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  FLAI, FAI , UILA E FEDERPESCA: RISTABILIRE IN EUROPA LE REGOLE DI CONCORRENZA PER LA PESCA.

MOZIONE COMUNE AL COMMISSARIO EUROPEO BORG.

  Il giorno 18 luglio 2005 la Federazione nazionale delle imprese di pesca (Federpesca) e le OO-SSdi categoria Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil in rappresentanza, rispettivamente , delle imprese di pesca e dei lavoratori marittimi imbarcati sulle navi da pesca italiane, e con l’adesione dell’ Unci Pesca, hanno indetto una giornata di mobilitazione, cui ha partecipato l’intero settore della pesca marittima italiana, per richiamare l’attenzione delle Istituzioni europee e dell’opinione pubblica sulla grave crisi indotta dallo straordinario ed incessante aumento dei prezzi del gasolio che sta portando al collasso l’intero settore della pesca in Italia così come negli altri Paesi comunitari.

In tale contesto si deve prendere atto che l’aumento smisurato dei costi del carburante costituisce oggi oltre il 40% dei costi di produzione, che è impossibile riflettere sui prezzi di vendita di maggior costo, che la peculiarità del sistema retributivo ripercuote in modo diretto agli stessi lavoratori gli effetti del caro gasolio.

All’esito le marinerie da pesca italiane, come sopra rappresentate, hanno convenuto di redigere la presente

MOZIONE

che per il tramite della Rappresentanza dell’Unione europea in Roma, si chiede venga consegnata al Commissario europeo per gli Affari Marittimi, Joe  Borg, ed ai competenti servizi della Commissione europea.

Con la stessa si richiede alla Commissione Europea:

  • di intraprendere misure urgenti, applicabili in tutti gli Stati membri, per contrastare e compensare il fenomeno in atto del rincaro continuo dei prezzi del combustibile per motopescherecci, in modo che l’omogeneità di intervento assicuri la compatibilità dello stesso rispetto alla normativa comunitaria in materia di aiuti di stato

  • di intervenire con misure appropriate al fine di evitare differenziali di prezzo del gasolio “alla pompa” nei vari paesi così da assicurare una omogeneità di prezzo per l’intera Unione;

  • di tenere conto che la corsa, sinora inarrestabile, dell’aumento dei prodotti petroliferi, non può considerarsi di natura congiunturale ma che sta assumendo sempre più i connotati di una crisi strutturale di lunga durata che richiede strumenti di intervento, giuridici e finanziari, di ampio respiro ed efficacia;

  • che per le peculiarità proprie del settore della pesca marittima l’incidenza dei costi del carburante oltre ad incidere in maniera eccezionale rispetto ad altri settori produttivi, si riflette negativamente e direttamente anche sui salari dei lavoratori marittimi data la particolare natura del contratto alla “parte” vigente per il settore, e che tale aumento non può scaricarsi a valle del processo produttivo, ossia sui consumatori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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