EMILIA

ROMAGNA

home | contratti | sicurezza sul lavoro | sicurezza alimentare | agroalimentare

 

 

 

I dossier

 

OGM 

 

Mucca pazza 

 

Gli anni del Governo Berlusconi

 

Indagine sulla contrattazione nelle imprese alimentari Emilia Romagna

 

La finanziaria 2004 documenti e commenti

 

Europa

Per orientarsi nell'economia, nelle leggi e nei diritti europei

 
 
 
 
 
 

Parmalat: Fai, Flai e Uila incontrano il Commissario europeo Franz Fischler

 

FAI - CISL FLAI - CGIL UILA - UIL COMUNICATO STAMPA



Le segreterie nazionali di Fai-Flai e Uila, nel quadro delle iniziative di sensibilizzazione intraprese in merito alle vicende Parmalat, incontreranno venerdì 13 febbraio a Bruxelles il Commissario europeo all’agricoltura Franz Fischler.

Un incontro, richiesto dai sindacati del settore agroalimentare, che servirà a fare il punto sulla situazione della filiera del latte e sulle ricadute che il caso Parmalat può avere in Europa sul versante delle produzioni e dell’occupazione.



Roma, 28 gennaio 2004


 

COMUNICATO STAMPA Newlat

Gli ultimi sviluppi delle indagini sul caso Parmalat, con il sequestro cautelativo delle quote societarie del gruppo Newlat, pongono al centro dell’attenzione la vicenda legata alla cessione di Newlat da parte di Parmalat e il quesito relativo alla proprietà del gruppo.

La Newlat s.r.l. è in questo momento in amministrazione controllata per diretta conseguenza del clima di incertezza relativo agli assetti societari. Nonostante ciò l’attività produttiva prosegue tra l’altro con volumi superiori a quanto sarebbe normale in questo periodo. Questo è il segnale chiaro che le vere certezze sono oggi legate agli aspetti industriali della società, una azienda che è ben presente sul mercato con i propri marchi e con i propri prodotti, che è in grado di esprimere attraverso le centinaia di lavoratori una grande professionalità che rappresenta oggi l’unica garanzia per consumatori, fornitori e sistema del credito.

Alla luce di questo le Organizzazioni Sindacali e la RSU chiedono alla Direzione Aziendale e al Commissario dott. Bruno Bartoli di continuare a garantire la prosecuzione dell’attività produttiva agli attuali livelli, il mantenimento dei livelli occupazionali, dei marchi e degli stabilimenti, elementi questi fondamentali a garantire effetti positivi nei riguardi dell’indotto, dell’intero mondo agricolo e della città di Reggio Emilia, a prescindere da quelli che saranno i futuri sviluppi delle indagini in corso rispetto ai quali è necessario che si faccia chiarezza in tempi rapidi.

Organizzazioni Sindacali ed RSU aziendali incontreranno venerdì 30 gennaio la Direzione aziendale e il Commissario per un primo incontro per quanto attiene il governo dell’amministrazione controllata, il piano produttivo dei prossimi giorni e l’avvio in tempi rapidi del confronto sul piano industriale. Martedì 3 febbraio si svolgeranno le assemblee delle lavoratrici e dei lavoratori alla Newlat.

 

FLAI-CGIL  FAI-CISL Reggio Emilia

RSU Newlat 

Reggio Emilia, 28 gennaio 2004


 

DICHIARAZIONE STAMPA PARMALAT – MARZANO

Antonio Mattioli Segretario Generale Flai Cgil Parma 

Le dichiarazioni del Ministro Marzano, rilasciate nei giorni scorsi sulle prospettive della Parmalat, destano preoccupazione e non sono condivise.

Quello che si sta realizzando in Parmalat non è un sogno alimentato da aria fritta.

Il sistema produttivo è stato oggetto di una riorganizzazione, condivisa da accordi sindacali, costante e continua nell’ultimo quadriennio, che ha prodotto efficienza, qualità, professionalità e valore aggiunto.

Gli interventi sono stati focalizzati sulla filiera italiana, ma anche a livello internazionale (in particolare in Brasile) il sistema produttivo è di qualità ed estremamente innovativo.

Pensare che il core-business di questa azienda sia solo il latte, non solo dimostra scarsa conoscenza dei risultati del sistema industriale, ma rappresenta un impoverimento del Know-how e della solidità del sistema italiano.

E’ noto, ed i numeri parlano, che soprattutto il latte ed i derivati, lo yogurt ed i succhi rappresentano la risorsa fondamentale di Parmalat.

