelle scorse settimane a Collecchio, aveva nei giorni scorsi chiesto provvedimenti straordinari che garantissero la continuità produttiva della Parmalat.

I molti e plurali pronunciamenti che si sono avuti (e che si sono mossi nella stessa direzione) hanno portato al Decreto emanato ieri dal Governo ed alla conseguente decisione assunta dal C.d.A. Parmalat, che permette l’attivazione di procedure utili per dotare l’azienda di una regia operativa attraverso la nomina del Commissario Straordinario al fine di dotarsi, in tempi certi e rapidi, di un programma che affronti l’emergenza e la crisi del Gruppo.

La conferma di Bondi in questo ruolo è un segno positivo che riporta la drammatica situazione di Parmalat in uno scenario di gestibilità che può far leva sulla solidità del sistema produttivo delle aziende del Gruppo. 

Il lavoro fin qui condotto dal Tavolo di Coordinamento dimostra, ancor più in una situazione di crisi, il valore dell’unità d’intenti e della determinazione che tutti hanno messo per raggiungere questo primo risultato.

Le preoccupazioni così largamente diffuse non hanno oggi risposte risolutive, ma avere interlocutori certi che hanno il compito di garantire la continuità produttiva, insieme alla richiesta di proclamazione dello stato di crisi del settore lattiero-caseario, ci permettono di dare continuità a questo lavoro di coordinamento e d’informazione.

Il giorno 30 Dicembre alle ore 18, si terrà a Collecchio (presso la sede del Cral Parmalat di fronte allo stabilimento in Via Milano) un incontro pubblico con tutte le forze politiche, istituzionali, sociali e la società civile sulla vicenda Parmalat. 

                                                                   Il Tavolo di Coordinamento

                                                                        Sindacato – Istituzioni

                                                                            Emilia Romagna 

Collecchio, 24 Dicembre 2003.


 

Comunicato delle Segreterie Nazionali  e Territoriali di Parma

FAI CISL FLAI CGIL UILA UIL

 

"Separare gli aspetti finanziari da quelli industriali"

 

PARMALAT

Parma, 22 Dicembre 2003

 

Le Segreterie Nazionali e Territoriali di Parma di Flai Cgil – Fai Cisl – Uila Uil si sono incontrate con il Gruppo dirigente della Parmalat al fine di esaminare la grave situazione venutasi a creare nelle ultime settimane.

Le OO.SS ritengono indispensabile ed urgente separare gli aspetti finanziari da quelli industriali.

Per i primi occorre che la Magistratura faccia il suo corso individuando e perseguendo i responsabili di ogni eventuale illecito.

Per gli aspetti industriali le OO.SS sollecitano il Governo ad assumere immediatamente la decisione dell’applicazione della Prodi-bis, che rappresenta lo strumento più idoneo per garantire la continuità produttiva ed occupazionale

La Parmalat costituisce un importante patrimonio di innovazione, tecnologia e di professionalità che va salvaguardato nell’interesse del Paese.

Per questo è necessario anche un’attiva solidarietà del sistema bancario per garantire la continuità degli approvvigionamenti delle materie prime e della distribuzione dei prodotti, nonché della corresponsione delle retribuzioni ai lavoratori.

A questo proposito le OO.SS. hanno preso atto positivamente delle assicurazioni fornite dall’azienda sulla regolare erogazione della 13° mensilità.

L’azienda per parte sua ha esplicitato il pieno impegno per la salvaguardia degli                 assetti industriali e la disponibilità ad ogni azione sinergica con il Sindacato per il raggiungimento di questo obiettivo.

Al fine di monitorare la situazione dei diversi siti produttivi e di coordinare l’iniziativa sindacale in tutti i territori interessati, le Segreterie Nazionali hanno deciso di convocare il Coordinamento Nazionale di Gruppo per il prossimo 29 Dicembre a Parma, presso il salone della Camera del Lavoro  (Via Casati Confalonieri n. 5). 

