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Tratto
da
AmbienteDiritto.it
Sito giuridico
ambientale
Dossier - Greenpeace
vedi anche: O.G.M.
O.G.M.: Gli impatti sulla
salute
1.
Nuove
allergie; 2.
Resistenza agli antibiotici; 3.
Più chimica in agricoltura;
4.
Inquinamento genetico; 5.
Resistenza agli insetticidi; 6.
Riduzione della biodiversità; 7.
Instabilità genetica e perdita dei raccolti; 8.
Ingegneria genetica e fame nel mondo; 9.
Sicurezza alimentare;
1.
NUOVE ALLERGIE
Manipolare geneticamente un organismo vuol dire passare ad esso una
molecola di DNA che gli permette di produrre una proteina che prima non
era in grado di fabbricare. Noi ci nutriamo da sempre di proteine, ma
esse, come talvolta altre sostanze, possono essere "rifiutate" dal nostro
organismo. Quando veniamo in contatto con certe molecole infatti, il
nostro organismo reagisce in modo talvolta violento con quella che
chiamiamo "reazione allergica" o allergia.
I
fautori degli alimenti GM sostengono che l’introduzione di cibi manipolati
nella nostra dieta non può causare rischi di nuove allergie, e citano
l’esempio dell'introduzione del gene di banana nel pomodoro, omettendo di
precisare che – in questo caso - si tratta di cibi abitualmente consumati.
L’ingegneria genetica, però, riguarda spesso geni, e dunque proteine, che
non fanno parte del consumo alimentare tradizionale: i rischi non sono
prevedibili se il gene "trapiantato", ad esempio nel grano con cui
facciamo pane, pasta ecc., proviene da uno scorpione o da una petunia o da
altri organismi finora mai utilizzati nell’alimentazione.
Le
multinazionali del settore hanno a lungo rassicurato sui rischi sostenendo
che non si può creare possibilità di risposta allergica trapiantando un
unico gene. Purtroppo, malgrado il carattere recente di questi studi,
questa teoria è già stata contraddetta dai fatti. La società Pioneer,
prima compagnia mondiale nella produzione di semi, ha prodotto una soia
più ricca di metionina (amminoacido essenziale che il nostro organismo non
sa produrre) grazie ad un gene proveniente dalla noce brasiliana. Gli
esperimenti di laboratorio, finalizzati proprio a valutare la possibile
insorgenza di nuove allergie, avevano tutti dato esito negativo.
L’inaffidabilità di queste procedure è stata svelata da un test semplice e
poco costoso, che evidentemente la Pioneer, che ha investito miliardi nel
progetto, non voleva fare. Infatti, la noce brasiliana è nota per la sua
forte potenzialità allergenica, che significa che molte persone sono
allergiche alla noce brasiliana. Non è poi difficile raccogliere una
collezione di campioni di sangue di questi soggetti, estrarne il siero e
farci un test allergologico con la soia manipolata da Pioneer. In breve,
ci si è accorti che persone allergiche alla noce brasiliana, ma non alla
soia normale, erano allergiche anche alla soia manipolata della Pioneer,
la cui commercializzazione è stata bloccata per un pelo. Senza questi
esperimenti, abbiamo tutti rischiato di mangiare qualcosa di pericoloso.
Questo
esempio non solo dimostra che i test indiretti sono inaffidabili, ma fa
sorgere un problema non risolvibile sulle procedure di valutazione del
rischio allergico degli alimenti GM. Infatti, non abbiamo il siero di
persone allergiche allo scarafaggio, allo scorpione, alla petunia o alle
meduse: nessuno mangia questi organismi e tanti altri di quelli di cui fa
uso l’ingegneria genetica. Con la noce brasiliana è andata bene. Ma che
fare con tutto il resto? La maggior parte degli organismi geneticamente
manipolati non può che essere sottoposta che a test di tipo indiretto, che
già sappiamo non funzionare.
Come
possiamo allora essere sicuri dell’affidabilità degli alimenti GM? Come
possiamo escludere che essi non possano causare un certo numero di
allergie? Semplicemente, non possiamo. Noi tutti saremo, nostro malgrado,
la cavia di un esperimento i cui risultati sono imprevedibili e
probabilmente irreversibili. Anzi, lo siamo già, visto che gli alimenti GM
sono già tra noi. Eppure, ogni giorno si scoprono nuove allergie a nuovi
prodotti e si conosce relativamente poco di queste patologie e delle cause
scatenanti. Sarebbe, quindi, opportuno non aumentare inutilmente i rischi.
J. A. Nordlee et al.
(1996) Identification of a brazil-nut allergen in transgenic soybeans. The
New England Journal of Medicine.
Vol. 334:
688-692.
2.
RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI
In
Francia era stata autorizzata - e successivamente sospesa - la
coltivazione di un mais transgenico della Novartis in cui era stato
introdotto un gene resistente ad un antibiotico comune, l'ampicillina.
Questo
gene viene definito "marcatore": permette di identificare le cellule in
cui è riuscito il "trapianto" dei geni. Successivamente, il marcatore non
svolge più alcuna funzione, ma la sua eliminazione sarebbe stata toppo
costosa e difficile.
Gli
antibiotici sono le uniche armi efficaci contro i batteri patogeni (che
causano malattie), ma a causa dell’insorgenza di resistenza agli
antibiotici queste armi sono sempre meno efficaci. D’altra parte, la
ricerca scientifica ha serie difficoltà a trovare nuove molecole che siano
efficaci e si stima che le malattie da ricovero legate alla resistenza
agli antibiotici uccidano 10.000 persone all'anno. Gli antibiotici
diventano sempre meno efficaci perché i batteri col tempo riescono a
produrre delle difese: secondo l'OMS (Organizzazione Mondiale della
Sanità) questo è uno dei più gravi rischi sanitari emergenti. (1)
La
resistenza agli antibiotici dipende dal fatto che, con l’uso eccessivo di
questi medicinali negli ultimi anni, si selezionano (cioè sopravvivono)
solo quei batteri che contengono i geni che permettono loro di resistere a
questi "veleni". Il problema è che i batteri non solo possono scambiarsi
tra loro questi geni, ma possono acquisirli anche da organismi superiori.
(2)
Numerosi
studiosi temono che la diffusione di geni con resistenza agli antibiotici
- tipici delle piante transgeniche - possano accelerare questo processo
creando, così, nuovi batteri contro i quali gli antibiotici sono
assolutamente impotenti.
"
L’introduzione su larga scala delle piante transgeniche rischia di
facilitare lo sviluppodi resistenze sempre più efficaci, da parte dei
batteri, agli antibiotici… Questo rischio è stato largamente ignorato
dagli esperti.
"
Patrice Courvalin – Institut Pasteur (3)
Gli scienziati più attenti, temono che la resistenza agli antibiotici
possa quindi passare dagli organismi GM ai batteri patogeni, tramite uno o
più passaggi intermedi (4). Infatti, i geni per la resistenza agli
antibiotici potrebbero passare dagli alimenti GM che mangiamo ai batteri
innocui presenti nel nostro apparato digerente e da questi ad eventuali
batteri patogeni che possono infettare l’organismo umano. Lo stesso
fenomeno potrebbe succedere in animali d’allevamento o anche in natura.
Fino a materializzare il fantasma che tutti temono: un batterio patogeno
resistente a tutti i tipi di antibiotici conosciuti.
J.D. Williams (1998) Opinion – antibiotic resistence: have we got the
right culprits? Newsletter of the International Society of Chemotherapy.
Vol.2, num.4
F. Gebhard e K. Smalla (1998) Trasformation of Acinetobacter sp. Strain
BD413 by Transgenic Sugar Beet DNA. Applied and Environmetal Microbiology
Vol. 64, num. 4
P. Courvalin (1998) Plantes Transgeniques et antibiotiques . La Recherce,
n. 309 pag 36-40.
British Medical Association – Board of Science and Education. The Impact
of Genetic Modification on Agriculture, Food and Health. Interim
Statement, May 1999.
3.
Più chimica in agricoltura
La
pubblica opinione sta rispondendo agli eccessi dell’agricoltura
"industrializzata", sempre più dipendente da pesticidi e fertilizzanti
chimici, orientandosi in modo netto a favore di alimenti prodotti da
agricoltura biologica (1). Il fenomeno preoccupa i giganti dell’industria
chimica, che si sono massicciamente riconvertiti nel settore
dell’agro-biotecnologia e giustificano adesso questa scelta secondo falsi
criteri compreso quello della sostenibilità ambientale.
Ma
contrariamente a quanto promesso alla pubblica opinione da Governi ed
Industrie, l'ingegneria genetica non ridurrà l'uso di erbicidi dannosi. In
realtà, le stesse aziende stanno aumentando la loro capacità di produrre
erbicidi (2) e chiedono, e ottengono, permessi (3) per l'innalzamento dei
livelli ammissibili di residui di questi prodotti negli alimenti
geneticamente manipolati (GM).
E’ un
fatto che la maggior parte della ricerca sviluppata dalle aziende della
ingegneria genetica si è fino ad ora focalizzata sull'ottenimento di
piante resistenti agli erbicidi prodotti dalle stesse industrie. Ad
esempio, la soia manipolata della Monsanto resiste a dosi massicce di
Roundup, un erbicida prodotta dalla Monsanto stessa. In generale, una
coltivazione di piante GM di questo tipo può essere trattata con
l’erbicida a dosi tali da uccidere le piante infestanti: sopravviverà
soltanto la pianta GM che è resistente. Che poi essa possa contenere dosi
più o meno elevate di veleni chimici è un fatto che non preoccupa
l’Industria chimica.