Disaggregare le produzioni vuol dire evitare di ragionare su un piano industriale strategico e di medio-lungo termine e soprattutto mettere a rischio migliaia di posti di lavoro.

Il ministro Marzano dovrebbe evitare elucubrazioni sul piano industriale e, in qualità di soggetto trattante così come indicato dal decreto “Prodi-Ter” o “Marzano”, dovrebbe misurarsi con le parti sociali al momento della presentazione dello stesso.

I lavoratori e le organizzazioni sindacali stanno operando, con grande senso di responsabilità e dimostrando che i numeri ci sono, per mantenere integro il sistema industriale, confermando l’indisponibilità allo spezzatino.

A nulla servono dichiarazioni che non solo lasciano il tempo che trovano, ma che rischiano di vanificare il lavoro che stiamo portando avanti.

                                                                       Antonio Mattioli

Parma, 28 Gennaio 2004.


 

 

COMUNICATO STAMPA (Boschi Fontanellato – Felegara di Parma) 

La Ditta Boschi, partecipata da Parmalat per l’80% e presente in Provincia di Parma con 2 stabilimenti che occupano circa 700 dipendenti tra fissi e stagionali, è gestita da sabato da un Commissario Giudiziale.

Il Tribunale di Parma ha sciolto il C.d.A., a seguito di una procedura avviata nei confronti dell’Amministratore Delegato, e conferito al Dott. Ardenti Morini, assistito dal Dott.Cocconcelli, la gestione amministrativa della Ditta Boschi.

Le Segreterie Territoriali di Flai Cgil – Fai Cisl – Uila Uil hanno incontrato nella serata di Martedì 27 Gennaio il Commissario.

L’incontro si è reso necessario per valutare l’attuale situazione delle Boschi.

L’Azienda ha confermato i conferimenti produttivi e l’avvio della contrattazione per l’affidamento della trasformazione del pomodoro con la seguente programmazione produttiva

Sono state evidenziate difficoltà nel rapporto con il credito, dovute alla situazione contingente, nonostante i buoni  risultati industriali e finanziari di questi anni, che potrebbero incidere sulla liquidità.

Al termine dell’incontro si è convenuto di attivare tutte le procedure e gli interventi atti a ripristinare le normali condizioni di gestione industriale.

Per quanto riguarda la messa a regime delle produzioni e dei livelli occupazionali, compresi i tempi determinati, sono confermati i programmi previsti dopo la chiusura di Natale.

Le parti attiveranno immediatamente il Tavolo Istituzionale, allargato alle istituzioni di Medesano e Fontanellato, per operare quotidianamente affinché tutti i soggetti interessati siano coinvolti nella continuità produttiva degli stabilimenti che, comunque, viene confermata.

 

FLAI CGIL   FAI CISL   UILA UIL  PARMA

                                                                                                   A.Mattioli     G.Alviti     O.Colonna 

Parma, 28 Gennaio 2004.


 

 

COMUNICATO STAMPA Tavolo di Coordinamento Sindacato – Istituzioni Emilia Romagna                                                                         

(PARMALAT) 

Il Tavolo di Coordinamento Sindacati – Istituzioni regionale, si e’ riunito presso il municipio di Collecchio venerdì 23 gennaio per aggiornamenti sulla evoluzione della crisi, per la verifica della continuità produttiva dell’azienda e della filiera del comparto, per l’adozione di azioni a sostegno delle imprese produttrici di latte e delle piccole e medie imprese dell’indotto industriale.

Si registra l’efficacia della azione intrapresa a difesa della continuità produttiva del gruppo che ha portato, dopo molti ed unanimi pronunciamenti di parlamentari, istituzioni, sindacati, associazioni di categoria, alla emanazione in data odierna di un Decreto del Governo a sostegno del comparto agricolo e di quello del trasporto coinvolti nel dissesto.

Ancora una volta il lavoro condotto dal Tavolo di Coordinamento dimostra il valore dell’unità d’intenti e della determinazione che tutti hanno messo per raggiungere questo importante risultato.

Analogo impegno sarà rivolto nei prossimi giorni alla risoluzione dei problemi connessi alla fattorizzazione dei crediti delle imprese fornitrici ed alla costituzione, già valutata da parte della Provincia di Parma e della Regione Emilia Romagna, di idonei strumenti di agevolazione del credito per le stesse imprese.