                                                                 Le Segreterie

                                                                 FAI - FLAI – UILA Nazionali

                                                              FAI - FLAI – UILA Parma

Parma, 22 Dicembre 2003

    


                          

COMUNICATO SEGRETERIE NAZIONALI FAI CISL FLAI CGIL UILA UIL

 

PARMALAT

 

ROMA 20 Dicembre 2003

  

Le Segreterie Nazionali della Fai-Cisl, Flai-CGIL, Uila-Uil manifestano senza mezzi termini lo sconcerto per quanto accaduto in Parmalat nelle ultime ore. Le avvisaglie di una difficile situazione che negli ultimi giorni erano andate sempre più aggravandosi hanno superato anche le più pessimistiche previsioni. Le Segreterie nazionali fanno appello a Governo, Parlamento e Istituzioni competenti perché ognuno, per quanto spetta a ciascuno, intervengano per salvaguardare un’azienda che sul piano industriale, produttivo e tecnologico è solida e avanzata. Il piano di ristrutturazione del marzo 2000, dopo le varie acquisizioni degli ultimi anni, si è appena concluso con un risultato di indiscutibile razionalizzazione grazie al ruolo partecipativo del sindacato. Non va dimenticato peraltro che l’apparato produttivo di Parmalat coinvolge il lavoro e il reddito di migliaia di produttori agricoli.

La prima scelta da fare – secondo Fai-Flai-Uila – è la concessione della legge “Prodi bis” con il congelamento dei debiti del gruppo, condizione primaria per evitare che la difficile situazione finanziaria comprometta insanabilmente l’apparato industriale. Contestualmente le autorità preposte devono mettere in atto ogni azione tesa ad individuare tutte le responsabilità che hanno determinato questa difficile situazione.

Le Segreterie Nazionali della Fai-Cisl, Flai-CGIL, Uila-Uil unanimemente a tutte le strutture provinciali e alle rappresentanze sindacali ed aziendali intendono difendere il patrimonio Parmalat e l’occupazione, perché sono un bene di tutto il Paese.

Dopo l’incontro del 22 dicembre che avverrà a Parma con il management del gruppo, la Fai, Flai e Uila, decideranno le iniziative utili a sostenere la positiva soluzione della vicenda.

  ROMA 20 Dicembre 2003

                                                                       Le Segreterie Nazionali

                                                                       FAI–CISL   FLAI–CGIL  UILA-UIL


COMUNICATO STAMPA FLAI CGIL – FAI CISL – UILA UIL PARMA

Parmalat 

“IL SISTEMA PRODUTTIVO DEVE ESSERE SALVAGUARDATO; I SITI DEVONO PRODURRE”

Parma, 20 Dicembre 2003  

In occasione dell’incontro che si è tenuto presso il Comune di Collecchio tra i Segretari delle organizzazioni Sindacali di Categoria e le Istituzioni, si è convenuto di attivare un “Tavolo permanente istituzionale” composto da: Giuseppe Romanini (Sindaco di Collecchio), Vincenzo Bernazzoli (Presidente della Provincia di Parma), Duccio Campagnoli (Regione Emilia Romagna), Antonio Mattioli (Seg. Gen. Flai Cgil), Gianni Alviti (Seg. Gen. Fai Cisl), Oreste Colonna (Seg. Gen. Uila Uil) ed i Parlamentari Luigi Bersani, Carmen Motta, Albertina Soliani, Antonio Vicini, Luca Marcora e Vittorio Guasti.

Il tavolo, oltre a sostenere la posizione assunta dalle organizzazioni sindacali, si pone l’obiettivo di contribuire a costituire le condizioni utili a sostenere il mantenimento dell’intera filiera che fa capo al sistema produttivo Parmalat., facendo prevalere la volontà di mettere al primo posto la tutela dell’operatività del Gruppo e l’attenzione ai contenuti industriali di Parmalat che rappresentano la risorsa da preservare a vantaggio di tutti: lavoratori, produttori, risparmiatori e credito.

A fronte delle decisioni assunte dal C.d.A., come organizzazioni sindacali, ribadiamo la necessità che tutti gli attori focalizzino gli sforzi per mantenere la continuità produttiva.

Il valore assoluto del sistema ed il rilancio delle attività del core-businnes sono gli elementi su cui operare per il rilancio del Gruppo e per evitare effetti traumatici che coinvolgerebbero l’intero sistema, compresi i 4.000 dipendenti italiani ed i 37.000 nel mondo..

Gli effetti prodotti dagli accordi del 2000 hanno creato condizioni produttive senza precedenti nella storia del Gruppo riscontrabili nella crescita delle vendite, nella stabilizzazione delle produzioni e dell’occupazione.

Riteniamo controproducenti gli “scoop dell’ultima ora”, come quelli fatti circolare nel pomeriggio di ieri, prima del C.d.A., dove si davano per scontate le dimissioni dell’attuale Presidente.

La decisione assunta di confermare la continuità produttiva e di individuare le responsabilità che hanno provocato il disastro finanziario di Parmalat permette di proseguire il confronto finalizzato al mantenimento del sistema produttivo.

All’incontro del prossimo 22 Dicembre ci presenteremo con le ragioni del valore aggiunto prodotto dai lavoratori, sostenendo che da questo dobbiamo ripartire.