Il 71%
delle piante GM presenti nel 1998 su circa 28 milioni di ettari avevano la
caratteristica di resistere agli erbicidi (4). Che il meccanismo serva a
far vendere più erbicidi lo prova il fatto che negli USA le sementi
transgeniche vengono vendute con un contratto in cui si stabilisce che gli
agricoltori che utilizzano erbicidi che non siano della ditta produttrice
della semente manipolata, possono essere perseguiti legalmente (5). Lo
stesso contratto vieta agli agricoltori di conservare i semi provenienti
dal raccolto per riseminarli l'anno successivo.
Le
biotecnologie si sono sviluppate con la stessa filosofia che promosse lo
sviluppo dei prodotti chimici: raggiungere il singolo obiettivo, a breve
termine, di un aumento delle rese e dei margini di profitto. Questo
approccio abbraccia una visione del mondo in cui predomina l’idea che la
natura deve essere dominata, sfruttata e forzata a produrre di più; dalla
scelta di "soluzioni" veloci e remunerative rispetto alle complesse
problematiche ecologiche; dal pensiero "riduzionista", che analizza
sistemi complessi, come l'agricoltura, in termini di singole componenti,
piuttosto che come un sistema integrato; e dalla convinzione, che il
successo in agricoltura significhi guadagni di produttività nel breve
periodo, piuttosto che la sostenibilità di lungo termine.
Jane Rissler
(Union of Concerned Scientist) (6)
Hamm U. (1997) Organic Trade: The potential for growth. In: Maxted-Frost
(ed.) The future agenda for organic trade – Proc. of the 5th
IFOAM International Conference on trade in organic products. Tholey-Theley,
p. 18-21
Nel
settembre del 1998 la Monsanto ha annunciato di voler investire quasi 1000
miliardi in Brasile per la costruzione di una fabbrica destinata alla
produzione dell’erbicida Roundup
Lappe M., Bailey B. (1998). Against the Grain, Common Courage press, p.
75-76
James C. (1998) "Global view of commercial Transgenic Crops", 1998. ISAAA
Briefs No8.
ISAAA:
Ithaca, NY
Comunicato stampa Monsanto, 12 settembre 1998
Biotechnology and Pest Control: Quick Fix vs. Sustainable Control.
Global
Pesticide Campaign, Vol1, No. 2, pp 1, 6-8, Gennaio 1991
4.
INQUINAMENTO GENETICO
Una
volta rilasciato in natura, un nuovo organismo creato dall’ingegneria
genetica potrebbe essere in grado di interagire con altre forme di vita
con effetti distruttivi, riprodursi, trasferire le sue caratteristiche e
mutare in risposta alle sollecitazioni ambientali.
Ad
esempio, è stato verificato che i geni "trapiantati" possono velocemente
passare dalla colza GM a piante affini, infestanti e non. In colture
sperimentali, i geni della colza GM che è stata resa resistente al
glufosinato, un erbicida, sono stati trasferiti ad una specie di rafano
selvatico, una pianta infestante apparentata con la colza, dopo due
generazioni (1). Ricerche condotte in Germania hanno mostrato che il gene
per la resistenza al glufosinato può trasferirsi, mediante il polline, in
piante distanti 200 metri (2) e dati più recenti indicano che
l’inquinamento genetico può avvenire anche a distanze maggiori.
Molte
piante usate per l’alimentazione vengono oggi manipolate per ottenere
prodotti chimici industriali e farmaceutici. Queste piante potrebbero
incrociare il loro polline con specie vicine e contaminare così gli
alimenti (3).
Molte
specie di pesci sono oggi sottoposte a manipolazione genetica ed allevate
in vasche sperimentali. Nel DNA di salmone è stato inserito un gene
dell’ormone della crescita con un "promotore", un interruttore genetico
che serve ad attivare il DNA per produrre più ormone del normale. Questo
salmone cresce nel primo anno fino a 50 volte più della sua normale
lunghezza, e pesa in media 5 volte più del normale (4). L’impatto di un
tale "super-salmone" sugli ecosistemi è potenzialmente disastroso: per
poter crescere così tanto questo pesce deve mangiare molto più dei normali
salmoni. Del resto, l’ipotesi che salmoni di allevamento raggiungano
l’ambiente esterno è confermato da una ricerca norvegese secondo cui i
salmoni che sono scappati dalle vasche sarebbero 5 volte più numerosi di
quelli "selvatici". (5)
Mosche,
zanzare e vermi sono stati ingegnerizzati in laboratorio per diversi scopi
(6). La commercializzazione di questi organismi porterebbe ad una loro
rapida diffusione nell'ambiente. Queste creature si riproducono
velocemente ed alcune di loro sono in grado di coprire notevoli distanze.