La verifica dello stato attuale della produzione di Parmalat e delle aziende collegate conferma la tenuta sostanziale del sistema e permette di superare la fase della quotidianità per passare a piani produttivi di medio termine.

L’impegno concreto di tutte le istituzioni, anche in collaborazione con l’amministrazione straordinaria ha trovato una determinante risorsa nei lavoratori e nel management industriale dell’azienda.

Anche alla luce dei tragici fatti accaduti in queste ore, e per i quali si esprime profondo cordoglio ai familiari di Alessandro Bassi ed ai lavoratori, si ribadisce con fermezza e convinzione che qualsiasi soluzione e lo stesso piano di rilancio della nuova Parmalat non potranno che formarsi sul ruolo determinante degli attuali lavoratori dell’azienda. 

                                                                   Il Tavolo di Coordinamento

                                                                        Sindacato – Istituzioni

                                                                            Emilia Romagna 

 

Collecchio, 23 Gennaio 2003.


 

DICHIARAZIONE di Antonio Mattioli Segretario Generale Flai Cgil Parma 24 gennaio 2004

PARMALAT. 

La morte di Alessandro Bassi impone a tutti, nel bene o nel male, una riflessione.

Due lezioni le avevamo gia ricevute dalla vicenda Parmalat:

-         Non si può continuare con un atteggiamento nei confronti delle Organizzazioni Sindacali (che da tempo avevano denunciato la scarsa credibilità finanziaria del Gruppo) che tende a relegarle come soggetto di disturbo, con il quale gli imprenditori sono “costretti” a misurarsi, ma che rappresenta un ostacolo per la crescita economica. Se non ci fossero state le condizioni, prodotte da decine di accordi e con un ruolo determinante dei lavoratori, che hanno permesso la sostenibilità della continuità produttiva, parleremmo di Parmalat al passato con un effetto sociale economico e produttivo imparagonabile con quello che viviamo in queste settimane. Dal lavoro e dallo sviluppo sostenibile dei sistemi economici e produttivi (ricerca, investimenti, qualità, risorsa umana) si deve ripartire per rilanciare questo paese

-         C’è assoluto bisogno di regole a tutela di tutti gli attori dell’economia e di ascoltare chi sta lanciando un allarme che pone al centro della discussione il modello, insostenibile, scelto dalle nostre imprese per sostenere la crescita.  

La terza lezione ci viene data dalla morte di Bassi.

In queste settimane si sono mescolate nell’immagine collettiva le due Parmalat:

-         quella sana fatta di energie, lavoro, qualità, operai, impiegati, quadri,dirigenti industriali che permetteranno la continuità di un sistema produttivo all’avanguardia

-         quella composta da personaggi senza scrupoli sulla quale la magistratura deve operare per individuare responsabilità e collusioni.

Non evidenziare che esiste una Parmalat sana non solo è controproducente per gli effetti che si possono produrre sull’intera filiera in rapporto alla continuità produttiva, ma rischia di far implodere reparti, uffici, stabilimenti, gruppi dirigenti, che stanno operando in assoluta trasparenza.

Bassi può essere la conseguenza tragica dell’implosione.

Si deve andare avanti con gli obiettivi che ci siamo posti e condivisi dai lavoratori, garantendo la continuità di questa realtà produttiva, facendo fare il lavoro alla magistratura, operando su un equilibrio precario che non deve essere sottovalutato da nessuno.                                                 

Parma, 24 Gennaio 2004.


 COMUNICATO FAI FLAI UILA PARMA 24 gennaio 2004

(PARMALAT) 

LE SEGRETERIE TERRITORIALI DI FLAI CGIL FAI CISL E UILA UIL ESPRIMONO PROFONDO CORDOGLIO ALLA FAMIGLIA DI ALLESSANDRO BASSI E SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI PARMALAT. 

E’ PIU’ CHE MAI NECESSARIO CHE TUTTI SI FACCIANO CARICO DI QUANTO STA ACCADENDO IN PARMALAT. 

ESISTE UNA PARMALAT SANA FATTA DI OPERAI, IMPIEGATI, QUADRI E DIRIGENTI INDUSTRIALI CHE STA USCENDO, ATTRAVERSO IL LAVORO QUOTIDIANO, DAL PERIODO DELL’EMERGENZA PER NORMALIZZARE UN SISTEMA PRODUTTIVO CHE RAPPRESENTA L’UNICO VALORE REALE DAL QUALE RIPARTIRE PER COSTRUIRE LA “NUOVA PARMALAT”. 