Abbiamo, inoltre, previsto le assemblee nel sito di Collecchio per il prossimo 29 Dicembre. 

                                                                                 I Segretari Generali

                                                                FLAI CGIL          FAI CISL           UILA UIL

                                                                A. Mattioli            G. Alviti          O. Colonna  

Parma, 20 Dicembre 2003

 


COMUNICATO STAMPA Flai Cgil - Fai Cisl - Uila Uil Parma

(PARMALAT) 19 Dicembre 2003.



Le notizie apparse sulle agenzia di stampa questa mattina in riferimento alla posizione di Parmalat nei confronti della Bank of America (da parte della Banca viene disconosciuta l’autenticità di un documento del 6 Marzo 2003 che attestava l’esistenza di posizioni in titoli e liquidità corrispondenti a 3,95 miliardi di €) e la conseguente decisione di convocare un Consiglio di Amministrazione Straordinario oltre a destare ulteriore preoccupazione impongono una chiarimento definitivo sulla reale situazione di Parmalat.

E’ chiaro che l’unica risorsa sono i siti produttivi che sarebbero in grado di autofinanziarsi se non fossero condizionati dagli effetti di una politica finanziaria attuata senza scrupoli e finalizzata ad interessi che nulla hanno a che fare con il sistema produttivo; il più avanzato come qualità, tecnologia e professionalità a livello internazionale.

Come organizzazioni sindacali confermiamo le posizioni assunte nei giorni scorsi e gli appuntamenti convenuti con le istituzioni e l’azienda.

Con le R.S.U. presidieremo i siti produttivi e dalle produzioni ed i lavoratori si dovrà partire per garantire la stabilità del sistema Parmalat.




I Segretari Generali
FLAI FAI UILA
A. Mattioli G. Alviti O. Colonna




Parma, 19 Dicembre 2003.
 


COMUNICATO STAMPA FLAI CGIL - FAI CISL - UILA UIL PARMA

(PARMALAT) 16 dicembre 2003

 

Le Segreterie Territoriali di Flai Cgil – Fai Cisl – Uila Uil di Parma prendono atto della decisione del C.d.A. Parmalat di nominare Enrico Bondi Amministratore Delegato  e di conferire allo stesso la Presidenza del Gruppo.

A questo punto si rende necessario affrontare il contingente individuando gli strumenti necessari per garantire la continuità produttiva del sistema Parmalat.

Gli sforzi fatti nell’ ultimo triennio hanno creato condizioni produttive e di penetrazione del mercato senza precedenti nella storia del più grande Gruppo multinazionale italiano.

Il sistema Parmalat è fondato su innovazione del prodotto, alta capacità professionale, efficienza dei siti produttivi, innovazione tecnologica.

Non stiamo parlando di una realtà decotta, ma di un sistema di primaria importanza dell’industria italiana che è entrato in difficoltà per scelte finanziarie azzardate per le quali si rende necessario un intervento radicale ed in questo senso leggiamo la nomina di Bondi.

Se valutiamo i dati dell’ultimo biennio siamo di fronte ad una crescita esponenziale delle vendite, accompagnata da una stabilizzazione delle produzioni e degli addetti dopo l’impatto della prima fase del piano di riorganizzazione del 2000.

I 4000 dipendenti italiani, di cui circa 2000 nel comprensorio di Parma, ed i 37000 a livello mondiale, suddivisi in 126 stabilimenti, hanno bisogno di risposte che non possono essere destabilizzanti e finalizzate a dismissioni.

Non possiamo permetterci di precarizzare l’intera filiera e gli effetti positivi del piano attivato sono nei numeri e nella qualità delle produzioni.

A Bondi chiediamo, a partire dall’incontro del 22 Dicembre, un piano che confermi i risultati produttivi ed occupazionali che derivano dal lavoro fatto negli ultimi anni.

Flai – Fai – Uila di Parma confermano l’incontro con le istituzioni locali e regionali previsto Venerdì 19 Dicembre alle ore 18 presso la sede del Comune di Collecchio.

Il nuovo C.d.A. e tutti gli attori locali e nazionali si devono operare per confermare la continuità produttiva dei siti partendo dal valore aggiunto delle esperienze consolidate in questi anni, assumendo il criterio che i lavoratori non sono un costo ma una risorsa da cui partire per rilanciare Parmalat.

 

                                                                                       I Segretari Generali

                                                                              FLAI CGIL  FAI CISL  UILA UILA

                                                                               A. Mattioli  G. Alviti    O. Colonna

 

Parma, 16 Dicembre 2003.

 

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