Se risultassero dannose, sarebbe particolarmente difficile controllarle.
Nel
1989, la Biotechnica International ha sperimentato sul campo semi di soia
rivestiti con microrganismi GM, per aumentare la capacità di fissazione
dell'azoto. Alla fine della stagione le piante e i semi sono stati
bruciati, i campi arati e una nuova coltivazione reimpiantata. Successivi
monitoraggi hanno mostrato che i microrganismi GM si erano diffusi per
circa 2 ettari grazie all'aratura, e stavano eliminando i microrganismi
che normalmente popolavano quei suoli (7).
Nel 1998
si è dimostrato in laboratorio il trasferimento di geni dalla barbabietola
da zucchero all’Acinetobacter, un batterio del terreno. In teoria,
qualunque insetto, uccello o altro animale potrebbe raccogliere questi
batteri dal suolo, trasportandoli ovunque (8).
Frello S., Hansen K.R., Jensen J., Joergensen R.B. (1995): "Inheritance of
rapeseed (Brassica napus) Specific RAPD Markers and a Transgene in the
Cross B. juncea x (B. juncea x B. napus). Theor. Appl. Genet. 91: 236-241
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Oilseed Rape (Brassica napus) and Weedy B. campestris (Brassicaceae): a
Risk of Growing Genetically Modified Oilseed rape.
Am. J. Botany 81: 1620-1626
Mikkelsen T.R., Andersen B., Joergensen R.B. (1996): The Risk of Crop
Transgene Spread. Nature, 380:31.
"Gene Watch Report, "Genetically Enginereed Oilseed Rape: Agricoltural
saviour or New Form of Pollution?", Gene Watch Briefing, Number 2, May
1998
Steinbrechter R., Ho M. (1996), Fatal Flaws in Food safety Assessment:
Critique of the joint FAO/WHO Biotechnology and Food Safety report, 3.2
MacKenzie D. (1996) Altered Salmon grow by leaps and bounds, New
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MacKenzie D. (1996) Can we make supersalmon safe?, New Scientist, 27
Gennaio 1996, p. 14-15
APHIS (1996) Field trial of a transgenic arthropod, Metaseilulus
occidentalis (Acari: Phytoseiidae). Field Trial Report.
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17 Giugno 1997.
APHIS (1996) Field trial of a transgenic nematode, Heterohabditis
bacteriophora (Nematoda: Heterorhabditidae). Field trial report.
US National Biotechnology Impacts Assessment Programme Newsletter (1991)
The case of the Competitive Rhizobia, Marzo 1991
Gebhard F., and Smalla K. (1998) Transformation of Acinetobacter sp.
Strain BD413 by transgenic sugar beet DNA, Appl.
Environ
Microbiol. 64, 1550-1559
5.
RESISTENZA AGLI INSETTICIDI
Il
Bacillus thuringensis, (Bt), è un batterio del suolo che produce una
tossina insetticida. E’ molto apprezzato dagli agricoltori biologici come
un insetticida naturale, efficace e sicuro. Colpisce particolari specie e
viene usato in applicazioni occasionali, specialmente nei casi in cui si
verifichi una seria infestazione. Adesso però, alcune piante sono state
manipolate con il gene della tossina del Bt, cosicché esse dispongono
della capacità di produzione dell'insetticida nel proprio corredo
genetico. Nel 1998 queste piante Bt resistenti agli insetti sono state
coltivate su 7,7 milioni di ettari di estensione in tutto il mondo (1).
In
marcato contrasto con l'applicazione occasionale della tossina Bt
nell'azienda biologica, nelle piante Bt la tossina è prodotta per tutto il
tempo della loro crescita. Questo significa che gli insetti sono
continuamente esposti alla tossina, e sono perciò nelle condizioni
"favorevoli" allo sviluppo di una resistenza all'insetticida (2). L'EPA,
agenzia statunitense per la protezione ambientale, ha approvato le colture
Bt sebbene abbia previsto come conseguenza che la maggior parte degli
insetti più esposti svilupperà la resistenza al Bt entro 3 o 5 anni (3).
In realtà, i primi ceppi resistenti sono già comparsi e ciò comporta il
rischio di un forzato ritorno all’uso di sostanze chimiche, ovvero il
fallimento di numerose aziende del biologico o un notevole aumento dei
prezzi dei prodotti dell’agricoltura biologica..