IN QUESTO PERIODO ABBIAMO OPERATO CONGIUNTAMENTE CON UN OBIETTIVO UNICO, UTILE A TUTTI (dagli allevatori ai risparmiatori); SALVARE LA PARMALAT. 

LA MAGISTRATURA DEVE FARE IL SUO CORSO, L’INFORMAZIONE DEVE INFORMARE, a nulla serve cercare lo scoop per forza, PERO’ TUTTI SI DEVONO RENDERE CONTO CHE ESISTE UNA PARMALAT CHE LAVORA, ONESTA, SANA, IN TRASPARENZA  ED IL LAVORO DI QUESTI GIORNI DEVE ESSERE RISALTATO. 

BASSI, per quanto ci risulta e per quanto stava facendo, FACEVA PARTE DI QUESTA PARMALAT. 

LUNEDI’ 26 GENNAIO DALLE 14 ALLE 15 E’ CONVOCATA L’ASSEMBLEA DEGLI IMPIEGATI. 

FLAI CGIL      FAI CISL     UILA UIL    PARMA

                                         A. Mattioli       G.Alviti        O.Colonna 

Parma, 24 Gennaio 2004.


 

COMUNICATO SINDACALE UNITARIO FAI FLAI UILA PARMA 22 gennaio 2004

(PARMALAT) 

 

Le Segreterie Nazionali e Territoriali di Parma di FLAI CGIL FAI CISL UILA UIL si sono incontrate con il Gruppo dirigente della Parmalat alfine di esaminare la situazione del Gruppo.

E’ condivisa la necessità di ribadire la sostenibilità del sistema produttivo e di valorizzare il prodotto e le lavorazioni.

Il Gruppo Parmalat, grazie al ruolo dei lavoratori, del lavoro, delle sinergie con l’attuale management industriale ed alla solidarietà attiva degli attori dell’intera filiera, continua a produrre e rappresenta una risorsa importante nel sistema industriale italiano ed internazionale.

I dati industriali, nonostante un calo dell’attività promozionale, confermano le quote di mercato e di vendita di Parmalat, che hanno avuto significativi incrementi nell’ultimo biennio, confermando una tenuta importante nonostante la crisi d’immagine.

L’Azienda, da parte sua, conferma l’impegno per la salvaguardia degli assetti industriali che costituiscono un patrimonio di innovazione tecnologica, professionalità e di occupazione, valorizzando il lavoro fin qui svolto.

I risultati raggiunti permettono di superare la fase della quotidianità per passare ad una seconda fase caratterizzata da piani produttivi a medio termine, nella trasparenza gestionale ed amministrativa.

Sono confermati gli incontri di monitoraggio finalizzati a garantire la stabilità produttiva ed occupazionale e le retribuzioni del mese di Gennaio.

Le Organizzazioni sindacali hanno ribadito la necessità di un confronto immediato con il Commissario Bondi per una prima verifica del piano industriale di rilancio.

Per le giornate del 10 ed 11 Febbraio è convocato il C.A.E. (Comitato Aziendale Europeo) a Parma.

Le Segreterie Nazionali di Flai Fai Uila convocheranno a Parma, nel mese di Febbraio, un’iniziativa allargata ai delegati del Gruppo Parmalat, sulle prospettive del Gruppo e del sistema agro-industriale nazionale ed internazionale. 

FLAI CGIL FAI CISL UILA UIL 

 

Parma, 22 Gennaio 2004.


 

RISOLUZIONE
IL CONSIGLIO REGIONALE DELL'EMILIA-ROMAGNA SU PARMALAT
 19 gennaio 2004


VISTA
La drammaticità della crisi che ha coinvolto il Gruppo Parmalat, che ogni giorno si aggrava per il continuo emergere di comportamenti ed azioni fraudolente a lungo perpetrate ai danni dei lavoratori, dei risparmiatori e del sistema di imprese legate alla filiera produttiva;


CONSIDERATO
Che le vicende della Parmalat e della Cirio rendono evidente che ci troviamo di fronte a problemi inediti determinati dal carattere nuovo del ciclo economico e finanziario che, anche per questo, si propone l'esigenza di predisporre, a partire dal pubblico, appropriate politiche industriali che accompagnino la qualificazione e lo sviluppo del settore industriale ed in particolare quello agoindustriale italiano


RITENENDO
Che i positivi risultati dell'economia dell'Emilia-Romagna siano maturati in un contesto socio-culturale capace di valorizzare l'insieme delle risorse materiali e umane, e che le imprese qui operanti abbiano conquistato solidità anche grazie al rispetto delle regole, a corrette e positive relazioni sindacali e all'influsso positivo dell'ambiente in cui operano.

