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Intervista con Franco Chiriaco (Flai Cgil) |
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Non resta che lo sciopero |
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di Mayda Guerzoni |
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Il piano industriale per Parmalat dovrebbe essere
presentato a giorni dal commissario straordinario Bondi, ma Cgil, Cisl
e Uil non hanno ancora avuto l’onore d’essere convocate attorno a
un tavolo di crisi per il doveroso confronto. Nonostante la situazione
d’impasse, sono stati loro, i sindacati confederali, a chiamare lo
scorso 23 febbraio il governo in un convegno nazionale che è
diventato di fatto un incontro informale ai massimi livelli, data la
presenza di Epifani, Pezzotta e Angeletti, dei ministri Marzano e
Alemanno, oltreché dei leader nazionali di Flai, Fai, Uila. Compatte
Cgil, Cisl e Uil e le sigle di categoria nel rivendicare la
concertazione e il ruolo dei lavoratori come garanzia per la
trasparenza dei processi di risanamento e per la creazione della nuova
realtà Parmalat, con priorità al lavoro e al piano industriale.
Deludenti, a dir poco, i rappresentanti del governo, i quali, pur con
accenti diversi, hanno delineato per Parmalat un futuro di “gruppo
italiano a strategia multinazionale più snello, competitivo,
efficiente”. Franco Chiriaco, segretario generale della Flai Cgil,
relatore al convegno, commenta quest’idea con parole secche e toni
pessimisti.
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Articolo integrale
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Viaggio nelle realtà italiane del Gruppo |
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Un'azienda che deve continuare a produrre |
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di Mayda Guerzoni |
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Un vero piano industriale e non solo un piano di
salvataggio per il gruppo Parmalat: è di questo che vogliono
discutere con il commissario straordinario Bondi i sindacati di
categoria nazionali e delle realtà produttive interessate,
dall’Emilia Romagna alla Sicilia, dalla Lombardia alla Basilicata e
ancora Piemonte, Friuli, Veneto, Campania, Lazio, Liguria, Basilicata.
In tutto venti stabilimenti in dieci regioni e 4.000 dipendenti, sui
quali la gigantesca truffa di Tanzi e company è arrivata come un
uragano che spazza con violenza il paesaggio e non lascia niente come
prima. Superato lo shock iniziale, la sorpresa e lo sgomento si sono
trasformati in attivismo nervoso ma lucido. Una caterva le cose da
fare per gestire l’emergenza e guardare avanti: assemblee con i
lavoratori, strategie da mettere in campo per il gruppo e le singole
aziende, rapporti con le istituzioni, reti da tessere con le altre
categorie coinvolte, ponti da costruire con le realtà produttive
sparse per il mondo, quei 126 siti di cinque continenti con circa
37.000 occupati che rischiano di lasciarci le penne.
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Scheda / Il Gruppo in Italia
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Venti stabilimenti in dieci regioni
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Ecco una mappa del gruppo Parmalat in Italia, a
partire dalle regioni dove è più consistente il numero dei
lavoratori.
Emilia Romagna: la testa del gruppo è nello stabilimento madre di
Collecchio (latte uht, succhi, yogurt) con 1.100 dipendenti; altri 800
lavoratori nelle due fabbriche Boschi (conserve vegetali) di
Fontanellato e Felegara.
In Lombardia sono tre gli stabilimenti per 600 dipendenti circa:
Eurolat-ex Polenghi a Lodi (latte fresco e derivati), 145 in fabbrica
e altri 50 in mobilità; Lactis di Bergamo (produce latte e
commercializza prodotti derivati), 220 dipendenti e altri 65 nei tre
magazzini di Como, Varese, Brianza; Parmalat di Lurate (Como), 110
dipendenti (prodotti da forno Mister Day e altri). |
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La decisione degli alimentaristi |
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Lavoratori e sindacato parte civile |
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Flai Fai e Uila nazionali hanno dato mandato ai propri legali di costituire i sindacati di categoria e i lavoratori del gruppo Parmalat come parte civile nel processo avviato con le indagini preliminari. La decisione è stata assunta in questi giorni dai segretari generali delle tre strutture Chiriaco, Gorini e Mantegazza, che hanno anche avanzato richiesta formale di essere rappresentati nel comitato di sorveglianza previsto dalla Prodi bis. Inoltre i tre dirigenti hanno inviato una lettera ai commissari europei Monti, Diamantopoulou e Fischler, nonché in Italia ai presidenti del Consiglio dei ministri e di Camera e Senato, rivendicando il rispetto del diritto dei lavoratori di informazione preventiva sulle scelte di impresa, previsto dalla Carta europea di Nizza.
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