Inoltre,
la presenza della tossina Bt nelle piante ingegnerizzate può danneggiare
un ampio numero di specie di insetti. Un recente studio in Svizzera ha
evidenziato che certi insetti predatori, le crisope (Neurotteri), che si
cibano di parassiti del grano, presentano disfunzioni nello sviluppo ed un
aumento di mortalità quando sono alimentati con prede cresciute su mais Bt
(4).
L'uso di
altre tossine insetticide in colture GM, quale la lectina del bucaneve, ha
anche mostrato preoccupanti effetti sulla catena alimentare. In un
esperimento di laboratorio, femmine della coccinella sono state nutrite
con afidi che si erano cibati di patate resistenti agli insetti. Comparate
con coccinelle nutrite con una dieta normale, le prime hanno prodotto meno
uova e hanno vissuto per un tempo dimezzato. (5)
In uno
studio recentemente pubblicato su Nature, che ha ottenuto la prima pagina
dei giornali di diversi paesi, si mostrava che i bruchi di farfalla
Monarca (una specie americana di insetto migratore di notevole importanza
naturalistica) avevano una mortalità quasi del 50% maggiore alla norma se
ingerivano il polline di piante Bt. (6) In base a questa scoperta,
l’Austria ha poco dopo vietato l’uso del mais manipolato della Monsanto
(MON 810) e l’Unione Europea ha bloccato il processo di valutazione di
un’altra varietà di mais della potente azienda sementiera Pioneer.
Greenpeace ed altre associazioni hanno intentato una causa legale contro
l’EPA (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente – USA) per la leggerezza
con cui è stata concessa l’autorizzazione alla coltivazione commerciale di
questi pericolosi organismi transgenici, che peraltro contengono geni per
la resistenza agli antibiotici (vedi paragrafo 6).
James C. (1998) Global revue of Commercialised Transgenic crops: 1998,
ISAAA Briefs No8. ISAAA: Ithaca, NY.
Tabashnik B.E. (1994).
Evolution of Resistance to Bacillus thuringiensis. Annual Review of
Entomology 39: 47-79
EPA (1994) Pesticide Fact Sheet 4/98
Hilbeck a., Moar W., Putztai-Carey M., Filippini A., Zigler F. (1998).
Toxicity of Bacillus thuringiensis CryIAb toxin to the predator
Chrysoperla carnea (Neuroptera: Chrysopidae). Environmental Entomology,
Vol. 27, No4, Agosto 1998
Birch A.N.E., Geoghegan I.E.N., Hackett C. & Allen J (1997). Interactions
between plant resistance genes, pest aphid populations and beneficial
aphid predators. Scottish crop Research Institute, Annual report 1996/97
pp 68-72. SCRI: Dundee
John E. Losey, Linda S. Rayor, Maureen E. Carter (1999).
Transgenic pollen harms Monarch larvae. Nature 399, 214.
6.
RIDUZIONE DELLA BIODIVERSITA'
Ogni
anno si estinguono almeno 30.000 specie viventi (1). L'introduzione di
specie estranee all'ambiente è una delle maggiori cause di dissesto
ecologico e riduzione della biodiversità, cioè della diversità delle
specie viventi. Negli Stati Uniti il 42% delle specie a rischio di
estinzione è minacciata a causa di una specie introdotta (2), con costi
stimati per l'economia statunitense in oltre 220mila miliardi di lire
l'anno (3). Potenzialmente, ogni organismo GM è una "nuova specie"
introdotta nell’ecosistema e rischia di compromettere gli equilibri
naturali del pianeta.
Anche
l’agricoltura ha le sue responsabilità nella perdita di biodiversità che
caratterizza questo secolo: la diffusione delle monocolture è stato uno
dei principali fattori della riduzione della biodiversità agricola, cioè
del numero di varietà utilizzate per produrre cibo. Secondo la FAO,
abbiamo perso il 75% delle varietà agricole che avevamo all'inizio di
questo secolo (4).
"Nonostante
le biotecnologie abbiano la capacità di creare un'ampia varietà di piante
commerciali, la tendenza imposta dalle multinazionali è di creare un ampio
mercato internazionale per un singolo prodotto, generando così le
condizioni per una uniformità genetica nel panorama rurale". (Miguel
Altieri) (5).