 

VALUTATA
L'esigenza di contrastare la tendenza in atto che tende a privilegiare i valori azionari e speculativi rispetto all'attività produttiva.


CONSIDERATO
Che la dimensione ed il modo in cui la crisi Parmalat è maturata propone una ricerca attenta e puntuale delle ragioni che lo hanno generata e delle condizioni in cui è maturata.


CONSTATATO
Che questa crisi, per i volumi economici e per il coinvolgimento di un gran numero di attività produttive e finanziarie, ha dimensioni nazionali ed internazionali.


RIBADITO
La nostra riprovazione per il cinismo con cui sono stati colpiti migliaia di lavoratori e truffati tanti cittadini onesti.


AUSPICHIAMO
 Che vengano perseguiti secondo giustizia i colpevoli delle truffe e delle omissioni dei controlli che le hanno consentite,
 Che vengano rapidamente messe a punto efficaci forme di controllo più efficaci, autorevoli ed idipendenti,
 Che vengano approntate tutte le misure per attenuare i danni subiti dai risparmiatori e per dare garanzie agli allevatori ed a tutte le aziende fornitrici e dell'indotto colpite da insolvenza.


CONSIDERANDO
Obiettivo primario quello di preservare con ogni sforzo la continuità, l'integrità e la nazionalità italiana dell'attività industriale.


CONFERMATO
L'impegno a continuare nella ricerca di ogni possibile convergenza istituzionale e sociale che, a partire dalle positive azioni fin qui prodotte dal “Tavolo interistituzionale” attivato a Collecchio, consenta di fronteggiare assieme la vastità e complessità della crisi.


IMPEGNA LA GIUNTA
Ad attivarsi:
 affinchè il futuro piano industriale mantenga la capacità produttiva degli stabilimenti, trovando soluzioni che non frantumino l'azienda e non ne riducano le potenzialità produttive.
 Per seguire, con un ruolo attivo e protagonista, d’intesa col Governo, lo sviluppo e le ricadute della crisi Parmalat sulle imprese nazionali ed internazionali del gruppo stesso.
 Per difendere e salvaguardare i diritti dei lavoratori e i livelli occupazionali delle aziende che fanno capo a Parmalat.
 Perché le Regioni e gli E.L. interessati, le OO.SS. e quelle agricole, partecipino alle decisioni sul futuro piano industriale della Parmalat.
 Sostenga gli allevatori nel recupero dei crediti spettanti.
 Affianchi le associazioni dei risparmiatori nelle azioni volte a recuperare le risorse investite.
 Attivi pienamente e celermente tutte le misure, già previste da provvedimenti operanti o anche specificamente istituite, che consentano di alleviare l'esposizione finanziaria delle piccole e medie imprese fornitrici e dell'indotto Parmalat che concorrono a garantire con la loro attività la continuità produttiva del gruppo e del comparto.

 


 

 DICHIARAZIONE STAMPA

Antonio Mattioli Segretario Generale Flai Cgil Parma     (PARMALAT E DINTORNI)

L’EFFETTO DOMINO SI FA SENTIRE ed il “ Sistema Parma” entra in crisi.

I dintorni sono rappresentati non solo dalle aziende che operano nell’indotto PARMALAT, ma anche dall’intero sistema Parma, industriale ed economico.

Nel nostro paese, dove è chiara una crisi di sistema ed assistiamo ad un declino industriale, esistono distretti ed imprese che nel corso di questi anni hanno vissuto uno sviluppo senza precedenti, sostenuto da un indebitamento importante.

E’ il caso di Parma.

In questo periodo entra in crisi l’intera filiera Parmalat, composta da controllate e partecipate, ma anche di operatori dell’indotto.

Le aziende metalmeccaniche, la Boschi di Fontanellato e Felegara, Il Colle, le aziende di servizio come la Colser e la Multiservice sono, oltre a Parmatour, le realtà direttamente interessate.

In realtà la tensione aperta con il credito espone la realtà locale ad una tensione senza precedenti a dispetto delle dichiarazioni del Sindaco o di chi si ostina, vedi Confindustria o Barilla, ad isolare il caso Parmalat.

PARMALAT è sicuramente un caso isolato per la delinquenzialità della precedente dirigenza e per la portata del crac finanziario, ma la debolezza del sistema produttivo in rapporto alla finanza è la prima lezione che si riceve dalla vicenda Parmalat.

Quello che abbiamo lanciato in questi giorni è un ALLARME che non può essere letto come “volontà di discreditare il nome di Parma o della classe imprenditoriale”, ma deve essere recepito come la necessità di fare davvero sistema partendo da risorse come il lavoro, il prodotto, i lavoratori, la ricerca e l’innovazione di prodotto e di processo.

Sono necessarie regole nuove che prevengano e non la sostengano, come la legge sul falso in bilancio, gli effetti della “finanza allegra” e strumenti efficaci in grado di tutelare tutti gli attori che operano in un sistema economico ed in particolare i risparmiatori; bisogna superare i conflitti d’interessi tra credito ed imprenditori; istituzioni e parti sociali devono mettere mano al sistema e valorizzare le risorse reali a disposizione.

La sostenibilità degli assetti produttivi diventa l’unica ragione per continuare a dare risposte all’intero sistema; nel caso Parmalat dagli allevatori, passando dalle fabbriche, alla distribuzione, compresi i risparmiatori.

Continuiamo a sostenere, con la certezza dei numeri e dei risultati, che il core business di questa azienda produce reddito e la continuità produttiva non  può essere messa a rischio.

A nulla servono le girate di spalle di Guido Barilla, che parla dei lavoratori Parmalat come di un recente passato dando lezioni, di economia di mercato, mentre sulla stampa appaino numeri poco edificanti dello stato finanziario del Gruppo.

A nulla servono le dichiarazioni di Marzano che si diletta a proporre spezzatini finalizzati ad un ritorno economico senza considerare il valore di un sistema produttivo ed industriale che può continuare ad avere struttura internazionale.

A nulla servono le dichiarazioni di “verginità” di D’Amato quando un intero paese subisce i contraccolpi di una crisi di sistema.

I lavoratori Parmalat potrebbero decidere di scendere in piazza per sostenere le loro ragioni, così come i lavoratori di tante altre aziende italiane; in questa fase hanno scelto di sostenere la continuità produttiva in attesa di un piano industriale che DEVE considerare l’intero sistema, compresi i livelli occupazionali.

I lavoratori Parmalat sanno che da loro possono ricevere le risposte l’intera filiera agro-alimentare e tutti gli attori, compresi i risparmiatori, che su questa vicenda e su altre rischiano di non avere prospettive.

                                                                           Antonio Mattioli


 

DOCUMENTO DELLE SEGRETERIE NAZIONALI FAI CISL, FLAI CGIL e UILA UIL SULLA CRISI DELLA PARMALAT E SOCIETA’ COLLEGATE 15 gennaio 2004

 

Il crack Parmalat mette in luce la drammatica esigenza di regole condivise per i processi di internazionalizzazione delle imprese e la trasparenza dei mercati finanziari e per le relazioni che in essi o attraverso essi si sviluppano.

Nel contesto europeo esso pone in primo piano i temi della tutela dell’occupazione e della necessità di una revisione delle politiche di sviluppo nonché di un aggiornamento delle norme relative alle politiche industriali comunitarie e nazionali.

E’ quanto espresso dai Segretari generali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil riuniti in queste ore a Roma per una valutazione comune sulla vicenda Parmalat.

Gorini, Chiriaco e Mantegazza hanno sottolineato come il primo elemento su cui intervenire sia la correzione dell’informazione sulle reali priorità che la vicenda pone in agenda per il Governo, le forze politiche e la magistratura.

Fai, Flai e Uila non apprezzano lo scontro politico-istituzionale che la vicenda Parmalat sembra acuire, auspicano al contrario convergenti e chiare volontà tese a tutelare l’immagine del sistema Italia e gli interessi dell’economia e dell’occupazione.

Analoghe esperienze indicano l’urgenza di varare anche in Italia una legge che preveda pene severe per reati connessi a comportamenti finanziari ed economici fraudolenti; analogamente è indifferibile proporre un iter privilegiato per adeguati provvedimenti a livello europeo.

L’approvazione del decreto Marzano, che garantisce a grandi aziende in difficoltà protezione temporanea dai creditori, relega nello sfondo la crisi industriale – affermano i tre Segretari generali -  e pone d’altra parte problemi non secondari in merito all’iter di concertazione indispensabile sul piano della democrazia industriale e dei diritti sanciti dalla Carta europea di Nizza e recepiti nella parte seconda della bozza di Carta costituzionale europea (Diritto dei lavoratori alla informazione e alla consultazione “in tempo utile” nell’ambito dell’impresa). 