La
"rivoluzione genetica" ripropone oggi gli stessi errori della "Rivoluzione
Verde" che è stata una massiccia campagna condotta da governi e imprese
per convincere gli agricoltori del Terzo Mondo a sostituire la moltitudine
di specie coltivate dagli indigeni con un ridotto numero di varietà
produttive che funzionano solo grazie ad un massiccio utilizzo di prodotti
chimici. (6) Molte delle varietà indigene che gli agricoltori utilizzavano
per i propri raccolti sono oramai perdute per sempre (7) ma l'uniformità
genetica porta alla vulnerabilità delle colture, poiché la pressione
esercitata da parassiti, malattie e infestanti è maggiore nelle aree dov’è
coltivata un'unica specie durante tutto l'anno (8). Una delle cause della
carestia della patata irlandese del secolo scorso fu l'uniformità
genetica: tutte le patate erano vulnerabili alla stessa malattia. Un
sistema agricolo che presenta alta diversità genetica potrà fronteggiare
meglio le sfide che provengono da parassiti, malattie o condizioni
climatiche che tendono a colpire solo talune varietà (9).
Sulla
biodiversità si basa la sopravvivenza di molte comunità rurali. Ad
esempio, la comunità messicana degli indios Huastec ha una sofisticata
forma di gestione delle foreste ove coltiva oltre 300 differenti piante in
un mosaico di piccoli giardini, campi agricoli e appezzamenti forestali
(10). E in un villaggio nel nord-est dell'India sono coltivate fino a 70
differenti varietà di riso (11). Nel Bengala Occidentale, 124 specie
"infestanti", raccolte nei campi di riso, hanno importanza economica per i
contadini (12).
Myers N. (1993) Biodiversity and the precautionary principle, Ambio 22
(2-3), 74-79.
USDA Press release, 3 Febbraio 1999
Pimentel, Lach, Zuniga, morrison, Environmental and economic Costs
Associated with Non-indigenous species in the United states", Cornell
University, College of Agriculture and Life Sciences
http://www.news.cornell.edu/releases/Jan99/species_costs.html
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Altieri M., The Environmental Risk of Transgenic Crops: an Agroecological
Assessment, department of Environmental Science, Policy and Management,
University of California, Berkeley.
www.pmac.net/miguel.htm
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Cambell, M., (eds), Intercopping in semi-arid areas, International
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RAFI (1995) The potato blight is back, Seedling
http://www.grain.org/publications/oct95/oct952.htm
Panos (1998) Greed or need? Genetically modified crops. Panos media
briefing No.30.
Shiva V., "Monocultures, Monopolies, Myths and Masculinisation of
Agriculture", Aisling Quarterly.
7.
INSTABILITA' GENETICA E PERDITA DEI RACCOLTI
Gran
parte della promozione dell'ingegneria genetica fa perno su presunti
benefici futuri di cui non si vede traccia. La scarsa affidabilità delle
varietà di colture GM ha già portato a perdite dei raccolti ai quali la
stampa non ha dato il giusto risalto.
Nel
Mississippi nel 1997, 12.000 ettari di cotone GM resistente agli erbicidi
sono andati perduti con perdite individuali dei coltivatori comprese tra 1
e 2 miliardi di lire (1). Nel 1998 il Comitato per l'Arbitrato sulle
Questioni dei Semi del Mississippi ha decretato che il cotone della
Monsanto non ha raggiunto gli obiettivi pubblicizzati, indicando rimborsi
di circa 2 milioni di dollari (oltre 3 miliardi e mezzo di lire) ai tre
coltivatori che hanno sofferto pesanti perdite nel raccolto (2).
Nel 1994
la Calgene (ora controllata dalla Monsanto) introdusse sul mercato il
pomodoro FlavrSavr TM, il primo cibo bio-ingegnerizzato ad ottenere
l'autorizzazione alla vendita, modificato per ritardarne l'ammorbidimento
(marcescenza) e per mantenersi sodo abbastanza da sopportare le fasi di
raccolta, imballaggio e trasporto. Dal 1997 è stato ritirato dal mercato
in quanto, contrariamente alle aspettative della Calgene, i pomodori erano
spesso così morbidi e ammaccati da non poter essere venduti come prodotto
fresco e gran parte delle varietà FlavrSavr TM non presentavano rese
accettabili né resistenza alle malattie in regioni tipicamente adatte alla
loro coltivazione (3).
Il
cotone Bt della Monsanto si supponeva fosse resistente ad un verme suo
parassita; al contrario, la metà circa dei circa 800.000 ettari coltivati
a cotone Bt negli Stati Uniti meridionali hanno sofferto una pesante
infestazione e ai coltivatori fu suggerito di salvare il raccolto con
trattamenti di emergenza. Nonostante la pretesa di una resa del cotone Bt
compresa tra il 90 e il 95%, alcuni esperti hanno rilevato che il prodotto
aveva una resa di solo il 60%.
Molti
dei recenti "sogni genetici" su elevate rese o aumentate capacità di
fissazione dell'azoto, potrebbero risultare errate perché comportano
interventi su complesse caratteristiche multigenetiche. La fissazione
dell'azoto, per esempio, dipende almeno da 17 geni nei batteri e da 50
nelle piante (4). Esistono pericoli associati al trasferimento di un
singolo gene, si può facilmente immaginare cosa possono comportare 50
geni. Anche se tutti i geni necessari per queste caratteristiche potessero
davvero essere identificati e trasferiti, come risultato potrebbero
aumentare i problemi di instabilità genetica (5).