Mentre ancora non è stato convocato il Tavolo di crisi richiesto dalle organizzazioni dei lavoratori, Fai, Flai e Uila rilevano che il decreto Marzano lascia in una condizione di indeterminatezza gli obiettivi di ristrutturazione del Gruppo che il Commissario straordinario, in accordo con il Ministro competente, dovrà perseguire.

Né appare imminente la chiarezza necessaria del quadro finanziario e dei suoi più temibili contraccolpi sulle prospettive di risanamento e, quindi, di difesa dell’occupazione e di esigibilità dei crediti dei lavoratori.

Prima di ogni altro soggetto i lavoratori hanno diritto ad essere tutelati su ogni piano e ad intervenire su scelte determinanti per il loro futuro e per contrastare l’impoverimento del patrimonio industriale nazionale testimoniato dallo spezzettamento e dalla svendita cui sono state sottoposte decine di imprese che hanno utilizzato la Prodi bis.

I Segretari generali di Fai, Flai e Uila – mentre concorderanno con i sindacati europeo e mondiale di categoria le iniziative orientate a tutelare i diritti dei lavoratori della Parmalat in Europa e nel resto del mondo – per quel che riguarda la Parmalat Italia decidono:

  • Di dare mandato ai loro legali di “costituire” il sindacato di categoria e i lavoratori come parte civile nel processo avviato con le indagini preliminari anche per evitare che sia proprio il sistema bancario – per il quale deve essere chiarito il livello di corresponsabilità nella vicenda – l’unico creditore privilegiato del risanamento;
  • in secondo luogo fanno richiesta formale di essere rappresentati nel comitato di sorveglianza previsto dalla Prodi bis;
  • infine, ma non per ultimo, invieranno una lettera ai Commissari europei Monti, Diamantopoulou e Fischler, nonché ai Presidenti italiani di Senato e Camera e al Presidente del Consiglio dei Ministri, per esprimere – anche in vista del dibattito parlamentare -  proprie considerazioni di merito e per rivendicare il rispetto di quanto previsto nella Carta europea di Nizza in merito al diritto dei lavoratori di essere informati preventivamente sulle scelte d’impresa.

Infine, insieme alle strutture sindacali territoriali di categoria e ai lavoratori dei siti Parmalat in Italia, i Segretari generali impegnano tutto il sindacato a sostenere le iniziative già intraprese a livello locale e a condividere quelle necessarie nei confronti dei soggetti istituzionali e sociali coinvolti. 

Roma, 15 gennaio 2004

I Segretari Generali

  

   FAI CISL                                                  FLAI CGIL                                      UILA UIL

(Albino Gorini)                                         (Franco Chiriaco)                         (Stefano Mantegazza)


Roma, 15 gennaio 2004                                                                                         

Al Presidente del Senato della Repubblica

On. Marcello Pera

 

Al Presidente della Camera dei Deputati

On. Pier Ferdinando Casini

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

On. Silvio Berlusconi

 

Al Commissario europeo per la concorrenza

Mario Monti

 

Al Commissario europeo per l’occupazione

Anna Diamantopoulou

 

Al Commissario europeo per l’agricoltura

Franz Fischler

 

Loro sedi

  

Come rappresentanti dei lavoratori italiani coinvolti, loro malgrado, nelle vicende economiche e finanziarie della Parmalat siamo certamente interessati ad una approvazione del decreto legge 347 del 23 dicembre 2003 (decreto Marzano) da parte della Commissione europea.

D’altra parte – pur condividendo la decisione adottata a favore di procedure di legge agili e tempestive per favorire processi di ristrutturazione industriale in caso di crisi aziendali così significative per l’occupazione e lo sviluppo economico - siamo fortemente preoccupati da due elementi concomitanti.

Da un lato - e mentre la consistenza occupazionale viene chiamata in causa dal cosiddetto decreto Marzano come uno dei due elementi necessari perché un’azienda possa accedere alle procedure previste dal decreto stesso – nonostante una prevalenza di interesse dei mezzi di comunicazione di massa e degli osservatori più accreditati verso i “risparmiatori” piuttosto che verso i lavoratori, vorremmo sottolineare, senza nulla togliere ai diritti di legge dei risparmiatori, la differenza sostanziale fra la condizione di chi decide di assumere un’alea investendo nel mercato finanziario – soprattutto quando si tratta di investitori istituzionali - e la condizione di lavoratori che potrebbero perdere tutto ciò che possiedono, a partire dal salario differito con il trattamento di fine rapporto, e trovarsi nella condizione di non avere né posto di lavoro né altri emolumenti  con cui far fronte al loro sostentamento.