The gene Exchange,
http://www.ucsusa.org/Gene/F97.glyfosate.html
Idem
Idem
Calgene, "News release - Calgene Announces Second Quarter Financial
results", 6 Febbraio 1998
King, "Low-tech Woe Slows Calgene's Super Tomato", Wall Street Journal, 11
aprile 1996
Jonston (1989) Biological nitrogen fixation. In A revolution in
Biotechnology, Cambridge University Press, Cambridge, New York, pp 103-118
Ho, M-W (1998) Genetic Engeneering, dream or nightmare? Gateway Books,
bath, UK, p.135
8.
INGEGNERIA GENETICA E FAME NEL MONDO
"(Noi
obiettiamo) fortemente che l'immagine della povertà e della fame dei
nostri paesi sia utilizzata dalle imprese multinazionali per promuovere
una tecnologia non sicura, né ambientalmente sostenibile e assolutamente
svantaggiosa economicamente. Noi non crediamo che queste multinazionali o
queste biotecnologie aiutino i nostri agricoltori a produrre il cibo a noi
necessario per il XXI secolo. Al contrario, riteniamo che ciò distruggerà
la diversità, le conoscenze locali e i sistemi agricoli sostenibili che i
nostri agricoltori hanno sviluppato per millenni e che ciò indebolirà la
nostra capacità di sfamarci".
Dichiarazione presentata alle Nazioni Unite dai delegati di 24 stati
africani, sostenuti da 30 organizzazioni di ambientalisti e di produttori.
Sebbene
l'aumento della popolazione sia spesso utilizzato per giustificare lo
sviluppo dell'ingegneria genetica, secondo il Programma Mondiale sul Cibo
delle Nazioni Unite stiamo attualmente producendo più cibo di quanto
necessario per sfamare tutti gli abitanti del pianeta, secondo adeguati
valori nutrizionali. Nonostante questo, più di una persona su 7 soffre la
fame.
Anche se
l'ingegneria genetica fosse in grado di mantenere le sue promesse di alte
rese e di raccolti resistenti alle malattie per il Terzo Mondo, sembra
improbabile che ciò possa portare benefici alle popolazioni affamate in
quanto essa non affronta alle radici le cause della malnutrizione. In
effetti, sostenendo che questo complesso problema sia risolvibile con una
panacea biotecnologica, i governi e le industrie cercano di coprire le
reciproche complicità che consentono di mantenere in vita quelle strutture
politiche e quelle diseguaglianze sociali responsabili dell'insufficienza
alimentare di milioni di persone.
Per ogni
Euro che l'occidente stanzia in aiuti umanitari al Terzo Mondo, 3 Euro
sono pagati dagli stessi Paesi per interessi sul loro debito. Il
Rapporto sullo Sviluppo delle Nazioni Unite del 1997 afferma che
"nella sola Africa, il denaro speso per la restituzione annua del debito
potrebbe essere usato per salvare la vita di circa 21 milioni di bambini
entro il 2000". All'epoca della carestia in Etiopia del 1984, colza, lino
e cotone erano coltivati sui terreni agricoli più fertili per essere
esportati come mangime per bestiame nel Regno Unito e in altri paesi
europei.
La
rivoluzione biotecnologica si cala quindi nel tragico solco della
cosiddetta "Rivoluzione Verde", che ha rovinato la vita a milioni di
contadini del Sud del Mondo a solo vantaggio dei paesi e delle aziende che
importavano a poco prezzo raccolti abbondanti che i poveri non hanno mai
potuto mangiare. Nella Corea del Sud, seguendo gli sviluppi della
Rivoluzione Verde, il numero di famiglie rurali indebitate è salito dal
76% nel 1971 al 98% nel 1985; nel Punjab, tra il 1970 e il 1980, questi
alti costi hanno portato ad una riduzione nel numero di piccole aziende
agricole di circa il 25%. In India, il problema del debito ha portato al
suicidio molti coltivatori. (1) L’impatto della "Rivoluzione Verde" non è
stato meno grave in Africa e Sud America.
Non si
capisce come gli alti investimenti sostenuti dalle multinazionali
dell’agro-bio-tecnologia possano poi trasformarsi in generosi interventi a
favore delle popolazioni affamate ed indebitate. Piuttosto, c’è il rischio
che con i brevetti sulle varietà agricole, eliminata la biodiversità
naturale, questi colossi economici si approprino direttamente delle
sementi e quindi della produzione, con un controllo sociale spaventoso,
potendo decidere (vendendo o meno le sementi) chi mangia e a quali
condizioni.