Stiamo valutando, ovviamente, ogni via legale per tutelare i nostri rappresentati verso la Parmalat, i dirigenti corresponsabili del dissesto nonché nei confronti di quanti – società di certificazione, istituti bancari, società finanziarie – abbiano contribuito a costruire e coprire operazioni finanziarie truffaldine. Peraltro non ci aiuta, in questa doverosa opera di tutela, lo scarso rilievo che viene dato ai diritti dei lavoratori della Parmalat i quali, con il loro impegno, in questi giorni stanno garantendo le produzioni e la credibilità dell’apparato industriale, unico aspetto positivo in così grave disastro.

In secondo luogo siamo preoccupati da alcuni elementi di forte discrezionalità che, pur nell’urgenza dell’intervento, emergono dal testo stesso del decreto Marzano. Mentre infatti il decreto legislativo 270/99 prevedeva l’elaborazione di un piano di ristrutturazione industriale – da rendersi immediatamente pubblico – prima dell’avvio dell’amministrazione controllata,  attualmente detto piano può essere prodotto dal Commissario straordinario fino a 180+90 giorni dalla sua nomina mentre la relazione che egli deve presentare, come Commissario giudiziale, può essere prorogata dal tribunale fino a 120 giorni. Nel frattempo il Commissario, d’intesa con il Ministro,  può procedere – come recita l’articolo 5 del decreto Marzano – sentito il Ministro competente “a  cessione di aziende o rami di aziende dell’impresa” nonché (art. 6) “al compimento delle operazioni o delle categorie di operazioni necessarie per la salvaguardia della continuità dell’attività aziendale delle imprese del gruppo”.

Riscontriamo una discrezionalità, resa più evidente dalla genericità di questi passaggi del decreto e non possiamo nascondere una notevole preoccupazione nel vedere marginalizzati diritti di legge e contrattuali alla informazione, valutazione, confronto e concertazione di scelte di politica industriale, fondamentali per il futuro dei lavoratori. Non solo nessuna precisazione nel decreto o nell’espressione di volontà formali viene avanzata in ordine a quanto pur previsto nell’articolo 45 del decreto legislativo 270/99 in merito al comitato di sorveglianza ed alla presenza in questo – ove si operi la scelta di 5 membri – di due creditori chirografari.

Ma ci sembra inoltre che rischi di essere eluso o non rispettato quanto previsto dalla Carta di Nizza – il cui valore giuridico è già positivo -  recepita in specifico nella Parte seconda della bozza di Carta costituzionale europea  (Diritto dei lavoratori alla informazione e alla consultazione “in tempo utile” nell’ambito dell’impresa). Conseguentemente stiamo in proposito valutando l’opportunità di adire alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Vogliamo inoltre segnalare che analoga situazione coinvolge i lavoratori dipendenti dei fornitori di latte della Parmalat. In questo caso le condizioni sono assai più problematiche trattandosi di un settore produttivo – l’agricoltura – dove, a fronte di forti caratteri di stagionalità e precarietà della prestazione lavorativa, elusione ed evasione contributiva costituiscono una pratica ampiamente diffusa e verso la quale la Comunità si è più volte rifiutata di adottare una misura semplice, richiesta da tutti i sindacati europei dell’agroindustria: quella della condizionalità degli aiuti al rispetto delle norme e dei contratti in materia di lavoro dipendente, misura  che avrebbe consentito una lotta vera al lavoro nero e alle conseguenze anche significative che questo fenomeno comporta in termini di sostenibilità fiscale e previdenziale, di giustizia sociale, di trasparenza dei mercati e rispetto delle regole di concorrenza. Riterremmo opportuno, quindi, che ogni provvedimento a favore di questi soggetti fosse subordinato alla condizionalità innanzi richiamata.

In conclusione chiediamo un incontro per rappresentare le nostre preoccupazioni in merito alla vicenda Parmalat e, nel rispetto della vigente normativa europea sulla concorrenza, avere  elementi di valutazione sulle soluzioni possibili ed opportune.  

             Distinti saluti.             

I Segretari Generali 

                       FAI CISL                               FLAI CGIL                     UILA UIL

(Albino Gorini)                       (FrancoChiriaco)         (Stefano Mantegazza)  

 

home | contratti | sicurezza sul lavoro | sicurezza alimentare | agroalimentare