Bello W., Rosenfeld S. (1990), Dragons in Distress; Asia's Miracle
Economies in Crisis, Institute for Food and Development Policy, San
Francisco, p. 86
9.
SICUREZZA ALIMENTARE
"Invece
di ridurre la fame nel mondo, è più verosimile che l'ingegneria genetica
la esasperi. Gli agricoltori saranno trascinati in un circolo vizioso,
incrementando la dipendenza nei confronti di un ristretto numero di
giganti multinazionali, quali la Monsanto, per la loro sopravvivenza. Per
25 anni Action Aid ha ascoltato i poveri agricoltori, appoggiando i loro
sforzi per mantenere una agricoltura sostenibile. Per quanto la
popolazione mondiale stia aumentando, noi sappiamo che essa è in grado di
produrre cibo a sufficienza per tutti. E' la iniqua distribuzione del cibo
che mantiene affamate milioni di persone. La verità è che le colture GM
forniranno "una via migliore" per i profitti di Monsanto, ma potrebbero
essere un enorme passo indietro per i poveri del mondo". Salil
Shetty, direttore esecutivo di Action Aid.
I dati
della FAO, l’Agenzia dell’ONU che si occupa della sicurezza alimentare,
hanno mostrato che i sistemi tradizionali di produzione, su piccola scala,
sono più produttivi di quelli "industrializzati" e su vasta scala. Secondo
un censimento FAO (1), confrontando la resa per superficie di una fattoria
industrializzata "tipo" di 14 ettari, con realtà contadine tradizionali
più piccole, risultava che:
in
Siria, una fattoria di 0,2 ettari era 1.400 volte più produttiva (della
fattoria "tipo");
in
Messico, una fattoria di 1,2 ettari era 3.000 volte più produttiva;
in Perù,
una fattoria di 2 ettari era 800 volte più produttiva; e
in
Etiopia, una fattoria di 0,4 ettari era 350 volte più produttiva.
Mentre i
sistemi di agricoltura sostenibile incoraggiano l'uso di risorse locali ed
aiutano le comunità ad auto sostenersi, le multinazionali fanno profitti
imponendo ai coltivatori l'utilizzo di sementi e prodotti chimici che esse
stesse vendono, al loro prezzo. Forse per questa ragione le industrie
chimiche, ed i governi che le spalleggiano, non sono disponibili a
riconoscere le possibilità di sviluppo di sistemi agricoli che fanno a
meno della chimica e della biotecnologia, e che sono al di fuori del loro
controllo. Secondo il Prof. Jules Pretty dell’Università di Essex (2):
la
diminuzione delle rese delle monocolture di riso ha portato circa un
milione di contadini in Asia ad iniziare pratiche di agricoltura
biologica. Gli aumenti delle rese sono del 10%.
223.000
contadini del Brasile sono passati dai fertilizzanti chimici a quelli
organici (letame) e ad altre pratiche di agricoltura biologica,
raddoppiando la resa di mais e grano;
in
Guatemala e Honduras, 45.000 contadini hanno rigenerato il suolo con
pratiche di agricoltura sostenibile, diversificando la produzione, e
favorendo il ritorno dalle città.
Sono
solo pochi esempi di quello che potrebbe essere il futuro per i Paesi in
via di Sviluppo. Ma l’industria agro-bio-chimica ha altre mire. Il
commercio e l'uso di sementi autoprodotte sono la linfa vitale per un
miliardo e mezzo di famiglie rurali di tutto il mondo. Monsanto è ora
proprietaria di un brevetto su una tecnologia chiamata "terminator" che
disabilita geneticamente il seme rendendolo incapace di germinare: dunque,
i semi sono sterili e non possono essere riutilizzati per nuovi raccolti.
Altre imprese sono proprietarie di brevetti che porterebbero ad analoghi
risultati, con conseguenze potenzialmente disastrose:
"Questa
è una tecnica immorale che deruba le comunità agricole del loro atavico
diritto a produrre le proprie sementi e del loro ruolo di produttori di
nuove varietà agricole. Coltivatori e governi dovrebbero dichiarare
ovunque l'uso di questa tecnologia contraria all'ordine pubblico e alla
sicurezza nazionale. Questa è la bomba al neutrone dell'agricoltura".
Camila
Montecinos, Centro de Educacion y Tecnologia, Chile (3).
FAO, 1980. World Census on Agriculture.
Jules Pretty, (1998) "Feeding the world with sustenaible farming or GMOs?"
The Genetics ForumVol.4 /6:4-5
RAFI,
comunicato. http://www.rafi.org/communique/fltxt/19982.htlm
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